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Farmaco e Cura
23/09/2011 09:50
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Farmaco e Cura
Dermatite e candida da pannolino: sintomi, cause e cura
Posted: 22 Sep 2011 11:40 PM PDT
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il pediatra Cura Prevenzione IntroduzioneLa dermatite da pannolino è una forma di infiammazione cutanea (dermatite) che si manifesta con un insieme di chiazze di colore rosso acceso sul sederino del bambino.
La dermatite da pannolino di solito è causata da un pannolino sporco, dal fatto che il bambino venga cambiato troppo raramente o per una spiccata sensibilità della cute; altre possibili cause sono la diarrea o lâuso delle mutandine di plastica a protezione del pannolino.
La dermatite da pannolino può anche iniziare dopo lâintroduzione di alimenti solidi alla dieta del bambino, oppure se la mamma mangia determinati cibi durante lâallattamento o se il bambino è in terapia con gli antibiotici.
E’ un disturbo che fa preoccupare i genitori e dà molto fastidio ai bambini però, nella maggior parte dei casi, può scomparire facilmente se si adottano accorgimenti molto semplici.
CauseLe cause della dermatite da pannolino possono essere fatte risalire a diversi fattori, tra cui ricordiamo:
Irritazione dovuta allâurina e alle feci. Lâesposizione prolungata allâurina e alle feci può irritare la pelle sensibile del bambino, che può essere maggiormente soggetto alla dermatite da pannolino se sporca spesso il pannolino, perché le feci causano unâirritazione maggiore rispetto allâurina. Introduzione di nuovi alimenti. Quando i bambini iniziano ad assumere alimenti solidi, di solito tra i 4-6 e i 12 mesi, cambia anche il contenuto delle feci, e quindi aumentano le probabilità di soffrire di dermatite da pannolino. Quando il bambino cambia dieta può iniziare a sporcare il pannolino con maggior frequenza, e quindi si può presentare più spesso il problema. Se state allattando vostro figlio può iniziare a soffrire di dermatite da pannolino come reazione a qualcosa che avete mangiato, ad esempio ad alimenti a base di pomodoro. Irritazione dovuta allâuso di un prodotto nuovo. Le salviette usa e getta, un nuovo tipo di pannolini, oppure un detergente, una candeggina o un ammorbidente usato per lavare i pannolini di stoffa possono irritare la pelle delicata del bambino. Anche altre sostanze, ad esempio alcuni ingredienti delle lozioni, del talco e degli oli, possono aggravare il problema. Infezioni batteriche o micotiche (funghi). Quella che allâinizio è una semplice infezione cutanea può diffondersi nellâarea circostante. La zona coperta dal pannolino (sedere, cosce e genitali) è particolarmente vulnerabile, perché è calda e umida e quindi rappresenta un ottimo terreno per la proliferazione dei batteri e dei funghi. Le eruzioni cutanee di norma iniziano con la formazione di piaghe nella pelle e, in alcuni casi, con puntini rossastri intorno alla piaga. Pelle sensibile. I bambini affetti da malattie cutanee, come la dermatite atopica o lâeczema, possono essere maggiormente soggetti alla dermatite da pannolini, anche se la dermatite atopica e lâeczema colpiscono principalmente zone diverse da quella del pannolino. Attrito e sfregamento. I pannolini troppo stretti o i vestitini che fanno attrito contro la pelle possono provocare o peggiorare la manifestazione cutanea. Terapia antibiotica. Gli antibiotici uccidono i batteri, sia quelli buoni sia quelli dannosi, tuttavia senza la giusta quantità di batteri buoni si può contrarre unâinfezione da funghi. Questo tipo di infezioni si può verificare se il bambino è sotto terapia antibiotica, oppure se la madre assume gli antibiotici durante lâallattamento. SintomiLa dermatite da pannolino è caratterizzata dai sintomi seguenti:
Segni sulla pelle. E’ caratterizzata da arrossamento, gonfiore e dolore nella pelle della zona del pannolino, cioè del sederino, delle cosce e dei genitali. Cambiamenti dâumore del bambino. Probabilmente noterete che vostro figlio è più irritabile del solito, soprattutto quando gli cambiate il pannolino. I bambini che soffrono di dermatite da pannolino si agitano o piangono quando la zona del pannolino viene lavata o toccata.La dermatite da pannolino può essere intermittente e presentarsi solo quando vostro figlio indossa il pannolino; si manifesta con maggior frequenza nei bambini fino a 15 mesi, e soprattutto tra gli 8 e i 10 mesi.
Quando chiamare il pediatraLa dermatite da pannolino di solito può essere curata con facilità e migliora entro alcuni giorni dallâinizio della cura, anche se non si ricorre ad alcun farmaco. Se la pelle del bambino non ritorna alla normalità entro alcuni giorni dallâinizio della terapia con pomate in vendita in farmacia e cambi più frequenti del pannolino, vi consigliamo di rivolgervi al pediatra.
In alcuni casi, infatti, potrebbe provocare infezioni secondarie per le quali potrebbe essere necessaria una terapia farmacologica.
Portate vostro figlio dal pediatra se:
Lâeruzione cutanea è molto grave, Lâeruzione cutanea peggiora nonostante le precauzioni che avete preso.Inoltre portate vostro figlio dal pediatra se la dermatite è accompagnata da uno qualsiasi dei sintomi seguenti:
febbre, vesciche, eruzione cutanea che si estende anche oltre la zona del pannolino, formazione di pus o di essudato. Cura e terapiaLa miglior terapia è quella di tenere la pelle del bambino il più asciutta e pulita possibile, se il disturbo continua anche dopo aver preso questa semplice precauzione il pediatra potrà prescrivere:
Una pomata antimicotica (ad esempio Canesten®) Una pomata idrocortisonica poco aggressiva (ad esempio Topsyn®)Usate le creme o le pomate a base di cortisone solo se vi sono stati consigliati dal pediatra o dal dermatologo, lâassunzione di steroidi troppo forti oppure troppo frequentemente potrebbe causare ulteriori problemi.
La dermatite da pannolino di norma impiega diversi giorni per guarire e può continuare per settimane. Se lâeruzione non viene sconfitta dai farmaci, il pediatra può consigliarvi di portare vostro figlio dal dermatologo.
Stile di vita e rimedi praticiIn farmacia sono disponibili diversi prodotti per la dermatite da pannolino, acquistabili senza ricetta medica, ma chiedete sempre consiglio al medico o al farmacista prima di utilizzarli.
Lâossido di zinco è un principio attivo contenuto in diverse pomate e paste per lâeritema da pannolino o da usare semplicemente ad ogni cambio del pannolino per prevenire la dermatite da pannolino sulla pelle sana.. Questi prodotti di solito vengono applicati sulla zona irritata in uno strato sottile, per idratare e proteggere la pelle del bambino.
Le paste e le creme probabilmente sono meno irritanti rispetto alle lozioni o alle soluzioni liquide, però le paste creano una barriera che impedisce alla pelle di respirare anche se permette la protezione dallo sfregamento con il pannolino. Le creme, invece, si seccano sulla pelle permettendo la traspirazione.
Il medico può dirvi se nel caso di vostro figlio sia più indicata una crema o una pomata. Come regola generale, vi consigliamo di acquistare solo prodotti pensati appositamente per i bambini.
Migliorare lâaerazionePer facilitare la guarigione dellâeritema da pannolino, fate tutto il possibile per migliorare lâaerazione della zona del pannolino. I consigli seguenti vi potranno essere utili:
Ogni tanto lasciate vostro figlio senza pannolino, Evitate le mutandine di plastica o molto strette, Usate pannolini di una taglia più grande finché lâeritema non scompare.Finché lâeritema non guarisce, non lavate la zona colpita con saponi e salviette usa e getta profumati. Lâalcol e i profumi contenuti in questi prodotti possono irritare la pelle del bambino, aggravando lâeritema o ritardandone la guarigione.
In passato molte madri usavano il borotalco per proteggere la pelle del bambino e assorbire lâumidità in eccesso, attualmente i pediatri sconsigliano il borotalco, perché, se inalato, potrebbe essere pericoloso per i polmoni del bambino.
PrevenzioneCon poche semplici precauzioni riuscirete a diminuire la probabilità che lâeritema da pannolino compaia sulla pelle del vostro bambino:
Cambiate spesso il pannolino. Cambiate il prima possibile il pannolino sporco. Se vostro figlio frequenta lâasilo nido, chiedete alle educatrici di fare lo stesso. Rinfrescate il sederino di vostro figlio con lâacqua quando cambiate il pannolino. Potete risciacquarlo nel lavandino, nella vasca da bagno oppure con una bottiglietta dâacqua. Potete inoltre pulire la pelle con un asciugamano umido o con un batuffolo di cotone inumidito. Non usate salviette che contengano alcol o profumi. Asciugate vostro figlio dando colpetti leggeri con un asciugamano pulito. Non sfregate la pelle, perché potrebbe irritarsi ancora di più. Non stringete troppo il pannolino. I pannolini troppo stretti non lasciano circolare lâaria e quindi creano un ambiente umido che favorisce la dermatite da pannolino. I pannolini a mutandina possono anche causare irritazioni da sfregamento sulla pancia o sulle cosce. Più tempo senza pannolino. Quando possibile, lasciate vostro figlio senza pannolino. Esporre la pelle allâaria è un modo naturale e delicato per diminuire lâumidità . Per evitare gli incidenti quando il bambino è senza pannolino, mettetelo su un telo grande e fatelo giocare. Lavate con attenzione i pannolini di stoffa. Se i pannolini sono molto sporchi, metteteli prima a bagno e poi lavateli con acqua calda. Usate un detergente delicato ed evitate gli ammorbidenti e i prodotti come lâacchiappacolore, che possono contenere profumi e additivi in grado di irritare la pelle del bambino. Risciacquate accuratamente i pannolini se vostro figlio soffre di dermatite da pannolino o è soggetto a questo disturbo. Se non lavate personalmente i pannolini, assicuratevi che venga comunque seguita la procedura indicata. Usate regolarmente la pasta per il cambio. Se vostro figlio ha eruzioni cutanee frequenti, applicate una pasta di barriera a ogni cambio del pannolino per prevenire lâirritazione della pelle. Lâossido di zinco è un ingrediente sicuro, contenuto in molte paste per il cambio del pannolino (Fissan®, Babygella®, Humana®, Eryteal®, …): se usati sulla pelle sana, aiutano a mantenerla in buone condizioni. Dopo aver cambiato il pannolino, lavatevi bene le mani. Se vi lavate le mani riuscirete a impedire la diffusione dei batteri o dei funghi verso altre parti del corpo del bambino, verso di voi o verso gli altri bambini. Meglio i pannolini di stoffa o quelli usa e getta?Molti genitori si chiedono quale tipo di pannolini sia meglio usare, se si tratta di prevenire la dermatite da pannolino non câè alcuna prova certa del fatto che i pannolini di stoffa siano meglio di quelli usa e getta, però quelli usa e getta probabilmente lasciano la pelle del bambino leggermente più asciutta.
Non esiste un pannolino migliore in assoluto, quindi usate quello che piace di più a voi e a vostro figlio. Se una marca di pannolini usa e getta irrita la pelle del bambino, cambiate marca.
Sia che usiate i pannolini di stoffa, sia che usiate quelli usa e getta, cambiate sempre vostro figlio prima che potete dopo che ha sporcato il pannolino, per tenere sempre il sederino il più asciutto e pulito possibile.
Traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno
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Farmaco e Cura
23/05/2013 09:45
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Farmaco e Cura
Smagliature in gravidanza e non. Come eliminarle?
Posted: 22 May 2013 11:24 PM PDT
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Diagnosi Come eliminarle Prevenzione IntroduzioneLe smagliature sono strisce di colore rosato, rossastro o violaceo che intaccano la pelle, nella maggior parte dei casi sullâaddome, sui seni, sullâavambraccio superiore, sulle natiche e sulle cosce, e alla fine si attenuano e diventano biancastre o grigiastre.
Le smagliature sono particolarmente diffuse tra le gestanti, soprattutto durante la seconda metà della gravidanza.
Con la terapia è possibile attenuarle, ma non farle scomparire completamente.
CauseGli esperti ritengono che le smagliature si formino per unâazione meccanica, quando la pelle si deforma per qualsiasi motivo. Sono più visibili quando sono accompagnate dallâaumento del cortisolo, uno degli ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali. Questo ormone indebolisce la pelle e ne diminuisce lâelasticità .
Le smagliature si formano in molte circostanze diverse, tra cui ricordiamo:
Gravidanza. La maggior parte delle gestanti soffre di smagliature nella seconda metà della gravidanza. Con ogni probabilità le smagliature sono causate dalla deformazione della pelle e da fattori ormonali. Aumento di peso. Le smagliature a volte compaiono quando si aumenta molto di peso nel giro di poco tempo; ad esempio chi fa sollevamento pesi può notarle soprattutto sulle braccia, mentre gli adolescenti possono soffrirne durante i picchi di crescita. Uso di farmaci. Le creme, le lozioni e le terapie croniche di cortisone per via orale o sistemica possono causare le smagliature. Patologie. La sindrome di Cushing e le malattie delle ghiandole surrenali possono causare smagliature diffuse in tutte le parti del corpo. Lo stesso problema si verifica a seguito della sindrome di Marfan, della sindrome di Ehlers-Danlos e di altre patologie ereditarie (con base genetica). Fattori di rischioChiunque può soffrire di smagliature, ma alcuni fattori o situazioni fanno aumentare il rischio di soffrirne. Tra i fattori di rischio ricordiamo:
sesso femminile, precedenti di smagliature in famiglia, gravidanza, soprattutto nelle donne più giovani, sovrappeso o obesità , sbalzi di peso rapidi, come nel caso della gravidanza, uso di cortisone. SintomiLe smagliature non sono tutte uguali. Il loro aspetto è diverso a seconda della durata, delle cause e della zona del corpo in cui compaiono, ma anche del tipo di pelle. Nella maggior parte dei casi le smagliature sono:
strisce o linee che intaccano la pelle, un insieme di linee rosate, rossastre o violacee, linee di colore brillante che poi diventano rosa chiare, biancastre o grigiastre.Le smagliature colpiscono con maggior frequenza lâaddome, i seni, lâavambraccio superiore, le natiche e le cosce. In alcuni casi possono coprire zone molto estese.
Quando chiamare il medicoAndate dal medico se lâaspetto della vostra pelle vi preoccupa o se le smagliature coprono zone estese del vostro corpo. Il medico può aiutarvi a capire da che cosa sono causate e quali sono le terapie possibili.
DiagnosiLe smagliature di solito vengono diagnosticate dopo un esame attento della pelle e in base alla storia medica. Il medico vi rivolgerà diverse domande sui segni e sui sintomi, sui farmaci che assumete e sulle malattie di cui soffrite.
Se il medico sospetta un aumento nella produzione di cortisolo, può consigliarvi di effettuare ulteriori esami.
Come eliminarleLe smagliature sono una preoccupazione più che altro estetica: di solito non fanno male e spesso scompaiono da sole col passare del tempo, quindi non richiedono alcuna terapia.
Se ritenete di aver bisogno di una terapia, vi ricordiamo che le varie cure non sono risolutive e non faranno scomparire completamente le smagliature.
Per migliorare lâaspetto potete ricorrere a una delle terapie sottoelencate. In termini di efficacia sono tutte più o meno equivalenti.
Creme a base di retinolo. Alcune ricerche hanno dimostrato che le creme a base di retinolo (Renova®, Retin-A®, Avita®) possono migliorare lâaspetto delle smagliature più recenti, cioè di quelle che sono comparse al massimo da qualche mese e sono di colore rosato o rossastro. Durante la gravidanza o lâallattamento non sono di norma utilizzabili. Il retinolo, quando funziona, aiuta a ricostruire il collagene, e riporta la pelle delle smagliature ad un aspetto simile a quello normale. Il retinolo tuttavia può irritare la pelle. Questa terapia non è efficace sulle smagliature più vecchie. Laserterapia. I vari tipi di laserterapia usano un fascio di luce molto intenso per stimolare la crescita del collagene o la produzione di elastina e di melanina. Il medico può aiutarvi a capire quale tipo di tecnologia laser fa per voi, a seconda di dove sono le smagliature, di quando sono comparse e del colore della pelle. Microdermoabrasione. Questo tipo di terapia si basa su unâapparecchiatura, tenuta in mano da un operatore, che soffia dei minuscoli cristalli sulla pelle: i cristalli esfoliano delicatamente la superficie della pelle. Una specie di piccolo aspirapolvere rimuove poi i cristalli e le cellule della pelle che si sono staccate. La microdermoabrasione rimuove delicatamente lo strato più superficiale della pelle, stimolando la crescita di pelle nuova e più elastica. Questa terapia può essere presa in considerazione se le smagliature non sono recenti.Per scegliere la terapia più adatta nel vostro caso chiedete consiglio al medico. Tra i fattori da prendere in considerazione ricordiamo:
Vecchiaia delle smagliature Comodità della terapia. Le varie terapie hanno lunghezze e frequenze diverse. Costi. Queste terapie sono estetiche e di solito non sono mutuabili. Aspettative del paziente. La maggior parte di queste terapie non riesce a far scomparire completamente le smagliature. Stile di vita e rimedi praticiProbabilmente avete visto in televisione, su Internet o sui giornali le pubblicità di creme e altri prodotti che affermano di essere in grado di prevenire o di curare le smagliature. Questi prodotti, che spesso contengono burro di cacao, vitamina e o acido glicolico, non sono pericolosi, ma probabilmente sono poco efficaci.
Le smagliature di solito si schiariscono e diventano meno visibili con il passare del tempo e non richiedono alcuna terapia.
Terapie alternativeMolte terapie alternative dicono di essere in grado di curare le smagliature. Tra di esse ricordiamo il gotu kola (estratto vegetale), lâolio dâoliva o speciali preparati a base di estratti vegetali, vitamine e acidi della frutta. Lâefficacia di questi prodotti non è tuttavia mai stata dimostrata.
Se aspettate un figlio chiedete consiglio al medico prima di usare prodotti alternativi che affermano di poter curare o prevenire le smagliature.
PrevenzioneNon è possibile prevenire le smagliature, nemmeno usando creme, oli e lozioni. Il modo migliore per diminuire il rischio di smagliature è quello di cercare di mantenere il peso forma. Durante la gravidanza si ingrassa nel giro di poco tempo: chiedete al medico come fare per non ingrassare troppo con una dieta sana e con lâesercizio fisico, non soltanto per minimizzare le smagliature, ma anche per rimanere in buona salute e non creare problemi a vostro figlio.
Fonte Principale: Mayo Clinic (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Cambiamenti dellâorganismo e disturbi durante la…Liposuzione: costi, foto, procedura, rischiCellulite: rimedi per eliminarlaLupus eritematoso sistemico: sintomi e curaIttiosi volgare: sintomi, cause e curaLichen sclerosus genitale: sintomi, cura e terapieL'articolo Smagliature in gravidanza e non. Come eliminarle? è stato inizialmente pubblicato su Farmaco e Cura.
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20/05/2013 09:44
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Farmaco e Cura
Posted: 19 May 2013 11:33 PM PDT
Introduzione Preparazione La donazione Dopo la donazione Pericoli della donazione Domande frequenti IntroduzioneDisclaimer:
Essendo le fonti utilizzate per la maggior parte americane, è possibile che in Italia si verifichino alcune discrepanze in merito a consigli, indicazioni e requisiti.
La donazione del sangue è un intervento a cui ci si sottopone volontariamente: ci si fa prelevare una certa quantità di sangue che sarà trasfusa a un paziente che ne ha bisogno. Ogni anno milioni di persone devono ricorrere alle trasfusioni di sangue, ad esempio durante gli interventi chirurgici, oppure dopo un incidente, oppure ancora perché sono malate e devono ricevere determinati componenti del sangue. Con la donazione di sangue si possono aiutare molte persone ad affrontare meglio i loro problemi.
Ci sono diversi tipi di donazione di sangue:
Donazione di sangue intero. à il tipo più frequente di donazione, durante il quale viene donato circa mezzo litro di sangue (450 ml). Il sangue, poi, viene separato nei suoi componenti: globuli rossi, plasma, piastrine. Donazione di piastrine. Questo tipo di donazione usa un procedimento detto aferesi. Durante lâaferesi il donatore viene collegato a unâapparecchiatura che raccoglie le piastrine e parte del plasma e poi gli restituisce il resto del sangue. Donazione di plasma. Il plasma può essere raccolto contestualmente alla donazione di piastrine oppure singolarmente, sempre tramite aferesi. Donazione di doppia unità di globuli rossi. La donazione di globuli rossi viene effettuata mediante aferesi. Vengono raccolti solo i globuli rossi. PreparazionePrima di donare il sangue seguite una dieta sana che comprenda alimenti ricchi di ferro, come gli spinaci, la carne rossa, il pesce, il pollame, i legumi, i cereali integrali e lâuva passa. Cercate di dormire bene la notte precedente.
Prima della donazione, fate un pasto sano senza alimenti grassi, come gli hamburger, le patatine fritte o i gelati. Il risultato degli esami per le infezioni può essere falsato dai grassi che rimangono nel sangue per diverse ore dopo aver consumato alimenti grassi. Bevete circa mezzo litro dâacqua o di altri liquidi in più del normale prima di donare il sangue.
Se donate le piastrine ,ricordate che non dovete aver preso lâaspirina nei due giorni precedenti la donazione; per il resto potete assumere tutti i farmaci prescritti dal medico.
La donazioneLa procedura, dal momento in cui si arriva nellâambulatorio a quello in cui si può uscire, dura circa unâora; la donazione in sé in media dura dagli 8 ai 10 minuti.
Prima di donare il sangue, vi verrà richiesto di compilare un modulo in cui raccontate la vostra storia medica rispondendo a domande sui comportamenti che potrebbero mettervi a rischio di infezioni trasmissibili attraverso il sangue. Tutte le informazioni raccolte con questo questionario sono strettamente confidenziali.
Lâaspirante donatore fa una breve visita medica, con controllo della pressione, del battito cardiaco e della temperatura. Gli viene prelevato un piccolo campione di sangue da un dito, per controllare il livello di emoglobina, la sostanza che trasporta lâossigeno nel sangue. Se la concentrazione di emoglobina è normale e la persona soddisfa tutti gli altri requisiti, può donare il sangue.
Il donatore si sdraia su un lettino o si accomoda in poltrona, con il braccio appoggiato su un bracciolo. Viene posizionato un laccio emostatico sullâavambraccio superiore, per far riempire bene le vene di sangue. Le vene diventano più visibili, è più facile trovarle con lâago e la sacca di sangue si riempie più velocemente. Poi lâinfermiere disinfetta la pelle dellâincavo del gomito.
Un ago nuovo e sterile viene inserito in una vena del braccio, e attaccato a un tubicino di plastica che porta il sangue verso una sacca. Quando lâago è in posizione, il donatore stringe il pugno diverse volte per aiutare il sangue a scorrere nella vena. Il primo sangue viene raccolto nelle provette per essere esaminato. Il resto va a finire nella sacca che ne tiene circa mezzo litro (450 ml). Lâago viene lasciato nel braccio per circa 10 minuti. Una volta terminata la donazione, lâago viene rimosso, e la zona dellâiniezione viene coperta da un cerotto e da una benda.
Un altro metodo di donazione usato con sempre maggior frequenza è lâaferesi. Durante lâaferesi il sangue viene pompato fuori dal braccio in unâapparecchiatura che filtra e separa un componente specifico, ad esempio le piastrine. Il resto del sangue, poi, viene restituito al donatore in una vena nellâaltro braccio. Con questo procedimento può essere raccolta anche più di una componente di sangue; la donazione, però, dura di più rispetto a quella del sangue intero, di solito da una a due ore.
Il sangue viene esaminato per scoprire il gruppo sanguigno (A, B, AB o 0) e il fattore Rh. Il fattore Rh indica la presenza nel sangue di un antigene specifico, cioè di una sostanza in grado di stimolare la risposta immunitaria. Lo stato del paziente è Rh positivo se è presente lâantigene, ed Rh negativo se lâantigene non câè. Questâinformazione è importante perché il gruppo sanguigno e il fattore Rh del donatore devono essere compatibili con quelli di chi riceve il sangue.
Il sangue viene inoltre controllato per escludere patologie trasmissibili attraverso di esso, come lâepatite, lâHIV e la sifilide. Se tutti gli esami sono negativi, il sangue viene distribuito agli ospedali e alle cliniche. Se invece uno di questi esami dà risultato positivo, il donatore riceve una comunicazione e il sangue viene scartato.
Dopo la donazioneDopo aver donato il sangue si rimane per un poâ in osservazione, in una zona dove si può riposare e fare un leggero spuntino. Dopo 10-15 minuti si può uscire dallâambulatorio. Dopo aver donato il sangue è consigliabile:
bere di più del solito per un giorno o due, evitare di fare sforzi e di sollevare pesi per le cinque ore successive, se si ha il capogiro, sdraiarsi e sollevare le gambe finché non ci si sente di nuovo bene, tenere la benda al braccio, senza bagnarla, per almeno 4-5 ore.Se dopo aver tolto la benda il braccio sanguina, premere la zona in cui è stato inserito lâago e tenere il braccio alzato per 3-5 minuti.
Se si forma un livido mettete il ghiaccio per 10-15 minuti alla volta nelle prime 24 ore, poi mettete sul livido un asciugamano caldo e umido a intervalli di 10, 15 minuti. Il livido può durare per circa 10 giorni.
Se il braccio fa male prendere un analgesico come il paracetamolo. Evitare lâaspirina o lâibuprofene.
Contattate il vostro medico o lâambulatorio dove avete fatto la donazione se:
continuate ad avere la nausea, la testa che gira o le vertigini dopo esservi riposati, aver mangiato e bevuto; quando togliete la benda notate una cicatrice in rilievo, il braccio continua a sanguinare o vi fa male il punto in cui è stato inserito lâago; avvertite un dolore o un formicolio che dal braccio si irradia verso le dita; non vi sentite bene e avete i sintomi del raffreddore o dellâinfluenza, come febbre, mal di testa o mal di gola, entro quattro giorni dalla donazione. Il vostro sangue può trasmettere infezioni batteriche alla persona che lo riceve, quindi è importante comunicare al centro per le donazioni che vi siete ammalati in modo che il vostro sangue non sia usato.Il sangue donato può essere destinato a un massimo di tre persone. I globuli rossi però hanno una scadenza di 42 giorni. Un donatore sano può donare ogni 56 giorni.
PericoliLa donazione di sangue è una procedura sicura. Per ogni donatore vengono usati aghi nuovi, sterili e usa e getta, quindi non câè rischio di contrarre infezioni trasmesse dal sangue.
Se siete un adulto sano, di norma potete donare circa mezzo litro di sangue (450 ml) senza mettere in pericolo la vostra salute. Nel giro di 24 ore dalla donazione lâorganismo reintegra i liquidi persi e, nel giro di diverse settimane, reintegra anche i globuli rossi.
Domande frequenti Lâago mi farà male?Sì, un poâ, ma per pochi istanti. Provate a pizzicare la pelle dellâincavo del gomito: la sensazione è simile a quella che proverete quando sarà inserito lâago.
Quanto dura la donazione?Dal momento in cui si entra in ambulatorio a quello in cui si esce passa circa unâora e 15 minuti. La donazione vera e propria di 450 ml di sangue intero dura da 8 a 10 minuti, tuttavia il tempo varia leggermente a causa di diversi fattori, tra cui lo stato di salute del donatore e il tempo di attesa in ambulatorio.
In quanto tempo si riforma il sangue che ho donato?Il plasma si riforma nel giro di 24 ore. I globuli rossi vengono completamente reintegrati nel giro di 4-6 settimane ed è per questo che devono passare almeno 8 settimane tra due donazioni di sangue intero.
Perché mi vengono rivolte così tante domande personali quando vado a donare il sangue?Le priorità delle associazioni dei donatori sono la sicurezza del sangue donato e dei donatori. Alcuni di essi potrebbero rischiare di trasmettere alcune malattie durante la donazione perché si sono esposti alle malattie durante i viaggi o altre attività , oppure potrebbero avere problemi durante la donazione per via del loro stato di salute. Il colloquio mira a stabilire se i pazienti possono ricevere in tutta sicurezza il sangue donato e se il donatore può farsi prelevare tranquillamente il sangue.
Con che frequenza posso donare il sangue?Bisogna lasciar passare almeno otto settimane (56 giorni) tra due donazioni di sangue intero e 16 settimane (112 giorni) tra le donazioni di doppia unità di globuli rossi. Lâaferesi delle piastrine può essere effettuata ogni 7 giorni fino a 24 volte allâanno. Le regole sono diverse per chi dona il sangue per se stesso (donazione autologa).
Che cosâè lâaferesi?Lâaferesi è il processo di raccolta delle piastrine o di altri componenti specifici del sangue (come i globuli rossi o il plasma) da un donatore. La parola aferesi deriva dal verbo greco che significa âeliminare, rimuovereâ. Viene eseguita usando un dispositivo detto separatore cellulare. Il sangue viene prelevato dal donatore e le piastrine (o il componente del sangue che deve essere estratto) sono raccolte nel separatore cellulare, mentre gli altri componenti del sangue vengono restituiti al donatore durante la donazione. Le donazioni per aferesi durano da unâora a due ore. Durante la donazione, ci si può rilassare o guardare un film.
Che cosa sono le piastrine e come vengono usate?Le piastrine sono minuscole particelle incolori a forma di disco che circolano nel sangue e sono essenziali per farlo coagulare. Le piastrine sono fondamentali per la sopravvivenza di molti pazienti con problemi di coagulazione (anemia aplastica e leucemia), per chi ha un tumore e per chi si deve sottoporre a un trapianto o a un intervento chirurgico maggiore, come quello per lâimpianto di un bypass cardiaco. Le piastrine sono deperibili, infatti possono essere conservate solo per cinque giorni dopo la donazione, quindi tenerne una scorta adeguata è una sfida continua per le strutture sanitarie.
Con quale frequenza posso donare le piastrine?In un anno si possono fare al massimo 24 aferesi, a distanza di una settimana lâuna dallâaltra. Una singola aferesi può dare luogo a due o tre donazioni di piastrine (per pazienti adulti)!
Donare il sangue è sicuro?La donazione di sangue è una procedura sicura. Il sangue viene prelevato da ogni donatore con un ago nuovo, sterile e monouso. Dopo la donazione la maggior parte dei donatori non ha alcun problema, ma in rari casi chi dona il sangue può avere il capogiro o le vertigini, avere mal di pancia, avere lividi o dolore nella zona in cui è stato inserito lâago. In rarissimi casi il donatore può perdere conoscenza, avere lesioni ai nervi o lesioni alle arterie.
Rischio contrarre lâHIV quando dono il sangue?No. Negli ambulatori per le donazioni vengono usate procedure sterili ed attrezzature usa e getta. Gli aghi vengono cioè usati una volta sola e poi gettati via. Non câè il rischio di contrarre lâHIV o altre malattie virali quando si dona il sangue.
Quali esami del sangue mi vengono fatti per capire se il mio sangue è sicuro?Il sangue donato viene sottoposto a questi esami:
Gruppo sanguigno ed RH. Anticorpi inattesi sui globuli rossi, generati durante le trasfusioni, le gravidanze o in altre situazioni. Antigene di superficie dellâepatite B, che indica che è in corso unâepatite o che il donatore è portatore del virus dellâepatite B. Anticorpi dellâantigene dellâepatite B, che indicano che è in corso lâepatite B o il donatore è stato colpito in passato dal virus. Anticorpi del virus dellâepatite C, che indicano che è in corso lâepatite C o il donatore è stato colpito in passato dal virus (che è la causa più frequente dellâepatite non A non B). Anticorpi del virus HTLV-I/II che indicano la presenza di un virus che potrebbe causare la leucemia a cellule T o patologie neurologiche. Anticorpi allâHIV-1/2, che indicano lâinfezione da virus dellâimmunodeficienza umana (HIV). Test dellâacido nucleico (NAT) per lâepatite C (HCV), lâepatite B (HBV) e lâHIV. Esame di screening per gli anticorpi della sifilide. NAT (Nucleic Acid Test) per il virus del Nilo occidentale (WNV, West Nile Virus). Test ELISA (saggio immunoassorbente legato a un enzima) per il Trypanosoma cruzi (malattia di Chagas).Inoltre tutte le donazioni di piastrine per aferesi sono esaminate per escludere la contaminazione batterica.
à vero che posso fare gratuitamente il test per lâAIDS quando dono il sangue?Non bisognerebbe donare il sangue solo per fare il test per lâAIDS gratuitamente. Usare la donazione di sangue per accedere al test può mettere a rischio il sangue donato e i pazienti che lo ricevono. Gli anticorpi anti-HIV possono impiegare diverse settimane per svilupparsi dopo lâinfezione. Se lâinfezione è recente, il risultato del test può essere negativo, ma il donatore può essere in grado di infettare il paziente che riceverà il suo sangue. Proprio per questo non dovete donare il sangue se siete a rischio per lâAIDS o per altre malattie infettive. Chi è a rischio per lâAIDS dovrebbe contattare lâospedale e fare subito un test anonimo e gratuito.
Se dagli esami del sangue risulto sieropositivo, sarò informato?Sì. I donatori positivi a una qualunque malattia infettiva sono informati e hanno lâopportunità di ricevere un supporto psicologico
Se gli esami sono positivi, come sarò contattato?LâAVIS e le altre associazioni dei donatori di sangue trattano i risultati degli esami del sangue come informazioni private e confidenziali. Possono contattare il donatore per lettera oppure fissare un appuntamento, ma comunque non comunicano i risultati degli esami a persone diverse dal donatore, a meno che siano obbligati a farlo per legge. Le associazioni dei donatori hanno un elenco confidenziale di persone che potrebbero essere a rischio di diffondere malattie tramite trasfusione.
Che cosa succede se dono il sangue e poi mi rendo conto che sono stato esposto allâHIV o a unâaltra malattia?Se si dona il sangue e poi ci si rende conto che la donazione potrebbe non essere sicura, bisogna contattare il prima possibile il numero che è stato comunicato al momento della donazione.
Dove va a finire il sangue che ho donato?Il sangue viene consegnato in laboratorio, dove vengono separate le diverse componenti (globuli rossi, plasma, piastrine e/o crioprecipitato). Una singola donazione di sangue può aiutare fino a tre persone.
I donatori ricevono un compenso?No, i donatori sono volontari. Tutto il sangue donato deve provenire da donatori volontari.
I gruppi sanguigni variano a seconda del gruppo etnico?Sì, ad esempio il 57 per cento dei latinoamericani ha il gruppo sanguigno 0, quello più richiesto perché può essere donato a chiunque. Tra gli afroamericani la percentuale di persone col gruppo 0 scende al 51 per cento, ed è solo del 45 per cento tra i bianchi di razza caucasica. Alcuni gruppi etnici, però, diventano sempre più numerosi, e parallelamente aumenta la necessità di sangue di tipo 0. à fondamentale che sempre più donatori latinoamericani ed afroamericani donino il sangue regolarmente per poter venire incontro alle esigenze di tutti i pazienti.
Posso donare il sangue per me stesso?La donazione è detta autologa quando si dona il sangue per se stessi prima di un intervento chirurgico o di una procedura medica programmata. Per la donazione autologa è necessaria la prescrizione del medico. Contattate il medico per scoprire se potete ricorrere alla donazione autologa.
Che cosâè il danno polmonare acuto (TRALI)?Il danno polmonare acuto connesso alla trasfusione (TRALI) è una grave complicazione della trasfusione: si pensa che nella maggior parte dei casi sia causata dagli anticorpi dei globuli bianchi presenti nel plasma degli emoderivati. Quando vengono trasfusi, questi anticorpi in alcuni casi attivano i granulociti (un tipo di globuli bianchi) che fanno penetrare il plasma nei polmoni causando un accumulo di liquidi (edema polmonare acuto).
Tra i donatori più a rischio di avere questi anticorpi troviamo le donne che hanno avuto una gravidanza e le persone che hanno ricevuto una trasfusione o un trapianto. Attualmente non esistono esami in grado di prevenire il TRALI, e nemmeno interventi risolutivi in grado di scongiurarne il rischio; tuttavia si osservano alcune precauzioni per diminuire il rischio nei prodotti che contengono quantità elevate di plasma.
Esiste il sangue artificiale?No, attualmente non ci sono prodotti artificiali in grado di sostituire il sangue, tuttavia sono in corso molte ricerche per capire quali potrebbero essere le alternative alle trasfusioni. Le varie associazioni che si occupano di donazioni finanziano attivamente la ricerca sui sostituti del sangue umano e lavorano in sinergia con altre organizzazioni per sviluppare nuove alternative alle trasfusioni.
Fonte Principale:
Mayo Clinic Croce Rossa (EN)(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Trasfusioni di sangue: procedimento e rischiTrapianto di midollo e staminali: rischi e proceduraFattore Rh negativo o positivo in gravidanza?Trapianto di fegato: indicazioni, intervento, rigettoRadioterapia ed effetti collaterali dopo la terapiaEpatite B: vaccino, sintomi, cause, prevenzioneL'articolo Donazione di sangue è stato inizialmente pubblicato su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
18/05/2013 09:45
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
SARS (coronavirus): le domande frequenti
Posted: 17 May 2013 03:42 AM PDT
Cos’è la SARS? Qual è la causa della SARS? Quali sono i sintomi della SARS? Domande su contagio e diffusione Domande frequenti sulla diagnosi Esiste una cura per la SARS? Se ci sarà  unâaltra epidemia di SARS come potrò proteggermi? Cos’è la SARSLa SARS (sindrome acuta respiratoria severa) è una patologia respiratoria di origine virale, anche detta polmonite atipica, riconosciuta come epidemia nel marzo del 2003. à comparsa per la prima volta nella Cina meridionale nel novembre del 2002 e nel 2013 ci sono segnalazioni di nuovi casi.
Qual è la causa della SARS?La SARS è causata da un nuovo ceppo di coronavirus, il coronavirus SARS (SARS-CoV). à anche possibile che alcuni casi siano provocati anche da altri agenti patogeni.
Il coronavirus scoperto di recente non è lo stesso che ha provocato la sindrome acuta respiratoria severa nel 2003, tuttavia, proprio come quello della SARS, il nuovo coronavirus è molto simile a quello che colpisce i pipistrelli.
Che cosa sono i coronavirus?I coronavirus sono una famiglia di virus che, visti al microscopio, hanno la forma di una corona. Questi virus sono una causa frequente di molte delle infezioni delle vie aeree superiori di intensità da lieve a moderata negli esseri umani, e sono connessi a patologie respiratorie, gastrointestinali, epatiche e neurologiche negli animali.
Il nuovo coronavirus è quello che ha provocato la SARS nel 2003?No. Il coronavirus scoperto di recente non è lo stesso che ha provocato la SARS (sindrome acuta respiratoria severa) nel 2003, tuttavia, proprio come quello della SARS, il nuovo coronavirus è molto simile a quello che colpisce i pipistrelli. Il CDC sta compiendo ricerche su questo nuovo ceppo di virus.
Se di solito i coronavirus causano malattie lievi, perché questo nuovo ceppo può causare una malattia potenzialmente fatale come la SARS?Attualmente si sa ancora troppo poco del nuovo ceppo di virus per capire quali malattie può provocare. I coronavirus in alcuni casi sono stati collegati alla polmonite nella specie umana, soprattutto in pazienti con il sistema immunitario già compromesso. Questi virus possono anche causare patologie gravi negli animali, ad esempio in gatti, cani, maiali, topi e uccelli.
Per quanto tempo il coronavirus SARS sopravvive nellâambiente?Alcune ricerche preliminari condotte in laboratorio indicano che il virus probabilmente sopravvive nellâambiente per diversi giorni. Il tempo di sopravvivenza del virus dipende probabilmente da molti fattori diversi tra cui presumibilmente: il tipo di materiale o di fluido corporeo che lo contiene e diversi fattori ambientali come la temperatura o lâumidità .
I ricercatori del CDC e di altre istituzioni stanno mettendo a punto diversi esperimenti standardizzati per misurare per quanto tempo il coronavirus SARS può sopravvivere in situazioni che simulano le condizioni dellâambiente naturale.
Quali sono intomi della SARS?Di norma la SARS si manifesta con febbre alta (cioè con una temperatura maggiore di 38 °C). La febbre a volte può essere accompagnata da brividi o da altri sintomi, come il mal di testa, un senso di malessere generale e dolori simili a quelli dellâinfluenza.
Nelle primissime fasi della malattia, i pazienti riferiscono anche lievi sintomi respiratori.
La diarrea è riscontrabile in una percentuale variabile dal 10 al 20 per cento delle persone colpite.
Dopo un periodo di tempo variabile da 2 giorni ad una settimana, i pazienti possono iniziare a soffrire di tosse secca (non produttiva, cioè senza catarro), che può essere connessa a oppure può trasformarsi in ipossia (diminuzione patologica dei livelli di ossigeno nel sangue). In una percentuale variabile tra il 10 e il 20 per cento dei casi, il paziente deve ricorrere alla ventilazione assistita.
La maggior parte dei pazienti inizierà a soffrire di polmonite.
Domande su contagio e diffusione Come si diffonde il virus della SARS?I ricercatori ritengono che la principale modalità  di trasmissione della SARS sia il contatto ravvicinato con le persone malate, cioè che il coronavirus si diffonda principalmente attraverso le goccioline (droplet) di saliva emesse a breve distanza (fino a un metro circa) dalla persona malata quando tossisce o starnutisce, che vanno a depositarsi sulle mucose della bocca, del naso o degli occhi delle persone vicine. Il virus può anche diffondersi quando una persona tocca una superficie o un oggetto contaminato dalle goccioline e poi si porta le mani sulla bocca, sul naso o sugli occhi. Inoltre è possibile che il virus della SARS sia trasmesso per via aerea o in altri modi fino ad ora sconosciuti.
Che cosa significa âcontatto ravvicinatoâ?Si può parlare di contatto ravvicinato quando ci si prende cura di oppure si vive insieme a una persona a cui è stata diagnosticata la SARS oppure a un paziente un che ha un alto rischio di essere stato in contatto diretto con le secrezioni respiratorie e/o con i fluidi corporei di una persona a cui è stata diagnosticata la SARS.
Tra gli esempi di contatto diretto possiamo avere: baci, abbracci, condivisione di posate, piatti o bicchieri, conversazioni a meno di 3 metri di distanza, visite mediche ecc. Tra le situazioni di contatto diretto non sono comprese tutte quelle attività come incrociare una persona per la strada o rimanere per breve tempo nella stessa sala dâaspetto o nello stesso ambiente chiuso.
Se sono stato esposto al virus della SARS dopo quanto tempo mi ammalerò?Il periodo di tempo che intercorre tra lâesposizione al virus della SARS e la comparsa dei sintomi è definito periodo di incubazione. Il periodo di incubazione della SARS di solito dura dai 2 ai 7 giorni, ma in alcuni casi può durare fino a 10 giorni. Sono stati riferiti rarissimi casi di periodi di incubazione durati fino a 14 giorni.
Per quanto tempo i malati rimangono contagiosi?Le informazioni finora in nostro possesso indicano che le persone affette dalla SARS con ogni probabilità  rimangono contagiose finché avvertono i sintomi, come la febbre o la tosse.
I pazienti sono più contagiosi nella seconda settimana di malattia, tuttavia, come precauzione contro lâepidemia, il CDC consiglia ai malati di limitare le interazioni sociali (ad esempio non andando a scuola o al lavoro) fino a 10 giorni dopo che la febbre è scomparsa e i sintomi respiratori sono migliorati.
Chi è affetto dalla SARS può contagiare gli altri già  prima della comparsa dei sintomi?Finora non sono stati riportati casi di SARS tra le persone entrate in contatto con un malato prima che questo diventasse sintomatico.
Domande frequenti sulla diagnosi Esiste un esame per diagnosticare la SARS?Sì, per scoprire il coronavirus SARS possono essere usati diversi esami di laboratorio. Ad esempio lâesame della reazione a catena della polimerasi (RT-PCR) può individuare il virus della SARS nei campioni di sangue, feci e muco nasale. Possono inoltre essere eseguiti gli esami sierologici per individuare gli anticorpi al virus prodotti dopo lâinfezione. Infine per scoprire il virus sono anche state usate le colture virali.
Che cosâè lâesame PCR?Lâesame PCR (reazione a catena della polimerasi) è una tecnica di laboratorio usata per individuare il material genetico di un agente patogeno infettivo allâinterno di campioni prelevati dai pazienti. Questo tipo di esame è diventato uno strumento essenziale per individuare gli agenti patogeni delle malattie infettive.
Che cosa sono gli esami sierologici?Gli esami sierologici sono una tecnica di laboratorio usata per scoprire se il siero del paziente contiene anticorpi di un agente infettivo e in quale quantità . Gli anticorpi sono sostanze prodotte dal sistema immunitario per combattere una determinata infezione.
Che cosa sono le colture virali e lâisolamento?Nelle colture virali un piccolo campione di tessuto o di fluido probabilmente infetto viene collocato in un contenitore insieme a un terreno di cellule in cui il virus può crescere. Se il virus cresce, causerà delle alterazioni alle cellule visibili al microscopio.
Esiste una cura per la SARSIl CDC statunitense consiglia di somministrare ai pazienti colpiti dalla SARS la stessa terapia adottata per chi soffre di polmonite atipica grave di origine virale. Sono in corso esperimenti per capire se vari tipi di farmaci antivirali sono efficaci per combattere il virus della SARS.
Se ci sarà unâaltra epidemia di SARS come potrò proteggermi?Se ci sarà  una nuova epidemia di SARS, potrete prendere molte precauzioni di buonsenso, valide tra lâaltro per molte malattie infettive. La più importante è lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con un detergente non acquoso che contenga alcool. Vi consigliamo inoltre di non toccarvi gli occhi, il naso e la bocca quando avete le mani sporche e di chiedere alle persone che vi circondano di coprirsi il naso e la bocca con un fazzoletto quando tossiscono o starnutiscono.
I viaggi verso la Penisola Arabica e nei paesi vicini sono sicuri?Sì. Per quanto riguarda il nuovo coronavirus lâOMS e il CDC non hanno emesso alcun avvertimento di sicurezza per nessun Paese fino ad oggi (17 maggio 2013).
Che cosa devo fare se sono stato di recente nella Penisola Arabica o nei Paesi vicini e mi sono ammalato?Se entro dieci giorni dal ritorno da uno dei Paesi della Penisola Araba vi viene la febbre o avvertite qualche sintomo connesso a una patologia delle basse vie respiratorie, ad esempio la tosse o la mancanza di fiato, vi consigliamo di andare dal medico.
Per ulteriori informazioni puoi leggere anche l’articolo SARS e Coronavirus: sintomi, prevenzione e contagio
Fonte Principale: CDC e CDC (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Il nuovo coronavirus è quello che ha provocato la SARS nel 2003?
No. Il coronavirus scoperto di recente non è lo stesso che ha provocato la SARS (sindrome acuta respiratoria severa)
nel 2003, tuttavia, proprio come quello della SARS, il nuovo coronavirus è molto simile a quello che colpisce i
pipistrelli. Il CDC sta compiendo ricerche su questo nuovo ceppo di virus.
SARS e Coronavirus: sintomi, prevenzione e contagioInfluenza Aviaria H5N1: sintomi, cura, pericoliFebbre del Nilo occidentale: sintomi e prevenzioneRaffreddore, influenza, rinite allergica o sinusite ?Influenza 2010-2011: sintomi, cura e vaccinoAdenovirusL'articolo SARS (coronavirus): le domande frequenti è stato inizialmente pubblicato su Farmaco e Cura.
SARS e coronavirus: sintomi, prevenzione e contagio
Posted: 17 May 2013 03:25 AM PDT
Introduzione Cause Sintomi Trasmissione e contagio Quando chiamare il medico Pericoli Gravidanza Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLa SARS (sindrome respiratoria acuta severa) è una patologia respiratoria contagiosa e in alcuni casi fatale, comparsa per la prima volta in Cina nel novembre del 2002. Nel giro di pochi mesi si è diffusa in tutto il mondo mediante turisti e viaggiatori che non sapevano di essere malati.
La SARS ha fatto capire a tutti che le infezioni, nel nostro mondo globalizzato, possono diffondersi molto velocemente. Lâepidemia ha anche dimostrato che la cooperazione internazionale tra gli esperti nel campo della salute può essere efficace per contenere la diffusione delle malattie. Dal 2004 in poi non sono stati documentati casi di trasmissione fino ad oggi, nel 2013, quando purtroppo sono stati segnalati nuovi casi in Arabia Saudita.
CauseLa SARS è causata da un ceppo di coronavirus (coronavirus SARS o SARS-CoV), i virus della famiglia di quelli che provocano il normale raffreddore. Finora questi virus non sono mai stati particolarmente pericolosi negli esseri umani, ma possono causare malattie gravi negli animali. Per questo motivo i ricercatori allâinizio pensavano che il virus della SARS fosse in grado di contagiare sia gli animali sia gli esseri umani. Ora invece sembra probabile che il nuovo ceppo di coronavirus si sia evoluto da uno o più ceppi di virus animali e abbia caratteristiche completamente nuove.
Il coronavirus scoperto di recente non è lo stesso che ha provocato la sindrome acuta respiratoria severa nel 2003, tuttavia, proprio come quello della SARS, il nuovo coronavirus è molto simile a quello che colpisce i pipistrelli.
SintomiIl periodo di incubazione di solito dura dai 2 ai 7 giorni, raramente fino a 10
La SARS di norma si manifesta con segni e sintomi simili a quelli dellâinfluenza stagionale:
Febbre pari o superiore ai 38 °C, brividi, mal di testa, dolori muscolari e malessere generalizzato, lievi problemi respiratori, in alcuni casi, anche diarrea (dal 10 al 20 per cento delle persone colpite).Dopo circa una 2-7 giorni dallâinfezione, i pazienti possono iniziare a soffrire anche di di:
tosse secca (cioè senza catarro), fiato corto e problemi respiratori.Questi sintomi possono essere connessi a oppure trasformarsi in ipossia (carenza patologica di ossigeno nel sangue nel sangue) e la maggior parte dei pazienti inizierà a soffrire di polmonite.
Trasmissione e contagioLa maggior parte delle patologie respiratorie, compresa la SARS, si diffonde tramite goccioline che rimangono nellâaria quando le persone malate tossiscono, starnutiscono o parlano. La goccioline si diffondono a breve distanza (fino a 1 metro circa) e si possono andare a depositare sulle mucose della bocca, del naso o degli occhi delle persone vicine.
La maggior parte degli esperti ritiene che la SARS si diffonda perlopiù tramite contatto tra le persone, ma potrebbe anche diffondersi tramite contatto con gli oggetti, contaminando ad esempio le maniglie, i telefoni e i pulsanti degli ascensori. Il contagio può quindi avvenire quando una persona tocca una superficie o un oggetto contaminato dalle goccioline e poi si porta le mani sulla bocca, sul naso o sugli occhi.
Inoltre è possibile che il coronavirus SARS sia trasmesso a maggiori distanze per via aerea o in altri modi fino ad ora sconosciuti.
Che cosa significa âcontatto ravvicinatoâ?Nel caso della SARS può parlare di contatto ravvicinato quando ci si prende cura di, oppure si vive insieme a, una persona a cui è stata diagnosticata la malattia; si corre anche un rischio considerevole quando si viene a contatto diretto con le secrezioni respiratorie e/o con i fluidi corporei di una persona a cui è stata diagnosticata la SARS.
Tra gli esempi di contatto diretto possiamo avere:
baci, abbracci, condivisione di posate, piatti o bicchieri, conversazioni a meno di 1 metro di distanza, visite mediche, …Tra le situazioni di contatto diretto non sono comprese tutte quelle attività come incrociare una persona per la strada o rimanere per breve tempo nella stessa sala dâaspetto o nello stesso ambiente chiuso.
Fattori di rischioIl principale fattore di rischio per la SARS è il contatto ravvicinato e diretto con le persone malate, ad esempio con i famigliari e il personale sanitario.
Quando chiamare il medicoSe pensate di essere stati colpiti dalla SARS o di essere stati esposti alla malattia, andate immediatamente al pronto soccorso. La SARS è una patologia grave che può essere fatale.
Segnalo tuttavia che nel momento in cui scrivo, 17 maggio 2013, non sono stati segnalati casi in Italia, quindi un eventuale contagio è possibile solo se provenite da Paesi a rischio.
PericoliLa maggior parte delle persone affette dalla SARS sviluppa la polmonite. I problemi respiratori possono aggravarsi talmente tanto che il paziente deve ricorrere alla ventilazione assistita.
In alcuni casi la SARS è fatale, perché provoca lâarresto respiratorio.
Tra le altre possibili complicazioni ricordiamo lâarresto cardiaco ed epatico.
Gli over 60, soprattutto se soffrono di diabete o di epatite, sono la categoria di persone che rischia di più di soffrire di complicazioni gravi.
GravidanzaI pochi studi disponibili nel caso di infezione in gravidanza evidenziano la possibilità che i rischi siano molto elevati per il feto, benchè ci siano segnalazioni di diversi casi in cui tutto è proceduto senza complicazioni.
Fonte: PubMed
DiagnosiQuando la SARS è stata scoperta, i medici non avevano a disposizione esami specifici per diagnosticarla; attualmente, invece, diversi esami di laboratorio sono in grado di contribuire alla diagnosi del virus.
Cura e terapiaNonostante lo sforzo globale, gli scienziati devono ancora scoprire una terapia efficace contro la SARS. Gli antibiotici non sono efficaci contro i virus e anche i farmaci antivirali non si sono dimostrati molto utili.
PrevenzioneI ricercatori stanno mettendo a punto diversi tipi di vaccino per la SARS, ma nessuno di essi è stato ancora testato sugli esseri umani.
Se ritenete di avere la SARS o se pensate che un vostro famigliare sia malato, vi consigliamo di:
Avvisare il medico il prima possibile. Avvertitelo prima di presentarvi in ambulatorio, in modo che lui possa prendere le precauzioni per non esporre altre persone al virus. Coprirvi la bocca e il naso con un fazzoletto quando tossite o starnutite. Fare attenzione a non esporre altre persone al virus. Se siete stati esposti alla SARS e avvertite i sintomi, cercate di uscire di casa il meno possibile. Non prendete i mezzi pubblici (bus, treno, taxi, ecc). Non andate al lavoro, a scuola, allâasilo, in chiesa e in altri luoghi pubblici finché il medico non esclude che i vostri sintomi siano collegati alla SARS. Seguire tutte le istruzioni date dalle autorità sanitarie locali.Se vi è stata diagnosticata la SARS e siete in terapia a domicilio, vi consigliamo di:
Seguire le istruzioni del vostro medico. Uscire di casa solo per le attività indispensabili legate alla vostra salute. Finché non siete guariti, non andate al lavoro o a scuola e non frequentate luoghi pubblici. Se dovete uscire di casa, indossate una maschera se riuscite a sopportarla. Non usate i mezzi di trasporto pubblico. Lavare le mani spesso, soprattutto dopo esservi soffiati il naso. Coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando starnutite o tossite. Se possibile, indossare una mascherina quando ci sono altre persone insieme a voi in casa. Se non la sopportate, fatela indossare agli altri membri della famiglia quando vi stanno vicini. Non condividere le stoviglie, gli asciugamani, le lenzuola e le coperte, finché non stati lavati con acqua calda e sapone. Controllare che tutte le superfici (ripiani, mensole, tavoli, maniglie, sanitari ecc) contaminate dai vostri fluidi corporei (sudore, saliva, muco, vomito, urina ecc) siano pulite con un disinfettante per uso domestico seguendo attentamente le istruzioni sulla confezione. Chi le disinfetta deve usare i guanti usa e getta, e li deve buttare via subito dopo lâuso. Seguire queste precauzioni per dieci giorni dopo la scomparsa della febbre e dei sintomi respiratori oppure finché le autorità sanitarie decretano che potete ritornare alle normali attività .Se dovete prendervi cura di una persona malata di SARS:
Accertarvi di riuscire a capire e aiutare il paziente seguendo le istruzioni del personale sanitario per la terapia e lâassistenza. Controllare che tutti gli abitanti della casa si lavino spesso le mani con acqua calda e sapone oppure con un gel detergente che contenga alcool. Indossare i guanti usa e getta se entrate in contatto con i fluidi corporei del malato. Ricordate però che i guanti non sostituiscono la corretta igiene delle mani. Dopo il contatto con i fluidi corporei del malato, togliete i guanti, buttateli via e lavatevi le mani. Non riutilizzate i guanti, nemmeno lavandoli. Dire al malato di coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto quando tossisce o starnutisce. Se possibile, il malato dovrebbe indossare una mascherina quando entra in contatto ravvicinato con le altri abitanti della casa. Se non la sopporta, saranno le persone che lo circondano a indossarla quando sono nella sua stessa stanza. Non condividere le stoviglie, gli asciugamani, la biancheria del letto, i vestiti o altri oggetti di uso personale del malato non lavati con sapone e acqua calda. Pulire tutti i giorni le superfici nella camera del malato e i sanitari usati dal malato, usando il disinfettante secondo le istruzioni riportate sulla confezione. Quando fate le pulizie usate guanti usa e getta e buttateli via subito dopo lâuso. In alternativa usate un paio di guanti solo per le pulizie, puliteli bene dopo lâuso e alla fine lavatevi le mani. Limitare il numero di persone presenti in casa a quelle necessarie per aiutare il paziente. Gli altri dovrebbero trasferirsi temporaneamente oppure limitare al minimo i contatti con il paziente nellâambiente domestico. Questa precauzione è particolarmente utile per chi corre un rischio particolare di soffrire delle complicazioni gravi della SARS (ad esempio chi soffre di patologie cardiache o polmonari, gli anziani o le persone diabetiche). Le persone che non sono mai state esposte al virus e non hanno lâestrema necessità di contatto con il paziente non dovrebbero fargli visita. Vi consigliamo di seguire queste istruzioni ancora per dieci giorni dopo che la febbre e i sintomi respiratori sono scomparsi o finché i medici non stabiliscono che il paziente può ritornare alle normali attività . Per 10 giorni dopo lâultimo contatto con il malato di SARS fate attenzione alla febbre (misurate la temperatura due volte al giorno), ai sintomi respiratori e agli altri sintomi delle prime fasi della SARS. Tra i sintomi che compaiono nelle prime fasi ricordiamo: i brividi, i dolori simili a quelli dellâinfluenza e il mal di testa. In alcuni pazienti i dolori parainfluenzali e il mal di testa possono comparire da 12 a 24 ore prima della febbre. Anche la diarrea, il mal di gola e il naso che cola possono essere tra i primi sintomi della SARS. Se non avete nessuno di questi sintomi, non dovete limitare le attività fuori casa: potete andare normalmente a scuola, al lavoro, allâasilo, in chiesa e negli altri luoghi pubblici. Seguite tutte le istruzioni fornite dalle autorità sanitarie locali. Se non vi sentite bene, soprattutto se vi viene la febbre, se avvertite sintomi respiratori o altri sintomi delle prime fasi della SARS, andate immediatamente dal medico, e comunicategli che avete avuto contatti ravvicinati con un malato di SARS. Non mandate a scuola i bambini se hanno la febbre o manifestano sintomi respiratori entro dieci giorni dallâesposizione a un malato di SARS. I bambini possono ritornare a scuola se i sintomi scompaiono nel giro di tre giorni.Per ulteriori informazioni puoi leggere anche l’articolo SARS (coronavirus): le domande frequenti
Fonti Principali: (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Mayo Clinic (EN) CDC (EN) Rabbia: sintomi, cause e curaInfluenza Aviaria H5N1: sintomi, cura, pericoliInfluenza: sintomi, cura e pericoliFebbre suina (Influenza A) : sintomi, prevenzione e curaQuinta malattia: foto, sintomi, durata e curaMeningite: sintomi, vaccino, profilassi, contagioL'articolo SARS e coronavirus: sintomi, prevenzione e contagio è stato inizialmente pubblicato su Farmaco e Cura.
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13/05/2013 09:03
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Farmaco e Cura
Dieta in bianco (leggera): cosa significa realmente?
Posted: 12 May 2013 11:40 PM PDT
Molto spesso capita che il dottore ci suggerisca di âmangiare in biancoâ, soprattutto quando ci sono problemi intestinali che causano diarrea.
Ma cosa si intende esattamente?
Ebbene, in realtà non c’è una definizione oggettiva della dieta in bianco: è un modo per evitare di appesantire l’apparato digerente e allo stesso tempo garantire i nutrienti minimi per non debilitare ulteriormente il fisico già provato dalla malattia. Spesso infatti le persone tendono a saltare i pasti per inappetenza se non ci sono delle buone condizioni di salute, meglio quindi puntare su un regime alimentare che risulti sia sostenibile, sia utile per recuperare le forze. Allo stesso tempo, può essere usato in caso si voglia ristabilirsi dopo unâabbuffata che fa sentire pesanti o gonfi, e riprendere i normali ritmi alimentari.
Tipicamente âin biancoâ vuol dire poco condito, cose leggere, facili da digerire e allo stesso tempo che non aumentino troppo la motilità intestinale, in modo da contrastare i sintomi. Ingredienti principi di questo tipo di alimentazione sono cereali, riso e pasta, ma anche patate, carne bianca, pesce e poca verdura e frutta.
Lo scopo principale del mangiare in bianco, quindi, è quello di evitare alcuni fastidi. Un esempio può essere dato dalle infezioni intestinali che ogni anno colpiscono molte persone.
Gli stessi sintomi possono essere legati alla sindrome dellâintestino irritabile che, spesso, causa dissenterie. Pur essendo un disturbo che spesso è di carattere quasi esclusivamente psicologico, lâalimentazione può aiutare a lenire la malattia, andando a ridurre o sopprimere lâassunzione di alcuni cibi, ad esempio:
cibi contenenti lattosio (latte, latticini, ma anche alcuni salumi), per evitare la possibilità di fermentazione di questo zucchero che può causare gas, gonfiore, dolore e diarrea; cibi contenenti un alto quantitativo di fibre (verze, cavolfiori, broccoli, ceci, fagioli, piselli, fave), che sostanzialmente potrebbero avere lo stesso effetto del lattosio anche se con un tipo di reazione diversa; cibi grassi (condimenti come olio e burro o alcuni tipi di carne), che facilitano la motilità intestinale, che in questo caso è un effetto non voluto; cibi eccitanti (caffè o bevande zuccherate), che agiscono a livello nervoso stimolando la peristalsi.
Riso, classico esempio di piatto per la dieta in bianco (Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/francescanocella/2418292881/sizes/m/in/photostream/)
Lo scopo è raggiungere un menù ipocalorico, che può aiutare anche nellâeventualità in cui il giorno prima ci sia stata unâabbuffata, e allo stesso tempo facile da digerire. Purtroppo ne risente un poâ il sapore. Un menù del genere potrebbe essere composto da
Colazione: tè con un paio di fette biscottate integrali, Metà mattina: una mela, Pranzo: riso in bianco, petto di pollo, poca lattuga o verdura cotta tipo zucchine, Merenda: una mela, Cena: un uovo sodo e del purè.Il riso può essere sostituito da un piatto di pasta o da una pastina in brodo; il pollo dal tacchino, da pesci magri o dallâuovo; al posto del purè si può mangiare del pane.
I condimenti vanno limitati al massimo: niente sale né olio, cottura preferibilmente al vapore, per aggiungere un poâ di sapore si possono utilizzare lâaceto o il limone. Ovviamente un regime del genere non può essere sostenuto a lungo e va concordato con il nutrizionista, in modo da verificare lâadeguatezza personale.
à importante sottolineare che questâesempio non è lâideale per tutti, alcuni potrebbero aver bisogno di una dieta più restrittiva che intervenga sugli zuccheri semplici che fermentano nellâintestino chiamata dieta low-FODMAP, (Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides and Polyols, ovvero a basso contenuto di zuccheri fermentabili e polioli), altri di una dieta più blanda per gestire un disturbo meno fastidioso. Rimane quindi fondamentale il consulto con il medico per la diagnosi e con il nutrizionista per la corretta alimentazione, evitando il fai-da-te che, nella migliore delle ipotesi, non serve a nulla.
Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista, Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
riceve a Brescia e Milano
340 418.93.93
http://www.nutrizionistabrescia.com
g.parpaglioni@gmail.com
L'articolo Dieta in bianco (leggera): cosa significa realmente? è stato inizialmente pubblicato su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
29/04/2013 09:06
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
AIDS ed HIV: rimanere incinta e gestire la gravidanza
Posted: 28 Apr 2013 10:56 PM PDT
Introduzione Se sono sieropositivo posso diventare genitore? Sono sieropositiva: mio figlio sarà sano? Cura IntroduzioneLe coppie sierodiscordanti sono quelle composte da due partner con diverso status HIV: uno dei partner è sieropositivo mentre lâaltro è sieronegativo. Essere sierodiscordanti non impedisce di avere una relazione di lungo periodo, di amarsi e di avere rapporti. Per descrivere questo tipo di situazione vengono anche usate altre espressioni:
coppia discordante, coppia sierodivergente, coppie sieropositiva/sieronegativa. Le coppie sierodiscordanti possono avere rapporti sicuri?Nelle coppie sierodiscordanti la possibilità dellâinfezione da HIV è una realtà costante. Il rischio è sempre presente, ma è possibile minimizzarlo.
Se fate parte di una coppia sierodiscordante e avete rapportI sessuali (anali, orali o vaginali) potete proteggervi dallâHIV e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili usando il preservativo e il dental dam (diga dentale o fazzoletto di lattice) nel modo corretto e a ogni rapporto.
Se siete sieropositivo e il vostro partner è sieronegativo, potete diminuire il rischio di trasmettere lâHIV al partner se seguite la terapia antiretrovirale. Assumere tutti i farmaci indicati dal medico al momento giusto può essere utile per diminuire il carico virale nei fluidi corporei e quindi il rischio di trasmettere lâHIV al partner. Ricordate, però, che il rischio di trasmettere lâHIV al partner continua a esserci anche quando il carico virale è basso, quindi è fondamentale usare sempre il preservativo e avere rapporti sicuri. Se vi iniettate qualche farmaco, non condividete le siringhe, la soluzione o il materiale che usate con altre persone, perché lâHIV si può trasmettere tramite sangue infetto.
Se siete sieronegativo e il vostro partner è sieropositivo, è fondamentale usare sempre il preservativo e avere rapporti sicuri. Se la relazione con il partner è stabile, potete aiutarlo ricordandogli di assumere tutti i farmaci necessari al momento giusto. Se si attiene alla terapia, infatti, riuscirà a diminuire il carico virale e quindi il rischio di trasmissione dellâHIV. Vi consigliamo inoltre di rimanere aggiornati sugli sviluppi della profilassi pre-esposizione (PrEP). Le ricerche non consigliano ancora di usare la PrEP per prevenire lâinfezione da HIV, ma le scoperte più recenti indicano che potrebbe diventare un metodo di prevenzione da affiancare al preservativo, ai rapporti sicuri e agli altri metodi di prevenzione già disponibili. Vi ricordiamo, tuttavia, che i metodi di prevenzione attuali sono e rimarranno fondamentali.
Sono sano e il mio partner è sieropositivo. Devo fare regolarmente gli esami per lâHIV? Con quale frequenza?Sì. Il CDC consiglia a chi è esposto a un alto rischio di contagio di ripetere lâesame almeno una volta allâanno. Il medico però potrebbe consigliarvi di ripetere lâesame con una frequenza maggiore.
Posso condividere i sex toy con il mio partner?No. Condividere i sex toy fa aumentare il rischio di contagio per le malattie sessualmente trasmissibili (MST), e quindi anche per il virus HIV. Se scegliete di condividerli, è fondamentale coprirli con un preservativo nuovo, pulirli accuratamente seguendo le indicazioni riportate sulla confezione, e cambiare il preservativo prima di cederli al partner. Se sapete che voi o il vostro partner siete sieropositivi o avete una malattia sessualmente trasmessa, è più facile e più sicuro non condividere nulla.
Se sono sieropositivo posso diventare genitore?La risposta è sì: anche se siete sieropositivi, lâHIV non vi deve impedire di pensare alla maternità o alla paternità . Sia per gli uomini sieropositivi sia per le donne sieropositive, ci sono diverse possibilità per diventare genitori.
Se siete una donna sieropositiva e aspettate già un figlio, oppure volete avere un bambino, chiedete consiglio al medico. Esistono farmaci da assumere durante la gravidanza e il parto che sono in grado di impedire la trasmissione dellâHIV al bambino. Se siete un uomo sieropositivo e volete avere un figlio, avete diverse possibilità . La più nota è il lavaggio dello sperma. Le altre possibili tecniche sono lâinseminazione artificiale con lo sperma di un donatore e lâadozione. HIV e gravidanzaSe siete sieropositiva e aspettate un figlio, andate dal ginecologo il prima possibile. Se non avete mai assunto i farmaci antiretrovirali, potete iniziare ad assumerli in tutta sicurezza allâinizio del secondo trimestre (alla dodicesima settimana).
Se siete già in terapia antiretrovirale e avete appena scoperto di essere incinta, andate immediatamente dal ginecologo per capire se la vostra terapia è quella più sicura per il bambino. In molti casi potrete continuare con la terapia a cui eravate abituate, ma prima, dovete capire insieme al medico quali possibilità avete e scegliere la terapia migliore.
La cosa migliore da fare è continuare la terapia antiretrovirale per tutta la gravidanza, ma la terapia può continuare durante il travaglio e il parto. Ricordate di dire al personale dellâospedale in cui partorite che siete sieropositive, così potranno darvi una terapia per proteggere il bambino.
Lavaggio dello spermaIl lavaggio dello sperma è un processo in cui lo sperma viene privato del virus HIV e poi si procede allâinseminazione artificiale. à un modo per aiutare le coppie sierodiscordanti, quelle cioè in cui uno solo dei partner è sieropositivo, a concepire un figlio senza che il padre contagi la madre o il bambino.
Il lavaggio dello sperma sembra in grado di far diminuire in modo significativo il rischio di contagio da HIV dallâuomo sieropositivo alla donna sieronegativa, tuttavia si tratta di una procedura controversa. Nel 1990 il CDC ha sconsigliato di effettuare il lavaggio dello sperma, citando un caso in cui una donna, che prima era sieronegativa, è stata scoperta essere sieropositiva dopo lâinseminazione con lo sperma sottoposto a lavaggio del marito sieropositivo. Questa notizia non è mai stata smentita.
Ricerche più recenti indicano che il lavaggio dello sperma è sicuro, a patto che sia effettuato da personale medico competente. Per ulteriori informazioni, potete consultare il numero di settembre 2007 di AIDS: Official Journal of the International AIDS Society.
Sono sieropositiva: mio figlio sarà sano?Le madri sieropositive possono contagiare il figlio con il virus HIV. Questa modalità di contagio è detta trasmissione madre-figlio, trasmissione perinatale o verticale. La madre sieropositiva può contagiare il figlio in tre modi:
durante la gravidanza, durante il parto naturale, con lâallattamento al seno.Con una terapia adeguata e sotto lo stretto controllo dei medici, le madri sieropositive possono diminuire in modo significativo il rischio di trasmettere il virus HIV ai figli.
Rischi durante la gravidanza e il partoSe la madre sieropositiva non riceve la terapia contro il virus HIV durante la gravidanza, il travaglio o il parto, ha il 25% di rischio di trasmettere il virus al figlio. 1 bambino su 4, cioè, rischia di diventare sieropositivo.
Tuttavia non bisogna cedere agli allarmismi: esistono infatti i farmaci antiretrovirali in grado di proteggere i bambini dal contagio. Se la madre sieropositiva riceve i farmaci antiretrovirali durante la gravidanza, il travaglio e il parto, mette al mondo il figlio con il parto cesareo e non lo allatta al seno, il rischio di contagiare il bambino diminuisce fino al 2 per cento massimo, cioè meno di 2 bambini su 100 vengono contagiati. I bambini appena nati, poi, devono ricevere terapie particolari che li proteggono dalla trasmissione del virus.
Ovviamente alcune donne scoprono di essere sieropositive solo poco prima del parto, ma esistono comunque terapie che possono aiutarle a proteggere i loro bambini. Se ricevono la terapia antiretrovirale durante il travaglio e il parto, ed evitano di allattare al seno, il rischio di trasmettere lâinfezione al bambino può diminuire in modo significativo.
Mio figlio deve fare il test per lâHIV?Se siete sieropositiva, anche vostro figlio deve fare il test che, però, è leggermente diverso dai test per lâHIV usati per gli adulti.
La maggior parte dei test per lâHIV riesce a individuare gli anticorpi del virus HIV, e non il virus vero e proprio. Questi esami, però, sono inutili per i bambini nati da madri sieropositive, perché gli anticorpi della madre passano nel sangue del bambino durante la gravidanza. Se la madre è sieropositiva, quindi, gli esami del bambino eseguiti con tecnica standard daranno esito positivo, anche quando il bambino in realtà è sano.
I medici usano test per lâHIV speciali sui bambini di età inferiore ai 18 mesi. Questi esami sono in grado di scoprire una minima quantità di virus nel sangue del bambino. Come minimo i figli di madri sieropositive dovrebbero ripetere lâesame tre volte:
Da 14 a 21 giorni dopo la nascita, Da uno a due mesi dâetà , Da tre a sei mesi dâetà .In praticamente tutti I casi (95%), lâesame apposito per i bambini è in grado di scoprire se il bambino è stato colpito dallâHIV prima dei tre mesi dâetà .
Anche se i risultati degli esami dicono che il bambino è sano e se avete seguito la terapia antiretrovirale durante la gravidanza il bambino deve essere seguito a lungo termine dai medici.
Cura e terapiaIl momento in cui iniziare la terapia contro lâHIV dipende dallo stato di salute generale, dalla compromissione delle funzioni dellâorganismo e dalla fase della gravidanza in cui ci si trova.
In generale le donne sieropositive che non aspettano un figlio iniziano ad assumere i farmaci anti-HIV quando la conta dei linfociti T diventa inferiore ai 500/mm3 oppure se iniziano a soffrire di altre infezioni.
Le donne sieropositive che aspettano un figlio dovrebbero anche cercare di capire se hanno bisogno dei farmaci anti-HIV per salvaguardare la loro salute o soltanto per prevenire la trasmissione del virus al figlio. Nel primo caso
probabilmente già sono in terapia da prima della gravidanza, probabilmente devono iniziare ad assumere i farmaci anti HIV quando inizia la gravidanza.Le donne che invece devono assumere i farmaci anti-HIV solo per prevenire la trasmissione del virus al bambino, normalmente ricevono il consiglio di aspettare la fine del primo trimestre di gravidanza per iniziare la terapia; tuttavia iniziare i farmaci prima può essere più utile per diminuire il rischio di trasmissione madre-figlio.
Tutte le donne sieropositive dovrebbero entrare in terapia anti HIV allâinizio del secondo trimestre di gravidanza, mentre le donne che scoprono di essere sieropositive nelle ultime fasi della gravidanza dovrebbero iniziare la terapia il prima possibile.
Farmaci sicuri in gravidanzaTutte le gestanti sieropositive dovrebbero ricevere un regime terapeutico (combinazione di farmaci) che comprenda almeno tre farmaci anti-HIV, ma i farmaci specifici da assumere dipendono dalle necessità della paziente. Per scegliere la terapia il medico esaminerà la vostra storia clinica e vi prescriverà gli esami del sangue per capire come state e in che stadio è la malattia. Il medico, inoltre, prenderà in considerazione:
Il motivo per cui dovete ricorrere alla terapia: per la vostra salute o unicamente per prevenire la trasmissione dellâHIV al bambino, I cambiamenti del modo in cui lâorganismo assorbe i farmaci durante la gravidanza, I potenziali effetti collaterali dei farmaci anti-HIV sul bambino e in particolare il rischio di problemi del neonato. Sono sieropositiva e in terapia. Ho appena scoperto che aspetto un figlio. Che cosa devo fare?Le donne sieropositive che stanno seguendo una terapia, quando scoprono di essere incinte devono continuare a seguire la terapia fino a quando il medico non le visiterà . Interrompere la terapia può essere pericoloso sia per la futura madre sia per il bambino.
Se siete nel primo trimestre, dite immediatamente al medico se state assumendo il Sustiva (o lâAtripla, un farmaco anti HIV che contiene il Sustiva). Il Sustiva, da solo o come componente dellâAtripla, può causare malformazioni che si sviluppano durante i primi mesi di gravidanza. Il medico può consigliarvi alternative più sicure a questi farmaci. Dopo il primo trimestre, il Sustiva o lâAtripla possono essere usati senza pericolo di controindicazioni.
Chiedete al medico se sia necessario modificare la terapia: la gravidanza, infatti, può modificare il modo in cui lâorganismo assorbe i farmaci, e quindi i dosaggi di alcuni farmaci probabilmente dovranno essere diversi nelle ultime fasi della gravidanza.
Se siete in terapia e il carico virale è superiore alle 500 unità /mL, la terapia che state seguendo potrebbe non essere efficace. Il medico vi consiglierà un esame per vedere se i farmaci fanno davvero effetto sul virus (test di farmacoresistenza) e userà i risultati dellâesame per scoprire quali sono i farmaci più efficaci nel vostro caso.
Sono stata in terapia con i farmaci anti HIV, ma poi lâho interrotta. Che cosa devo fare?Comunicate al medico il nome di tutti i farmaci anti HIV che avete usato in passato, i risultati dei test di farmacoresistenza e il motivo per cui avete interrotto la terapia. La vostra storia medica, i risultati dei test di farmacoresistenza passati e unâeventuale ripetizione degli esami aiuterà il vostro medico a scegliere una nuova terapia efficace e sicura.
Sia che abbiate seguito la terapia prima della gravidanza e poi lâabbiate interrotta, sia che stiate iniziandola solo ora, il medico:
vi spiegherà quali sono i rischi e i benefici dellâassunzione di farmaci anti HIV durante la gravidanza, vi ricorderà che è importante assumere i farmaci seguendo scrupolosamente le sue indicazioni, vi aiuterà a trovare tutti gli aiuti, sia sanitari sia di altro genere, di cui potreste avere bisogno per una gravidanza serena.Fonti: (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
AIDS e gravidanza (AIDS.gov) Coppie sierodiscordanti (AIDS.gov) Gravidanza sicura (AIDS.gov) Terapia in gravidanza (AIDS.gov) Uretrite: sintomi e cura nell’uomo e nella donnaPapilloma virus (HPV): vaccino, sintomi, test, uomoCitomegalovirus: sintomi, gravidanza e curaAIDS e HIV: cura, pericoli, prevenzione e diagnosiAIDS e HIV: sintomi, cause, test e trasmissioneEpatite B: vaccino, sintomi, cause, prevenzioneL'articolo AIDS ed HIV: rimanere incinta e gestire la gravidanza è stato inizialmente pubblicato su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
22/04/2013 09:08
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Trasfusioni di sangue: procedimento e rischi
Posted: 21 Apr 2013 11:08 PM PDT
Introduzione Sangue Banche del sangue Alternative alle trasfusioni Pericoli Tipi di trasfusione Cause di trasfusione Come avviene IntroduzioneLe trasfusioni di sangue sono una procedura medica molto diffusa in cui il paziente riceve il sangue tramite una flebo inserita in uno dei vasi sanguigni.
Le trasfusioni vengono usate per reintegrare il sangue perso durante gli interventi chirurgici o in caso di lesioni gravi, oppure possono essere necessarie anche quando lâorganismo non riesce a produrre il sangue normalmente a causa di una malattia.
Durante la trasfusione viene usato un piccolo ago per inserire la flebo in uno dei vasi sanguigni: in questo modo il paziente riceve il sangue sano. Per la trasfusione occorrono da 1 a 4 ore, a seconda della quantità di sangue necessaria al paziente.
Le trasfusioni di sangue sono molto diffuse. Ogni anno circa 5 milioni di americani devono ricorrervi. La maggior parte delle trasfusioni si svolge senza problemi, o con al massimo complicazioni molto lievi. Solo in rari casi i pazienti hanno problemi gravi.
Sanguel cuore pompa il sangue in tutto lâorganismo grazie a una rete di arterie e vene. Il sangue ha diverse funzioni vitali, ad esempio trasporta lâossigeno e le altre sostanze nutritive in tutti gli organi e i tessuti. Il rifornimento costante di sangue sano in tutto lâorganismo è fondamentale per lo stato di salute generale del paziente.
Il sangue è composto da diversi tipi di cellule:
i globuli rossi, i globuli bianchi, le piastrine.La parte liquida del sangue si chiama plasma. Le trasfusioni possono riguardare il sangue intero (cioè tutte le sue parti) o, nella maggior parte dei casi, solo alcune parti.
Gruppi sanguigniOgnuno ha il proprio gruppo sanguigno. I gruppi sanguigni possibili sono 4:
A B AB 0 (zero)Inoltre ognuno di noi è Rh-positivo oppure Rh-negativo. Per esempio una persona del gruppo A può essere Rh-positiva oppure Rh-negativa.
Il sangue usato nella trasfusione deve essere compatibile con il gruppo sanguigno del ricevente. Se non lo è, gli anticorpi (proteine) presenti nel sangue attaccano il sangue nuovo e fanno ammalare il paziente.
Il sangue del gruppo 0 è sicuro per quasi tutti i pazienti. Il 40% circa della popolazione ha il sangue di questo gruppo. Chi ha il sangue di questo gruppo è detto donatore universale. Il sangue del gruppo 0 è usato in caso di emergenza, quando non câè tempo di scoprire il gruppo sanguigno del paziente.
Chi ha il sangue del gruppo AB è detto ricevitore universale, cioè può ricevere il sangue di qualsiasi gruppo.
Se il sangue è Rh-positivo, si può ricevere sangue di qualsiasi tipo. Se invece è Rh-negativo, si deve ricevere solo sangue dello stesso tipo. Il sangue Rh-negativo viene usato in caso di emergenza quando non câè tempo per controllare lâRh del paziente.
Banche del sangueLe banche del sangue raccolgono, esaminano e conservano il sangue. Verificano attentamente tutto il sangue che viene donato per escludere la presenza di agenti infettivi (come i virus) o di altri fattori pericolosi.
Le banche del sangue controllano anche tutto il sangue donato per scoprirne il gruppo e il tipo Rh. Se il paziente riceve sangue di un gruppo sanguigno incompatibile, può avere gravi problemi di salute, quindi è fondamentale che il sangue sia controllato attentamente.
Per preparare il sangue per la trasfusione, alcune banche rimuovono i globuli bianchi. Questo processo è detto leucodeplezione. In rari casi, infatti, il paziente può essere allergico ai globuli bianchi presenti nel sangue da ricevere, quindi, se li si rimuove, diminuisce il rischio di reazioni allergiche.
Non tutte le trasfusioni usano il sangue donato da una persona estranea. Se dovete sottoporvi a un intervento chirurgico, potreste aver bisogno di una trasfusione per reintegrare il sangue perso durante lâintervento. Se lâintervento è programmato, il medico probabilmente vi chiederà se volete usare il vostro sangue, anziché quello di un donatore.
Se scegliete di usare il vostro sangue, dovrete eseguire uno o due prelievi prima dellâintervento. Il sangue sarà conservato in una banca del sangue.
Alternative alle trasfusioniI ricercatori stanno tentando di mettere a punto tecniche innovative per produrre il sangue. Attualmente non esistono alternative artificiali al sangue umano, tuttavia sono stati sviluppati farmaci che possono in parte integrare le funzioni di alcune parti del sangue.
Ad esempio, alcuni pazienti con problemi ai reni assumono lâeritropoietina che aiuta lâorganismo a produrre i globuli rossi. Grazie allâeritroproietina, diminuisce la richiesta di trasfusioni.
I chirurghi, dal canto loro, cercano di minimizzare la quantità di sangue perso durante gli interventi e quindi la necessità di trasfusioni. In alcuni casi riescono a raccogliere e riutilizzare il sangue del paziente.
PericoliLa maggior parte delle trasfusioni non crea alcuna difficoltà , solo in alcuni casi si verificano piccoli problemi. Sono invece rarissimi i casi i problemi sono più gravi
Reazioni allergicheAlcune persone hanno una reazione allergica al sangue ricevuto. La reazione allergica può verificarsi anche quando il sangue nuovo è compatibile con quello del paziente.
Le reazioni allergiche possono essere molto lievi oppure gravi. Tra i sintomi si possono avere:
ansia, mal di schiena o dolore toracico, difficoltà respiratorie, febbre, brividi, vampate di calore e sudori freddi, battito cardiaco accelerato o pressione bassa, nausea, mal di stomaco.Al primo sintomo di reazione allergica, il medico o lâinfermiere interrompono la trasfusione. Lâéquipe medica valuta la gravità della reazione, le eventuali terapie e se sussistono le condizioni per riprendere la trasfusione in sicurezza.
Virus e malattie infettiveAlcuni agenti infettivi, come lâHIV, possono sopravvivere nel sangue e infettare il paziente che riceve la trasfusione. Le banche del sangue controllano attentamente il sangue donato, per garantirne la sicurezza.
Il rischio di contrarre un virus durante una trasfusione di sangue è molto basso.
HIV. Tutto il sangue donato viene sottoposto allâesame per lâHIV. Per controllare i possibili donatori, vengono presi anche altri provvedimenti. Ai donatori viene chiesto se presentano i sintomi dellâHIV, se assumono comportamenti a rischio o presentano fattori di rischio per lâHIV. La percentuale di possibili donatori infetti in grado di trasmettere lâHIV è di uno su 2 milioni. Epatite B e C. Il rischio di che una donazione di sangue sia compromessa dallâepatite B varia tra 1 su 200.000 e 1 su 360.000. Il rischio di epatite C varia tra 1 su 1 milione e 1 su 2 milioni. Se si riceve del sangue infetto dal virus dellâepatite, probabilmente ci si ammalerà . Variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD). Questa malattia è la variante umana del morbo della mucca pazza. Si tratta di una patologia cerebrale rara ma fatale. Il rischio di contrarla durante una trasfusione è bassissimo, ma tuttavia sussiste. Chi è stato esposto alla vCJD non può quindi donare il sangue. FebbreDurante la trasfusione o entro alcuni giorni dalla trasfusione il paziente può iniziare allâimprovviso ad avere la febbre. Si tratta di una reazione normale dellâorganismo ai globuli bianchi presenti nel sangue donato, e può essere curata con i classici farmaci da banco.
Alcune banche del sangue rimuovono i globuli bianchi o gli altri componenti del sangue, per diminuire il rischio di reazione allergica dopo la trasfusione.
Sovraccarico di ferroSe si fanno troppe trasfusioni di sangue il ferro si può accumulare nel sangue (sovraccarico di ferro). Chi soffre di talassemia (una malattia del sangue) e ha bisogno di trasfusioni multiple è a rischio di sovraccarico di ferro. Il sovraccarico di ferro può danneggiare il fegato, il cuore e altre parti dellâorganismo.
Se soffrite di sovraccarico di ferro, probabilmente dovrete ricorrere alla terapia ferrochelante, in cui viene somministrato un farmaco (tramite iniezione o per via orale) che rimuove il ferro in eccesso dallâorganismo.
Lesioni ai polmoniAnche se è molto improbabile, le trasfusioni di sangue possono danneggiare i polmoni, e causare difficoltà respiratorie. Le lesioni di norma si verificano entro sei ore dalla trasfusione.
La maggior parte dei pazienti si riprende, ma alcuni pazienti con lesioni ai polmoni muoiono, perché di solito sono già molto malati prima della trasfusione.
I medici non sanno con certezza perché le trasfusioni di sangue possono danneggiare i polmoni. Gli anticorpi (proteine) che con maggiore probabilità si trovano nel plasma delle donne che hanno avuto un figlio possono causare malfunzionamenti delle cellule dei polmoni. Proprio perché câè questo rischio, gli ospedali stanno iniziando a differenziare lâuso del plasma degli uomini e delle donne.
Reazioni immuno-emolitiche acuteLe reazioni immuno-emolitiche sono molto gravi, ma anche molto rare. Si verificano se il tipo di sangue ricevuto durante la trasfusione non è compatibile con il sangue del ricevente. Lâorganismo attacca i globuli rossi trasfusi, e produce sostanze dannose per i reni.
Tra i sintomi ricordiamo: brividi, febbre, nausea, dolore al torace o alla schiena e colore scuro delle urine. Il medico interromperà la trasfusione al primo sintomo di reazione di questo tipo.
Reazioni emolitiche ritardateSi tratta di un tipo di reazione molto più lenta rispetto a quelle acute. Lâorganismo distrugge i globuli rossi così lentamente che il problema può passare inosservato fino a quando la carenza di globuli rossi diventa molto forte.
Le reazioni emolitiche ritardate sono più frequenti tra i pazienti che si sono già sottoposti a trasfusioni.
Malattia del trapianto contro lâospiteLa malattia del trapianto contro lâospite (GVHD) è una malattia in cui i globuli bianchi del sangue trasfuso attaccano i tessuti del paziente che riceve la trasfusione. La GVHD di norma è letale e colpisce i pazienti con sistema immunitario molto compromesso.
I sintomi iniziano entro un mese dalla trasfusione e comprendono febbre, eruzione cutanea e diarrea. Per scongiurare la GVHD, il sangue trasfuso deve essere trattato in modo che i globuli bianchi non provochino la GVHD.
Tipi di trasfusioneIl sangue può essere trasfuso come sangue intero (cioè composto da tutte le sue parti) o, più frequentemente, sono trasfuse solo le singole parti.
Ad esempio, se una malattia impedisce allâorganismo di produrre normalmente una sola parte del sangue, probabilmente avrete bisogno solo della trasfusione di quella parte per curare la malattia.
Trasfusione di globuli rossiI globuli rossi sono la parte del sangue che viene trasfusa con maggior frequenza. Queste cellule trasportano lâossigeno dai polmoni agli organi e ai tessuti. I globuli rossi inoltre aiutano lâorganismo a eliminare lâanidride carbonica e gli altri prodotti di scarto.
Se avete perso molto sangue a causa di un incidente o di un intervento chirurgico probabilmente avrete bisogno di una trasfusione di globuli rossi. Questo tipo di trasfusione può anche essere utile in caso di anemia grave provocata da una malattia o da unâemorragia.
Lâanemia è una patologia in cui il sangue ha carenza di globuli rossi. Lâanemia può anche verificarsi se i globuli rossi hanno carenza di emoglobina.
Lâemoglobina è una proteina ricca di ferro che dà al sangue il caratteristico colore rosso. Questa proteina trasporta lâossigeno dai polmoni al resto dellâorganismo.
Trasfusione di piastrine e di fattori di coagulazioneLe piastrine e i fattori di coagulazione servono per arrestare le emorragie, comprese quelle interne. Alcune patologie possono impedire allâorganismo di produrre una quantità sufficiente di piastrine o di fattori di coagulazione. Se siete affetti da una di queste malattie, probabilmente avrete bisogno di trasfusioni periodiche di piastrine e di fattori di coagulazione per rimanere in buona salute.
Ad esempio se siete emofiliaci probabilmente avete bisogno di un fattore di coagulazione speciale che vada a integrare quello di cui siete carenti. Lâemofilia è una patologia del sangue rara ed ereditaria, che impedisce al sangue di coagularsi normalmente.
Se soffrite di emofilia, probabilmente le emorragie dopo un trauma o un incidente durano più a lungo. Inoltre potreste anche avere emorragie interne, soprattutto in corrispondenza delle articolazioni (ginocchia, caviglie e gomiti).
Trasfusioni di plasmaIl plasma è la parte liquida del sangue, costituita perlopiù da acqua, ma anche da proteine, fattori di coagulazione, ormoni, vitamine, colesterolo, zucchero, sodio, potassio, calcio e altre sostanze.
In caso di ustioni gravi, di insufficienza epatica o di infezione grave, potrebbe essere necessaria una trasfusione di plasma.
Cause di trasfusioneLe trasfusioni di sangue sono molto frequenti. Ogni anno, circa 5 milioni di persone negli Stati Uniti hanno bisogno di ricevere una trasfusione. Le trasfusioni sono usate per pazienti di tutte le età .
Alcune persone che si sottopongono a un intervento chirurgico hanno bisogno di trasfusioni perché perdono molto sangue durante lâintervento. Anche chi riporta lesioni molto gravi, ad esempio dovute a incidenti dâauto, ferite di guerra o calamità naturali, può aver bisogno di reintegrare il sangue perso .
Alcune persone hanno bisogno di sangue (sangue intero o parti), perché sono malate. Ad esempio le trasfusioni di sangue possono essere usate per curare:
infezioni o malattie epatiche gravi che impediscono allâorganismo di produrre normalmente il sangue o alcune parti del sangue. patologie che provocano lâanemia, ad esempio patologie renali o tumori. Anche la radioterapia e alcuni tipi di farmaci possono causare lâanemia. Esistono diverse forme di anemia, tra cui ricordiamo: lâanemia aplastica, lâanemia di Fanconi, lâanemia emolitica, lâanemia da carenza di ferro, quella falciforme e la talassemia. disturbi della coagulazione del sangue, come lâemofilia o la trombocitopenia. Come avviene Prima della trasfusionePrima della trasfusione, lâinfermiere preleva il sangue del paziente per scoprire il gruppo sanguigno (A, B, AB o 0) e lâRh. Punge il dito con un ago per raccogliere alcune gocce di sangue oppure preleva il sangue da una delle vene.
Il tipo di sangue usato per la trasfusione deve essere compatibile con il vostro. Se non lo fosse gli anticorpi (proteine) nel sangue attaccherebbero il sangue nuovo e vi farebbero stare male.
Alcuni pazienti manifestano una reazione allergica anche quando il sangue donato è compatibile con il loro. Per prevenirla, il medico può prescrivere un farmaco utile per prevenire le reazioni allergiche.
Se soffrite di allergie o se avete avuto una reazione allergica durante una trasfusione, il medico farà tutto il possibile per garantire la vostra sicurezza.
La maggior parte dei pazienti non deve modificare né la dieta né le proprie attività né prima né dopo la trasfusione. Il medico vi comunicherà se dovete modificare in qualche modo il vostro stile di vita prima della trasfusione.
Durante la trasfusioneLe trasfusioni sono eseguite in ambulatorio o in ospedale. In casi molto rari possono essere effettuate a domicilio. Le trasfusioni sono anche eseguite durante gli interventi chirurgici e al pronto soccorso.
Viene inserita una flebo in uno dei vasi sanguigni. Attraverso di essa si riceve il sangue sano. La trasfusione di solito dura da 1 a 4 ore, a seconda della quantità di sangue necessaria e dal tipo di componente che si riceve.
Durante la trasfusione gli infermieri sorvegliano attentamente il paziente, soprattutto nei primi 15 minuti, cioè nel momento in cui câè il maggior rischio di reazioni allergiche. Gli infermieri continuano a tenere sotto controllo il paziente per tutta la durata della trasfusione.
Dopo la trasfusioneDopo la trasfusione vengono controllati i parametri vitali (temperatura, pressione e battito cardiaco). La flebo viene rimossa. Nel punto in cui è entrato lâago può rimanere un livido o un leggero fastidio per alcuni giorni.
Per scoprire come lâorganismo reagisce alla trasfusione, probabilmente dovrete fare gli esami del sangue. Il medico vi farà sapere a quali sintomi dovrete prestare attenzione e in quali casi dovrete rivolgervi al pronto soccorso.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Fattore Rh negativo o positivo in gravidanza?Anemia ed emorragie da chemioterapiaTrapianto di midollo e staminali: rischi e proceduraAnemia: sintomi, diagnosi e causeLinfocitopenia o linfopenia: cause e rimediL'articolo Trasfusioni di sangue: procedimento e rischi sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
15/04/2013 09:07
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Farmaco e Cura
Anticorpi monoclonali per la terapia del tumore
Posted: 14 Apr 2013 11:51 PM PDT
Introduzione Come funzionano Come avviene la terapia Esempi Effetti collaterali Perchè sceglierli, perchè evitarli IntroduzioneGli anticorpi monoclonali sono una terapia contro il tumore relativamente innovativa. Per curare certe forme di tumore sono disponibili diversi tipi di anticorpi monoclonali, ma non sempre è chiarissimo quale sia il modo migliore per usarli.
Se voi e il vostro oncologo pensate di dover ricorrere a un anticorpo monoclonale per la terapia contro il tumore, in questâarticolo vi spiegheremo come funziona questa terapia (immunoterapia), in modo che possiate decidere insieme se fa al caso vostro.
Che cosa sonoGli anticorpi monoclonali sono molecole di sintesi progettate per sfruttare particolari debolezze delle cellule tumorali; imitano gli anticorpi che lâorganismo produce naturalmente come parte della risposta immunitaria ai germi, ai vaccini e ad altre sostanze o corpi estranei.
Come funzionanoQuando lâanticorpo monoclonale si attacca a una cellula tumorale può:
Rendere la cellula tumorale più visibile al sistema immunitario. Il sistema immunitario attacca i corpi estranei che entrano nellâorganismo, ma di solito non riconosce le cellule tumorali come ânemicheâ. Lâanticorpo monoclonale può essere progettato per attaccarsi a determinate parti delle cellule tumorali. In questo modo lâanticorpo contrassegna le cellule tumorali, e le rende più visibili al sistema immunitario. Ad esempio lâanticorpo monoclonale rituximab (Rituxan®) si attacca a una proteina specifica (CD20) presente solo sui linfociti B, un tipo di globuli bianchi. Alcuni tipi di linfomi nascono proprio da questi linfociti B. Quando il rituximab si attacca a questa proteina sui linfociti B, li rende più visibili al sistema immunitario che quindi le attacca. Il rituximab fa diminuire il numero di linfociti B, compresi quelli sani, ma lâorganismo ne produce di nuovi per sostituirli. In questo modo diminuisce la probabilità di avere dei linfociti B malati. Bloccare i fattori di crescita. I fattori di crescita sono sostanze chimiche che si attaccano ai recettori delle cellule normali e di quelle tumorali, segnalando alla cellula di crescere. Alcune cellule tumorali hanno molte copie dei recettori del fattore di crescita, e quindi crescono più velocemente delle cellule sane. Gli anticorpi monoclonali sono in grado di bloccare i recettori e impedire ai segnali di crescita di raggiungere la cellula. Il cetuximab (Erbitux®), un anticorpo monoclonale approvato per la terapia del tumore al colon e dei tumori della testa e del collo, si attacca ai recettori sulle cellule tumorali che accettano un certo segnale di crescita (il fattore di crescita dellâepidermide, o EGF). Le cellule tumorali e alcune cellule sane si basano su questo segnale per iniziare a dividersi e moltiplicarsi. Impedendo al segnale di raggiungere il bersaglio sulle cellule tumorali si rallenta o si interrompe la crescita del tumore. Impedire la formazione di nuovi vasi sanguigni. Le cellule tumorali proliferano anche grazie ai vasi sanguigni che le riforniscono dellâossigeno e delle sostanze nutritive necessarie per la loro crescita. Per attrarre i vasi sanguigni, le cellule tumorali emettono dei segnali di crescita. Gli anticorpi monoclonali che bloccano questi segnali di crescita possono impedire al tumore di essere rifornito dai vasi sanguigni, e quindi impedirgli di crescere. Se invece il tumore è già inserito in una rete di vasi sanguigni e si bloccano i segnali di crescita, i vasi sanguigni possono morire e il tumore può rimpicciolirsi. Il bevacizumab (Avastin®) è un anticorpo monoclonale approvato per la terapia di diversi tipi di tumore, ma non di quello al seno. Il bevacizumab inibisce un segnale di crescita detto fattore di crescita dellâendotelio vascolare (VEGF) inviato dalle cellule tumorali per attrarre nuovi vasi sanguigni. Il bevacizumab intercetta i segnali VEGF del tumore e impedisce loro di collegarsi ai loro obiettivi. Somministrare radiazioni alle cellule tumorali (radioimmunoterapia). Combinando una particella radioattiva con un anticorpo monoclonale i medici riescono a somministrare le radiazioni direttamente alle cellule malate. In questo modo la maggior parte delle cellule sane circostanti rimane intatta. Gli anticorpi monoclonali con particelle radioattive somministrano una quantità minima di radiazioni per un periodo di tempo maggiore rispetto alle terapie tradizionali: i ricercatori ritengono che questa terapia sia efficace come la radioterapia convenzionale ad alti dosaggi. Lâibritumomab (Zevalin®), approvato per il linfoma non Hodgkin, è una combinazione di un anticorpo monoclonale e di particelle radioattive. Lâanticorpo monoclonale si attacca ai recettori delle cellule tumorali presenti nel sangue e somministra la radiazione.Attualmente sono in commercio molti anticorpi monoclonali diversi per curare diversi tipi di tumore. Le sperimentazioni cliniche stanno studiando lâuso degli anticorpi monoclonali nella terapia di quasi tutte le forme di tumore.
Come avviene la terapiaGli anticorpi monoclonali vengono somministrati tramite flebo. La frequenza della terapia dipende dal tipo di tumore e dal tipo di terapia. Alcuni anticorpi monoclonali possono essere usati in combinazione con altri tipi di terapie, come la chemioterapia e la terapia ormonale. Altri invece vengono somministrati da soli.
Gli anticorpi monoclonali in passato venivano usati solo per curare i tumori in stadio avanzato che non rispondevano alla chemioterapia oppure le recidive. Ora che ne è stata dimostrata lâefficacia, però, alcune terapie con anticorpi monoclonali attualmente vengono usate già in fasi meno avanzate della malattia. Ad esempio il rituximab può essere usato come terapia di prima linea in alcuni tipi di linfoma non Hodgkin, mentre il trastuzumab (Herceptin®) viene usato per curare alcune forme non avanzate di tumore al seno.
Molte delle terapie con anticorpi monoclonali sono ancora considerate sperimentali. Proprio per questo, sono di norma riservate a tumori in stadio avanzato che non rispondono alle altre terapie standard e ben consolidate.
Esempi Anticorpi monoclonali approvati dalla FDA per la cura dei tumori Nome del Farmaco Tipo di tumore bersaglio Alemtuzumab (Campath®) Leucemia linfatica cronica Bevacizumab (Avastin®) Tumore al cervelloTumore del colon
Tumore del rene
Tumore del polmone Cetuximab (Erbitux®) Tumore del colon
Tumori della testa e del collo Ibritumomab (Zevalin®) Linfomi non Hodgkin Ofatumumab (Arzerra®) Leucemia linfatica cronica Panitumumab (Vectibix®) Tumore del colon Rituximab (Rituxan®) Leucemia linfatica cronica
Linfoma non Hodgkin Tositumomab (Bexxar®) Linfoma non Hodgkin Trastuzumab (Herceptin®) Tumore al seno
Tumore allo stomaco Effetti collaterali
In generale la terapia con anticorpi monoclonali presenta meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia tradizionale, tuttavia non è esente da problemi e alcuni di essi, sebbene rari, possono essere molto pericolosi. Chiedete al medico quali effetti collaterali sono connessi al tipo di farmaco che dovrete assumere.
Effetti collaterali frequentiIn generale tra gli effetti collaterali più frequenti causati dagli anticorpi monoclonali ricordiamo:
reazioni allergiche, come orticaria o prurito, sintomi parainfluenzali, ad esempio brividi, debolezza, febbre e dolore muscolare, nausea, diarrea, eruzioni cutanee. Effetti collaterali graviTra gli effetti collaterali gravi, ma rari, degli anticorpi monoclonali possiamo ricordare:
Reazioni da infusione. Si possono verificare gravi reazioni allergiche che, in rarissimi casi, possono causare la morte del paziente. Prima di iniziare la terapia con gli anticorpi monoclonali probabilmente vi saranno somministrati farmaci per bloccare le reazioni allergiche. Le reazioni da infusione di solito si verificano durante la somministrazione o subito dopo, quindi il paziente deve essere controllato attentamente dagli infermieri e dai medici. Estrema scarsità di cellule del sangue. La scarsità estrema di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine può provocare complicazioni gravi. Problemi cardiaci. Alcuni anticorpi monoclonali possono causare problemi cardiaci, come lâinsufficienza cardiaca, o un rischio minimo di infarto. Problemi della pelle e delle mucose. Le lesioni della pelle e le eruzioni cutanee in alcuni casi possono provocare infezioni gravi. Si possono anche verificare lesioni gravi sul tessuto allâinterno della bocca e delle gengive (mucosa orale). Emorragie. Alcuni anticorpi monoclonali impediscono al tumore di formare nuovi vasi sanguigni. Sono stati riportati casi di emorragie causate da questi farmaci. Perchè sceglierli, perchè evitarliOvviamente le terapie contro il tumore devono essere discusse con lâoncologo. Insieme potete valutare i rischi e i benefici di ciascuna terapia e decidere se la terapia con anticorpi monoclonali fa al caso vostro.
Tra le domande da rivolgere al medico ricordiamo:
à stata dimostrata chiaramente lâefficacia dellâanticorpo monoclonale? Alcuni anticorpi monoclonali sono approvati per tumori in fase avanzata, anche se non è stato dimostrato che aumentino la speranza di vita del paziente. Altri farmaci, invece, hanno maggiori probabilità di rallentare o interrompere temporaneamente la crescita del tumore. Quali sono i possibili effetti collaterali della terapia con gli anticorpi monoclonali? Insieme al medico potete capire qual è il rapporto tra effetti collaterali attesi e benefici attesi. Quanto costerà la terapia? La terapia con gli anticorpi monoclonali può essere costosissima, anche migliaia di euro a infusione, e non mutuabile. La terapia con anticorpi monoclonali è disponibile in una sperimentazione clinica? Le sperimentazioni cliniche, cioè le ricerche mediche sulle nuove terapie e sui nuovi modi di usare le terapie esistenti, possono rappresentare unâopportunità per il paziente. Nel corso delle sperimentazioni cliniche il costo del farmaco è sostenuto da chi organizza la sperimentazione e il paziente ha unâopportunità di terapia in più. Chiedete allâoncologo quali sperimentazioni cliniche sono disponibili nel vostro caso e dove si svolgono.Fonte Principale: Mayo Clinic (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Linfoma non Hodgkin: sintomi, terapia, sopravvivenzaTumore o Cancro: cos'è?Radioterapia oncologica: tutto quello che devi sapereLinfoma di Hodgkin: sintomi, diagnosi, terapia,…Mononucleosi infettiva: sintomi, cura e rischi in gravidanzaL'articolo Anticorpi monoclonali per la terapia del tumore sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
08/04/2013 09:29
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Pericardite acuta e cronica: sintomi, terapia e pericoli
Posted: 07 Apr 2013 11:39 PM PDT
Introduzione Cause Sintomi Pericoli Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLa pericardite è un disturbo che provoca lâinfiammazione della membrana che circonda il cuore, cioè del pericardio.
Il pericardio tiene fermo il cuore e lo aiuta a funzionare correttamente. à costituito da due sottili strati di tessuto che circondano il cuore. Tra i due strati câè una piccola quantità di liquido, che impedisce lâattrito.
Nella pericardite gli strati di tessuto si infiammano e fanno attrito contro il cuore. Si origina così il dolore toracico, un sintomo frequente della pericardite.
Il dolore toracico provocato dalla pericardite può assomigliare a quello causato dallâinfarto. Nella maggior parte dei casi, può essere acuto e peggiorare con lâispirazione, e alleviarsi quando si è in piedi e chinati in avanti. Se avvertite il dolore toracico, dovreste andare immediatamente al pronto soccorso, perché potreste avere un infarto.
In molti casi la causa della pericardite rimane sconosciuta. Le infezioni virali probabilmente ne sono una causa frequente, anche se il virus potrebbe non essere mai identificato. Anche le infezioni batteriche, micotiche e di altro tipo possono causare la pericardite.
Tra le altre possibili cause ricordiamo lâinfarto o gli interventi chirurgici sul cuore, altre patologie e lesioni e alcuni farmaci.
La pericardite può essere acuta o cronica.
âAcutaâ significa che si verifica improvvisamente e di solito non dura a lungo. âCronicaâ significa che si sviluppa più lentamente e più richiedere più tempo per guarire.Sia la pericardite acuta sia quella cronica possono alterare il ritmo e il funzionamento normali del cuore e provocare, sebbene di rado, il decesso del paziente. La pericardite, tuttavia, nella maggior parte dei casi è lieve, quindi guarisce da sola, con il riposo e semplici terapie.
In altri casi, invece, sono necessarie terapie più intense per prevenire le complicazioni. Le terapie possono comprendere farmaci, e, con minore frequenza, anche interventi chirurgici o di altro genere.
CauseIn molti casi la pericardite, sia acuta sia cronica, è idiopatica, cioè non si sa con esattezza quale sia la sua causa.
Le infezioni virali probabilmente sono una causa frequente della pericardite, anche se il virus può restare sconosciuto. La pericardite spesso si presenta a seguito di infezioni respiratorie e può anche essere causata dalle infezioni batteriche, micotiche e di altro tipo.
Si pensa che la maggior parte dei casi di pericardite cronica o ricorrente sia causata da malattie autoimmuni, come il lupus, la sclerodermia e lâartrite reumatoide.
Nelle malattie autoimmuni, il sistema immunitario produce anticorpi (proteine) che per errore attaccano i tessuti o le cellule dellâorganismo.
Tra le altre possibili cause della pericardite ricordiamo:
Infarto e interventi chirurgici sul cuore, Insufficienza renale, HIV/AIDS, tumori, tubercolosi e altri problemi di salute, Traumi al torace o radioterapia nella zona toracica, Malattie autoimmuni, come la colite ulcerosa, Farmaci come la fenitoina (anticonvulsivamente), il warfarin e lâeparina (anticoagulanti) e la procainamide (usata per curare le aritmie). Fattori di rischioLa pericardite si verifica in pazienti di tutte le età , tuttavia colpisce con maggior frequenza gli uomini dai 20 ai 50 anni.
Chi è in terapia per la pericardite acuta può avere delle ricadute. Le ricadute si verificano dal 15 al 30 per cento delle persone affette dalla malattia. In rari casi le ricadute possono trasformarsi in pericardite cronica.
Sintomi Pericardite acutaIl sintomo più frequente della pericardite acuta è il dolore toracico acuto e lancinante. Il dolore di solito insorge rapidamente e spesso colpisce il torace al centro o a sinistra oppure tutta la parte anteriore del torace. Il paziente inoltre può avvertire dolore in una o entrambe le spalle, al collo, alla schiena e allâaddome.
Il dolore di solito è meno forte quando ci si siede e ci si china in avanti; è invece più forte quando ci si sdraia e si fanno respiri profondi. Alcuni pazienti avvertono un dolore sordo o una sensazione di pressione al torace.
Il dolore al torace, inoltre, può assomigliare a quello provocato dallâinfarto. Se il paziente avverte dolore al torace, dovrebbe andare immediatamente al pronto soccorso, perché potrebbe trattarsi di un infarto.
Alcuni pazienti affetti da pericardite acuta hanno la febbre. Tra gli altri sintomi si possono avere: debolezza, palpitazioni, difficoltà a respirare e tosse. Le palpitazioni sono la sensazione che il cuore salti un battito, tremi o batta troppo rapidamente o troppo lentamente.
Pericardite cronicaIl sintomo più frequente della pericardite cronica è il dolore al torace. La pericardite cronica, inoltre, spesso causa stanchezza, tosse e difficoltà a respirare. Nei casi più gravi di pericardite cronica, si può avere gonfiore alla pancia e alle gambe, nonché ipotensione (pressione bassa).
PericoliPer guarire dalla pericardite possono volerci da alcuni giorni ad alcuni mesi. Con una terapia tempestiva e corretta, ad esempio con il riposo e la sorveglianza continua, la maggior parte delle persone riesce a riprendersi completamente. Una terapia corretta può anche essere utile per diminuire il rischio di ricadute.
Due gravi complicazioni della pericardite sono
il tamponamento cardiaco, la pericardite costrittiva cronica.Il tamponamento cardiaco si verifica se nel pericardio si raccoglie un eccesso di liquidi, che iniziano a premere sul cuore, impedendogli di riempirsi normalmente di sangue. Il sangue, quindi, deve uscire dal cuore, e si ha un improvviso abbassamento della pressione. Se non viene curato, il tamponamento cardiaco può essere fatale.
La pericardite costrittiva cronica è una malattia rara che insorge lentamente. Può causare la formazione di tessuto simil-cicatriziale nel pericardio. Il pericardio si irrigidisce e non riesce più a muoversi normalmente. Con il passare del tempo, il tessuto cicatriziale comprime il cuore impedendone il funzionamento normale.
DiagnosiIl medico diagnostica la pericardite basandosi sullâanamnesi, sulla visita e sui risultati degli esami.
Specialisti coinvoltiLa pericardite spesso viene diagnosticata e curata dai medici di base, ad esempio dal medico di famiglia, dallâinternista o dal pediatra. Possono essere coinvolti anche altri medici, ad esempio il cardiologo, il cardiologo pediatrico e lâinfettivologo.
Il cardiologo è lo specialista che si occupa dei pazienti adulti con problemi cardiaci. Il cardiologo pediatrico cura i bambini affetti da problemi cardiaci. Lâinfettivologo cura i pazienti che hanno unâinfezione.
AnamnesiIl medico probabilmente vi chiederà se:
siete reduci da unâinfezione delle vie respiratorie o da unâinfluenza, siete reduce da un infarto o da un trauma al torace, avete problemi di salute di altro genere.Il medico inoltre vi chiederà quali sono i sintomi. Se avete dolore al torace, vi chiederà che caratteristiche a, da dove parte e se peggiora quando vi sdraiate, fate un respiro profondo o tossite.
VisitaQuando il pericardio (la membrana che circonda il cuore) si infiamma, la quantità di liquido tra i due strati di tessuto aumenta. Quindi durante la visita il medico dovrà verificare se câè un accumulo di liquidi nel torace.
Uno dei segni frequenti è lo sfregamento pericardico, cioè il rumore provocato dallâattrito del pericardio contro la parete esterna del cuore. Il medico ausculterà il torace con lo stetoscopio per escludere la presenza di questo rumore.
Il medico potrebbe anche sentire altri rumori toracici che indicano la presenza di liquidi nel pericardio (effusione pericardica) o nei polmoni (effusione pleurica). Si tratta di problemi più gravi legati alla pericardite.
Esami diagnosticiIl medico può consigliare di eseguire uno o più esami per diagnosticare la patologia e capirne la gravità . Gli esami prescritti con maggior frequenza sono:
ECG (elettrocardiogramma). Questo semplice esame individua e registra lâattività elettrica del cuore. Alcuni tipi di risultato dellâECG possono indicare la pericardite. Radiografia toracica. La radiografia toracica crea delle immagini delle strutture interne del torace, come il cuore, i polmoni e i vasi sanguigni. Le immagini possono indicare che il cuore è più grande del normale, e questo è un segno dellâaccumulo di fluidi nel pericardio. Ecocardiografia. Questo esame indolore usa le onde sonore per creare immagini del cuore. Le immagini indicano quantâè grande il cuore, se ha una forma normale e se funziona bene. Lâesame può indicare se si sono accumulati liquidi nel pericardio. TAC (tomografia computerizzata) cardiaca. La TAC cardiaca è un tipo di radiografia che scatta una serie di immagini chiare e dettagliate del cuore e del pericardio. La TAC cardiaca serve ad escludere altre possibili cause del dolore toracico. MRI (risonanza magnetica) cardiaca. Questâesame usa delle calamite potenti e le onde radio per creare immagini dettagliate degli organi e dei tessuti. La risonanza magnetica cardiaca può servire per evidenziare lâispessimento o altre alterazioni del pericardio.Il medico inoltre può prescrivere gli esami del sangue, che sono in grado di aiutarlo a scoprire se avete avuto un infarto, qual è la causa della pericardite e la gravità dellâinfiammazione al pericardio.
Cura e terapiaLa maggior parte dei casi di pericardite è di lieve entità ; il paziente guarisce spontaneamente, con il riposo e con una semplice terapia. In altri casi, invece, è necessaria una terapia più intensa per prevenire complicazioni. La terapia può comprendere farmaci e, con minore frequenza, interventi chirurgici o di altro tipo.
Tra gli scopi della terapia ricordiamo:
diminuire il dolore e lâinfiammazione, curare la causa a monte, qualora sia stata diagnosticata, escludere le complicazioni. Terapie specificheCome terapia di prima linea, il medico consiglia al paziente di stare a riposo finché non sta meglio e la febbre è passata. Il medico può consigliare al paziente di assumere degli antinfiammatori da banco, come lâaspirina e lâibuprofene, per far diminuire il dolore e lâinfiammazione.
Se il dolore è molto forte, probabilmente dovete ricorrere a farmaci più forti. Se il dolore continua a essere grave, il medico può prescrivervi la colchicina e, forse, anche il prednisone (un cortisonico).
Se la pericardite è causata da unâinfezione, il medico prescriverà un antibiotico o un altro farmaco per curare lâinfezione.
Durante la terapia per la pericardite, probabilmente dovrete rimanere ricoverati in ospedale, così il medico vi terrà sotto controllo per escludere le complicazioni.
I sintomi della pericardite acuta possono durare da alcuni giorni ad alcune settimane. La pericardite cronica può durare per diversi mesi.
Altri tipi di terapieProbabilmente dovrete ricorrere alla terapia anche per escludere le complicazioni della pericardite. Due complicazioni gravi sono il tamponamento cardiaco e la pericardite costrittiva cronica.
Il tamponamento cardiaco viene curato con un intervento detto pericardiocentesi. Un tubicino (catetere) viene inserito nella gabbia toracica per rimuovere il liquido in eccesso dal pericardio. Questo intervento serve per far diminuire la pressione sul cuore.
Lâunica cura per la pericardite costrittiva cronica è lâintervento chirurgico di rimozione del pericardio, detto pericardiectomia.
Per le terapie di queste complicazioni il paziente deve essere ricoverato in ospedale.
Convivere con la pericarditeMolti casi di pericardite sono di lieve entità e si risolvono spontaneamente. Altri casi invece, se non vengono curati, possono trasformarsi in pericardite cronica e causare problemi seri al cuore. Alcuni di questi problemi possono mettere in pericolo la vita del paziente.
A volte ci possono volere settimane o mesi per guarire dalla pericardite. Si può guarire completamente stando a riposo e tenendo sotto controllo il proprio stato di salute: così facendo, si riesce tra lâaltro a diminuire il rischio di ricadute.
PrevenzioneDi norma è impossibile prevenire la pericardite acuta. Si possono però prendere provvedimenti per diminuire il rischio di ricadute, di complicazioni o di pericardite cronica.
Questi provvedimenti sono davvero semplici: bisogna andare immediatamente dal medico o al pronto soccorso ai primi sintomi, seguire scrupolosamente la terapia e tenere sotto controllo il proprio stato di salute, seguendo sempre le indicazioni del medico.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Dolore al petto: infarto od altro?Sindrome di Kawasaki: sintomi, cura e complicanzeFibrillazione atriale: sintomi, terapia e causeEcocardiogramma: funzionamento, preparazione e risultatiProlasso della valvola mitrale: sintomi e conseguenzeL'articolo Pericardite acuta e cronica: sintomi, terapia e pericoli sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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01/04/2013 09:31
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Farmaco e Cura
Sindrome di Sjögren: cause, sintomi e cura
Posted: 31 Mar 2013 11:49 PM PDT
Introduzione Cause Sintomi Conseguenze sulla salute Pericoli Diagnosi Cura IntroduzioneNei primi anni del Novecento il medico svedese Henrik Sjögren descrisse per la prima volta un gruppo di donne in cui lâartrite cronica era accompagnata da secchezza oculare e della bocca. Attualmente i reumatologi conoscono molti dettagli in più sulla sindrome che ha preso il nome da Sjögren e, cosa fondamentale per i pazienti, possono offrire consigli su come convivere con il disturbo.
La sindrome di Sjögren è infatti una malattia infiammatoria che può colpire molte parti diverse dellâorganismo, ma nella maggior parte dei casi danneggia le ghiandole lacrimali e salivari. Chi ne è affetto può notare irritazione, secchezza o bruciore agli occhi. Sono anche frequenti la bocca secca (o la difficoltà a mangiare cibi secchi) e il gonfiore delle ghiandole intorno al viso e al collo. Alcuni pazienti hanno il naso, la gola, la vagina e la pelle secca. Piuttosto comuni, inoltre, sono la difficoltà di deglutizione e i sintomi del reflusso acido.
La sindrome di Sjögren primaria si verifica nei pazienti non colpiti da altre malattie reumatiche. La sindrome di Sjögren secondaria, invece, colpisce pazienti già affetti da malattie reumatiche, nella maggior parte dei casi il lupus eritematoso sistemico e lâartrite reumatoide.
La sindrome colpisce soprattutto le donne, di qualsiasi età e di qualsiasi gruppo etnico. à invece rara nei bambini, e nella maggior parte dei casi inizia dopo i 40 anni. La metà circa dei pazienti soffre anche di artrite reumatoide o di altre malattie del tessuto connettivo come il lupus.
CauseLa sindrome di Sjögren è una malattia autoimmune. Il sistema immunitario, che normalmente dovrebbe combattere le malattie uccidendo i virus e i batteri dannosi, quando è colpito da una malattia autoimmune funziona male perché attacca parti dellâorganismo.
Nella sindrome di Sjögren il sistema immunitario attacca le ghiandole esocrine, in particolar modo quelle salivari e lacrimali. Quando vengono danneggiate queste ghiandole non funzionano più bene e quindi il paziente inizia ad avere la bocca secca e gli occhi secchi.
I medici non conoscono con esattezza la causa della sindrome di Sjögren, ma ritengono che possa essere causata da una combinazione di due fattori:
fattori genetici, esposizione a un virus o a un batterio. SintomiI sintomi principali sono:
secchezza oculare, bocca secca.La sindrome di Sjögren può anche colpire altre parti del corpo come la pelle, le articolazioni, i polmoni, i nervi, i vasi sanguigni, lâapparato digerente e i nervi. Tra gli altri sintomi possiamo ricordare:
secchezza della pelle, eruzioni cutanee, tosse secca cronica, problemi della tiroide, dolore articolare e muscolare, secchezza vaginale, intorpidimento e formicolio degli arti.La sindrome di Sjögren, infine, può causare una forte stanchezza.
Conseguenze sulla saluteLa stragrande maggioranza dei pazienti affetti dalla sindrome di Sjögren è praticamente sana, e non lamenta nessuna complicazione grave. I pazienti, tuttavia, dovrebbero essere informati del rischio di infezioni dellâocchio e della zona intorno allâocchio e del rischio di problemi dentali dovuti alla scarsità protratta di lacrime e di saliva.
In rari casi i pazienti possono soffrire di complicazioni connesse allâinfiammazione di altre parti dellâorganismo, ad esempio:
dolore articolare e muscolare connesso ad affaticamento, problemi dei polmoni che assomigliano alla polmonite, alterazioni della funzionalità renale ed epatica che emergono dagli esami del sangue eruzioni cutanee connesse allâinfiammazione dei vasi sanguigni minori problemi neurologici che causano debolezza e intorpidimentoIn rari casi la sindrome di Sjögren può essere connessa con il linfoma, un tumore delle ghiandole linfatiche.
PericoliLa maggior parte delle complicazioni della sindrome di Sjögren è dovuta alla secchezza oculare e della bocca. Chi ha gli occhi secchi corre un rischio maggiore di infezioni oculari e può subire lesioni alla cornea.
La bocca secca può causare un aumento delle carie, della gengivite (infiammazione delle gengive) e infezioni del cavo orale dovute ai lieviti (candida o mughetto) che possono provocare dolore o bruciore. In alcuni pazienti le ghiandole salivari si gonfiano iniziano a far male.
Si possono verificare complicazioni anche in altre parti dellâorganismo. Alcuni pazienti, anche non affetti dallâartrite reumatoide o dal lupus, possono avere dolore e rigidità articolare. Le eruzioni cutanee sugli arti, connesse allâinfiammazione dei vasi sanguigni minori (vasculite) e lâinfiammazione dei polmoni, del fegato e dei reni si verificano raramente e possono essere difficili da diagnosticare. In alcuni pazienti, infine, sono stati descritti intorpidimento, formicolio e debolezza.
DiagnosiLa diagnosi dipende da:
anamnesi, visita medica, esami dellâocchio e della bocca, esami del sangue.La secchezza degli occhi e della bocca può essere uno dei campanelli dâallarme ma richiede ulteriori approfondimenti, perché questi sintomi possono essere causati da molti altri disturbi o anche da diversi farmaci.
Esistono esami in grado di capire se la produzione di lacrime o saliva è minore del normale. Una visita oculistica può essere utile per individuare anomalie dellâocchio dovute alla sindrome. Gli esami del sangue sono in grado di individuare gli anticorpi (proteine del sistema immunitario che servono per distruggere i corpi estranei) tipici della malattia. Tra gli anticorpi tipici ci sono quelli anti nucleo (ANA), gli anti SS-A, gli anti SS-B e il fattore reumatoide. Per arrivare alla diagnosi può anche essere usata la biopsia delle ghiandole salivari, che si trovano intorno alla bocca o sotto la superficie del labbro inferiore.
Cura e terapiaLa terapia varia a seconda del paziente, perché ad esempio dipende dalle parti del corpo colpite, e mira a tenere sotto controllo i sintomi e può comprendere:
farmaci per combattere il dolore articolare o muscolare (ad esempio lâaspirina o lâibuprofene), farmaci che aiutano a produrre più saliva (ad esempio pilocarpina o la cevimulina), antinfiammatori (ad esempio i cortisonici), immunosoppressori (farmaci che riducono l’attività del sistema immunitario).La terapia per gli occhi secchi può comprendere:
Lacrime artificiali, in vendita in farmacia in diverse concentrazioni. Bisogna provarne diversi tipi per trovare quelle giuste. Creme per gli occhi. Sono più dense delle lacrime artificiali. Proteggono gli occhi e li umidificano per diverse ore. Possono offuscare la vista per qualche minuto subito dopo l’applicazione.La terapia per la bocca secca può comprendere i provvedimenti seguenti:
Tenere in bocca un chewing gum o una caramella dura aiuta le ghiandole salivari a produrre più saliva (ricordate però che il chewing gum e le caramelle devono essere senza zucchero). Bere spesso acqua o una bibita senza zucchero per idratare la bocca. Usare un burro di cacao o un lucidalabbra idratante per alleviare il fastidio delle labbra secche e screpolate. Usare un sostituto della saliva prescritto dal medico per idratare la bocca. Usare i farmaci che aiutano la bocca a produrre una maggior quantità di saliva.Se si ha la bocca secca aumenta il rischio di infezioni. Se in bocca avete placche bianche o zone arrossate che bruciano andate dal medico.
Per la secchezza nasale sono utili gli umidificatori e le irrigazioni nasali saline, mentre per alleviare i sintomi del reflusso acido possono essere utili i farmaci antiacidi (come gli inibitori della pompa protonica e gli H2 antagonisti).
Le terapie alleviano in parte la secchezza, ma di solito non riescono a sconfiggerla completamente.
Tutti i pazienti dovrebbero andare regolarmente dal dentista per prevenire le carie e la caduta dei denti che si verificano come complicazione della sindrome di Sjögren. Chi soffre di secchezza oculare dovrebbe andare dallâoculista regolarmente per prevenire le lesioni della cornea. Chi invece ha rossore e dolore eccessivo agli occhi dovrebbe essere valutato per escludere infezioni.
Lâidrossiclorochina, un farmaco antimalarico usato anche per il lupus e lâartrite reumatoide, può essere utile ad alcuni pazienti affetti dalla sindrome di Sjögren per ridurre il dolore articolare e le eruzioni cutanee. I pazienti con sintomi sistemici gravi (che però sono rari), come la febbre, le eruzioni cutanee, il dolore addominale o i problemi dei polmoni e dei reni potrebbero aver bisogno di una terapia con i corticosteroidi come il prednisone e/o con gli immunosoppressori, come il metotrexato, lâazatioprina, il micofenolato e la ciclofosfamide.
Infine i ricercatori stanno valutando lâefficacia del rituximab e di altre terapie biologiche per curare i casi di sindrome di Sjögren che colpiscono lâintero organismo.
Secchezza causata dai farmaciAlcuni farmaci possono provocare secchezza della bocca o degli occhi. Se assumete uno dei farmaci dellâelenco seguente, chiedete al medico se è opportuno interrompere la terapia.
Tra i farmaci che possono causare secchezza ricordiamo:
antistaminici e decongestionanti (usati per le allergie e il raffreddore), diuretici (usati per far espellere allâorganismo i liquidi in eccesso), alcuni farmaci per combattere la diarrea, alcuni farmaci usati per tenere sotto controllo la pressione, alcuni antipsicotici, tranquillanti, antidepressivi.Fonti Principale: NIH e rheumatology.gov (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Bocca secca (xerostomia): cause, rimedi e pericoliBocca secca e/o intolleranza al lattosio in chemioterapiaLupus eritematoso sistemico: sintomi e curaSindrome di Raynaud: sintomi, cause, curaParalisi facciale (paralisi di Bell): sintomi, cause e curaL'articolo Sindrome di Sjögren: cause, sintomi e cura sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
25/03/2013 09:32
Farmaco e Cura
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Strappi muscolari e distorsioni: sintomi, cause e cura
Posted: 25 Mar 2013 01:01 AM PDT
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLe distorsioni e gli strappi sono lesioni piuttosto frequenti che hanno gli stessi sintomi, ma coinvolgono parti diverse dellâorganismo.
Si ha una distorsione quando si strappano o si stirano i legamenti, le strisce di tessuto fibroso che collegano le ossa allâinterno delle articolazioni. La distorsione più frequente è quella della caviglia.
Si ha uno strappo muscolare quando si strappano o si stirano i muscoli o i tendini. I tendini sono le fasce di tessuto fibroso che collegano i muscoli alle ossa. Gli strappi più frequenti sono quelli nella parte bassa della schiena e del muscolo posteriore della coscia.
Cause DistorsioniLe distorsioni si verificano quando si distende eccessivamente o si strappa un legamento e contemporaneamente si stressa troppo unâarticolazione. Spesso le distorsioni si verificano nelle circostanze seguenti:
Caviglia: Camminare o fare esercizio fisico su una superficie irregolare. Ginocchio: Ruotare il ginocchio durante lâattività sportiva. Polso: Cadere sul polso teso. Pollice: Sciare o usare una racchetta, ad esempio giocando a tennis. StrappiEsistono due tipi di strappi, quelli acuti e quelli cronici. Gli strappi acuti si verificano quando il muscolo è sottoposto a una tensione o a una trazione troppo intensa; il muscolo può addirittura strapparsi quando si allunga troppo o improvvisamente.
Gli strappi acuti spesso si verificano quando:
si scivola sul ghiaccio, si corre, si salta o si lancia un peso, si solleva un oggetto pesante o si compiono sollevamenti in posizioni non corrette.Gli strappi cronici sono causati da un movimento prolungato e ripetitivo di un muscolo. Si possono verificare durante le attività sportive come:
Ginnastica, Tennis, Canottaggio, Golf. Fattori di rischioTra i fattori di rischio per le distorsioni e gli strappi ricordiamo:
Mancanza di allenamento. Se i muscoli non sono allenati si indeboliscono e diventano più soggetti alle lesioni. Affaticamento. I muscoli stanchi non sono in grado di sostenere al meglio le articolazioni. Quando si è stanchi, si corre un rischio maggiore di sottoporsi a forze in grado di stressare lâarticolazione o allungare eccessivamente il muscolo. Riscaldamento non adeguato. Riscaldarsi correttamente prima di unâattività fisica intensa scioglie i muscoli e aumenta la mobilità articolare: sciogliendosi, i muscoli sono meno soggetti ai traumi e agli strappi. SintomiI sintomi variano a seconda della gravità della lesione.
Distorsioni Dolore, Gonfiore, Lividi, Ridotta mobilità dellâarticolazione colpita, Nel momento della lesione si può sentire distintamente uno schiocco o un rumore sordo che proviene dallâarticolazione. Strappi Dolore, Gonfiore, Spasmi muscolari, Ridotta mobilità del muscolo colpito. Quando chiamare il medicoLe distorsioni e gli strappi meno gravi possono essere curati a casa; è invece opportuno andare dal medico se:
non si riescono a fare più di quattro passi senza provare un dolore molto intenso, non si riesce a muovere lâarticolazione colpita, una parte della zona colpita rimane intorpidita. DiagnosiProbabilmente per prima cosa andrete dal medico di famiglia, che però vi indirizzerà verso uno specialista di medicina sportiva o un ortopedico.
Durante la visita il medico controllerà se nellâarto colpito ci sono gonfiori o punti particolarmente doloranti. La zona e lâintensità del dolore possono servire a capire la gravità e la natura della lesione. Il medico, inoltre, può farvi muovere lâarticolazione e gli arti in diverse posizioni per riuscire a scoprire quale legamento, tendine o muscolo è stato colpito.
Le radiografie possono essere utili per escludere che il problema sia causato da una frattura o da unâaltra lesione ossea. La risonanza magnetica può anche essere usata per diagnosticare la gravità della lesione.
Cura e terapiaLa terapia delle distorsioni e degli strappi dipende dallâarticolazione colpita e dalla gravità della lesione.
Farmaci. Per le distorsioni e gli strappi lievi, il medico probabilmente vi consiglierà di ricorrere a semplici rimedi casalinghi e a un analgesico da banco come lâibuprofene (Moment®, Brufen®, Buscofen®, …) o il paracetamolo (Tachipirina®). Terapia. Se la distorsione o o lo strappo è lieve o moderato, mettete la borsa del ghiaccio sulla zona colpita il prima possibile per non far gonfiare. Se la distorsione o lo strappo sono gravi, il medico può immobilizzare la zona con un busto o steccandola. Intervento chirurgico. Se un legamento o un muscolo si è strappato, lâintervento chirurgico può essere una possibilità . Stile di vita e rimedi praticiPer intervenire subito sulla distorsione e sullo strappo prima di andare eventualmente dal medico potete adottare diverse tecniche. Nella maggior parte dei casi, se la distorsione o lo strappo sono più gravi, vi consigliamo di andare dal medico o dal fisioterapista che vi daranno diversi consigli utili.
Riposo. Evitate le attività fisiche che provocano dolore o gonfiore, ma non rimanete completamente immobili. Se non volete caricare tutto il peso sulla caviglia dolorante, ad esempio, potete fare la cyclette solo con la gamba sana e appoggiare la caviglia su uno sgabello. Ghiaccio. Mettete subito la borsa del ghiaccio sulla zona colpita. Tenetela lì per 15-20 minuti, e ripetete diverse volte al giorno per i primi giorni. Il freddo serve per diminuire il dolore, il gonfiore e gli eventuali lividi. Se la zona impallidisce, togliete subito il ghiaccio. Se soffrite di patologie vascolari, diabete o scarsa sensibilità , prima di mettere il ghiaccio chiedete consiglio al medico. Bende. Per cercare di arrestare il gonfiore, potete comprimere la zona con una benda elastica. Non avvolgete la benda troppo stretta, o potrebbe fermare la circolazione. Iniziate a bendare dalla zona più lontana dal cuore. Allentate il bendaggio se il dolore aumenta, se la zona si intorpidisce o se il gonfiore si sposta nella zona a valle, cioè più lontana dal cuore. Sollevamento. Per diminuire il gonfiore, sollevate la zona colpita sopra il livello del cuore, soprattutto di notte. La gravità aiuta a diminuire il gonfiore, perché permette il drenaggio dei liquidi in eccesso.Dopo i primi due giorni, iniziate a usare con cautela la zona colpita. Dovreste notare che piano piano migliora la capacità dellâarticolazione di sostenere il peso e che riuscite a muovervi senza dolore. Le distorsioni lievi e moderate di solito guariscono nel giro di 3-6 settimane. Il fisioterapista può aiutarvi ad aumentare la stabilità e la forza dellâarticolazione o dellâarto colpito.
PrevenzioneGli esercizi di stretching e di rafforzamento per lo sport, il benessere o il lavoro, nel quadro di un programma di benessere fisico generale, possono aiutarvi a minimizzare il rischio di distorsioni e strappi. Cercate di essere in forma per praticare il vostro sport preferito, e non solo di fare sport per mantenervi in forma! Se il vostro lavoro richiede sforzi fisici, fare esercizio regolarmente può aiutarvi a prevenire le lesioni.
Potete proteggere le articolazioni sul lungo periodo lavorando per rafforzare e mantenere in forma i muscoli intorno allâarticolazione danneggiata. Il sostegno migliore che potete avere sono i vostri muscoli! Chiedete al medico quali esercizi fare per migliorare la stabilità e il benessere. Usate inoltre un plantare che offra sostegno e protezione.
Fonte Principale: Mayo Clinic (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Fratture e distorsioni: terapie e rischiMuscoli: lesioni, crampi notturni alle gambe e malattieTendine d’Achille: rottura, infiammazione e doloreTendinite e borsite: sintomi, cause e curaBorsite: sintomi, cause, cura e prevenzioneL'articolo Strappi muscolari e distorsioni: sintomi, cause e cura sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
18/03/2013 09:35
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Farmaco e Cura
Sindrome delle gambe senza riposo: sintomi e cura
Posted: 18 Mar 2013 12:51 AM PDT
Introduzione Cause Sintomi Prognosi Diagnosi Cura IntroduzioneLa sindrome delle gambe senza riposo (RLS, dallâinglese Restless Legs Syndrome) è un disturbo che provoca un bisogno urgente e incontenibile di muovere le gambe, spesso accompagnato da sensazioni strane e spiacevoli alle gambe. Una volta mosse le gambe, ci si sente riposati e le sensazioni strane scompaiono.
Chi soffre di questa sindrome descrive le sensazioni spiacevoli come crampi, âsensazione di qualcosa che striscia sulle gambeâ, âgambe che tiranoâ, prurito, formicolio, bruciore, dolore o scosse. In alcuni casi possono essere colpite anche le braccia.
Il bisogno di muoversi e le sensazioni spiacevoli si verificano quando si è a riposo e inattivi, quindi tendono ad essere più spiacevoli di sera o durante la notte.
Chi soffre di questa sindrome può avere difficoltà ad addormentarsi e a rimanere addormentato, quindi può sentirsi stanco e assonnato durante il giorno. Le normali attività , come lo studio e il lavoro, possono risultare compromesse. Se non si dorme abbastanza, poi, si può iniziare a soffrire di depressione, sbalzi dâumore e altri problemi di salute.
La gravità della RLS può variare a seconda:
dellâentità dei sintomi e della loro frequenza, della facilità con cui il movimento riesce ad alleviare i sintomi, di quanto i sintomi disturbano il sonno.Una delle forme della RLS di solito compare prima dei 45 anni e tende ad essere ereditaria. Può addirittura presentarsi già durante lâinfanzia e, una volta comparsa, di solito continua per tutta la vita. Con il tempo i sintomi peggiorano gradualmente e tendono a presentarsi con sempre maggior frequenza. Se la forma della sindrome è lieve, si possono avere lunghi periodi liberi da sintomi.
Unâaltra forma diversa inizia più tardi, dopo i 45 anni, e di norma non è ereditaria. Questo tipo di sindrome delle gambe senza riposo tende a comparire allâimprovviso e i suoi sintomi di norma non peggiorano con il passare del tempo.
La sindrome può essere scatenata da determinati disturbi, patologie e farmaci. Ad esempio sembra connessa allâinsufficienza renale, al morbo di Parkinson, al diabete, allâartrite reumatoide, alla gravidanza e alla carenza di ferro. Se è provocata da uno di questi fattori, di solito i sintomi compaiono improvvisamente.
Le malattie o i farmaci spesso causano o fanno peggiorare la forma di RLS a insorgenza tardiva.
Cause Difetti nellâuso del ferro o carenza di ferroLe ricerche suggeriscono che le cause principali della sindrome delle gambe senza riposo sono i difetti nellâuso che lâorganismo fa del ferro o la carenza di ferro nel cervello. Il cervello usa il ferro per produrre la dopamina (sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore) e per controllare altre attività cerebrali. La dopamina agisce nelle zone del cervello che controllano il movimento.
Molte patologie e situazioni possono alterare la quantità di ferro presente nel cervello o il modo in cui questo minerale viene usato, tra di esse ricordiamo:
lâinsufficienza renale, il morbo di Parkinson, il diabete, lâartrite reumatoide, la gravidanza, la carenza di ferro.Tutti questi disturbi fanno aumentare il rischio di soffrire della sindrome delle gambe senza riposo.
Chi ha parenti stretti affetti dalla RLS ha maggiori probabilità di soffrire del disturbo: i fattori genetici, quindi, probabilmente contribuiscono ai difetti nellâuso del ferro o alla carenza di ferro nel cervello che provocano la RLS.
Lesioni ai nerviLe lesioni ai nervi delle gambe o dei piedi, e in alcuni casi anche delle braccia o delle mani, possono causare o far peggiorare la sindrome. Diverse patologie, tra cui il diabete, possono provocare questo tipo di lesioni.
Farmaci ed altre sostanzeLa sindrome delle gambe senza riposo può essere scatenata da diversi farmaci, tra cui ricordiamo:
farmaci antinausea, antidepressivi, antipsicotici (farmaci usati per curare alcuni tipi di disturbi mentali), farmaci per il raffreddore e le allergie a base di antistaminici, calcio-antagonisti (usati per curare i problemi cardiaci e lâipertensione).I sintomi di norma migliorano o possono addirittura scomparire una volta interrotta la terapia con il farmaco responsabile.
Anche altre sostanze, come lâalcol o il tabacco, possono scatenare o far peggiorare i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo.
Fattori di rischio La sindrome delle gambe senza riposo colpisce dal 5 al 15 per cento degli americani. Molti dei pazienti hanno parenti colpiti dallo stesso disturbo. La RLS colpisce tutti i gruppi razziali, ma è più diffusa tra i pazienti di origine nordeuropea. Le più a rischio sono le donne, anche se la malattia colpisce entrambi i sessi. Il numero di casi di RLS aumenta allâaumentare dellâetà del paziente. Molte persone ricevono la diagnosi in età adulta. Chi inizia a soffrirne nelle prime fasi della vita tende ad avere precedenti famigliari. Chi è affetto da determinate patologie o da determinati disturbi oppure assume particolari medicine corre un rischio maggiore di ammalarsi. La gravidanza è un fattore di rischio per la RLS. Di solito i sintomi si verificano nel terzo trimestre. Il disturbo di norma è più lieve o scompare dopo il parto, ma alcune donne possono continuare a soffrire dei sintomi anche dopo la nascita del bambino. Altre donne, invece, possono iniziare a soffrire di RLS nelle fasi successive della vita. SintomiI 4 sintomi principali della sindrome delle gambe senza riposo (RLS) sono:
Bisogno incontenibile di muovere le gambe accompagnato spesso, ma non sempre, da sensazioni spiacevoli alle gambe. Se il disturbo è grave, il paziente può avere bisogno di muovere anche le braccia. I sintomi si verificano o si aggravano nei momenti di inattività . Il bisogno di muoversi aumenta quando si è seduti o mentre ci si riposa da sdraiati. I sintomi sono alleviati dal movimento. Il movimento, in particolar modo il camminare, aiutano ad alleviare le sensazioni spiacevoli. I sintomi iniziano o sono più intensi di sera o di notte.Affinché sia diagnosticata la RLS, il paziente deve presentare tutti e quattro i sintomi principali.
Bisogno di muoversiLa RLS si chiama così perché il paziente avverte il bisogno incontenibile di muovere le gambe mentre è seduto o sdraiato. Tra i movimenti che tipicamente alleviano le sensazioni spiacevoli causate dalla RLS ricordiamo
camminare e passeggiare, scrollare le gambe, stirare e flettere le gambe, agitare e girare le gambe, strofinare le gambe. Sensazioni spiacevoliChi soffre della sindrome descrive le sensazioni spiacevoli alle gambe come âsensazione di avere qualcosa che si muove o striscia sugli artiâ, prurito, âgambe che tiranoâ, formicolio, bruciore, dolore o scosse. Se la RLS è più grave può causare anche leggero dolore, che di solito è più un fastidio che un dolore vero e proprio.
I sintomi della sindrome delle gambe senza riposo nei bambini possono essere diversi da quelli degli adulti. Nei bambini il disturbo può essere accompagnato dallâiperattività , ma non si sa con certezza il meccanismo che lega i due disturbi.
Le sensazioni spiacevoli causate dalla RLS di solito hanno origine nella parte bassa delle gambe (polpacci), ma in realtà possono colpire qualunque parte delle gambe o dei piedi, e addirittura delle braccia.
Le sensazioni sembrano originarsi dal profondo delle gambe, e non dalla superficie. Di norma colpiscono entrambe le gambe, ma in alcuni casi possono colpire una gamba sola, cambiare gamba o essere più intensi in una gamba.
Chi soffre di sintomi lievi può notarli solo quando è molto stanco o è sveglio da molto tempo, ad esempio durante i viaggi lunghi in aereo o mentre guarda la TV. Se non ha problemi ad addormentarsi, può non avere sintomi durante la notte.
Le sensazioni spiacevoli provocate dalla sindrome delle gambe senza riposo sono diverse dai crampi che molti lamentano durante la notte. I crampi alle gambe spesso sono limitati a determinati gruppi muscolari delle gambe, che possono iniziare a tendersi. I crampi alle gambe causano un dolore più intenso e per alleviarli occorre stirare il muscolo colpito.
In alcuni casi il dolore o il fastidio alle gambe possono essere causati dallâartrite o dallâarteriopatia periferica (PAD). In questi casi, però, muovere le gambe peggiora il fastidio anziché alleviarlo.
Movimenti periodici delle gambe durante il sonnoMolte persone affette dalla RLS soffrono anche dei movimenti periodici delle gambe durante il sonno (PLMS). Questo disturbo provoca scatti o movimenti inconsulti delle gambe ogni 10, 60 secondi durante il sonno. Questi movimenti interrompono il sonno e non fanno riposare bene.
I movimenti periodici delle gambe durante il sonno di norma colpiscono le gambe, ma possono anche colpire le braccia. Chi soffre di PLMS non ha automaticamente anche la sindrome delle gambe senza riposo
Disturbi del sonnoLa sindrome delle gambe senza riposo può impedirvi di addormentarvi o può farvi svegliare. Se disturba il sonno, probabilmente durante la giornata vi sentirete molto stanchi.
La mancanza di sonno può rendere difficile la concentrazione nello studio o nel lavoro; può inoltre causare depressione, sbalzi dâumore e altri problemi di salute, come il diabete o lâipertensione.
PrognosiI sintomi della sindrome delle gambe senza riposo spesso tendono a peggiorare con il passare del tempo, tuttavia in alcuni pazienti possono scomparire anche per settimane o mesi.
Se la sindrome è provocata da una patologia o da un farmaco, può scomparire se la malattia viene curata o se il fattore scatenante scompare. Ad esempio, la RLS dovuta alla gravidanza tende a scomparire dopo il parto. Il trapianto di reni (ma non la dialisi) allevia la sindrome delle gambe senza riposo dovuta allâinsufficienza renale.
Le terapie per la sindrome delle gambe senza riposo comprendono le modifiche dello stile di vita e le terapie farmacologiche. Alcuni semplici modifiche dello stile di vita spesso servono per alleviare le forme più lievi della sindrome ed i farmaci spesso sono in grado di alleviare o di prevenire i sintomi dei casi di RLS più gravi.
Sono in corso ricerche per capire meglio le cause della sindrome della e per mettere a punto terapie più efficaci.
DiagnosiIl medico diagnostica la sindrome delle gambe senza riposo sulla base dei sintomi, dellâanamnesi personale e familiare, della visita e dei risultati degli esami.
Il medico usa tutte queste informazioni per escludere la presenza di patologie diverse che hanno sintomi simili a quelli della RLS.
Specialisti coinvoltiLa diagnosi e la terapia della sindrome delle gambe senza riposo di solito spettano al medico di famiglia, che però in alcuni casi può suggerirvi di rivolgervi a uno specialista del sonno o a un neurologo.
SintomiPer la diagnosi di RLS il paziente deve presentare i quattro segni e sintomi fondamentali che abbiamo elencato in precedenza.
Il medico probabilmente vi chiederà se i sintomi influiscono sulla qualità del sonno e se durante la giornata riuscite a rimanere vigili.
Per aiutarlo, probabilmente dovrete tenere un diario del sonno. Usatelo per tenere nota tutti i giorni di eventuali problemi ad addormentarvi o a rimanere vigili, della qualità del sonno durante la notte e di difficoltà a rimanere vigili durante la giornata.
Anamnesi personale e famigliareIl medico può chiedervi se soffrite delle malattie o dei disturbi che scatenano la RLS, come: lâinsufficienza renale, il morbo di Parkinson, il diabete, lâartrite reumatoide, la carenza di ferro. Se aspettate un figlio, la gravidanza potrebbe essere la causa della sindrome delle gambe senza riposo.
Il medico, inoltre, vi domanderà quali farmaci assumete. Alcuni di essi sono in grado di provocare la RLS o di farla peggiorare.
La forma più diffusa di RLS tende ad essere ereditaria; il medico, quindi, vi potrà chiedere se qualcuno dei vostri parenti soffre di RLS.
VisitaIl medico vi visiterà per scoprire se soffrite di disturbi o patologie che potrebbero causare la sindrome delle gambe senza riposo. Cercherà di escludere altre patologie con sintomi simili a quelli della RLS.
EsamiAttualmente non esiste alcun esame in grado di diagnosticare da solo la RLS. Il medico, tuttavia, può consigliarvi gli esami di sangue per controllare i livelli del ferro, oppure può consigliarvi gli esami dei muscoli o della funzionalità nervosa. Questi esami possono indicare se soffrite di un disturbo che può far aggravare la RLS o che ha sintomi simili a quelli della RLS.
In rari casi gli studi del sonno possono contribuire alla diagnosi di RLS. Gli studi del sonno misurano la lunghezza e la qualità del sonno. La RLS può causare deprivazione del sonno, che però non è un sintomo specifico di questa patologia.
I ricercatori stanno continuando a mettere a punto nuove tecniche di diagnosi della RLS.
Sperimentazioni farmacologicheSe il medico ritiene che soffriate di RLS, può prescrivervi particolari farmaci per alleviare i sintomi. Questi farmaci, usati per curare il morbo di Parkinson, sono anche in grado di alleviare la sindrome delle gambe senza riposo. Se i farmaci alleviano i sintomi, il medico confermerà la diagnosi di RLS.
Cura e terapiaPer la sindrome delle gambe senza riposo non esiste alcuna cura. Se è provocata da un disturbo o da un farmaco, può scomparire o migliorare una volta interrotto o curato il fattore scatenante.
La RLS non può essere curata, ma è possibile effettuare una terapia, i cui scopi sono:
prevenire o alleviare i sintomi, aumentare il tempo dedicato al sonno e migliorare la qualità del sonno, curare o correggere i disturbi e le situazioni che possono scatenare o far peggiorare la sindrome delle gambe senza riposo.I casi più lievi di RLS spesso vengono affrontati modificando lo stile di vita e, a volte, anche con lâuso periodico di farmaci. I casi più gravi, invece, di norma richiedono lâassunzione quotidiana di farmaci.
Modifiche dello stile di vitaModificando lo stile di vita si può prevenire o alleviare i sintomi della RLS. Nei casi più lievi di sindrome delle gambe senza riposo, le modifiche dello stile di vita possono essere lâunica terapia necessaria.
Prevenzione dei sintomi Molte sostanze di uso frequente, come lâalcol e il tabacco, sono in grado di provocare i sintomi della RLS. Evitandole, si può limitare o prevenire i sintomi. Alcuni farmaci, anche quelli senza obbligo di ricetta, possono causare o far peggiorare i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo. Informate il medico di tutti i farmaci che state assumendo: vi consiglierà di smettere o eventualmente di cambiare la terapia. Adottare buone abitudini per quanto riguarda il sonno può essere utile per addormentarsi e per avere una buona qualità del sonno, problemi diffusi tra i pazienti affetti dalla RLS. Tra le buone abitudini riguardanti il sonno ricordiamo: Tenere la zona dove si dorme non troppo calda, tranquilla, comoda e più scura possibile. Eliminare tutte le distrazioni che possono interferire con il sonno, come la TV, il computer o il telefono. Andare a dormire e alzarsi alla stessa ora tutti i giorni. Alcune persone affette dalla RLS trovano utile andare a letto più tardi di sera e svegliarsi più tardi al mattino. Cercare di non stare troppo a lungo svegli nel letto alla sera o durante la notte. Dedicarsi ad attività che impegnano la mente prima di dormire, ad esempio fare le parole crociate, può alleviare i sintomi della RLS: questi passatempi aiutano ad addormentarsi. Per addormentarsi più facilmente potete anche concentrarvi sulla respirazione e usare altre tecniche di rilassamento. Anche lâattività fisica regolare e moderata può limitare o prevenire i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo. Spesso, i pazienti colpiti dalla RLS riferiscono che, aumentando lâattività durante il giorno, i sintomi diminuiscono. Attività per alleviare i sintomiTra le attività in grado di alleviare i sintomi della RLS ricordiamo:
camminare o fare stretching, fare un bagno caldo o freddo, massaggiare lâarto colpito, usare la borsa dellâacqua calda o la borsa del ghiaccio sullâarto colpito, dedicarsi ad attività che impegnano la mente.Quando andate al cinema, prendete lâaereo o il treno, scegliete un posto che si affaccia sul corridoio, così, in caso di necessità , potrete sgranchirvi le gambe.
FarmaciSe le modifiche dello stile di vita, da sole, non riescono ad alleviare la RLS dovrete ricorrere ai farmaci. Molti farmaci sono in grado di alleviare o prevenire i sintomi della RLS.
Non esiste un unico farmaco efficace per tutti i pazienti affetti dalla RLS. Possono essere necessarie diverse modifiche del tipo di terapia e dei dosaggi per trovare la terapia migliore. In alcuni casi un farmaco può essere efficace per un poâ e poi smettere di funzionare.
Alcuni dei farmaci usati per curare la RLS sono anche usati per curare il morbo di Parkinson: producono la dopamina o la imitano nelle zone del cervello che controllano il movimento. (La dopamina è un neurotrasmettitore, cioè una sostanza chimica coinvolta nellâelaborazione cerebrale del movimento.)
Se i farmaci per il Parkinson non prevengono né alleviano i sintomi, il medico può prescrivervene di altro tipo. Per la terapia della RLS può essere necessario assumere diversi farmaci contemporaneamente.
Prima di assumere un qualsiasi farmaco chiedete sempre consiglio al medico, che vi illustrerà gli effetti collaterali dei farmaci per la RLS. Gli effetti collaterali possono comprendere:
nausea, mal di testa, sonnolenza diurna.In alcuni casi, i farmaci per la RLS potrebbero far peggiorare i problemi di gioco dâazzardo compulsivo, shopping compulsivo o attività sessuale compulsiva. In altri casi, invece, lâuso continuo di farmaci per la RLS può far peggiorare i sintomi.
Contattate il medico se avete uno di questi problemi. Potrà modificare la terapia per prevenire gli effetti collaterali.
Convivere con la sindrome delle gambe senza riposoLa sindrome delle gambe senza riposo è nella maggior parte dei casi una patologia cronica. I sintomi possono essere intermittenti oppure scomparire per lunghi periodi, ma spesso peggiorano con il passare del tempo.
Se la RLS è provocata da una patologia o da un farmaco, può scomparire una volta alleviata o interrotta la causa scatenante; ad esempio la RLS causata dalla gravidanza tende a scomparire dopo il parto.
Per la sindrome delle gambe senza riposo non esiste alcuna cura, ma le terapie sono in grado di alleviare o prevenire i sintomi. I casi più lievi di norma sono affrontati modificando lo stile di vita e, in certe situazioni, con lâuso periodico di farmaci. I casi più gravi di RLS di solito vengono trattati con lâassunzione quotidiana di farmaci.
Sorveglianza continuaSe soffrite della sindrome delle gambe senza riposo, andate regolarmente dal medico per tenere sotto controllo eventuali cambiamenti nei sintomi: così capirete se la terapia funziona e se continuerà a funzionare con il passare del tempo.
Andate dal medico se vedete che la terapia non è più efficace o se avvertite sintomi nuovi.
Alcuni consigli Cercate di programmare i lunghi tragitti in macchina e altri lunghi periodi di inattività nei momenti della giornata in cui i sintomi sono meno gravi. Concedetevi delle pause per fare stretching o per sgranchire le gambe. Quando andate al cinema o prendete lâaereo o il treno sedetevi nei posti vicino al corridoio così, se necessario, potrete muovervi. Cercate di trovare un lavoro da poter eseguire in piedi o stando in movimento. Sostegno emotivoConvivere con la RLS può essere fonte di ansia e stress. à importante che il paziente parli apertamente del suo stato dâanimo con i medici che lo seguono.
Partecipare a un gruppo di auto-aiuto può aiutarvi ad abituarvi a convivere con la sindrome delle gambe senza riposo. Potete vedere come gli altri pazienti con il vostro stesso problema affrontano i sintomi. Chiedete al medico o al personale sanitario di segnalarvi gruppi di questo genere presenti nella vostra zona.
Anche lâaiuto dei famigliari e degli amici può contribuire ad alleviare lo stress e lâansia. Parlate del vostro stato dâanimo alle persone che vi stanno vicino e suggerite loro come fare per aiutarvi.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Sonno, disturbi del sonno ed insonniaEmodialisi: introduzione, procedura e rischiAnsia e insonnia: perchè non si riesce a dormire?Sindrome delle apnee notturne: sintomi, cause, terapiaI sintomi dell’insonniaL'articolo Sindrome delle gambe senza riposo: sintomi e cura sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
12/02/2013 09:15
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Farmaco e Cura
Glucosamina e condroitina: funzionano davvero?
Posted: 10 Feb 2013 11:59 PM PST
Che cosâè il GAIT?Il GAIT (Glucosamine/chondroitin Arthritis Intervention Trial) è il primo esperimento clinico su larga scala effettuato negli Stati Uniti per capire quali sono gli effetti degli integratori alimentari glucosamina (glucosamina idrocloridrato) e solfato di condroitina (condroitin solfato sodico) per la terapia dellâosteoartrite del ginocchio. La ricerca ha messo alla prova lâefficacia della glucosamina e del solfato di condroitina, usati separatamente o combinati, per la diminuzione del dolore nei pazienti affetti da osteoartrite del ginocchio.
La ricerca è stata condotta dal Dipartimento di Medicina dellâUniversità dello Utah, in 16 centri di ricerca reumatologica in tutti gli Stati Uniti e finanziata dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM) e dal National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and Skin Diseases (NIAMS), entrambi facenti parte del National Institutes of Health (NIH).
ObiettiviLe precedenti ricerche nella letteratura medica hanno ottenuto risultati contraddittori sullâefficacia della glucosamina e del solfato di condroitina come terapie per lâosteoartrite. Il GAIT è stato progettato per verificare lâefficacia sul breve periodo (6 mesi) della glucosamina e del solfato di condroitina per la diminuzione del dolore in un ampio gruppo di partecipanti affetti da osteoartrite ossea.
ProgettoNel GAIT i partecipanti sono stati assegnati casualmente a uno di cinque gruppi:
terapia con sola glucosamina, terapia con solo solfato di condroitina, terapia combinata, celecoxib, placebo (sostanza inattiva che assomiglia al principio attivo impiegato nella ricerca).La glucosamina, il solfato di condroitina e la loro combinazione sono stati messi a confronto con un placebo, per valutare se riescono ad alleviare in modo significativo il dolore articolare. Anche il celecoxib, un farmaco con obbligo di ricetta efficace per gestire il dolore dellâosteoartrite, è stato messo a confronto con il placebo per validare la ricerca.
Per diminuire la probabilità di ottenere risultati distorti, la ricerca è stata effettuata in doppio cieco, cioè né i ricercatori né i partecipanti sapevano a quale dei cinque gruppi erano assegnati i pazienti. Ai pazienti è stata somministrata la terapia per 24 settimane; i partecipanti sono stati valutati allâinizio della ricerca, e poi alla quarta, allâottava, alla sedicesima e alla ventiquattresima settimana, per valutare eventuali miglioramenti nei sintomi ed eventuali reazioni avverse ai principi attivi. A tutti i partecipanti era stata diagnosticata lâosteoartrite, documentata tramite radiografia. I partecipanti, inoltre, sono stati segmentati in due sottogruppi a seconda del grado di dolore riferito: 1.229 partecipanti (il 78%) riferivano un dolore lieve, mentre 354 pazienti (22%) lamentavano un dolore da moderato a grave.
Al termine della ventiquattresima settimana è stata misurata la riduzione del dolore: se è stata di almeno il 20 per cento rispetto allâinizio dellâesperimento, si può parlare di risposta positiva alla terapia. Per tutta la durata della ricerca (tranne che nelle 24 ore prima dellâesame del ginocchio), tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di usare fino a 4.000 mg di paracetamolo (Tachipirina) per alleviare lâeventuale dolore dovuto allâosteoartrite. Il ricorso al paracetamolo, però, è stato molto limitato: in media i partecipanti hanno usato meno di due compresse da 500 mg al giorno.
CostiLa ricerca GAIT principale è costata poco più di 12,5 milioni di dollari (pari a circa 9,5 milioni di euro).
Fondamenti della ricerca Che cosâè lâosteoartite?Si stima che negli Stati Uniti circa 27 milioni di adulti debbano convivere con lâosteoartrite, il tipo di artrite più diffuso.
Lâosteoartite, anche detta malattia articolare degenerativa, è causata dalla lacerazione della cartilagine, cioè del tessuto connettivo che fa da cuscinetto tra lâestremità delle ossa allâinterno dellâarticolazione. à caratterizzata da dolore, lesioni allâarticolazione e limitazione della mobilità . Questa patologia di norma compare in età avanzata e nella maggior parte dei casi colpisce le mani e le articolazioni più grandi su cui si scarica il peso corporeo, ad esempio quelle delle ginocchia. I fattori di rischio per questo disturbo sono lâetà avanzata, il sesso femminile e lâobesità .
Che cosa sono la glucosamina e il solfato di condroitina?La glucosamina e il solfato di condroitina sono sostanze naturali che si trovano allâinterno e intorno alle cellule delle cartilagini. La glucosamina è uno zucchero amminico che lâorganismo produce e distribuisce nelle cartilagini e negli altri tessuti connettivi, mentre il solfato di condroitina è un carboidrato complesso che aiuta le cartilagini ad assorbire lâacqua. Negli Stati Uniti, come in Italia, la glucosamina e il solfato di condroitina sono in commercio come integratori alimentari, e sono quindi sottoposti alla legislazione alimentare anziché a quella riguardante i farmaci.
Che cosâè il celecoxib?Il celecoxib (nome commerciale: Celebrex®) è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), inibitore della COX-2. Esattamente come i FANS tradizionali, il celecoxib inibisce lâenzima COX-2 che stimola lâinfiammazione. Diversamente dai FANS tradizionali, però, il celecoxib non inibisce lâazione dellâenzima COX-1, che protegge le pareti gastriche: quindi questo farmaco è in grado di diminuire il dolore articolare e lâinfiammazione, con un rischio ridotto di ulcere e sanguinamenti gastrointestinali. Ricerche recenti hanno sottolineato che ci potrebbe essere un legame tra i COX-2 inibitori ed effetti collaterali di natura cardiovascolare. Anche se il GAIT non è stato progettato per studiare la sicurezza del celecoxib, i suoi partecipanti sono stati tenuti sotto controllo per possibili effetti collaterali, che però non sono aumentati in modo significativo.
DosaggiI dosaggi usati nel corso del GAIT erano basati sui dosaggi comuni nella letteratura scientifica.
Sola glucosamina: 1.500 mg/dì, in tre dosi da 500 mg Solo solfato di condroitina: 1.200 mg/dì, in tre dosi da 400 mg Glucosamina e solfato di condroitina combinati: rispettivamente 1.500 mg e 1.200 mg/dì. Celecoxib: 200 mg/dì. Paracetamolo: i partecipanti potevano assumere fino a 4.000 mg (in compresse da 500 mg) al giorno per tenere sotto controllo il dolore, tranne nelle 24 precedenti lâesame Chi ha fornito le materie prime per la glucosamina e il solfato di condroitina?La glucosamina è stata in parte donata dai Ferro Pfanstiehl Laboratories, Inc, di Waukegan (Illinois) mediante Wilke Resources.
Il solfato di condroitina è stata donato dalla Bioiberica S.A. di Barcellona.
I principi attivi usati nella ricerca sono state prodotti dal Programma cooperativo di ricerche cliniche farmacologiche del Dipartimento per gli affari dei veterani di Albuquerque.
Chi ha fornito gli altri prodotti necessari per la ricerca?Il paracetamolo è stato donato dalla McNeil Consumer and Specialty Pharmaceuticals di Fort Washington.
Il celecoxib è commercializzato dalla Pfizer.
Dove si è svolta la ricerca?Il Dipartimento di medicina dellâUniversità dello Utah di Salt Lake City è stato il centro di coordinamento, con funzioni di supervisione sulla ricerca e sul reclutamento dei 16 centri. Il responsabile della ricerca è il dott. Daniel O. Clegg, Professore di Medicina e reumatologia presso il reparto di Reumatologia del dipartimento di Medicina dellâUniversità dello Utah. Il biostatistico del GAIT è il dott. Domenic J. Reda, del programma di studio cooperativo del Dipartimento per gli affari dei veterani, che si è occupato della gestione e dellâanalisi dei dati. Il farmacista clinico del GAIT è la dott.ssa Crystal L. Harris (programma di studio cooperativo, sezione di farmacia clinica, del Dipartimento per gli affari dei veterani di Albuquerque) che ha fabbricato, confezionato, distribuito e fornito i test analitici delle sostanze coinvolte nella ricerca, sotto la supervisione del GAIT. Elenchiamo i 16 centri di ricerca, con i relativi responsabili:
Università dellâAlabama di Birmingham (dott. Larry W. Moreland) Università dellâArizona di Tucson (dott. David Yocum) Centro medico Cedars-Sinai di Los Angeles (dott. Michael Weisman) Università della California di Los Angeles (dott. Daniel Furst) Università della California di San Francisco (dott.ssa Nancy Lane) Northwestern University di Chicago (dott. Thomas J. Schnitzer) Indiana University di Indianapolis (dott. John Bradley) Centri clinici e di ricerca per lâartrite di Wichita (dott. Frederick Wolfe) Centro medico dellâuniversità del Nebraska di Omaha (dott. James O’Dell) Clinica per le patologie articolari di New York (dott. Clifton Bingham) Case Western Reserve University di Cleveland (dott. Michele Hooper) Università della Pennsylvania di Philadelphia (dott. Ralph Schumacher) Università di Pittsburgh (dott. Chester Oddis) Ospedale presbiteriano di Dallas (dott. John J. Cush) Università dello Utah di Salt Lake City (dott. Christopher G. Jackson) Virginia Mason Medical Center di Seattle (dott. Jerry Molitor) Risultati Risultati principaliI ricercatori hanno scoperto che:
Coloro che facevano parte del gruppo di controllo positive (quello del celecoxib) hanno riferito una diminuzione significativa del dolore rispetto a coloro che hanno assunto il placebo: il 70 per cento circa di coloro che hanno assunto il celecoxib ha riportato una diminuzione del dolore di almeno il 20 per cento, contro il 60 per cento circa del placebo. In generale non sono state registrate differenze significative tra le altre terapie sperimentate e il placebo. Per un sottoinsieme di partecipanti con dolore da moderato a grave, la glucosamina combinata con il solfato di condroitina è riuscita ad alleviare il dolore in modo significativo rispetto al placebo: il 79 per cento circa presentava una riduzione del dolore di minimo il 20 per cento, contro il 54 per cento riferito dai pazienti trattati con il placebo. Secondo i ricercatori, questi risultati sono da considerarsi provvisori perché i sottogruppi erano troppo piccoli: i risultati, quindi, dovranno essere confermati da ulteriori ricerche. Per i pazienti compresi nel sottogruppo del dolore lieve, la glucosamina e il solfato di condroitina, da soli o in combinazione, non hanno dimostrato un effetto analgesico statisticamente significativo. Quanti e quali pazienti hanno partecipato alla ricerca?Alla ricerca hanno partecipato 1.583 persone in totale. I requisiti per la partecipazione erano lâetà pari o superiore ai 40 anni e precedenti personali di osteoartrite al ginocchio, documentati con le radiografie. I partecipanti non dovevano aver usato la glucosamina nei 3 mesi precedenti e il solfato di condroitina nei 6 mesi precedenti. I pazienti, in media, avevano 59 anni e circa i due terzi erano di sesso femminile. Dei 1.583 partecipanti alla ricerca, il 78 per cento (1.229) apparteneva al sottogruppo con dolore lieve e il 22 per cento (354) al sottogruppo con dolore da moderato a grave.
Le terapie hanno provocato effetti collaterali?Durante la ricerca sono stati riportati 77 casi di effetti collaterali gravi. Tra di essi, solo 3 sono stati attribuiti alle terapie sperimentate durante la ricerca. La maggior parte degli effetti collaterali è stata di lieve entità , ad esempio semplici mal di stomaco, e ha colpito con percentuali uguali i diversi gruppi. Inoltre, anche se il GAIT non è stato progettato per la valutazione di questi rischi, non è stata riportata alcuna alterazione della tolleranza al glucosio per la glucosamina né una maggior incidenza di eventi cardiovascolari con la somministrazione del celecoxib.
Informazioni per il consumatore e sviluppo della terapia Chi soffre di osteoartrite potrà usare senza rischi la glucosamina e il solfato di condroitina?Chi soffre di osteoartrite dovrebbe parlare con il proprio medico per elaborare un piano di controllo del dolore: è opportuno seguire una dieta sana, perdere il peso in eccesso e usare antidolorifici efficaci e sicuri. Se il dolore è da moderato a grave, il paziente dovrebbe chiedere al medico se la combinazione di glucosamina e solfato di condroitina è unâopzione terapeutica corretta.
I responsabili del GAIT hanno condotto altre ricerche sulla glucosamina e sul solfato di condroitina?Sì: la ricerca GAIT originaria comprende una ricerca addizionale o secondaria che mira a comprendere se i due integratori alimentari sono in grado di diminuire i danni strutturali derivanti dallâosteoartrite del ginocchio. Nella ricerca secondaria, i pazienti interessati coinvolti nel GAIT hanno la possibilità di continuare la terapia della ricerca originaria per ulteriori 18 mesi, per un totale di 2 anni. Alla fine della ricerca secondaria, lâéquipe ha raccolto i dati relativi a 581 pazienti. Dopo aver verificato le radiografie, i ricercatori hanno concluso che la glucosamina e il solfato di condroitina, in combinazione o singolarmente, in apparenza non sembravano comportarsi meglio del placebo quando si trattava di rallentare il deterioramento della cartilagine nellâosteoartrite del ginocchio; tuttavia lâinterpretazione dei risultati della ricerca è difficile, poiché i partecipanti che hanno assunto il placebo presentano un deterioramento della cartilagine o dello spazio intra-articolare minore del previsto. I risultati sono stati riportati nel numero dellâottobre del 2008 di Arthritis & Rheumatism: potete leggerli nel comunicato stampa dellâNCCAM.
Fonte: NIH (traduzione a cura di Elisa Bruno)
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04/02/2013 09:16
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Farmaco e Cura
Linfocitopenia o linfopenia: cause e rimedi
Posted: 03 Feb 2013 11:44 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Diagnosi Cura IntroduzioneLa linfocitopenia è il disturbo in cui l’organismo presenta una carenza di linfociti, un particolare tipo di globuli bianchi.
I linfociti sono fabbricati all’interno del midollo osseo, come altri tipi di cellule del sangue. Servono per proteggere l’organismo dalle infezioni quindi, se non ce ne sono a sufficienza, il rischio di infezioni tende ad aumentare.
La linfocitopenia è anche detta linfopenia.
I linfociti, da soli, rappresentano una percentuale variabile tra il 20% e il 40% dei globuli bianchi. Negli esami del sangue gli adulti sani hanno tra i 1.000 e i 4.800 linfociti per microlitro di sangue, mentre i bambini hanno tra i 3.000 e i 9.500 linfociti per microlitro di sangue.
Il termine âlinfocitopeniaâ si riferisce alla situazione in cui i linfociti sono meno di 1.000 per microlitro di sangue (negli adulti) o meno di 3.000 per microlitro (nei bambini).
Esistono tre tipi di linfociti:
linfociti B, linfociti T, linfociti NK (natural killer).Tutti aiutano a proteggere l’organismo dalle infezioni. La maggior parte dei pazienti affetti da linfocitopenia presenta una carenza di linfociti T. In alcuni casi può esserci carenza di linfociti degli altri tipi.
PrognosiLa linfocitopenia può essere lieve oppure molto grave. Se si presenta senza altri disturbi che l’accompagnano può rimanere asintomatica, cioè non presentare alcun sintomo o problema grave.
La durata della malattia dipende dalla causa scatenante. La terapia dipende dalla causa e dalla gravità del disturbo. Per la maggior parte dei casi di linfocitopenia non è necessaria alcuna terapia. Se si cura il disturbo a monte della malattia, la linfocitopenia probabilmente tenderà a regredire.
Se la linfocitopenia provoca infezioni gravi, probabilmente dovrete ricorrere ai farmaci o ad altri tipi di terapie
CauseIn generale la linfocitopenia si verifica perché:
L’organismo non produce abbastanza linfociti. L’organismo produce abbastanza linfociti, che però poi vengono distrutti. I linfociti rimangono intrappolati nella milza o nei linfonodi. La linfocitopenia può anche essere provocata da una combinazione dei fattori sopraelencati.Il meccanismo esatto con cui la singola malattia o disturbo influisce sul numero dei linfociti non è noto con esattezza. Alcuni pazienti soffrono di linfocitopenia senza alcuna causa apparente.
Cause acquisiteLa linfocitopenia può essere causata da molti disturbi, patologie e fattori, tra cui ricordiamo:
Malattie infettive AIDS, epatite virale, tubercolosi, tifo. Malattie autoimmuni, come il lupus (nelle malattie autoimmuni il sistema immunitario attacca per errore le cellule e i tessuti dell’organismo) Terapia steroidea (cortisone). Tumori del sangue e altre malattie del sangue, ad esempio il linfoma di Hodgkin e l’anemia aplastica. Radioterapia e chemioterapia (cure contro i tumori). Cause ereditarieLa linfocitopenia può essere provocata da malattie e da disturbi ereditari, come:
sindrome di Di George,
sindrome di Wiskott-Aldrich,
l’immunodeficienza combinata grave,
l’atassia telangiectasia.
Questi disturbi ereditari sono piuttosto rari.
SintomiLa scarsità di linfociti, se non è accompagnata da altri disturbi, può rimanere asintomatica, cioè non presentare alcun segno o sintomo. La patologia di norma viene diagnosticata durante gli esami per altre malattie o disturbi, ad esempio negli esami per l’AIDS.
Se soffrite di infezioni insolite o ripetute e/o di infezioni che non guariscono, il medico potrebbe essere indirizzato verso la diagnosi di linfocitopenia. Il sintomo più comune delle infezioni è la febbre.
DiagnosiIl medico diagnosticherà la linfocitopenia basandosi sull’anamnesi (cioè sulla vostra storia medica), sulla visita e sui risultati degli esami.
La scarsità di linfociti, se si presenta da sola, può rimanere asintomatica, cioè non causare alcun sintomo, quindi il disturbo spesso viene diagnosticato durante gli esami per altre patologie o disturbi.
Specialisti coinvoltil vostro medico di famiglia probabilmente noterà che siete colpiti da infezioni insolite o ripetute e/o da infezioni che stentano a guarire. Le infezioni possono essere un segno della linfocitopenia. Il medico di famiglia può indirizzarvi presso uno specialista infettivologo, per scoprire qual è la causa delle infezioni.
Probabilmente sarete anche visitati da un ematologo (specialista nelle malattie del sangue) o da un immunologo (specialista dei disturbi del sistema immunitario). La linfocitopenia, infatti, può essere causata da malattie del sangue o del sistema immunitario.
AnamnesiPer capire quali probabilità ci sono che soffriate di linfocitopenia, il medico potrà chiedervi:
Se siete a rischio per l’AIDS, cioè se: siete stati sottoposti a trasfusioni, vi siete esposti al contagio tramite contatto sessuale, fate uso di droghe iniettabili e vi siete esposti in passato o vi esponete attualmente al sangue o ai fluidi corporei infetti sul posto di lavoro. Se in passato vi siete dovuti sottoporre alla radioterapia o alla chemioterapia (terapie antitumorali) Se in passato vi sono stati diagnosticati patologie del sangue o disturbi immunitari, oppure se nella vostra famiglia ci sono precedenti di questi tipi di malattie. VisitaIl medico vi visiterà per controllare se sono presenti sintomi di infezione, ad esempio la febbre. Controllerà l’addome, alla ricerca di eventuali gonfiori nella milza, e il collo, per escludere l’ingrossamento dei linfonodi.
Il medico, inoltre, controllerà se sono presenti sintomi di patologie e disturbi in grado di influire sulla quantità dei linfociti, ad esempio l’AIDS e i tumori del sangue.
Esami diagnosticiPer giungere alla diagnosi di linfocitopenia, il medico potrà consigliarvi uno o più degli esami seguenti.
Emocromo con formula leucocitariaL’emocromo completo misura diverse componenti del sangue: controlla la quantità di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, e quindi è in grado di scoprire se c’è carenza di globuli bianchi.
I linfociti, da soli, rappresentano una percentuale variabile tra il 20 e il 40 per cento dei globuli bianchi. L’emocromo completo è in grado scoprire la quantità complessiva dei globuli bianchi, ma non è in grado di far capire al medico se c’è carenza di linfociti.
Probabilmente dovrete eseguire un esame più dettagliato, l’emocromo con formula leucocitaria, per scoprire se c’è carenza di linfociti. Quest’esame è in grado di evidenziare se soffrite di carenza di determinati tipi di globuli bianchi, ad esempio di linfociti. I risultati dell’esame, quindi, possono aiutare il medico a diagnosticare la linfocitopenia.
Citometria a flussoLa citometria a flusso esamina i diversi tipi di globuli bianchi ed è più dettagliata dell’emocromo con formula leucocitaria. La citometria a flusso è in grado di misurare le quantità dei diversi tipi di linfociti: linfociti T, linfociti B e linfociti NK (natural killer).
Quest’esame è in grado di contribuire alla diagnosi di linfocitopenia. La carenza di linfociti T può essere provocata da diverse patologie. Altre patologie possono causare la carenza di linfociti B o di linfociti NK.
Esami per le patologie a monteLa linfocitopenia può essere provocata da diverse patologie e disturbi. Il medico vorrà scoprire la causa del disturbo a monte. Probabilmente dovrete svolgere gli esami per l’HIV/AIDS, la tubercolosi, le malattie del sangue e i disturbi immunitari.
Probabilmente, quindi, dovrete sottoporvi agli esami del sangue, a quelli del midollo osseo e agli esami dei linfonodi.
I linfonodi fanno parte del sistema immunitario e si trovano in diverse zone dell’organismo. Durante la visita, il medico può scoprire se i linfonodi sono gonfi o meno. In caso di linfocitopenia, i linfonodi probabilmente trattengono troppi linfociti anziché rilasciarli nel sangue.
Il linfonodo, per essere esaminato, deve essere rimosso. L’asportazione dei linfonodi comporta un semplice intervento chirurgico.
Cura e terapiaIn caso di linfocitopenia lieve senza causa apparente, probabilmente non dovrete sottoporvi ad alcuna terapia. Il disturbo potrebbe migliorare da solo, con il passare del tempo.
In caso di infezioni insolite o ripetute e/o di infezioni che stentano a guarire causate dalla linfocitopenia, dovrete curare l’infezione che vi ha colpito.
Se soffrite di una patologia o di un disturbo che provoca la linfocitopenia, il medico vi prescriverà una terapia per il disturbo. Risolvendo il problema a monte, probabilmente riuscirete a curare anche la carenza di linfociti.
Terapia per le infezioniSe l’organismo ha carenza di linfociti, ha maggiori difficoltà a combattere le infezioni. Probabilmente sarete maggiormente soggetti alle infezioni provocate dai virus, dai funghi, dai parassiti o dai batteri.
La terapia dell’infezione dipende dalla causa. Probabilmente dovrete anche ricorrere alla terapia quando l’infezione sarà ormai guarita, per prevenirne le ricadute.
I bambini che soffrono di infezioni batteriche continue e gravi possono avvalersi delle immunoglobuline, anticorpi che aiutano a rafforzare il sistema immunitario e a combattere le infezioni.
Terapia per le patologie a monteLa linfocitopenia può essere causata da patologie e disturbi di diversa natura, ad esempio dalle malattie infettive come l’AIDS, dalle malattie del sangue, come l’anemia aplastica, o dai disturbi ereditari, come la sindrome di Wiskott-Aldrich.
La terapia dipende dalla patologia o dal disturbo che provoca la linfocitopenia.
Nuove terapieI ricercatori stanno sperimentando nuove terapie per aumentare la produzione di linfociti nei pazienti affetti da linfocitopenia provocata da patologie gravi.
Alcune ricerche, ad esempio, stanno mettendo a punto tecniche di trapianto delle cellule staminali del sangue e del midollo osseo. Questi trapianti potrebbero aiutare a curare o alleviare alcune delle malattie che provocano la linfocitopenia.
Altre ricerche, invece, sono dedicate all’elaborazione di farmaci e altri prodotti in grado di aiutare l’organismo a produrre una maggior quantità di linfociti.
PrevenzionePrevenire la linfocitopenia ereditaria è impossibile, tuttavia è possibile tenerla sotto controllo usando speciali accorgimenti: seguite scrupolosamente la terapia e assumete tutte le medicine prescritte dal medico.
La diagnosi precoce può essere utile per tenere sotto controllo la linfocitopenia. Negli Stati Uniti i neonati vengono sottoposti a esami di routine per escludere un disturbo immunitario che potrebbe provocare la linfocitopenia. Questo esame permette di diagnosticare il disturbo prima che insorgano problemi più gravi.
Convivere con la linfocitopeniaSe soffrite di linfocitopenia lieve senza alcuna causa apparente, probabilmente non sarà necessaria alcuna terapia, perché il disturbo tenderà a risolversi spontaneamente.
Se invece la linfocitopenia è causata da una qualche patologia, dovrete curare la patologia che la scatena. Dovrete inoltre risolvere le infezioni, se il vostro organismo non è in grado di combatterle da solo per via della carenza di linfociti.
Curare e prevenire le infezioniIl rischio principale connesso alla linfocitopenia sono le infezioni insolite, ripetute e/o le infezioni che stentano a guarire. Se soffrite di linfocitopenia, dovrete farvi curare per prevenire le infezioni o per guarire quelle che già vi hanno colpito.
à anche possibile prendere alcuni provvedimenti per prevenire le infezioni. Vi consigliamo ad esempio di:
Evitare le persone malate e i luoghi affollati. Evitare gli alimenti che potrebbero contenere batteri, ad esempio gli alimenti crudi o non ben cotti. Lavarvi spesso le mani. Lavarvi i denti, passare il filo interdentale e andare regolarmente dal dentista, per diminuire il rischio di infezioni della bocca e della gola. Chiedere al medico se è opportuno farvi vaccinare contro l’influenza e contro la polmonite. Imparate a riconoscere i sintomi delle infezioni, ad esempio la febbre. Contattate immediatamente il medico se pensate di essere stati colpiti da un’infezione. Curare le patologie a monteLe malattie che provocano la linfocitopenia vanno curate e risolte.
Probabilmente dovrete sottoporvi con regolarità agli esami per capire se la terapia sta funzionando; ad esempio dovrete fare regolarmente gli esami del sangue per controllare la quantità di linfociti nel sangue.
Se le terapie per le patologie a monte funzionano, il numero di linfociti nel sangue con ogni probabilità aumenterà .
Attività fisicaChiedete al medico quali tipi di attività fisica sono indicati nel vostro caso, e con quale intensità potete praticarli. Vi consigliamo di evitare tutte le attività che potrebbero provocare traumi o far aumentare il rischio di infezioni.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
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28/01/2013 09:17
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Farmaco e Cura
Prolasso della valvola mitrale: sintomi e conseguenze
Posted: 27 Jan 2013 11:49 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Pericoli Gravidanza Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneIl prolasso della valvola mitrale è il disturbo che impedisce il corretto funzionamento della valvola mitrale. I lembi della valvola sono meno elastici del normale e non riescono a chiudersi perfettamente: la valvola mitrale, quindi, non rimane né ben chiusa né ben aperta.
Per la maggior parte del tempo il prolasso della valvola mitrale non causa alcun problema, in rari casi, tuttavia, il sangue può scorrere nel verso opposto a quello normale perché la valvola non si chiude bene: si hanno quindi palpitazioni, fiato corto, dolore al torace e altri sintomi (Le palpitazioni sono la sensazione che il cuore perda un battito o batta troppo forte o troppo veloce).
Quando la valvola mitrale funziona beneLa valvola mitrale controlla la circolazione tra lâatrio e il ventricolo sinistri del cuore (lâatrio è la cavità superiore, mentre il ventricolo è quella inferiore).
La valvola mitrale fa circolare il sangue dallâatrio verso il ventricolo, ma non viceversa. Il cuore ha anche un atrio e un ventricolo destri, separati dalla valvola tricuspide.
Quando il cuore batte, gli atri si contraggono e spingono il sangue nei ventricoli: i lembi della valvola mitrale e della tricuspide si aprono per lasciar passare il sangue. Poi i ventricoli si contraggono per pompare il sangue fuori dal cuore. Quando i ventricoli si contraggono, i lembi della valvola mitrale e della tricuspide si chiudono formando un sigillo perfetto, e quindi impediscono al sangue di ritornare indietro negli atri.
Prolasso della valvola mitraleIn caso di prolasso della valvola mitrale, quando il ventricolo sinistro si contrae uno o più lembi della valvola mitrale rimangono molli o non restano in posizione perché si incurvano verso lâatrio sinistro. La valvola quindi, non riesce a sigillarsi perfettamente.
Il sangue, perciò, può iniziare a scorrere dal ventricolo verso lâatrio (rigurgito), in senso opposto al normale.
Non sempre il prolasso della valvola mitrale causa il rigurgito. In realtà , la maggior parte dei pazienti che soffrono di prolasso della valvola mitrale non presenta il rigurgito e non ha problemi né sintomi ad esso connessi, perché la valvola mitrale riesce ancora a sigillarsi bene.
Il rigurgito può causare problemi respiratori, aritmie (irregolarità nel battito cardiaco) o dolore al torace è può aggravarsi con il passare del tempo. Può alterare le dimensioni del cuore e far aumentare la pressione nellâatrio sinistro e nei polmoni. Il rigurgito, inoltre, fa aumentare il rischio di infezioni della valvola cardiaca.
I farmaci sono in grado di curare i sintomi più fastidiosi del prolasso della valvola mitrale e di prevenire le complicazioni. Alcuni pazienti, però, dovranno ricorrere allâintervento chirurgico per riparare o sostituire la valvola.
In passato si riteneva che il prolasso della valvola mitrale colpisse dal 5 al 15 per cento della popolazione, ma i ricercatori attualmente ritengono che molti dei pazienti a cui in passato è stato diagnosticato questo disturbo non fossero in realtà malati.
Probabilmente questi pazienti soffrivano di un leggero prolasso dei lembi della valvola causato da altre patologie, ad esempio dalla disidratazione (carenza di liquidi dellâorganismo) o dalla malattia del cuore piccolo. Tuttavia le valvole, nel loro caso, erano perfettamente normali e il rigurgito, se presente, era minimo.
La diagnosi di prolasso della valvola mitrale attualmente è più precisa perché effettuata con un esame detto ecocardiografia o ecocardiogramma, che permette ai medici di identificare facilmente il prolasso e di scoprire eventuali rigurgiti.
Attualmente, quindi, i ricercatori ritengono che meno del 3 per cento della popolazione soffra di prolasso della valvola mitrale e che una percentuale ancora inferiore manifesti le complicazioni gravi di questo disturbo.
PrognosiLa maggior parte delle persone che soffrono di prolasso della valvola mitrale non ha alcun sintomo né alcun problema medico e non ha bisogno di alcuna terapia: è pertanto in grado di condurre una vita normale e attiva e può non essere consapevoli di soffrire del disturbo.
In rarissimi casi chi soffre di prolasso della valvola mitrale può aver bisogno di farmaci per alleviare i sintomi. In casi rarissimi chi soffre di prolasso della valvola mitrale deve eseguire un intervento di riparazione della valvola mitrale.
In rari casi il prolasso della valvola mitrale può causare problemi come lâaritmia (irregolarità del battito cardiaco) o lâendocardite infettiva. Lâendocardite è lâinfezione della parete interna delle cavità del cuore e delle valvole cardiache. I batteri che entrano in circolo possono causare lâinfezione.
CauseLa causa esatta del prolasso della valvola mitrale rimane sconosciuta. La maggior parte dei pazienti ne soffre dalla nascita e il disturbo tende a essere ereditario. Si manifesta con maggior frequenza nei pazienti con disturbi congeniti dei tessuti connettivi come la sindrome di Marfan.
Nei pazienti che soffrono di prolasso della valvola mitrale, le anomalie della valvola possono essere diverse:
I lembi della valvola possono essere troppo grandi e spessi. I lembi della valvola possono essere troppo âmolliâ. I tessuti dei lembi e le corde tendinee che li sostengono sono troppo elastici e parti della valvola ricadono o sporgono allâindietro nellâatrio. Lâapertura della valvola può essere troppo tesa.Questi problemi possono impedire alla valvola di sigillarsi. In alcuni pazienti le valvole presentano diverse anomalie contemporaneamente.
Fattori di rischioIl prolasso della valvola mitrale colpisce persone di tutte le età e di entrambi i sessi. Il prolasso della valvola mitrale con complicazioni o sintomi gravi si verifica, nella maggior parte dei casi, in pazienti di sesso maschile e di età superiore ai 50 anni.
Il rischio di prolasso della valvola mitrale aumenta in presenza di determinate patologie, tra cui ricordiamo:
patologie del tessuto connettivo, come la sindrome di Marfan, scoliosi o altri problemi dello scheletro, alcune forme di distrofia muscolare, malattia di Graves. SintomiLa maggior parte dei pazienti con prolasso della valvola mitrale non avverte il disturbo, perché non presenta alcun sintomo né soffre di rigurgito.
Tra gli eventuali sintomi del prolasso della valvola mitrale possiamo avere:
palpitazioni (sensazione che il cuore perda un battito o che batta più forte o più veloce del solito), fiato corto, tosse, affaticamento, capogiro o ansia, emicrania, fastidio al torace.I sintomi del prolasso della valvola mitrale variano a seconda del paziente. In genere sono lievi ma possono peggiorare con il passare del tempo, soprattutto quando si verificano complicazioni.
Quando chiamare il medico PericoliLe complicazioni del prolasso della valvola mitrale sono piuttosto rare e sono causate nella maggior parte dei casi dal rigurgito di sangue attraverso la valvola.
Il rigurgito di sangue attraverso la valvola mitrale è diffuso soprattutto tra gli uomini e tra i pazienti che soffrono di ipertensione. Chi soffre di rigurgito grave può trovarsi nella necessità di sottoporsi allâintervento chirurgico per prevenire le complicazioni.
Il rigurgito è la situazione in cui il sangue scorre nel verso opposto al normale, e cioè dal ventricolo sinistro verso lâatrio sinistro. Il sangue può addirittura rifluire fino ai polmoni, provocando problemi respiratori.
Il rigurgito provoca una tensione eccessiva nei muscoli dellâatrio e del ventricolo. Con il passare del tempo, la tensione può causare le aritmie. Il rigurgito, inoltre, fa aumentare il rischio di endocardite infettiva (infezione della parete interna delle cavità del cuore e delle valvole).
AritmieLe aritmie sono problemi della frequenza o del ritmo cardiaco. I tipi di aritmia più diffusi non sono pericolosi. Altri tipi di aritmia, come lâaritmia ventricolare, invece, possono essere gravi o mettere addirittura in pericolo la vita del paziente.
Se il battito è troppo lento, troppo veloce o irregolare, il cuore può non essere in grado di pompare una quantità sufficiente di sangue nellâorganismo. La carenza di sangue può danneggiare il cervello, il cuore e gli altri organi.
Il prolasso della valvola mitrale può causare un tipo di aritmia problematico: la fibrillazione atriale (FA). Nella fibrillazione atriale, le pareti degli atri battono troppo debolmente, quindi gli atri non sono in grado di pompare una quantità sufficiente di sangue nei ventricoli.
La fibrillazione atriale è fastidiosa, ma solo in rari casi diventa pericolosa, quando gli atri si contraggono troppo velocemente o si formano trombi al loro interno. I trombi si possono formare perché il sangue âristagnaâ negli atri anziché passare nei ventricoli. Se un coagulo si sposta ed entra in circolo, può raggiungere il cervello e provocare un ictus.
Infezione della valvola mitraleUn lembo deformato della valvola mitrale può attirare i batteri presenti nel sangue. I batteri si attaccano alla valvola e possono provocare unâinfezione grave, detta endocardite infettiva. Tra i sintomi delle infezioni batteriche ricordiamo:
febbre, brividi, dolori articolari, mal di testa.Lâendocardite infettiva è piuttosto rara, ma, quando colpisce, è un disturbo grave. Il prolasso della valvola mitrale è la patologia cardiaca che ha le maggiori probabilità di mettere i pazienti a rischio per lâendocardite.
Se soffrite di prolasso della valvola mitrale, potete prendere diversi provvedimenti per prevenire lâendocardite infettiva. Lavate sempre i denti e passate regolarmente il filo interdentale. Le carie e le infezioni gengivali possono causare lâendocardite infettiva.
Gravidanza DiagnosiIl prolasso della valvola mitrale viene quasi sempre diagnosticato durante una visita di routine. Nel corso della visita, il medico ausculta il cuore con lo stetoscopio.
Se i lembi della valvola sono prolassati, ci può essere un rumore simile a uno scatto quando si chiudono. Se la valvola fa refluire il sangue nellâatrio sinistro, il medico può sentire una specie di sibilo, detto soffio al cuore.
Questi rumori anomali, tuttavia, possono essere intermittenti. Il medico può non sentirli durante la visita, anche se il paziente ha la valvola prolassata. Per diagnosticare il prolasso della valvola mitralica, quindi, il paziente dovrà eseguire ulteriori esami.
Esami diagnostici Ecocardiografia o ecocardiogrammaLâecocardiografia o ecocardiogramma è lâesame più utile per la diagnosi del prolasso della valvola mitrale. à un esame indolore che usa le onde sonore per creare unâimmagine in movimento del cuore.
Lâecocardiografia visualizza le dimensioni e la forma del cuore e permette di capire se le cavità e le valvole funzionano normalmente. Questâesame, inoltre, evidenzia le zone del muscolo cardiaco che non si contraggono normalmente perché raggiunte da un flusso di sangue insufficiente o perché il muscolo cardiaco ha subito lesioni.
Lâecografia può visualizzare il prolasso della valvola mitrale e il rigurgito di sangue attraverso la valvola difettosa.
Esistono diversi tipi di ecocardiografia, tra cui lâecocardiografia da sforzo, eseguita prima e dopo la prova da sforzo. Nella prova da sforzo, si fa un esercizio fisico o si assumono farmaci (somministrati dal medico) per far lavorare di più il cuore e farlo battere più rapidamente.
Lâecocardiografia da sforzo può essere eseguita per scoprire se il paziente presenta una diminuzione del flusso di sangue diretto al cuore (sintomo di una coronaropatia).
Lâecocardiografia può essere eseguita collocando una minuscola sonda nellâesofago (tubicino che collega la bocca con lo stomaco), per vedere più da vicino la valvola mitrale.
La sonda usa le onde sonore per creare immagini del cuore. Questa forma di ecocardiografia è detta ecocardiografia transesofagea (ETE).
EcodopplerLâecodoppler fa parte dellâecocardiografia e serve per visualizzare la velocità e la direzione del flusso di sangue che attraversa la valvola mitrale.
Altri esamiTra gli altri esami utili per diagnosticare il prolasso della valvola mitrale ricordiamo:
Radiografia toracica, usata per capire se ci sono liquidi nei polmoni e per capire se il cuore è più grande del normale. Elettrocardiogramma (ECG). à un semplice esame che registra lâattività elettrica del cuore; indica la velocità del battito cardiaco ed evidenzia eventuali anomalie del ritmo. Questâesame registra la forza e la frequenza degli impulsi elettrici che attraversano il cuore. Cura e terapiaLa maggior parte dei pazienti che soffrono di prolasso della valvola mitrale non ha bisogno di alcuna terapia, perché il disturbo è asintomatico e non presenta complicazioni.
Anche per i pazienti che presentano i sintomi può non essere necessaria la terapia, ma la presenza dei sintomi non è necessariamente indice di un rigurgito significativo.
Chi soffre di prolasso della valvola mitrale e ha problemi o fastidi causati dal rigurgito di norma viene avviato alla terapia. La terapia del prolasso della valvola mitrale è farmacologica e/o chirurgica.
Le finalità della terapia del prolasso della valvola mitrale comprendono:
prevenzione dellâendocardite infettiva, delle aritmie e delle altre complicazioni, diminuzione dei sintomi, se necessario, correzione del problema della valvola mitrale. Terapia farmacologicaPer curare le palpitazioni e il fastidio toracico nei pazienti senza rigurgito o con rigurgito lieve, possono essere usati i betabloccanti.
Se i sintomi e il rigurgito sono significativi, il medico può prescrivere:
I vasodilatatori che fanno dilatare i vasi sanguigni e diminuiscono il carico di lavoro del cuore. Tra i vasodilatatori ricordiamo lâisosorbide dinitrato e lâidralazina. La digossina per aumentare la forza del battito cardiaco. I diuretici per rimuovere i liquidi in eccesso dai polmoni. Farmaci come la flecainide e la procainamide per regolare il ritmo cardiaco. Gli anticoagulanti per diminuire il rischio di formazione di trombi in caso di fibrillazione atriale. Tra gli anticoagulanti ricordiamo: il warfarin (Coumadin®), il dabigatran, lâeparina e lâaspirina. Terapia chirurgicaLâintervento chirurgico viene eseguito solo se il prolasso della valvola mitrale è molto grave e il sangue rifluisce nellâatrio. Lo scopo principale dellâintervento è quello di migliorare i sintomi e diminuire il rischio di insufficienza cardiaca.
à importante eseguire lâintervento al momento giusto. Se è eseguito con troppo anticipo, quando ancora la valvola funziona abbastanza bene, il paziente corre un rischio chirurgico inutile. Se invece è eseguito troppo tardi, il paziente può rischiare di subire danni cardiaci irreversibili.
Tecniche chirurgicheTradizionalmente i cardiochirurghi riparano o sostituiscono la valvola mitrale praticando unâincisione (taglio) nello sterno ed eseguendo un intervento a cuore aperto, cioè esponendo il cuore.
Sempre più chirurghi (per ora ancora una minoranza) usano una tecnica diversa, che comporta una o più piccole incisioni ai lati dello sterno. Questo tipo di intervento provoca meno cicatrici, fa perdere meno sangue e prevede un ricovero più breve, tuttavia non è praticato in tutti gli ospedali.
Riparazione della valvola e sostituzione della valvolaLâintervento sulla valvola mitrale comporta la riparazione oppure la sostituzione della valvola. Se possibile, i chirurghi preferiscono la riparazione, perché presenta un rischio minore di indebolimento del cuore e di infezioni. Riparando la valvola, inoltre, il paziente ha meno probabilità di dover usare per tutto il resto della vita i farmaci anticoagulanti.
Se non si può riparare la valvola, si può pensare di sostituirla con una valvola meccanica oppure biologica.
Le valvole meccaniche sono artificiali e possono durare per tutta la vita. I portatori di valvole artificiali devono assumere gli anticoagulanti per tutta la vita.
Le valvole biologiche, invece, provengono dai maiali o dalle mucche oppure sono realizzate con tessuti di origine umana. Molti dei pazienti portatori di valvole biologiche non devono assumere gli anticoagulanti. Lo svantaggio maggiore di questo tipo di valvola è che si indebolisce nel tempo e spesso dura circa un decennio al massimo.
Dopo lâintervento, probabilmente il paziente deve rimanere ricoverato in terapia intensiva per 2-3 giorni. In generale, chi si sottopone a un intervento alla valvola mitrale deve trascorrere una o due settimane in ospedale. La guarigione completa può richiedere da alcune settimane ad alcuni mesi, a seconda dello stato di salute del paziente prima dellâintervento.
Se la valvola mitrale è stata riparata o sostituita, il paziente probabilmente dovrà sottoporsi alla terapia antibiotica prima degli interventi dentistici, perché questi interventi potrebbero far entrare in circolo i batteri. Gli antibiotici servono per prevenire lâendocardite infettiva, una grave infezione delle valvole cardiache. Chiedete al medico se è opportuno assumere gli antibiotici prima di questo tipo di intervento.
Tecniche sperimentaliI ricercatori stanno mettendo a punto una tecnica sperimentale in cui si cerca di riparare la valvola mitrale usando un catetere (tubicino) inserito in uno dei vasi sanguigni maggiori.
Questa tecnica è meno invasiva e può evitare lâintervento chirurgico a cuore aperto, tuttavia viene eseguita in pochissimi centri specializzati. Le ricerche non ne hanno finora dimostrato la superiorità rispetto alle tecniche tradizionali.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Soffio al cuore: sintomi e cause in neonati, bambini ed…Febbre reumatica in bambini ed adulti: sintomi, cause, cure,Angina pectoris: sintomi, diagnosi, cause, farmaci e terapieFibrillazione atriale: sintomi, terapia e causeEcocardiogramma: funzionamento, preparazione e risultatiL'articolo Prolasso della valvola mitrale: sintomi e conseguenze sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
21/01/2013 09:20
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Posted: 20 Jan 2013 11:28 PM PST
IntroduzioneLâossigenoterapia è una terapia che introduce nellâorganismo del paziente una quantità supplementare di ossigeno: lâossigeno serve allâorganismo per funzionare bene e, in condizioni normali, sono i polmoni che lo assorbono dallâaria, tramite la respirazione. Esistono però alcune patologie e alcuni disturbi che impediscono al paziente di assorbire una quantità sufficiente di questo gas.
Lâossigenoterapia può aiutare il paziente a sentirsi meglio e a essere più attivo. Lâossigeno viene fornito in bombole di metallo oppure in altri tipi di contenitori. Attraversa un tubicino e raggiunge i polmoni in uno dei modi seguenti:
tramite cannula nasale, formata da due piccoli beccucci di plastica, collocati uno per narice, tramite maschera facciale, che copre il naso e la bocca, tramite un tubicino inserito nella trachea alla base del collo (il medico pratica unâincisione per inserire il tubicino. La terapia che somministra lâossigeno in questo modo è detta ossigenoterapia transtracheale).Lâossigenoterapia può essere praticata in ospedale, in ambulatorio oppure a domicilio. Se il paziente ha bisogno di questa terapia per patologie o disturbi cronici, probabilmente lâossigenoterapia sarà domiciliare.
Apparato respiratorioPer capire come funziona lâossigenoterapia, può essere utile conoscere il funzionamento dellâapparato respiratorio, cioè dellâinsieme di organi e tessuti che servono per respirare. Lâapparato respiratorio comprende le vie respiratorie e i polmoni.
Le vie respiratorie permettono il passaggio dellâaria ricca di ossigeno diretta verso i polmoni. Attraverso di esse passa anche lâanidride carbonica (il gas di rifiuto) che esce dai polmoni.
Lâaria entra nellâorganismo attraverso il naso o la bocca, che la umidificano e la riscaldano; poi attraversa la laringe e la trachea. La trachea si divide in due tubi più piccoli, detti bronchi, che sono collegati ai polmoni.
Allâinterno dei polmoni, i bronchi si diramano in migliaia di tubicini più piccoli e più stretti, detti bronchioli. Al termine dei bronchioli troviamo tanti grappoli di minuscole sacche (gli alveoli).
Ciascun alveolo è ricoperto da una rete di minuscoli vasi sanguigni (capillari), collegati a una rete di arterie e di vene che fanno circolare il sangue in tutto lâorganismo.
Quando lâaria raggiunge gli alveoli, lâossigeno in essa contenuto attraversa le pareti degli alveoli e va a finire nel sangue che circola nei capillari.
Il sangue ricco di ossigeno, poi, raggiunge il cuore, attraversando la vena polmonare e le sue diramazioni. Il cuore pompa il sangue ricco di ossigeno verso i vari organi.
Alcune patologie e alcuni disturbi acuti (di breve periodo) e cronici (di lungo periodo) possono influire negativamente sullo scambio dellâossigeno tra gli alveoli e il sangue: tra di essi ricordiamo la polmonite e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Il medico deciderà se il paziente deve sottoporsi allâossigenoterapia a seconda dei risultati degli esami, ad esempio dellâemogasanalisi (EGA) e della pulsiossimetria. Questi esami servono per misurare la quantità di ossigeno presente nel sangue: se il livello di ossigeno è troppo basso, il paziente deve ricorrere allâossigenoterapia.
Lâossigeno è considerato un farmaco, quindi per riceverlo è necessaria la prescrizione del medico.
PrognosiLâossigenoterapia aiuta molti pazienti a vivere una vita più piena e più attiva. Può inoltre essere utile per:
diminuire la sensazione di mancanza di fiato e lâaffaticamento, migliorare la qualità del sonno nei pazienti che soffrono di disturbi del sonno connessi alla respirazione, aumentare la speranza di vita nei pazienti affetti da BPCO.Lâossigenoterapia può essere necessaria sul lungo periodo, tuttavia non deve limitare le attività quotidiane del paziente. Le bombole di ossigeno portatili possono rendere più facili gli spostamenti e lo svolgimento delle normali attività .
Lâossigenoterapia in generale è sicura, ma può presentare il di rischio di incendio: per usare lâossigeno in sicurezza, seguite le istruzioni che vi verranno impartite dagli infermieri a domicilio.
Per chi è indicataIl medico può consigliarvi lâossigenoterapia se il livello dellâossigeno nel sangue è molto basso.
Disturbi e patologie acutiI pazienti possono ricevere lâossigenoterapia se sono ricoverati in ospedale per una patologia grave che impedisce loro di ricevere una quantità sufficiente di ossigeno nel sangue. Una volta guariti, probabilmente la terapia sarà interrotta.
Tra i disturbi e le patologie per cui può essere necessaria lâossigenoterapia ricordiamo:
Polmonite grave. La polmonite è lâinfezione di uno o di entrambi i polmoni. Se è grave, causa lâinfiammazione profonda degli alveoli, che quindi non riescono a scambiare una quantità sufficiente di ossigeno con il sangue. Attacchi di asma gravi. Lâasma è una patologia polmonare che infiamma e fa restringere i bronchi. La maggior parte dei pazienti che soffre di asma, compresi molti bambini, riesce a gestire i sintomi in tutta sicurezza, tuttavia, se gli attacchi dâasma sono gravi, il paziente può aver bisogno del ricovero in ospedale per lâossigenoterapia. Sindrome da distress respiratorio o displasia broncopolmonare nei bambini nati prematuri. I neonati prematuri possono soffrire di una o di entrambe queste gravi malattie polmonari. Come parte della terapia, possono ricevere lâossigeno tramite un ventilatore o una mascherina nasale a pressione positiva continua, oppure tramite cannula nasale. Disturbi e patologie croniciLâossigenoterapia può essere usata sul lungo periodo per curare alcuni disturbi e alcune patologie, ad esempio:
BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva). La BPCO è una malattia progressiva in cui le lesioni agli alveoli impediscono il passaggio di una quantità sufficiente di ossigeno nel sangue. Lâaggettivo âprogressivaâ significa che la patologia tende a peggiorare con lâandare del tempo. Insufficienza cardiaca grave. In questo disturbo il cuore non è in grado di pompare una quantità sufficiente di sangue ricco di ossigeno per soddisfare le necessità dellâorganismo. Fibrosi cistica. La fibrosi cistica è una malattia ereditaria delle ghiandole esocrine, tra cui quelle che producono il muco e il sudore. Nei pazienti che soffrono di fibrosi cistica le vie respiratorie si riempiono di muco denso e appiccicoso, che facilita la proliferazione dei batteri, causando infezioni polmonari gravi e ricorrenti. Con il passare del tempo, le infezioni possono danneggiare gravemente i polmoni. Disturbi respiratori connessi al sonno che fanno abbassare il livello di ossigeno durante il sonno, ad esempio lâapnea nel sonno. Come funzionaLâossigenoterapia fornisce al paziente una quantità supplementare di ossigeno, un gas indispensabile per il corretto funzionamento dellâorganismo. Lâossigeno è disponibile in diverse forme e può essere somministrato in diversi modi.
Modalità di conservazioneLâossigeno è conservato in tre modi: come gas compresso, come liquido o come forma concentrata ricavata dallâaria.
Lâossigeno compresso è immagazzinato in bombole di metallo di diverse dimensioni. Alcune di esse sono abbastanza piccole e quindi il paziente le può portare tranquillamente con sé, in un carrellino, in una borsa o in uno zainetto.
Lâossigeno liquido è molto freddo. Quando esce dal contenitore, si trasforma in gas. Lâossigeno liquido viene consegnato a domicilio del paziente, in un contenitore grande, da cui è possibile travasarlo in contenitori più piccoli.
Il vantaggio dellâossigeno liquido è che i contenitori occupano meno spazio rispetto a quelli dellâossigeno compresso o concentrato, tuttavia lâossigeno liquido costa di più ed evapora facilmente, quindi non lo si può conservare troppo a lungo.
I concentratori di ossigeno filtrano gli altri gas presenti nellâaria e immagazzinano soltanto lâossigeno. Sono di dimensioni diverse, e alcuni di essi sono anche portatili.
I concentratori di ossigeno costano meno rispetto agli tipi di ossigenoterapia, anche perché non hanno bisogno della ricarica di ossigeno, funzionano tuttavia a energia elettrica, quindi il paziente deve avere con sé una scorta di ossigeno in caso di blackout.
Sistemi di somministrazioneNella maggior parte dei casi lâossigeno viene somministrato tramite cannula nasale, un dispositivo formato da due tubicini di plastica che si inseriscono in entrambe le narici.
Per tenere la cannula in posizione, il paziente può sistemare le estremità più lunghe dietro le orecchie oppure attaccarle a una specie di mascherina a forma di occhiale che serve per nascondere i tubicini. I tubicini, poi, fanno il giro dietro le orecchie e si uniscono sotto il mento, dove sono attaccati al tubo che esce dal contenitore dellâossigeno.
Al posto della cannula nasale può essere usata la mascherina che copre la bocca e il naso. Questo metodo è usato soprattutto nei casi in cui il paziente ha bisogno dellâossigenoterapia ad alto flusso o se il naso è chiuso a causa di un raffreddore.
La mascherina facciale è tenuta in posizione da un elastico che cinge il capo o da tubicini che passano dietro le orecchie. Lâossigeno viene somministrato attraverso un tubicino collegato alla parte anteriore della maschera.
Lâossigeno può anche essere somministrato mediante un tubicino inserito nella trachea, tramite incisione praticata nella parte anteriore del collo. Per posizionare il tubicino, il medico praticherà unâincisione col bisturi. Questa modalità di somministrazione dellâossigeno è detta ossigenoterapia transtracheale.
I pazienti che ricevono lâossigenoterapia transtracheale devono avere un umidificatore collegato al sistema di somministrazione dellâossigeno, perché il gas non attraversa il naso o la bocca come nelle altre modalità di somministrazione. Lâumidificatore serve per umidificare lâossigeno e impedire che le vie respiratorie si secchino troppo.
Lâossigeno, inoltre, può essere somministrato mediante dispositivi che aiutano la respirazione, come il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP).
Prima della terapiaSe vi trovate in una situazione dâemergenza (incidente grave, sospetto infarto o altri eventi che possono mettere in pericolo la vostra vita) con ogni probabilità dovrete iniziare immediatamente lâossigenoterapia.
Negli altri casi, invece, il medico deciderà se avete bisogno dellâossigeno terapia in base ai risultati degli esami. Lâemogasanalisi e la pulsiossimetria sono in grado di misurare la quantità di ossigeno presente nel sangue.
Durante lâemogasanalisi viene inserito un piccolo ago in unâarteria, di solito in quella del polso: viene prelevato un campione di sangue inviato poi in laboratorio, dove viene misurato il livello dellâossigeno.
Nella pulsiossimetria viene collegato un piccolo sensore alla punta di un dito delle mani o dei piedi. Il sensore usa la luce per stimare la quantità di ossigeno contenuta nel sangue.
Se gli esami indicano che la quantità di ossigeno nel sangue è troppo bassa, il medico può prescrivervi lâossigenoterapia. Nella prescrizione il medico indicherà il numero di litri di ossigeno al minuto necessari al paziente (flusso) e la frequenza dâuso dellâossigeno.
La frequenza dâuso comprende il momento in cui dovrete usare lâossigeno e la durata della terapia. A seconda delle condizioni del paziente e del livello di ossigeno nel sangue, potreste aver bisogno dellâossigeno solo in certi momenti, ad esempio durante il sonno o lâesercizio fisico.
Se il medico vi prescrive lâossigenoterapia, vi aiuterà a trovare chi vi fornirà a domicilio lâossigeno e le apparecchiature necessarie.
Durante la terapiaIn caso di emergenza, ad esempio dopo un incidente, un presunto infarto o altri eventi che potrebbero mettere in pericolo la vostra vita, con ogni probabilità dovrete iniziare immediatamente lâossigenoterapia.
Durante il ricovero in ospedale, il medico vi visiterà e vi controllerà , per accertarsi che stiate ricevendo la giusta quantità di ossigeno. Durante lâossigenoterapia sarete assistiti dagli infermieri o dai terapisti della respirazione.
Se dovete ricevere lâossigenoterapia a domicilio, chi vi fornisce lâossigeno vi aiuterà ad allestire tutte le apparecchiature.
Infermieri specializzati vi insegneranno come usare le apparecchiature e come prendervi cura di esse; vi forniranno lâossigeno e vi insegneranno come maneggiarlo in condizioni di sicurezza.
Lâossigeno è infiammabile, quindi dovrete seguire particolari precauzioni di sicurezza. Pur non essendo esplosivo, è comunque infiammabile, quindi, in presenza di ossigeno, un piccolo incendio può andare velocemente fuori controllo. Le bombole dâossigeno compresso, inoltre, possono esplodere se esposte a fonti di calore.
Chi vi consegna lâossigeno a domicilio vi darà un elenco di precauzioni da osservare in casa e nei luoghi pubblici. Ad esempio, se avete con voi lâossigeno:
non dovete fumare o stare vicini a persone che fumano, non dovete usare i diluenti per vernici, i detersivi, il gasolio, gli spray e altri materiali infiammabili, dovete stare ad almeno un metro e mezzo di distanza dalle stufe a gas, dalle candele e dalle altre fonti di calore.Quando lâossigeno è inutilizzato, va tenuto in luoghi ampi e areati. Non conservate mai le bombole di ossigeno compresso e di ossigeno liquido in luoghi piccoli e non areati, ad esempio negli sgabuzzini, dietro le tende o vicino ai tappeti o ai tessuti infiammabili.
Dai contenitori dellâossigeno fuoriescono sempre piccole quantità di gas che si possono accumulare e diventare quindi pericolose se lâossigeno viene conservato in luoghi troppo ristretti.
Complicazioni ed effetti collateraliLâossigenoterapia può causare complicazioni ed effetti collaterali, ad esempio:
secchezza nasale, sangue dal naso, irritazione cutanea dovuta alla cannula o alla mascherina, affaticamento e mal di testa mattutini.Se i problemi continuano, avvisate il medico e gli infermieri. A seconda del problema, il medico può modificare la quantità di ossigeno o la durata della terapia.
Se avete il naso troppo secco, il medico vi può consigliare uno spray nasale, oppure può aggiungere un umidificatore allâapparecchiatura di somministrazione.
Se la cannula o la mascherina sono scomode, gli infermieri vi possono aiutare a trovarne di più comode, oppure vi possono consigliare gel e dispositivi utili per diminuire lâirritazione.
Le complicazioni dellâossigenoterapia transtracheale possono essere più gravi. In questo tipo di ossigenoterapia, lâossigeno viene somministrato tramite un tubicino inserito direttamente nella trachea tramite una piccola incisione praticata nella parte anteriore del collo.
Nellâossigenoterapia transtracheale:
Si possono formare accumuli di catarro nella trachea, perché lâossigeno secca le vie respiratorie. Il muco può provocare la tosse e ostruire la trachea. Il tubicino può scivolare o rompersi. Câè il pericolo di infezioni. Câè il pericolo di lesioni alle pareti della trachea.Il rischio di complicazioni diminuisce maneggiando correttamente e con cura il tubicino e le altre apparecchiature.
Sorveglianza continuaPer essere certi di ricavare il massimo beneficio dallâossigenoterapia, dovete andare dal medico regolarmente. Il medico controllerà i vostri progressi e, se necessario, modificherà la terapia.
Non prendete mai iniziative per modificare la quantità di ossigeno che state assumendo o il flusso di ossigeno. Parlate sempre dei problemi o degli effetti collaterali con il medico: solo lui è in grado di consigliarvi come modificare la terapia.
Chiedete al medico quando è opportuno contattare lui e quando il pronto soccorso, in caso di emergenza. Il medico può darvi consigli su che cosa fare se:
Avete il respiro più corto del solito, soffrite di dispnea o il respiro è diverso dal solito. Avete la febbre, avete più catarro del solito o presentate i sintomi di unâinfezione in corso. Avete le dita delle mani o le labbra bluastre. Sono sintomi del fatto che il vostro organismo non sta ricevendo una quantità sufficiente di ossigeno. Siete in stato confusionale, siete irrequieti o più ansiosi del solito.In caso dâemergenza, recatevi immediatamente al pronto soccorso oppure chiamate il 118.
Fonte: NIH (traduzione a cura di Elisa Bruno)
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Farmaco e Cura
14/01/2013 09:23
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Farmaco e Cura
Sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)
Posted: 13 Jan 2013 11:44 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Pericoli Diagnosi differenziale Diagnosi Cura PrevenzioneNota importante: [Il presente testo è frutto di traduzione dalle fonti indicate al termine dell'articolo; pur avendolo riportato per completezza, non condivido tutte le indicazioni riportate, consiglio di valutare sempre ciascun punto con lo specialista che segue il bambino, in quanto il disturbo è tutt'ora oggetto di ricerche e manca l'unanimità di vedute nel mondo scientifico]
IntroduzioneLa sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un insieme di comportamenti riscontrabile in molti bambini e adulti. Chi ne soffre ha problemi a prestare attenzione e a concentrarsi a scuola, a casa o sul posto di lavoro. Anche se cerca di concentrarsi, può avere molte difficoltà .
I bambini possono essere molto più attivi e/o impulsivi rispetto ai loro coetanei. Questi comportamenti causano problemi significativi nella vita di relazione, nellâapprendimento e nel comportamento. Per questo motivo i bambini che soffrono di ADHD in alcuni casi sono considerati âdifficiliâ oppure si ritiene che abbiano problemi comportamentali.
Chi soffre di ADHD ha molte difficoltà a organizzarsi, ad ascoltare le istruzioni, a ricordare i dettagli e a controllare il proprio comportamento, quindi spesso ha problemi di relazione in casa, a scuola o sul posto di lavoro.
Non si sa invece molto sullâADHD negli adulti, dove spesso la diagnosi avviene quando si scopre che il figlio è affetto dallo stesso disturbo, probabilmente ereditario.
La sindrome da deficit di attenzione e iperattività colpisce con maggior frequenza i maschi.
LâADHD guarisce crescendo?Un tempo si pensava che lâADHD guarisse spontaneamente con la crescita. Ora si sa che, per la maggior parte dei bambini, questo discorso non è vero. I sintomi dellâADHD spesso migliorano quando il bambino cresce e impara a gestirli. Lâiperattività di norma scompare nella tarda adolescenza, tuttavia circa la metà dei bambini affetti da ADHD continua a distrarsi facilmente, ha sbalzi dâumore, è aggressiva e non è in grado di portare a termine i compiti assegnati. I bambini che hanno genitori che vogliono loro bene e che li sostengono concretamente, anche insieme alle figure di riferimento scolastico, con gli psicologi e i medici, hanno migliori probabilità di diventare adulti sani ed equilibrati.
CauseChi soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività non produce una quantità sufficiente di sostanze chimiche nelle zone del cervello responsabili dellâorganizzazione del pensiero. Senza una quantità sufficiente di queste sostanze chimiche i centri organizzativi del cervello non riescono a lavorare bene e quindi si verificano i sintomi dellâADHD.
Quando a un bambino viene diagnosticata lâADHD, i genitori spesso iniziano ad avere sensi di colpa, ma le cause del disturbo probabilmente hanno più a che vedere con fattori ereditari che non con le scelte dei genitori. LâADHD ha ancora molti lati oscuri, però si ritiene che possa essere causata da diversi fattori:
Anomalie della funzionalità e dellâanatomia cerebrali. La causa esatta dellâADHD rimane un mistero, ma gli esami di scansione del cervello hanno scoperto differenze importanti nella struttura e nellâattività cerebrale dei pazienti colpiti dallâADHD. Ad esempio sembrerebbe che, in tali pazienti, le aree del cervello deputate al controllo dei livelli di attività e dellâattenzione siano meno attive del normale. Ereditarietà . LâADHD tende ad essere ereditaria. Attualmente sono in corso ricerche su diversi geni che potrebbero essere connessi a questo disturbo. Fumo durante la gravidanza, uso di droghe ed esposizione alle tossine. Le gestanti che fumano corrono un rischio maggiore di mettere al mondo un figlio affetto dallâADHD. Lâabuso di alcol o di droghe durante la gravidanza probabilmente fa diminuire lâattività dei neuroni (cellule nervose) che producono i neurotrasmettitori. Anche le gestanti esposte alle tossine ambientali potrebbero correre un rischio maggiore di mettere al mondo figli affetti dallâADHD. Esposizione del bambino alle tossine ambientali. I bambini in età prescolare esposti a determinate tossine presentano un rischio maggiore di soffrire di problemi comportamentali e dello sviluppo. Lâesposizione al piombo, che si trova soprattutto nelle vernici e nei tubi degli edifici vecchi è stata connessa ai comportamenti distruttivi e persino violenti e alla diminuzione della capacità di concentrazione. Additivi alimentari. Gli additivi alimentari, come i coloranti e i conservanti artificiali, probabilmente contribuiscono al comportamento iperattivo. Lo zucchero è da più parti sospettato di causare lâiperattività , ma finora non câè alcuna prova attendibile a sostegno di questa tesi. Fattori di rischio Esposizione della madre alle tossine durante la gravidanza. Fumo, abuso di alcol o uso di droghe durante la gravidanza. Precedenti famigliari di ADHD o di determinati altri disturbi del comportamento e dellâumore. Basso peso alla nascita.LâADHD spesso si presenta insieme ad altri disturbi (comorbilità ), tra cui ricordiamo:
disturbi dellâapprendimento, disturbo opposizionale (ODD), Ansia e depressione, uso di droghe. SintomiIl paziente che soffre della sindrome da deficit di attenzione e iperattività presenta almeno sei dei sintomi qui elencati:
Ha difficoltà a seguire le istruzioni. Ha difficoltà a fare attenzione durante le attività di studio, lavoro o gioco, a scuola, sul posto di lavoro e a casa Perde il materiale necessario per la scuola, il lavoro e lâattività domestica. Sembra sempre ânelle nuvoleâ e sembra che non ascolti mai quando gli si parla. Non presta attenzione ai dettagli. Sembra disorganizzato. Ha problemi con i compiti che richiedono una pianificazione. Dimentica le cose. Si distrae facilmente.Chi soffre di ADHD ed è iperattivo/impulsivo presenta almeno 6 dei sintomi seguenti:
à irrequieto. Corre o si arrampica quando non dovrebbe. Non riesce a fare giochi tranquilli. Risponde senza riflettere. Interrompe chi sta parlando. Non riesce a stare seduto. Parla troppo. à sempre in movimento. Ha problemi ad attendere il proprio turno.Si può sospettare che il comportamento del bambino sia causato dallâADHD se si notano disattenzione, iperattività o comportamenti impulsivi ripetuti che:
Durano per più di sei mesi. Si verificano in diverse situazioni (di solito sia a casa sia a scuola). Interrompono o turbano regolarmente le attività scolastiche, il gioco e le altre attività . Causano problemi relazionali con gli adulti e con gli altri bambini.I comportamenti connessi allâADHD possono essere diversi a seconda del sesso del bambino:
I maschi tendono a essere soprattutto iperattivi, mentre alle femmine, in molti casi, non viene diagnosticato il disturbo perché tendono a essere disattente ma calme. I maschi tendono a ribellarsi di più agli insegnanti e agli adulti, quindi il loro comportamento viene notato con maggior facilità . Le femmine che hanno problemi di attenzione spesso sognano ad occhi aperti, mentre i maschi disattenti tendono a giocare o a muoversi senza sosta. Qual è il confine tra il comportamento normale e lâADHD?La maggior parte dei bambini sani è disattenta, iperattiva o impulsiva di tanto in tanto. Ad esempio i genitori potrebbero preoccuparsi se il figlio di tre anni non riesce a prestare attenzione dallâinizio alla fine quando gli si racconta una storia; tuttavia è normale che i bambini in età prescolare si distraggano facilmente e non siano in grado di concentrarsi troppo a lungo su unâattività . Anche nei bambini più grandi e negli adolescenti la capacità di concentrarsi dipende spesso dallâinteresse che si prova per lâattività . La maggior parte degli adolescenti è perfettamente in grado di ascoltare la musica o di parlare con gli amici per ore, ma può essere molto meno concentrata sui compiti.
Lo stesso discorso vale per lâiperattività . I bambini piccoli normalmente sono pieni di energie e riuscirebbero a esaurire le energie di qualsiasi adulto prima di stancarsi. Inoltre possono diventare ancor più attivi quando sono stanchi, hanno fame, sono ansiosi o si trovano in un ambiente nuovo. Alcuni bambini, infine, sono più attivi dei loro coetanei. Non si dovrebbe mai giungere alla diagnosi di ADHD solo perché un bambino è diverso dagli amici o dai fratelli.
I bambini che hanno problemi scolastici ma se la cavano bene sia a casa sia con gli amici probabilmente si trovano ad affrontare un disturbo diverso dallâADHD. Lo stesso discorso vale per i bambini che hanno problemi di iperattività e disattenzione a casa, ma sono perfettamente a loro agio sia a scuola sia con gli amici.
Quando chiamare il medicoSe sospettate che vostro figlio manifesti i sintomi dellâADHD, ad esempio le difficoltà di concentrazione, i problemi a rimanere seduto o lâincapacità di controllare il suo comportamento, andate dal pediatra o dal medico di famiglia. Il medico può indirizzarvi verso uno specialista, ma è fondamentale escludere eventuali patologie fisiche che potrebbero essere la causa delle difficoltà del bambino.
Se vostro figlio è già in terapia per lâADHD, dovrebbe essere portato regolarmente dal medico, almeno due volte allâanno se i sintomi rimangono stabili. Ricordate di chiedere al medico quale dovrebbe essere la frequenza delle visite. Chiamate il medico se il bambino presenta effetti collaterali dovuti ai farmaci, ad esempio ha poco appetito, ha problemi a dormire o è più irritabile del solito. Alcuni bambini in terapia con gli stimolanti possono perdere lâappetito e avere problemi a mantenere il tasso di crescita (di peso e altezza) che avevano prima dellâinizio della terapia. Tuttavia molto probabilmente riusciranno a raggiungere il potenziale di crescita entro lâetà adulta.
PericoliLâADHD può rendere difficile la vita del bambino.
I bambini affetti dallâADHD:
Fanno molti sforzi in classe: possono essere bocciati e giudicati male dagli altri bambini e dagli adulti. Tendono ad avere più incidenti e traumi di tutti i generi rispetto ai bambini sani. Hanno maggiori probabilità di avere problemi di interazioni con i coetanei e gli adulti. Corrono un rischio maggiore di dipendenza dallâalcol e dalle droghe e di manifestare altri comportamenti a rischio.LâADHD non è la causa diretta di altri problemi psicologici o di sviluppo, tuttavia i bambini che ne soffrono corrono un rischio maggiore di soffrire contemporaneamente anche di altri disturbi come:
Disturbo opposizionale (ODD). Questo disturbo è definito come un insieme di comportamenti negativi, di sfida e di ostilità di fronte alle figure dellâautorità . Disturbo della condotta. Si tratta di un disturbo più grave rispetto allâODD, caratterizzato da comportamenti antisociali, come furti, litigi, distruzione di oggetti altrui e lesioni a persone e animali. Depressione e disturbo bipolare. La depressione è frequente tra i bambini affetti da ADHD. Alcuni bambini possono soffrire di disturbo bipolare, che comprende sia la depressione sia comportamenti maniacali. Disturbi dâansia. I disturbi dâansia tendono a presentarsi abbastanza spesso nei bambini affetti dallâADHD e possono causare preoccupazione eccessiva, nervosismo e peggioramento dei sintomi dellâADHD. Una volta curata e riportata sotto controllo lâansia, i bambini riusciranno più facilmente a gestire i sintomi dellâADHD. Disturbi dellâapprendimento. I disturbi dellâapprendimento sono frequenti tra i bambini affetti dallâADHD; tuttavia lâADHD può colpire anche bambini molto dotati. I bambini colpiti sia dallâADHD sia da disturbi dellâapprendimento possono aver bisogno di un insegnante di sostegno o di aiuti specifici. Sindrome di Tourette. Molti bambini colpiti dallâADHD soffrono anche della sindrome di Tourette, un disturbo neurologico caratterizzato da tic muscolari o vocali incontrollati. Diagnosi differenzialeSi può essere iperattivi o distratti per molti motivi diversi. Quando fa la diagnosi, il medico probabilmente prende in considerazione anche alcuni dei problemi di salute qui elencati:
Depressione o problemi dâumore, Ansia o attacchi di panico, Effetti collaterali di farmaci (anche da banco) o di integratori erboristici, Problemi alla tiroide o altri problemi di natura ormonale, Alcolismo o abuso di sostanze, Esposizione al piombo. DiagnosiMolte persone tentano lâautodiagnosi usando i test o gli elenchi di sintomi visti sui giornali, alla TV o su Internet. Gli elenchi di sintomi possono essere utili ma, se pensate di soffrire di ADHD, è opportuno andare dal medico. Il medico probabilmente vi rivolgerà domande di questo genere:
Ha problemi di concentrazione e di iperattività ? Li ha da quando era piccolo? Le risulta difficile rimanere calmo o di buon umore? Lâorganizzazione e la puntualità le creano problemi? Ha questi problemi sia a casa sia sul posto di lavoro? I suoi famigliari e gli amici le fanno notare che ha problemi di questo tipo? Ha problemi fisici o psicologici che possono influire sul suo comportamento?Il medico probabilmente vi visiterà e vi farà gli esami per scoprire se soffrite di problemi di salute con sintomi simili a quelli dellâADHD.
Vi potrà infine rivolgere domande sul passato, sulla vita attuale e sulla vita di relazione e probabilmente vi sarà richiesto di compilare un questionario.
 BambiniSi può giungere alla diagnosi di ADHD soltanto assemblando le informazioni sul comportamento di vostro figlio provenienti dalle diverse persone che interagiscono con lui. Il pediatra vi porrà diverse domande e, con ogni probabilità , vorrà ottenere qualche informazione in più dagli insegnanti e chiunque altro possa essere informato sul comportamento del bambino. Potrà consegnarvi questionari appositi che compilerete direttamente o che farete compilare agli insegnanti. In questo modo riuscirete a confrontare il comportamento di vostro figlio con quello degli altri bambini suoi coetanei.
Se vostro figlio non ha eseguito di recente gli esami della vista e dellâudito, il pediatra probabilmente glieli prescriverà .
Potrebbe consigliarvi di ricorrere alla terapia farmacologica, ma la diagnosi dellâADHD non può comunque mai basarsi sulla risposta a un determinato farmaco, anche se può essere un fattore importante per la valutazione del bambino se si sospetta che soffra di ADHD.
Per il pediatra può essere molto difficile dire se vostro figlio soffre di ADHD. Molti bambini con questo problema, infatti, rimangono molto tranquilli durante la visita. Proprio per questo, il pediatra può indirizzarvi verso una figura specializzata nellâaiuto dei bambini con problemi comportamentali, ad esempio uno psicologo.
Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dellâAmerican Psychiatric AssociationLa diagnosi di ADHD è un processo in diversi stadi. Non esiste un unico esame per diagnosticare lâADHD; inoltre molti altri problemi, come lâansia, la depressione e determinati tipi di disturbi dellâapprendimento, possono causare sintomi simili.
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dellâAmerican Psychiatric Association (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, indicato con la sigla DSM-IV TR) è usato dai medici specialisti come strumento per la diagnosi dellâADHD. Questo protocollo diagnostico è utile per essere sicuri di arrivare a una diagnosi e a una terapia corrette. Lâuso dello stesso protocollo in tutta la comunità scientifica è utile per capire la diffusione dellâADHD e il suo impatto sulla salute pubblica.
Criteri per la diagnosi dellâADHD
A. Sei o più dei sintomi seguenti del deficit di attenzione sono presenti da almeno sei mesi e ostacolano o sviluppo cognitivo:
Disattenzione Il paziente spesso non presta attenzione ai dettagli o fa errori di sbadataggine a scuola, al lavoro o durante le altre attività . Spesso ha problemi a prestare attenzione a scuola, al lavoro o durante il gioco. Sembra distratto quando ci si rivolge direttamente a lui. Non segue le istruzioni e i comandi e non riesce a portare a termine i lavori a scuola, in casa o sul posto di lavoro (non si tratta di un comportamento opposizionale e il paziente riesce benissimo a capire ciò che gli viene detto o ordinato di fare). Ha spesso problemi a organizzare le proprie attività . Spesso evita, non ama o non vuole dedicarsi alle attività che richiedono uno sforzo mentale intenso e prolungato (come i compiti a casa o le attività scolastiche). Perde spesso ciò che gli serve per portare a termine i compiti e le attività (ad esempio i giocattoli, il diario, le matite, i libri o altri oggetti). Tende a distrarsi facilmente. Nella vita di tutti i giorni è spesso distratto.B. Sono presenti da almeno sei mesi sei o più dei sintomi di iperattività /impulsività qui elencati, in misura tale da disturbare la vita del paziente e in modalità non appropriate per il livello di sviluppo del paziente:
Iperattività Il paziente gesticola, muove i piedi o si agita sulla sedia quando dovrebbe stare seduto tranquillo. Si alza anche quando dovrebbe stare seduto. Corre o si arrampica anche in situazioni non appropriate (gli adolescenti e gli adulti possono sentirsi molto irrequieti). Ha problemi a giocare o a divertirsi tranquillamente. Sembra in perenne movimento o agisce come se fosse in moto perpetuo. In molti casi parla troppo. Impulsività Risponde spesso dâimpulso, prima che gli altri abbiano concluso la domanda. Spesso ha problemi ad aspettare il suo turno. Interrompe o si intromette nelle attività altrui (ad esempio nelle conversazioni o nei giochi). Alcuni sintomi che provocano disabilità compaiono prima dei 7 anni. Alcuni problemi dovuti ai sintomi si verificano in due o più situazioni (ad esempio a scuola/al lavoro E a casa) Ci devono essere prove chiare di una menomazione significativa nel funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. I sintomi non sono dovuti a un disturbo pervasivo dello sviluppo, alla schizofrenia o ad altri disturbi psicotici. I sintomi non possono essere descritti più correttamente come conseguenze di un altro disturbo (ad esempio: disturbo dellâumore, disturbo dâansia, disturbo dissociativo o disturbo di personalità )Basandosi su questi criteri, vengono poi identificate tre forme di ADHD.
Fonte: American Psychiatric Association: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition, Text Revision. Washington, DC, American Psychiatric Association, 2000.
Cura e terapia FarmaciAlcuni dei farmaci usati per combattere lâADHD appartengono alla categoria degli psicostimolanti. Tra di essi figurano
metilfenidato, dextroanfetamina, atomoxetina, clonidina, desipramina, imipramina, bupropione, e un farmaco che combina la dextroanfetamina e lâanfetamina (miscela racemica di l-anfetamina e d-anfetamina).Anche se questi farmaci hanno un effetto stimolante sulla maggior parte delle persone, hanno un effetto calmante in chi è affetto da ADHD. Servono per migliorare lâattenzione e la concentrazione, e per diminuire i comportamenti impulsivi e iperattivi. Per curare lâADHD possono anche essere usati altri farmaci: chiedete al medico qual è il più adatto nel vostro caso.
à importante ricordare che i farmaci psicostimolanti usati per la cura dellâADHD sono farmaci sottoposti ad una legislazione restrittiva e severa
Effetti collateraliTutti i farmaci hanno effetti collaterali. I psicostimolanti possono far diminuire lâappetito e causare mal di stomaco o mal di testa. La perdita di appetito può causare perdita di peso in alcuni pazienti.
Questi effetti collaterali sembrano essere più comuni tra i bambini.
Alcuni pazienti iniziano a soffrire di insonnia. Tra gli altri possibili effetti collaterali ricordiamo:
accelerazione del battito cardiaco, dolore al torace, vomito.Ecco alcuni consigli per evitare gli effetti collaterali quando si assumono gli psicostimolanti:
Usate la dose minima possibile per il controllo dellâiperattività . Il medico vi dirà qual è la dose minima. Se il farmaco vi dà problemi allo stomaco, assumetelo durante i pasti. Chiedete al medico se potete saltare il farmaco durante i fine settimana, cioè non prenderlo al sabato e alla domenica. Offrite snack e merende sane ai bambini che dimagriscono durante la terapia contro lâADHD. Modalità di assunzioneà importante assumere il farmaco nel modo prescritto dal medico. Seguite i consigli del medico anche se pensate che il farmaco non stia facendo effetto; se ritenete che il farmaco non sia efficace, parlatene sempre con il medico.
I farmaci contro lâADHD andrebbero sempre assunti da 30 a 45 minuti prima dei pasti, ad esempio prima di colazione e prima di pranzo (se è necessaria una seconda dose). Alcuni bambini possono assumere la dose prima del pranzo in orario scolastico. Se vostro figlio non può portare i farmaci a scuola, chiedete consiglio al medico, che probabilmente vi suggerirà un farmaco a rilascio prolungato. Il farmaco a rilascio prolungato deve essere assunto solo una volta al giorno, prima di colazione: questo tipo di farmaco non va rotto né masticato.
I farmaci contro lâADHD sono anche utili per altri problemi?I farmaci usati per curare lâADHD si sono dimostrati in grado di migliorare lâabilità di svolgere compiti specifici, come il prestare attenzione o avere un maggiore autocontrollo in determinate situazioni. Non si sa con certezza se questi farmaci possano migliorare settori più ampi della vita quotidiana, come la vita di relazione o le abilità di apprendimento e lettura, tuttavia, nel caso di bambini affetti da ADHD che non riescono a mettere pienamente a frutto le loro potenzialità a scuola, la terapia farmacologica può essere utile per ottenere voti e comportamenti migliori.
Quanto dura la terapia?Siamo tutti diversi, quindi la durata della terapia contro lâADHD dipende dal paziente. Alcune persone dovranno assumere il farmaco per un anno o due, mentre altre dovranno ricorrere alla terapia per molti più anni. In alcune persone, lâADHD continua anche durante lâadolescenza e lâetà adulta.
Chi soffre di ADHD dovrebbe fare controlli regolari dal medico. Durante i controlli, il medico vorrà sentire il parere dei genitori sul comportamento del bambino e anche i commenti degli insegnanti saranno tenuti nella dovuta considerazione. Se vostro figlio soffre di ADHD, il medico probabilmente consiglierà di interrompere di tanto in tanto la terapia, per capire se il farmaco è ancora necessario. Chiedete al medico qual è il momento migliore per interrompere: probabilmente vi consiglierà di farlo durante le vacanze o nei mesi estivi.
Che cosa posso fare per aiutare mio figlio?Lo sforzo di squadra dei genitori, degli insegnanti e dei medici è il modo migliore per aiutare vostro figlio. I bambini che soffrono di ADHD possono essere figli problematici; possono avere difficoltà a capire le istruzioni e la loro iperattività può essere difficile da gestire per gli adulti. Chi soffre di ADHD tende ad avere un maggiore bisogno di regole chiare, gli si dovrebbe spiegare chiaramente e semplicemente che cosa ci si aspetta da lui. Probabilmente dovrete fare piccole modifiche alla vostra routine quotidiana per aiutare vostro figlio. Ecco alcuni consigli che vi potranno essere utili:
LâADHD è un disturbo complesso e ciascun paziente è unico, quindi è molto difficile dare suggerimenti che valgano per tutti i bambini. Potrebbero tuttavia essere utili alcuni dei consigli seguenti.
In casa Siate molto affettuosi con vostro figlio. I bambini hanno bisogno di sentirsi amati e apprezzati. Concentrarsi soltanto sugli aspetti negativi del comportamento del bambino può danneggiare la vostra relazione e avere ripercussioni negative sulla fiducia in sé e sullâautostima del bambino. Se vostro figlio ha difficoltà ad accettare le espressioni di affetto verbali, potete sempre dedicargli un sorriso, dargli una pacca sulla spalla o abbracciarlo, per fargli sentire che gli volete bene. Cercate il modo giusto per dimostrare con regolarità a vostro figlio che gli volete bene. Siate pazienti. Cercate di rimanere calmi e pazienti quando affrontate vostro figlio, anche se vi sembra controllare che il suo comportamento sia incontrollabile. Se rimanete calmi, è più probabile che anche il bambino riesca a calmarsi. Siate realistici. Siate realistici nelle aspettative di miglioramento, sia vostro sia di vostro figlio. Prendetevi il tempo per apprezzare vostro figlio. Fate uno sforzo per accettare e apprezzare gli aspetti non problematici della personalità di vostro figlio. Uno dei modi migliori per realizzare questâobiettivo è trascorrere un poâ di tempo insieme, da soli, senza altri bambini o adulti. Cercate di dare ogni giorno a vostro figlio più attenzioni positive che negative. Cercate di stabilire un orario fisso per i pasti, i sonnellini e il sonno. Usate un calendario per annotare le attività speciali alle quali dovrete dedicarvi. Per i bambini affetti dallâADHD è difficile accettare e adeguarsi ai cambiamenti. Evitate di passare bruscamente da unâattività a unâaltra. Assicuratevi che vostro figlio sia riposato. Cercate di impedire che vostro figlio si stanchi troppo, perché la stanchezza può far peggiorare i sintomi dellâADHD. Cercate di capire quali sono le situazioni difficili. Cercate di evitare le situazioni troppo difficili per vostro figlio, come il rimanere seduti a lungo a una conferenza o fare la spesa in un supermercato troppo grande, in cui la quantità di merce riuscirebbe a distrarre anche un adulto sano. Per cercare di disciplinare vostro figlio, concedetegli una pausa oppure usate le punizioni. Per i bambini colpiti dallâADHD, possono rivelarsi molto utili le pause dagli stimoli sociali. Le pause dovrebbero essere brevi, ma abbastanza lunghe da permettere a vostro figlio di riprendere lâautocontrollo. Lâidea è quella di interrompere e di disinnescare il comportamento incontrollato. Le pause non sono efficaci in tutte le situazioni, ma molti genitori riferiscono che sono uno degli strumenti migliori per gestire il comportamento dei bambini iperattivi o impulsivi. Aiutatelo a organizzarsi. Aiutate vostro figlio a organizzarsi e a tenere unâagenda delle attività quotidiane e assicuratevi che abbia un posto tranquillo per studiare. Raggruppate gli oggetti nella sua camera e metteteli in scatole o luoghi chiaramente contrassegnati. Cercate di tenere il suo ambiente organizzato e ordinato. Cercate modi per migliorare lâautostima e il senso di disciplina del bambino. I bambini affetti dallâADHD di solito sono molto bravi in campo artistico, nella musica, nel ballo o nelle arti marziali, soprattutto nel karate o nel taekwondo. Non forzateli a intraprendere attività troppo difficili per loro. Lâautostima si può costruire con una serie di piccoli successi ripetuti, anziché con grandi successi meno frequenti. Quando date istruzioni a vostro figlio, usate parole semplici e concrete. Parlate a bassa voce e lentamente, e siate il più specifici e concreti possibile. Date unâistruzione alla volta. Prima e durante il discorso, fate diverse pause e guardate sempre vostro figlio negli occhi. Prendetevi cura di voi stessi. Quando siete esauriti e stressati, siete meno utili come genitori. A scuolaChiedete quali sono i programmi di sostegno adottati dalla scuola. Approfittate di tutti gli eventuali programmi di sostegno per i bambini affetti dallâADHD. Come avviene per altri disturbi, la legge prevede che le scuole adottino misure di sostegno per aiutare i bambini con problemi che interferiscono con lâapprendimento. Tra le misure di sostegno più frequenti ricordiamo lâadeguamento dei programmi, le modifiche dellâarredo o della sistemazione della classe, le modifiche delle tecniche di insegnamento, i consigli su come sviluppare le abilità di studio e la migliore collaborazione tra i genitori e gli insegnanti.
Parlate con gli insegnanti. Rimanete in stretto contatto con gli insegnanti, e aiutateli ad aiutare vostro figlio in classe. Accertatevi che gli insegnanti controllino il lavoro di vostro figlio, apprezzino i suoi sforzi e i suoi miglioramenti, siano flessibili e pazienti. Chiedete loro di essere molto chiari quando danno istruzioni al bambino o quando gli dicono che cosa si aspettano che lui faccia.
Chiedete se vostro figlio può usare un computer in classe. I bambini affetti dallâADHD, spesso hanno problemi a scrivere a mano, quindi possono trarre un grande beneficio dallâuso del computer.
Altri consigli praticiMolti genitori individuano regolarità nel comportamento dei figli e nelle loro reazioni: ad esempio il bambino può iniziare a fare i capricci tutte le sera prima di cena e il genitore può dargli qualcosa da mangiare per riuscire a finire di preparare la cena tranquillamente. Anche se non lo si fa apposta, si finisce così per incoraggiare e rinforzare il comportamento del bambino.
Sia il bambino sia il genitore dovrebbero agire diversamente, ma cambiare le abitudini non è una cosa semplice, perché richiede molta consapevolezza e molto lavoro. à importante porsi obiettivi realistici e non sovraccaricare vostro figlio di aspettative per lui mentalmente o fisicamente irrealizzabili. Stabilite obiettivi realistici sia per voi stessi sia per il bambino e non cercate di cambiare tutto in una volta.
Ecco alcuni consigli che aiuteranno voi e vostro figlio a gestire lâADHD:
Strutturate la vita del bambino. Riuscirete a gestire i cambiamenti con maggior facilità , se strutturerete la vita del bambino. Strutturare non significa organizzare tutto in modo rigido né dare una disciplina ferrea; significa piuttosto programmare in anticipo la vita del bambino, per farla diventare più prevedibile, calma e organizzata possibile. I bambini affetti dallâADHD non riescono a gestire bene i cambiamenti e la routine li aiuta a sentirsi sicuri e a migliorare i loro comportamenti. Quando dovete spostarvi o vostro figlio deve cambiare attività , avvertitelo con qualche minuto dâanticipo e fate il conto alla rovescia. Disciplina positiva. Uno dei modi migliori per instillare le nuove abitudini è quello di realizzare una disciplina ferma e amorevole che incoraggi i comportamenti corretti e scoraggi quelli distruttivi. I bambini affetti dallâADHD di solito reagiscono bene al rinforzo positivo, se riescono a guadagnarselo. Allâinizio vi consigliamo di rinforzare o ricompensare un nuovo comportamento ogni volta che si verifica. Dopo un breve periodo, probabilmente non sarà più necessario agire così, ma dovrete continuare a far sapere a vostro figlio che prendete sul serio il fatto di incoraggiare le nuove abitudini. Alcuni genitori criticano le ricompense perché, sostengono, âsembra di comprare o viziare il bambinoâ. Tuttavia cambiare le abitudini è molto difficile e le ricompense non sono altro che un modo concreto per riconoscere e premiare gli sforzi del bambino. Rimanete calmi e date il buon esempio. Date il buon esempio, comportandovi come vorreste che vostro figlio si comportasse. Cercate di rimanere pazienti e padroni della situazione, anche se il bambino sembra dare di matto. Se parlate con un tono di voce calmo e basso, è più probabile che vostro figlio si calmi. Cercate di realizzare relazioni sane allâinterno della famiglia. Le relazioni famigliari sono fondamentali per gestire e modificare il comportamento del bambino iperattivo. Per le coppie molto legate spesso è più facile affrontare le sfide della genitorialità rispetto alle coppie in cui il legame è più debole. Questo è uno dei motivi per cui è importante che i partner si prendano tutto il tempo necessario per coltivare la loro relazione. Concedetevi una pausa. Se avete un figlio affetto dallâADHD, ricordatevi di concedervi una pausa di tanto in tanto. Non sentitevi in colpa se trascorrete qualche ora lontano dal bambino. Riposandovi e rilassandovi, infatti, riuscirete a essere genitori migliori. Non vergognatevi di chiedere aiuto agli amici, ai nonni e ai parenti. Assicuratevi che chi si prende cura del bambino (baby sitter, parenti, ecc.) sappia come affrontare lâADHD e sia sufficientemente maturo per affrontare il compito. Diete specialiLa maggior parte delle diete anti ADHD elimina gli alimenti sospettati di far aumentare lâiperattività , come lo zucchero e la caffeina, e gli allergeni più comuni, come il grano, il latte e le uova. Alcune diete consigliano di eliminare i coloranti e gli additivi artificiali. Finora le ricerche non hanno dimostrato lâesistenza di una connessione tra la dieta e il miglioramento dei sintomi dellâADHD, però un piccolo gruppo di studi sembrerebbe dimostrare che le modifiche della dieta potrebbero essere utili. Limitare gli zuccheri, tuttavia, non sembra di nessuna utilità .
Integratori vitaminici o multimineraliAlcune vitamine e alcuni minerali sono fondamentali per la salute, tuttavia non câè alcuna prova del fatto che gli integratori siano in grado di far regredire i sintomi dellâADHD. Le âmegadosiâ di vitamine (cioè le dosi superiori alla dose giornaliera consigliata o RDA) possono essere pericolose.
Integratori erboristiciNon câè alcuna prova che dimostri che gli integratori erboristici, come lâiperico, siano utili per combattere lâADHD.
Acidi grassi essenzialiQuesti grassi, tra cui ricordiamo gli omega 3, sono necessari per un corretto funzionamento cerebrale. I ricercatori stanno indagando sugli eventuali benefici derivanti dalla loro assunzione nel caso dei pazienti che presentano i sintomi dellâADHD.
Che cosa posso fare per gestire i sintomi?à possibile imparare e mettere in pratica alcune modifiche dellâambiente lavorativo per minimizzare le distrazioni. Esistono molti strumenti organizzativi che servono per imparare a concentrarsi sia sul luogo di lavoro sia nelle attività domestiche.
Molte persone che soffrono di ADHD trovano beneficio dalla terapia psicologica. I sintomi e i problemi dovuti allâADHD possono far abbassare lâautostima e provocare problemi relazionali. Il counseling individuale e i gruppi di aiuto possono aiutarvi a superare questi problemi.
PrevenzioneNon esiste un modo sicuro per prevenire lâADHD, tuttavia si possono prendere alcuni provvedimenti per prevenire i problemi causati dallâADHD e garantire che il bambino sia il più sano possibile, sia dal punto di vista fisico, sia da quello mentale ed emotivo:
Durante la gravidanza evitate tutte le sostanze che potrebbero far male al bambino. Non bevete alcolici, non fumate e non fate uso di droghe. Proteggete il bambino dallâesposizione agli agenti inquinanti e alle tossine, come il fumo di sigaretta, le sostanze chimiche usate in agricoltura e nellâindustria e le vernici al piombo (usate in alcuni vecchi edifici). Siate coerenti, ponete dei limiti e stabilite punizioni chiare per i comportamenti scorretti. Stabilite una routine chiara per il bambino, con indicazioni chiare sullâora di andare a dormire, sullâora in cui svegliarsi, sullâorario dei pasti, sul tipo di aiuto da dare in casa e sullâuso della televisione. Cercate di non dedicarvi ad altro mentre state parlando con vostro figlio; quando gli date qualche istruzione o gli chiedete qualcosa, guardatelo negli occhi. Prendetevi alcuni minuti ogni giorno per dimostrargli che gli volete bene e che apprezzate i suoi sforzi. Lavorate in sinergia con gli insegnanti e con chi si prende cura di vostro figlio, e cercate di identificare immediatamente i problemi. Se vostro figlio soffre di ADHD o un altro problema che interferisce con lâapprendimento o con la vita sociale, lâimmediato ricorso alla terapia può evitare che il disturbo abbia conseguenze gravi.Fonte Principale:
FamilyDoctor Mayo Clinic CDC(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
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Farmaco e Cura
Trombofilia e trombi: sintomi, diagnosi, gravidanza, cure
Posted: 06 Jan 2013 11:41 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Pericoli Gravidanza Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLa coagulazione eccessiva è un disturbo in cui il sangue si coagula con eccessiva facilità o i coaguli non si dissolvono normalmente. In condizioni normali il sangue si coagula per sigillare le ferite e le piccole lesioni delle pareti dei vasi sanguigni e quindi per arrestare le emorragie.
I coaguli o trombi si possono formare perché la circolazione è troppo lenta; ad esempio, quando un vaso sanguigno si restringe, la circolazione del sangue al suo interno può rallentare.
La trombofilia ha molte cause diverse, può essere provocata da
problemi del sangue, anomalie dei vasi sanguigni, altri fattori.Indipendentemente dalla causa i trombi possono limitare o ostruire la circolazione, danneggiando quindi gli organi e causando addirittura il decesso del paziente.
à un disturbo che può essere acquisito o genetico, ma le prime sono più diffuse di quelle ereditarie.
âAcquisitaâ significa che il disturbo è provocato da unâaltra patologia o da altri fattori, ad esempio lâaterosclerosi può danneggiare i vasi sanguigni, causando la formazione dei trombi. Lâaterosclerosi è una patologia in cui si accumulano placche di sostanza grassa allâinterno delle arterie. Tra le altre cause acquisite dellâipercoagulazione ricordiamo il fumo, il sovrappeso, l’obesità e lâimmobilità prolungata (ad esempio dovuta alla degenza in ospedale dopo un intervento chirurgico). Se lâipercoagulazione è di natura genetica, significa che è causata da un gene difettoso. La maggior parte delle anomalie genetiche che causano la trombofilia si verifica a livello delle proteine necessarie per la coagulazione. Si possono anche verificare anomalie nelle sostanze che rallentano la formazione dei coaguli o li dissolvono.Le cause acquisite e quelle genetiche non sono connesse, ma possono coesistere in una stessa persona. I pazienti più a rischio presentano cause di entrambi i tipi.
CausePer capire quali sono le cause della trombofilia, può essere utile capire come funziona il processo di coagulazione del sangue: in condizioni normali il sangue si coagula per sigillare le lesioni o le piccole ferite delle pareti dei vasi sanguigni e per arrestare le emorragie. Quando lâemorragia si ferma e il vaso sanguigno guarisce, lâorganismo distrugge i coaguli e li smaltisce.
La coagulazione del sangue è un processo complesso, che coinvolge:
La parete interna delle cellule che rivestono i vasi sanguigni. Queste cellule hanno un ruolo fondamentale nella formazione dei coaguli. I fattori di coagulazione. Queste proteine servono per creare una rete di fibrina (un altro tipo di proteina) che si comporta come una specie di colla che tiene insieme i coaguli. Le piastrine. Sono piccole cellule del sangue che si uniscono per formare i coaguli.La coagulazione può essere eccessiva se il processo di coagulazione presenta delle anomalie, oppure ha inizio anche in situazioni diverse dalla norma. I trombi si possono formare allâinterno delle arterie o le vene del cervello, del cuore, dei reni, dei polmoni e degli arti. (Le arterie e le vene sono i vasi sanguigni che portano il sangue verso il cuore e lâorganismo.)
La coagulazione eccessiva può essere causata da disturbi e patologie, da mutazioni genetiche, da farmaci e da altri fattori.
Disturbi e patologieMolti disturbi e patologie possono causare problemi di ipercoagulazione, oppure impedire ai coaguli di dissolversi correttamente.
Sindrome da anticorpi antifosfolipidi. Malattie del midollo osseo, ad esempio Policitemia vera, Trombocitosi. Porpora trombotica trombocitopenica e coagulazione intravascolare disseminata. Problemi nella disgregazione dei trombi. Coagulazione eccessiva con alto rischio per il cervello e il cuore Aterosclerosi. Lâaterosclerosi è un disturbo in cui una sostanza cerosa si accumula nella arterie sottoforma di placche. Con il passare del tempo, le placche possono disgregarsi. Le piastrine si aggregano e formano trombi nella zona della lesione. Lâaterosclerosi è una delle cause principali delle lesioni delle pareti dei vasi sanguigni. Vasculite. La vasculite è un disturbo che causa lâinfiammazione dei vasi sanguigni. Le piastrine possono aderire alle zone in cui i vasi sanguigni sono danneggiati e formare così i trombi. La vasculite, inoltre, è una delle cause principali delle lesioni delle pareti dei vasi sanguigni. Diabete. Il diabete fa aumentare il rischio di accumulo di placche nelle arterie e quindi di formazione di trombi pericolosi. Lâ80 per cento circa delle persone che soffrono di diabete muore per cause connesse alla trombosi. Molti di questi decessi sono connessi alle complicazioni relative al cuore e ai vasi sanguigni. Insufficienza cardiaca. Lâinsufficienza cardiaca è una patologia che danneggia o indebolisce il cuore che quindi non riesce a pompare una quantità sufficiente di sangue per soddisfare le esigenze dellâorganismo. Lâinsufficienza cardiaca rallenta la circolazione e perciò aumenta il rischio di formazione di trombi. Fibrillazione atriale. La fibrillazione atriale (FA) è il tipo di aritmia più diffuso. Lâaritmia è un problema del ritmo o del battito cardiaco. La fibrillazione atriale può far ristagnare il sangue negli atri, cioè nelle due cavità superiori del cuore, dove quindi si possono formare i trombi. Sovrappeso ed obesità . Il sovrappeso e lâobesità sono due disturbi in cui il peso è superiore a quello considerato sano. Possono causare lâaterosclerosi, che a sua volta fa aumentare il rischio di formazione di trombi. Sindrome metabolica. Alcune ricerche indicano che chi soffre di sindrome metabolica presenta un rischio maggiore di coagulazione eccessiva. âSindrome metabolicaâ è il nome di un gruppo di fattori di rischio che fanno aumentare il rischio di soffrire di patologie cardiache e di altri problemi di salute. Coagulazione eccessiva con alto rischio per gli arti I trombi si possono formare nelle vene profonde degli arti: questo disturbo è detto trombosi venosa profonda (TVP). La trombosi venosa profonda normalmente colpisce le vene profonde delle gambe. Il trombo che si forma in una vena profonda può staccarsi e entrare in circolo. Se raggiunge i polmoni e blocca la circolazione, si ha lâembolia polmonare (EP). La coagulazione eccessiva a carico delle vene profonde degli arti può essere scatenata da particolari disturbi, patologie o fattori. Ricovero in ospedale per interventi chirurgici maggiori, patologie gravi, traumi o lesioni ossee. Se si rimane inattivi per lunghi periodi, la circolazione venosa rallenta, quindi si possono formare trombi nelle gambe. Sindrome della classe economica. Questâespressione si riferisce alle situazioni in cui si deve rimanere fermi per molto tempo, ad esempio in auto o sullâaereo. Rimanere fermi può rallentare la circolazione e provocare la formazione di trombi nelle gambe. Tumore e terapia antitumorale Mutazioni genetiche: le cause genetiche della coagulazione eccessiva sono connesse nella maggior parte dei casi a una mutazione genetica, cioè allâanomalia di un gene. Tra le mutazioni più diffuse figurano quella del fattore V di Leiden e del gene protrombina G20210A. Tra quelle più rare ricordiamo le carenze di proteina C ed S e la carenza di proteina antitrombina III. Assunzione di farmaci: alcuni farmaci possono disturbare il normale processo di coagulazione. I farmaci a base di estrogeni (ormoni femminili) sono connessi a un aumento del rischio di formazione di trombi: tra di essi ricordiamo la pillola anticoncezionale e la terapia ormonale sostitutiva. Lâeparina è un farmaco usato comunemente per la prevenzione della trombosi, tuttavia in alcuni pazienti può causare la formazione di trombi e lâabbassamento del livello delle piastrine. Questo disturbo è detto trombocitopenia indotta da eparina (HIT). Questo disturbo si verifica quasi sempre in ospedale, perché di norma lâeparina viene somministrata durante il ricovero. Nella trombocitopenia indotta da eparina, il sistema immunitario attacca lâeparina e una proteina sulla superficie delle piastrine: dopo lâattacco le piastrine iniziano a formare i trombi. Altri fattori che influiscono sulla coagulazione Fumo. Il fumo fa aumentare il rischio di trombosi e aumenta il rischio di adesione delle piastrine. Inoltre danneggia le pareti dei vasi sanguigni e quindi fa formare i trombi. Eccesso di omocisteina. Lâomocisteina è un amminoacido connesso a un forte rischio di patologie vascolari. Se il livello di questa sostanza è eccessivo, può danneggiare le pareti interne delle arterie. Gravidanza. Le donne presentano un rischio maggiore di trombosi durante la gravidanza, perché, in questa fase, aumentano le piastrine e i fattori di coagulazione. Durante la gravidanza, inoltre, lâutero comprime le vene, quindi la circolazione rallenta. HIV e terapie anti-HIV. Il rischio di formazione di trombi è massimo nei pazienti HIV-positivi colpiti da infezioni, che assumono determinati farmaci, sono ricoverati o hanno più di 45 anni. Disidratazione. La disidratazione è la carenza di liquidi dellâorganismo: i vasi sanguigni si restringono e il sangue diventa più denso, quindi aumenta il rischio di formazione di trombi. Trapianto di organi e impianto di dispositivi, come il catetere venoso centrale e gli accessi vascolari per la dialisi. Gli interventi chirurgici o lâimpianto di dispositivi nei vasi sanguigni possono danneggiare le pareti dei vasi sanguigni e quindi far formare i trombi. I cateteri e gli accessi vascolari, inoltre, hanno una superficie sintetica che può provocare la formazione di trombi. Fattori di rischioIl rischio massimo per lâipercoagulazione si ha quando sono contemporaneamente presenti fattori acquisiti e fattori genetici. Ad esempio, se il paziente fuma, soffre di aterosclerosi e ha il fattore V di Leiden mutato, è maggiormente a rischio rispetto a chi presenta soltanto uno di questi fattori di rischio.
Fattori di rischio geneticiIl rischio di avere una causa genetica è maggiore se:
si hanno famigliari che in passato hanno sofferto di trombofilia, ci sono precedenti personali di ipercoagulazione prima dei 40 anni, ci sono precedenti di aborti con cause non diagnosticate.Quella del fattore V di Leiden è una delle mutazioni genetiche più frequenti, in grado di alterare il processo di coagulazione: da sola causa il 40-50% dei casi di disturbi genetici della coagulazione, nei pazienti di etnia caucasica.
SintomiI segni e i sintomi dellâipercoagulabilità dipendono dalla zona in cui si formano i trombi; ad esempio i sintomi di un trombo nel cuore o nei polmoni possono comprendere:
dolore al torace, fiato corto, fastidio alle braccia, alla schiena, al collo e alla mascella.Questi sintomi, però, possono indicare anche un infarto o unâembolia polmonare.
I sintomi dei trombi nelle vene profonde delle gambe possono comprendere:
dolore, arrossamento, sensazione di calore e gonfiore nella parte bassa della gamba.Questi sintomi possono indicare una trombosi venosa profonda (TVP).
Tra i sintomi di un trombo nel cervello si possono avere:
mal di testa, modo di parlare diverso dal solito, paralisi (impossibilità di muoversi), giramento di testa e problemi a parlare o a capire le parole degli altri.Questi sintomi possono indicare che è in corso un ictus.
Se si presentano i sintomi dellâinfarto, dellâembolia polmonare o dellâictus, chiamate immediatamente il 118. Se soffrite dei sintomi della trombosi venosa profonda, chiamate immediatamente il medico: la causa della formazione del trombo deve essere scoperta e curata il prima possibile.
PericoliLa prognosi e la terapia della trombofilia dipendono dalla causa della patologia, dalla gravità dei trombi e dalla possibilità di tenerli sotto controllo.
I trombi che mettono in pericolo la vita del paziente rappresentano unâemergenza, mentre per i problemi di coagulazione di routine sono usati farmaci che diluiscono il sangue. Alcuni pazienti devono assumere questi farmaci per tutta la vita.
Con i farmaci e con la sorveglianza continua, molti pazienti riescono a tenere sotto controllo efficacemente la coagulazione eccessiva.
ComplicazioniI trombi possono formarsi nelle o spostarsi verso le arterie o le vene del cervello, del cuore, dei reni, dei polmoni e degli arti. Possono limitare o bloccare completamente la circolazione, danneggiando gli organi interni e causando molti problemi. In alcuni casi, i trombi possono arrivare a provocare il decesso del paziente.
Ictus: Si può verificare un ictus se la circolazione diretta al cervello si interrompe. Se la circolazione si interrompe per più di alcuni minuti, le cellule cerebrali iniziano a morire, causando menomazioni nelle parti del corpo da esse controllate. Lâictus può provocare lesioni cerebrali e disabilità a lungo termine, paralisi (incapacità di muoversi) o addirittura il decesso del paziente.
Infarto: La formazione di un trombo in unâarteria coronarica può causare un infarto. Lâinfarto si verifica quando la circolazione diretta a una zona del cuore si interrompe. Se la circolazione non viene ripristinata velocemente, la zona del muscolo cardiaco subisce lesioni dovute alla mancanza dâossigeno e inizia a morire. La lesione al cuore può non essere evidente oppure può causare problemi gravi e di lungo periodo, come lâinsufficienza cardiaca o le aritmie (irregolarità nel battito cardiaco).
Problemi ai reni e insufficienza renale: Un trombo nei reni può causare problemi ai reni o lâinsufficienza renale. Lâinsufficienza renale si verifica quando i reni non sono più in grado di smaltire i liquidi e le sostanze di rifiuto dallâorganismo. Si hanno, quindi, un accumulo di queste sostanze, ipertensione e altri problemi di salute.
Embolia polmonare: Se il trombo raggiunge una vena profonda dei polmoni, si ha unâembolia polmonare. Lâembolia polmonare è una patologia grave, in grado di danneggiare i polmoni e altri organi e di far abbassare il livello dellâossigeno nel sangue.
Trombosi venosa profonda: Un trombo in una delle vene profonde degli arti può causare dolore, gonfiore, arrossamento o sensazione di calore nellâarto colpito. Questo tipo di problema è detto trombosi venosa profonda (TVP): i trombi possono spostarsi (in questo caso sono detti emboli), raggiungere i polmoni e provocare unâembolia polmonare.
GravidanzaI trombi possono provocare aborti, nascita di bambini morti e altri problemi, come la preeclampsia, cioè lâipertensione durante la gravidanza.
DiagnosiSe il medico, basandosi sui segni e sui sintomi, sospetta che soffriate di trombofilia, andrà alla ricerca della causa del disturbo.
Vi rivolgerà diverse domande sulla storia medica vostra e dei vostri famigliari, vi visiterà e controllerà i risultati degli esami.
Il medico di famiglia potrà consigliarvi di farvi seguire da un ematologo, cioè da un medico specializzato nella diagnosi e nella terapia dei disturbi e delle patologie del sangue.
Anamnesi personale e famigliareIl medico vi può rivolgere domande dettagliate sulla storia medica vostra e della vostra famiglia. Vi può chiedere se voi o un vostro consanguineo:
avete avuto precedenti di ipercoagulazione prima dei 40 anni, avete avuto problemi di trombosi durante la gravidanza o durante lâassunzione della pillola anticoncezionale, avete avuto aborti con cause non accertate, avete precedenti di ipercoagulazione (ad esempio nelle vene del fegato o dei reni). VisitaIl medico vi visiterà per capire la gravità del problema di coagulazione e per cercare una possibile causa.
Esami diagnosticiIl medico può prescrivervi gli esami del sangue per capire la composizione del sangue e indagare sul processo di coagulazione. Se sospetta che soffriate di una patologia genetica, vi farà eseguire esami più approfonditi.
Prima di eseguire gli esami approfonditi per capire la causa dellâipercoagulazione, il paziente probabilmente dovrà iniziare la terapia: potrebbero passare anche settimane o mesi tra lâinizio della terapia e la diagnosi della causa.
Emocromo completoIl primo esame da eseguire comprende lâemocromo completo, cioè la misurazione del numero di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine presenti nel sangue.
Il medico, inoltre, vorrà conoscere il numero di piastrine nel sangue. Le piastrine sono i frammenti cellulari che si attaccano insieme per far coagulare il sangue.
Esami dei fattori di coagulazione e del tempo di coagulazioneProbabilmente dovrete anche eseguire gli esami che controllano da un lato le proteine attive nel processo di coagulazione e, dallâaltro, il tempo necessario perché queste proteine riescano a far coagulare il sangue.
I fattori (o proteine) di coagulazione reagiscono tra di loro seguendo due vie, una intrinseca e una estrinseca (La via è una serie di reazioni chimiche che si verifica sempre nello stesso ordine.) Le due vie, poi, confluiscono in una via unica, per realizzare una rete di fibrina che tiene insieme i coaguli.
Tempo di protrombina (tempo di Quick o PT). Questo esame riguarda la via estrinseca e la via comune e misura la velocità di coagulazione del sangue. Chi soffre di ipercoagulazione probabilmente dovrà assumere il warfarin per prolungare il tempo di coagulazione.
Tempo di tromboplastina parziale (PTT). Questo esame riguarda la via intrinseca e quella comune e misura la velocità di coagulazione del sangue. Per prolungare il tempo di coagulazione può essere necessario assumere gli anticoagulanti, come lâeparina.
Esami di follow-upSe il medico sospetta che le cause dellâipercoagulazione siano genetiche, potreste dover eseguire altri esami del sangue. Ad esempio, potreste eseguire gli esami di controllo:
delle mutazioni genetiche che potrebbero causare lâipercoagulazione, degli anticorpi connessi alla sindrome da anticorpi antifosfolipidi, una delle cause dellâipercoagulazione, dei livelli di omocisteina (se siete a rischio per le patologie vascolari). Cura e terapiaLa trombofilia è curata con terapie farmacologiche. A seconda delle dimensioni e della posizione del trombo (o dei trombi), il paziente deve sottoporsi a una terapia dâemergenza oppure a una terapia di routine.
Terapia dâemergenzaI trombi possono essere molto pericolosi, perché possono danneggiare lâorganismo e causare problemi gravi, come lâictus, lâinfarto, lâinsufficienza renale, la trombosi venosa profonda o lâembolia polmonare. I trombi, inoltre, possono provocare aborti ripetuti, nascita di bambini morti o problemi durante la gravidanza.
La terapia dâemergenza per la prevenzione di questi problemi spesso comprende farmaci in grado di dissolvere velocemente i trombi.
Questi farmaci, detti trombolitici, sono usati per dissolvere i trombi più grandi che provocano sintomi gravi. Possono causare emorragie improvvise, quindi sono usati solo nelle situazioni di emergenza.
Terapia di routine AnticoagulantiGli anticoagulanti sono i farmaci usati nella terapia di routine per lâipercoagulazione. Impediscono la formazione dei trombi e non fanno ingrandire quelli già esistenti.
Gli anticoagulanti sono somministrati sottoforma di compresse, di iniezioni sottocutanee o tramite endovena (flebo inserita in una vena).
Il warfarin e lâeparina sono due tipi di anticoagulanti. Il warfarin è in vendita sottoforma di compresse (uno dei marchi più diffusi è Coumadin®). Lâeparina viene somministrata tramite iniezione o flebo.
Le terapie con lâeparina e il warfarin possono essere somministrate contemporaneamente. Il warfarin impiega 2 o 3 giorni prima di iniziare a fare effetto. Quando il warfarin inizia a fare effetto, viene interrotta lâeparina.
Le gestanti devono essere curate con lâeparina, perché il warfarin potrebbe danneggiare il feto.
In alcuni casi, il warfarin è affiancato dallâaspirina, mentre in altri può essere usata lâaspirina in monoterapia. Anche lâaspirina, infatti, è un anticoagulante che serve per prevenire la formazione di trombi.
Alcuni pazienti devono assumere gli anticoagulanti per tutta la vita, se il rischio di formazione di trombi rimane elevato.
Lâeffetto collaterale più frequente degli anticoagulanti è lâemorragia, che si verifica se gli anticoagulanti diluiscono troppo il sangue e può mettere in pericolo la vita del paziente. Lâemorragia può essere interna o esterna, cioè può colpire gli organi interni o la superficie della pelle. Per chiedere aiuto il prima possibile, è fondamentale conoscere i segni premonitori dellâemorragia, tra cui ricordiamo:
sanguinamento dalle gengive e dal naso, senza cause evidenti, ciclo mestruale più abbondante del solito, vomito di colore rosso vivo o color caffè, feci con sangue rosso vivo o feci nere e catramose, mal di pancia o mal di testa molto forti, alterazioni improvvise della visione, paralisi improvvisa degli arti, perdita di memoria o stato confusionale.Gli altri sintomi della diluizione eccessiva del sangue sono: il sanguinamento troppo abbondante dopo una caduta o una lesione, la formazione troppo frequente di lividi o il sanguinamento troppo frequente. Se notate uno qualsiasi di questi sintomi, chiamate immediatamente il medico.
Chi è in terapia con gli anticoagulanti di norma deve fare esami del sangue regolari per controllare come si coagula il sangue: i due esami fondamentali sono il tempo di protrombina e il tempo di tromboplastina.
Questi esami servono anche per scoprire se il paziente sta assumendo la giusta dose di farmaco. Il medico controlla gli esami per accertarsi che il paziente stia assumendo una dose di anticoagulante sufficiente per prevenire la formazione di trombi ma non tale da causare emorragie.
Altre terapieLe terapie di breve periodo possono comprendere il fattore antitrombinico e la proteina C. Il fattore antitrombinico può essere utile nei pazienti in cui è stata accertata la carenza di antitrombina. Questa terapia è usata in situazioni speciali, ad esempio prima degli interventi chirurgici, se câè un trombo molto pericoloso o ci sono diversi precedenti di formazione di trombi.
Alcuni pazienti con carenza di antitrombina possono aver bisogno di questa terapia perché lâeparina nel loro caso non è efficace.
La proteina C può essere somministrata ai pazienti con carenze di proteina C prima della terapia con il warfarin. La proteina C viene somministrata per proteggerli dalla necrosi cutanea, un grave effetto collaterale del warfarin. (La necrosi cutanea distrugge e danneggia le cellule della pelle.)
Convivere con la trombofiliaSe soffrite di coagulazione eccessiva, vi consigliamo di:
informarvi sui sintomi e sui segni premonitori dei problemi di coagulazione, assumere tutti i farmaci prescritti dal medico al momento giusto, rimanere in contatto col medico, e farvi seguire con costanza. Affrontare i sintomiSapere quali sono i segni e i sintomi dei problemi di coagulazione è fondamentale, perché, se si manifestano, ci si dovrebbe rivolgere immediatamente al medico. La causa dei trombi deve essere scoperta e curata il prima possibile: nei casi dâemergenza può essere necessario recarsi al pronto soccorso.
FarmaciIl medico può prescrivervi gli anticoagulanti per prevenire la formazione dei trombi o per evitare che quelli già presenti si ingrandiscano. Questi farmaci vanno assunti seguendo scrupolosamente la prescrizione medica.
Informate il medico delle altre terapie che state seguendo, comprese quelle che prevedono lâassunzione di farmaci da banco. Alcuni farmaci, infatti, potrebbero far aumentare il rischio di emorragie.
Le donne sessualmente attive che seguono la terapia con il warfarin dovrebbero usare un anticoncezionale, perché il warfarin può causare malformazioni fetali.
Se dovete sottoporvi a un intervento chirurgico, il medico può adeguare la quantità di farmaco prima, durante e/o dopo lâintervento, per prevenire le emorragie. Lo stesso discorso vale, ma più raramente, per gli interventi dentistici.
Se assumete farmaci anticoagulanti, informate tutti i medici che vi seguono.
Sorveglianza continuaFate tutti gli esami del sangue prescritti dal medico, perché aiutano a tenere traccia della velocità e della capacità di coagulazione del sangue.
I farmaci usati per la terapia dellâipercoagulazione potrebbero causare emorragie interne (allâinterno dellâorganismo) oppure esterne (sottopelle o sulla superficie della pelle). Ã fondamentale riconoscere i segni premonitori delle emorragie per cercare immediatamente aiuto se si verificano (vedi sopra).
Chiedete al medico come modificare il vostro stile di vita per renderlo più sano. Chiedetegli se la vostra alimentazione può interferire con i farmaci che assumete. Se assumete il warfarin, alcuni alimenti e bevande possono influire sulla sua efficacia.
Chiedete al medico qual è la quantità di alcool permessa durante la terapia. Se fumate, chiedete al medico un consiglio sui programmi e sui prodotti che vi possono aiutare a smettere; cercate, inoltre, di evitare il fumo passivo.
Se non riuscite a smettere di fumare da soli, potete partecipare a un gruppo di aiuto. Molti ospedali, molte aziende e aziende sanitarie locali offrono incontri per aiutarvi a smettere di fumare.
PrevenzioneNon è possibile prevenire le cause genetiche della trombofilia, tuttavia si possono prendere alcuni provvedimenti per tenere sotto controllo o per evitare alcuni dei fattori di rischio acquisiti.
Curare le patologie che possono causare lâipercoagulazione, come il diabete o le patologie cardiache e vascolari. Modificare lo stile di vita, ad esempio smettendo di fumare o dimagrendo. Evitare i farmaci a base di estrogeni (ormoni femminili), in presenza di fattori di rischio per lâipercoagulazione. In questo caso è opportuno chiedere al medico quali sono le alternative più sicure. Rimanere il più attivi possibile. Durante i viaggi lunghi, muovere, flettere e stirare le gambe, in modo da far circolare bene il sangue nelle caviglie. Chiedere al medico come si fa per abbassare il livello di omocisteina. Potrebbe essere necessario assumere integratori di vitamina B6, di vitamina B12 o di folati.Il medico può prescrivere gli anticoagulanti prima, durante e/o dopo gli interventi chirurgici per prevenire lâipercoagulazione.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
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31/12/2012 09:37
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Sindrome da fatica cronica: sintomi, diagnosi e terapia
Posted: 30 Dec 2012 11:31 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Pericoli Diagnosi Cura IntroduzioneChi è colpito dalla sindrome da fatica cronica si sente esaurito e stanchissimo. La stanchezza estrema rende difficile dedicarsi alle normali attività che la maggior parte di noi svolge senza pensare, ad esempio vestirsi, fare la doccia o mangiare. Anche se si dorme o ci si riposa, la stanchezza non scompare: può aumentare quando ci si muove, si fa esercizio fisico o semplicemente si pensa.
La sindrome da fatica cronica può comparire lentamente oppure allâimprovviso. I pazienti in cui compare lentamente diventano progressivamente sempre più stanchi nellâarco di alcune settimane od alcuni mesi. I pazienti in cui compare allâimprovviso si sentono improvvisamente stanchissimi da un giorno allâaltro.
Chi è affetto dalla sindrome da fatica cronica può soffrire di dolori muscolari, problemi di concentrazione o insonnia. La stanchezza profonda deve durare per almeno sei mesi per poter essere diagnosticata come sindrome da fatica cronica.
La sindrome da fatica cronica può anche essere definita fatica cronica, encefalomielite mialgica od anche in altro modo.
CauseNessuno sa con certezza quali siano le cause della sindrome da fatica cronica.
In molti pazienti la sindrome da fatica cronica si presenta dopo unâinfezione, ad esempio dopo un raffreddore o unâinfluenza intestinale, oppure dopo essere stati contagiati dal virus Epstein-Barr, lo stesso virus che provoca la mononucleosi infettiva. Alcuni pazienti affetti dalla sindrome da fatica cronica affermano che il disturbo si è presentato dopo un periodo di forte stress, dovuto ad esempio al decesso di una persona cara o a un intervento chirurgico importante.
Tra i fattori che sono stati studiati ricordiamo:
Infezioni virali. In alcuni pazienti la sindrome da fatica cronica compare dopo unâinfezione virale, quindi i ricercatori si sono chiesti se la patologia possa essere provocata da determinati virus. Tra i virus presi in consideraizone ricordiamo: lâEpstein-Barr, lâherpesvirus umano 6 e i virus della leucemia dei topi. Non è finora stata evidenziata alcuna connessione certa tra questi virus e la sindrome da fatica cronica. Problemi del sistema immunitario. Il sistema immunitario dei pazienti affetti dalla sindrome da fatica cronica sembra essere leggermente più debole rispetto a quello dei pazienti sani, ma non è chiaro se questa debolezza basti, da sola, a causare la malattia. Squilibri ormonali. Chi è affetto dalla sindrome da fatica cronica a volte presenta anche anomalie nei livelli degli ormoni prodotti nellâipotalamo, nellâipofisi o nelle ghiandole surrenali. Lâimportanza di queste anomalie è ancora sconosciuta.Può essere molto difficile diagnosticare la sindrome da fatica cronica, perché la forte stanchezza è un sintomo comune a molte patologie.
Anche alcune terapie, come la chemioterapia, possono causare una forte stanchezza.
Incidenza e fattori di rischioGli esperti stimano che almeno un milione di americani soffra della sindrome da fatica cronica, tuttavia meno del 20% dei casi viene diagnosticato.
Le donne corrono un rischio quadruplo di ammalarsi rispetto agli uomini. La fascia dâetà più a rischio è quella tra i 40 e i 59 anni, anche se chiunque si può ammalare. La sindrome da fatica cronica colpisce con minore frequenza i bambini. Le ricerche indicano infatti che la patologia colpisce con maggior frequenza gli adolescenti che i bambini sotto i 12 anni. Chi è in sovrappeso e non fa attività fisica corre un rischio maggiore di ammalarsi. Anche lo stress sembra avere un qualche ruolo.La sindrome da fatica cronica colpisce tutti i gruppi etnici, ed è diffusa in tutto il mondo; può colpire tutte le fasce di reddito, però alcune ricerche sembrerebbero dimostrare che è più diffusa tra le fasce a basso reddito. In alcuni casi può colpire diversi membri della stessa famiglia, ma non câè alcuna prova che sia contagiosa: potrebbe però essere trasmessa per via ereditaria. Sulle modalità di trasmissione ereditaria sono necessarie ulteriori ricerche.
SintomiI sintomi della sindrome da fatica cronica possono essere continui oppure intermittenti. Allâinizio il paziente si può sentire come se avesse lâinfluenza. Oltre alla stanchezza e alla debolezza gravi, tra i sintomi della sindrome da fatica cronica possiamo avere:
Stanchezza protratta per più di 24 ore, dopo lâesercizio fisico o mentale, Dimenticare le cose o avere difficoltà di concentrazione, Sentirsi stanchi anche dopo aver dormito, Dolori muscolari, Dolori articolari, senza gonfiore o rossore, Mal di testa diverso dal solito o più forte del solito, Dolore ai linfonodi del collo o dellâascella, Mal di gola.I sintomi sopraelencati sono quelli principali, ma tra i sintomi della sindrome da fatica cronica possiamo anche avere:
Disturbi visivi (vista offuscata, sensibilità alla luce, male agli occhi), Sintomi psicologici (irritabilità , sbalzi dâumore, attacchi di panico, ansia), Brividi e sudorazione notturna Febbre lieve o temperature corporea bassa Colon irritabile Allergie e intolleranze agli alimenti, agli odori, alle sostanze chimiche ai farmaci e ai suoni/rumori Intorpidimento, formicolio o bruciore al volto, alle mani o ai piedi Difficoltà a sedersi o ad alzarsi velocemente, vertigini, problemi di equilibrio e svenimentiI sintomi della sindrome da fatica cronica variano considerevolmente a seconda del paziente e possono essere gravi oppure molto lievi. La maggior parte dei sintomi non è evidente e quindi gli amici, i familiari e le persone diverse dal paziente possono avere difficoltà a capire le sfide che il paziente deve affrontare.
Se pensate di essere affetti dalla sindrome da fatica cronica, chiedete consiglio al vostro medico.
PericoliTra le possibili complicazioni della sindrome da fatica cronica ricordiamo:
depressione, isolamento sociale, limitazioni nella vita quotidiana, aumento delle assenze dal lavoro. DiagnosiDiagnosticare la sindrome da fatica cronica può essere difficile perché non esistono esami di laboratorio in grado di scoprirla. Molti dei sintomi della sindrome da fatica cronica sono comuni anche ad altre patologie, oppure sono effetti collaterali di particolari terapie. La diagnosi si basa sulla definizione data nel 1994 dal CDC (Centers for Disease Control), anche definita con lâespressione âcriteri di Fukudaâ dal nome di un famoso ricercatore. La diagnosi in età pediatrica può essere effettuata con nuovi criteri pediatrici, diversi da quelli per lâetà adulta.
Se pensate di soffrire della sindrome da fatica cronica, andate dal medico che:
Vi rivolgerà diverse domande sul vostro stato di salute fisica e mentale, Vi visiterà , Vi prescriverà gli esami del sangue e delle urine, per cercare di escludere altre patologie con sintomi analoghi a quelli della sindrome da fatica cronica, Vi prescriverà altri esami, se quelli del sangue e delle urine non diagnosticano la causa dei sintomi..Vi diagnosticherà la sindrome da fatica cronica se si verificano entrambe le seguenti situazioni:
Siete molto stanchi da almeno sei mesi e gli esami non evidenziano alcuna causa dei sintomi. Soffrite di almeno 4 dei sintomi elencati nel paragrafo âSintomiâ.La diagnosi può richiedere molto tempo (addirittura anni!), quindi cercate di aver pazienza. Quando avrete effettuato gli esami, chiedete al medico come fare per alleviare i sintomi. La sindrome da fatica cronica non è una forma di depressione, tuttavia molti pazienti iniziano a soffrire di depressione perché si ritrovano a dover convivere con una malattia cronica.
Cura e terapiaAttualmente non esiste alcuna cura per la sindrome da fatica cronica, tuttavia si possono adottare alcuni accorgimenti per sentirsi meglio. Chiedete al medico come alleviare i sintomi e gestire la stanchezza e seguite questi semplici consigli.
Modifiche dello stile di vitaPuò essere utile ricorrere a questi semplici rimedi pratici:
Diminuite lo stress. Cercate di prendere provvedimenti per evitare di esaurirvi, per affaticarvi di meno ed evitare o limitare lo stress emotivo. Ogni giorno prendetevi un poâ di tempo per rilassarvi, imparando, ad esempio, a dire di no. Migliorate lâapproccio al sonno. Andate a dormire e svegliatevi ogni giorno alla stessa ora. Cercate di non dormire durante la giornata e di evitare la caffeina, lâalcol e la nicotina. Siate regolari. Cercate di essere regolari. Se, nei giorni in cui state bene, vi affaticate troppo, ci vorranno più giorni per recuperare.Cercate di evitare o limitare le attività che sembrano provocare la stanchezza. Per una settimana o due tenete un diario delle vostre attività . Annotate i momenti in cui vi sentite molto stanchi ed alla fine esaminate lâelenco per capire quali attività tendono a farvi esaurire le forze. Un terapeuta occupazionale può aiutarvi a esaminare le vostre attività e suggerirvi come modificare lo stile di vita per risparmiare energie.
Alla fine della giornata provate a pensare a quanta energia ritenete di aver avuto e a quanta energia in realtà avete usato. Se, nel tempo, queste due quantità di energia tendono a rimanere simili, lentamente comincerete a riguadagnare forza ed energia. Riflettete su quali sono le attività più importanti e a quali attività potete rinunciare di tanto in tanto. Ricordatevi di comunicare alle persone che vi circondano qual è la quantità di energia che siete in grado di usare ogni giorno, così potranno aiutarvi a non strafare. à importante ricordare che, con la parola energia, si intendono le energie mentali, emotive e fisiche.
FarmaciGli analgesici in vendita in farmacia senza ricetta, come il Moment®, possono aiutarvi a combattere il dolore, il mal di testa e i dolori muscolari e articolari.
Gli antistaminici che non inducono sonnolenza possono essere utili per i sintomi dellâallergia, come il naso che cola e gli occhi che prudono.
Alcuni farmaci con obbligo di prescrizione possono essere utili per migliorare la qualità del sonno.
Alcuni pazienti riferiscono che i sintomi della sindrome da fatica cronica regrediscono se si ricorre alle terapie complementari o alternative, come la massoterapia (massaggi), lâagopuntura, la chiropratica, lo yoga, lo stretching o lâautoipnosi. Ricordate che le terapie alternative, gli integratori alimentari e i rimedi erboristici che affermano di poter curare la sindrome da fatica cronica sono molti, però in alcuni casi potrebbero fare più male che bene. Prima di iniziare una nuova terapia, tradizionale o alternativa, chiedete sempre consiglio al vostro medico.
Ricordate inoltre che il vostro medico potrebbe non essere sufficientemente preparato sulla sindrome da fatica cronica, e quindi potrebbe non essere in grado di aiutarvi. Se pensate che non sia preparato o se intuite che non considera la sindrome da fatica cronica una âveraâ malattia, chiedete un secondo parere. Contattate una clinica specializzata o un centro di eccellenza per trovare un medico in grado di curare la sindrome da fatica cronica.
Convivere con la sindrome da fatica cronicaQuando si soffre di una patologia come la sindrome da fatica cronica, è normale sentirsi malati, tristi, arrabbiati o depressi. Per riuscire a stare meglio, potete seguire questi consigli:
Prendete in considerazione lâidea di ricorrere alla psicoterapia che vi aiuti a gestire ciò che provate. Partecipate a un gruppo di aiuto. A volte può essere utile parlare con altre persone che si trovano a convivere con lo stesso problema. Chiedete al vostro medico se nella vostra zona esistono gruppi di aiuto per le persone affette dalla sindrome da fatica cronica.Fonte Principale:
WomensHealth Mayo Clinic(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
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I sintomi della sclerosi multiplaLeucemia: sintomi, cause, cure e le diverse formeL'articolo Sindrome da fatica cronica: sintomi, diagnosi e terapia sembra essere il primo su Farmaco e Cura.
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Farmaco e Cura
17/12/2012 09:54
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Farmaco e Cura
Sindrome delle apnee notturne: sintomi, cause, terapia
Posted: 16 Dec 2012 11:31 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Pericoli Diagnosi Cura IntroduzioneLa sindrome delle apnee notturne è un disturbo abbastanza diffuso, in cui la respirazione del paziente si interrompe una o più volte oppure rallenta eccessivamente durante il sonno.
Le pause possono durare da pochi secondi ad alcuni minuti. Possono essere anche più di 30 in unâora. Di solito la respirazione riprende, in alcuni casi con un russare sonoro.
Lâapnea nel sonno di solito è una patologia cronica (continua) che disturba il sonno e quando la respirazione si interrompe o rallenta spesso il paziente passa dal sonno profondo a un sonno più leggero.
La qualità del sonno, quindi, è molto scarsa, per questo motivo ci si sente stanchi durante il giorno. Lâapnea nel sonno è una delle cause più frequenti dellâeccessiva sonnolenza diurna.
E’ un disturbo che in molti casi non viene diagnosticato e i medici di base, di solito, non sono in grado di individuarla durante le visite di routine e non esistono esami del sangue utili per diagnosticarla.
La maggior parte dei pazienti che soffrono di apnea notturna non sa di essere malato, perché il disturbo si presenta soltanto durante il sonno. In genere sono i famigliari o il partner a notare per primi i sintomi.
La tipologia più comune è lâapnea ostruttiva, in cui le vie respiratorie collassano o si ostruiscono durante il sonno, rallentando o interrompendo la respirazione: quando si cerca di respirare lâaria che attraversa lâostruzione può causare un forte russamento. Lâapnea ostruttiva del sonno è più diffusa tra i pazienti in sovrappeso, ma può colpire chiunque; ad esempio i bambini che hanno le tonsille ingrossate possono soffrire di apnea ostruttiva.
Lâapnea centrale nel sonno è invece un tipo di apnea nel sonno meno diffuso: la zona del cervello che controlla la respirazione non invia i segnali corretti ai muscoli addetti alla respirazione, quindi, per brevissimi istanti, lâorganismo âsi dimenticaâ di respirare.
Lâapnea centrale nel sonno può colpire chiunque, tuttavia è più diffusa tra i pazienti che soffrono di alcune patologie o usano determinati farmaci.
Lâapnea centrale nel sonno può colpire il paziente insieme allâapnea ostruttiva, oppure può presentarsi da sola. Normalmente lâapnea centrale del sonno non provoca il russamento.
CauseDurante la veglia i muscoli del collo sostengono le vie respiratorie tenendole aperte, quindi lâaria può arrivare senza problemi nel polmoni. Durante il sonno questi muscoli si rilassano, quindi le vie respiratorie si restringono.
In condizioni normali il restringimento non impedisce allâaria di entrare e uscire dai polmoni tuttavia, se si soffre di apnea nel sonno, le vie respiratorie possono rimanere ostruite, in tutto o in parte, per questi motivi:
i muscoli del collo e la lingua si rilassano più del normale; la lingua e le tonsille (le masse di tessuto nella parte posteriore della bocca) sono troppo grandi rispetto all’ampiezza delle vie respiratorie; il paziente è in sovrappeso, quindi il tessuto adiposo in eccesso può far ispessire le pareti della trachea (canale dove passa l’aria); la forma della testa e del collo (struttura ossea) può causare un restringimento delle vie respiratorie nella bocca e nel collo; il processo dellâinvecchiamento limita la capacità degli impulsi nervosi di mantenere rigidi i muscoli del collo durante il sonno, le vie respiratorie corrono quindi un maggior rischio di restringersi o di collassare.Se le vie respiratorie sono bloccate in tutto o in parte durante il sonno, i polmoni non ricevono una quantità sufficiente di aria, quindi si possono avere un forte russamento e un abbassamento improvviso del livello di ossigeno nel sangue.
Se i livelli dellâossigeno si abbassano troppo il cervello inizia a disturbare il sonno, perché manda impulsi nervosi per cercare di irrigidire i muscoli delle vie aeree superiori e di tenere aperta la trachea. La respirazione, quindi, ritorna alla normalità , spesso russando in modo rilevante.
Gli abbassamenti frequenti del livello di ossigeno nel sangue e la cattiva qualità del sonno possono provocare il rilascio degli ormoni dello stress che fanno aumentare la frequenza cardiaca e il rischio di ipertensione, infarto, ictus e aritmie (anomalie del battito cardiaco). Questi ormoni, inoltre, fanno aumentare il rischio di insufficienza cardiaca, o aggravano unâinsufficienza cardiaca preesistente.
Se lâapnea nel sonno non viene curata può causare alterazioni del metabolismo, e quindi far aumentare il rischio di obesità e diabete.
Fattori di rischioLâapnea ostruttiva nel sonno è una patologia diffusa e circa la metà dei pazienti che ne soffrono è in sovrappeso.
Gli uomini sono più a rischio delle donne.
Lâapnea ostruttiva nel sonno può colpire a qualsiasi età , ma il rischio aumenta proporzionalmente al passare degli anni.
Il rischio, inoltre, aumenta se ci sono precedenti nella famiglia.
Se le vie aeree del naso, della gola o della bocca sono piccole, il rischio di soffrire di apnea nel sonno è più elevato. Le vie aeree possono essere piccole per cause anatomiche, a causa di allergie o di altre patologie che provocano la congestione.
I bambini piccoli possono avere le tonsille ingrossate e quindi correre un rischio maggiore di soffrire di apnea nel sonno. Anche i bambini in sovrappeso sono a rischio.
La metà circa dei pazienti con apnea nel sonno soffre anche di ipertensione.
Lâapnea nel sonno, inoltre, è connessa al fumo, alla sindrome metabolica e al diabete, ed è un fattore di rischio per lâictus e lâinsufficienza cardiaca.
La razza e il gruppo etnico potrebbero influire come fattori di rischio per lâapnea nel sonno, tuttavia sono necessarie ulteriori ricerche in proposito.
SintomiUno dei sintomi più frequenti dellâapnea ostruttiva del sonno è il russamento, forte e cronico (continuo). Può essere interrotto da pause: dopo le pause, il paziente può ansimare o boccheggiare.
Il russamento di solito è più forte quando si dorme supini e può essere meno rumoroso quando ci si gira su un lato. Il paziente può russare solo qualche notte ogni tanto; con il passare del tempo, tuttavia, inizia a russare più forte e con maggior frequenza.
Quando si russa o si boccheggia, non ci si sveglia. Con ogni probabilità non ci si rende conto di avere problemi di respirazione e non si è in grado di stimare la gravità del disturbo. Spesso sono i famigliari o il partner a notare per primi che câè qualcosa che non va.
Russare non significa necessariamente soffrire di apnea nel sonno.
Un altro sintomo frequente dellâapnea nel sonno è la sonnolenza diurna, sul posto di lavoro o quando si è alla guida. In molti casi ci si ritrova ad addormentarsi velocemente nei momenti tranquilli della giornata quando non si è attivi. Anche se non si soffre di sonnolenza diurna, è opportuno parlare con il medico se si sospetta di avere problemi di respirazione durante il sonno.
Altri segni e sintomiTra gli altri segni e sintomi dellâapnea nel sonno ricordiamo:
mal di testa al mattino, problemi di memoria e di apprendimento, incapacità di concentrarsi., irritabilità , depressione, sbalzi dâumore o alterazioni della personalità , svegliarsi spesso e alzarsi per urinare, bocca secca o mal di gola quando ci si sveglia.Nei bambini, lâapnea nel sonno può causare iperattività , problemi scolastici, collera o comportamento ostile. I bambini che soffrono di apnea nel sonno possono respirare con la bocca anziché col naso durante le ore diurne.
PericoliLâapnea del sonno, se non viene curata, può aumentare il rischio di:
ipertensione, infarto, ictus, obesità e diabete, insufficienza cardiaca, o peggiorare unâinsufficienza cardiaca preesistente, aritmie o anomalie del battito cardiaco, incidenti sul lavoro o alla guida di veicoli.Lâapnea nel sonno è una patologia cronica che deve essere gestita e curata sul lungo periodo. Nella maggior parte dei pazienti può essere curata modificando lo stile di vita, ricorrendo allâintervento chirurgico e agli ausili per la respirazione.
DiagnosiI medici diagnosticano lâapnea nel sonno basandosi sullâanamnesi del paziente e sui precedenti di apnea in famiglia, sui risultati della visita e dello studio del sonno. In alcuni casi il primo a notare i sintomi è il medico di famiglia, che poi può decidere se è opportuno consultare uno specialista per una diagnosi.
Gli specialisti in medicina del sonno sono medici che diagnosticano e curano le persone affette da disturbi del sonno: tra di essi figurano pneumologi, neurologi e otorinolaringoiatri ma anche altre categorie di medici.
Anamnesi personale e famigliareSe pensate di soffrire di un disturbo respiratorio del sonno, potete tenere un diario del sonno per una, due settimane e portarlo con voi alla prima visita.
Prendete nota degli orari in cui andate a dormire, in cui vi svegliate e in cui fate i pisolini. Scrivete quanto riuscite a dormire per notte, quanto vi sentite vigili e riposati al mattino e quanto avvertite la sonnolenza nei vari momenti della giornata. Queste informazioni aiuteranno il medico a capire se soffrite di un disturbo del sonno.
Durante la visita il medico vi farà diverse domande sulla qualità del sonno e su come vi sentite durante la veglia.
Il medico, inoltre, vorrà sapere se russate, quanto spesso russate e a che volume russate oppure se, durante il sonno, producete singulti o rumori come di soffocamento. Spesso il paziente non è consapevole di questi sintomi e deve chiedere a un famigliare o al partner se davvero sono presenti.
Ricordate di dire al medico se qualche vostro famigliare ha ricevuto la diagnosi di apnea nel sonno, oppure ha sofferto dei sintomi di questo disturbo.
Se ritenete che vostro figlio soffra di apnea nel sonno, informate il pediatra dei segni e dei sintomi che avete osservato.
VisitaIl medico controllerà la bocca, il naso e la gola per escludere eventuali gonfiori o ingrossamenti dei tessuti. I bambini che soffrono di apnea nel sonno, infatti, potrebbero avere le tonsille ingrossate. Potrebbero essere sufficienti solo la visita medica e lâanamnesi per diagnosticare lâapnea nel sonno nei bambini.
Gli adulti che soffrono di apnea nel sonno potrebbero avere lâugola o il palato molle ingrossati. Lâugola è il tessuto che sporge nella parte centrale posteriore della bocca. Il palato molle è la parte superiore della bocca, che va indietro verso la gola.
Studi del sonnoGli studi del sonno sono esami che misurano la qualità del sonno e la risposta dellâorganismo ai problemi del sonno. Questi esami possono aiutare il medico a scoprire se soffrite di un disturbo del sonno e la gravità di tale disturbo. Gli esami del sonno sono gli esami più attendibili per la diagnosi di apnea nel sonno.
Esistono diversi tipi di esami del sonno. Se il medico ritiene che soffriate di apnea notturna, può consigliarvi la polisonnografia o un monitor portatile per lo studio a domicilio.
PolisonnografiaLa polisonnografia è il tipo di esame del sonno più usato per diagnosticare lâapnea nel sonno: registra lâattività cerebrale, i movimenti oculari, il battito cardiaco e la pressione.
La polisonnografia registra anche la quantità di ossigeno presente nel sangue, il movimento dellâaria nel naso mentre si respira, il russamento e i movimenti del torace. I movimenti del torace indicano se il paziente sta facendo uno sforzo per respirare.
L’esame di norma viene eseguito in ospedale o in una clinica specializzata, è del tutto indolore e il paziente può addormentarsi normalmente, ma gli vengono attaccati diversi sensori sul cuoio capelluto, sul volto, sul torace, sugli arti e su un dito. Gli infermieri e i medici usano i sensori per controllare il paziente per tutta la notte.
Lo specialista, al termine dell’esame, controlla i risultati per verificare se il paziente soffre di apnea nel sonno e la gravità del disturbo. I risultati dellâesame vengono usati per programmare la terapia.
Il medico, inoltre, può usare la polisonnografia per adeguare la terapia con il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP). La ventilazione a pressione positiva continua è la terapia più diffusa per lâapnea del sonno, in grado di creare una lieve pressione dellâaria per tenere aperte le vie respiratorie mentre il paziente dorme.
Se la polisonnografia indica che il paziente soffre di apnea nel sonno, questi sarà esposto al ventilatore a pressione positiva continua durante la seconda metà della notte. Gli infermieri modificheranno il flusso dâaria dellâapparecchiatura per trovare le impostazioni più adatte al paziente.
Monitor a domicilioIl medico può consigliarvi un esame del sonno a domicilio con un monitor portatile. Il monitor portatile registrerà alcune delle informazioni ricavabili anche dalla polisonnografia, ad esempio:
la quantità di ossigeno nel sangue, il movimento dellâaria nel naso durante la respirazione, il battito cardiaco, i movimenti del torace che indicano che si sta facendo uno sforzo per respirare.Lo specialista può usare i risultati dellâesame del sonno a domicilio per diagnosticare lâapnea nel sonno e anche per decidere se è necessario eseguire la polisonnografia in un centro specializzato.
Cura e terapiaLâapnea nel sonno può essere curata modificando lo stile di vita, con apparecchi ortodontici, con dispositivi per la respirazione e con lâintervento chirurgico. I farmaci di solito non vengono usati.
Chi invece soffre di apnea moderata o grave può aver bisogno di un ventilatore o dellâintervento chirurgico.
La terapia dellâapnea nel sonno mira a:
ripristinare la respirazione normale durante il sonno, alleviare i sintomi, come il russamento forte e la sonnolenza diurna.La terapia può migliorare altri problemi di salute connessi allâapnea nel sonno, ad esempio lâipertensione. Può inoltre diminuire il rischio di patologie cardiache, ictus e diabete.
Se nonostante la terapia il paziente continua ad avvertire sonnolenza diurna, il medico gli può chiedere se dorme a sufficienza. Gli adulti dovrebbero dormire almeno 7-8 ore per notte, mentre i bambini e gli adolescenti hanno bisogno di più ore (approfondimento).
Se la terapia e la durata ottimale del sonno non alleviano la sonnolenza diurna, il medico prenderà in considerazione altre possibili terapie.
Modifiche dello stile di vitaSe soffrite di apnea nel sonno lieve, probabilmente tutto ciò che dovrete fare per curarvi sarà modificare leggermente le abitudini o le attività quotidiane.
Evitate lâalcol e i farmaci che provocano sonnolenza, perché causano difficoltà nel tenere la gola aperta durante il sonno. Se siete in sovrappeso o obesi, cercate di dimagrire. Dimagrire anche solo di poco può alleviare di molto i sintomi. Dormite sdraiati su un lato anziché supini per avere meno difficoltà a tenere aperte le vie respiratorie. Potete usare cuscini o pigiami speciali che vi impediscono di dormire supini. Di notte, se necessario, tenete aperto il naso usando gli spray nasali o i farmaci contro le allergie (ma non vasocostrittori!). Chiedete al medico se queste terapie possono esservi utili. Smettete di fumare. Chiedete al medico di indicarvi programmi e prodotti utili per smettere. Apparecchi ortodonticiIndossare lâapparecchio ai denti può essere utile per alcuni dei pazienti che soffrono di apnea nel sonno lieve. Il medico, inoltre, può consigliarvi di mettere lâapparecchio se russate molto ma non soffrite di apnea nel sonno.
Il dentista o lâortodontista possono realizzare un apparecchio di plastica su misura per curare lâapnea nel sonno. Lâortodontista è specializzato nella correzione dei problemi dei denti e delle mandibole. Lâapparecchio rimetterà in posizione la mandibola e la lingua e vi aiuterà a tenere aperte le vie respiratorie durante il sonno.
Se usate lâapparecchio e trovate che è scomodo o vi fa male, avvertite il medico. Con ogni probabilità dovrete effettuare visite periodiche per regolarlo in modo che vi stia bene.
Ventilatore a pressione positiva continuaLa ventilazione a pressione positiva continua è la terapia più frequente per lâapnea nel sonno da moderata a grave nei pazienti adulti. Il ventilatore a pressione positiva continua (CPAP) usa una maschera che copre il naso e la bocca, oppure solo il naso.

Maschera per sindrome da apnea notturna (Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/11921146@N03/6981941985/)
Il ventilatore soffia delicatamente lâaria nella gola del paziente. La pressione dellâaria aiuta a tenere aperte le vie respiratorie mentre si dorme.
Se lâapnea nel sonno viene curata, il paziente probabilmente smetterà di russare; tuttavia, se non russa, non significa automaticamente che le apnee nel sonno siano cessate o che può smettere di usare il ventilatore Lâapnea nel sonno, infatti, può ripresentarsi se non si usa il ventilatore a pressione positiva continua oppure se non lo si usa correttamente.
Di norma il ventilatore a pressione positiva continua viene consegnato a domicilio da un tecnico che lo installa e lo tara a seconda della prescrizione medica. Dopo lâinstallazione, è comunque necessario farlo tarare di tanto in tanto per ottenere risultati ottimali.
La ventilazione a pressione positiva continua può causare effetti collaterali in alcuni pazienti; tra di essi ricordiamo:
secchezza nasale o naso che cola, irritazione della pelle del volto, bocca secca, mal di testa.Se il ventilatore non è tarato correttamente, si può soffrire di gonfiore di stomaco e di mal di stomaco quando si indossa la maschera.
Se avete problemi con il ventilatore, chiedete consiglio allo specialista, agli infermieri e al tecnico: insieme potete prendere provvedimenti per diminuire gli effetti collaterali. Ad esempio può essere necessario modificare le impostazioni del ventilatore oppure le dimensioni della mascherina. Per alleviare la secchezza nasale o non avere più il naso che cola, può essere utile umidificare lâaria che attraversa la maschera oppure usare uno spray nasale.
Esistono diversi tipi di ventilatori e di maschere. Se quello che state usando non vi soddisfa, chiedete consiglio al medico che può suggerirvi di cambiare tipo, passando a uno più comodo.
Chi soffre di sintomi gravi dellâapnea nel sonno di norma si sente molto meglio una volta iniziata la ventilazione a pressione positiva continua
Intervento chirurgicoAlcuni pazienti che soffrono di apnea nel sonno possono trarre beneficio dallâintervento chirurgico. Il tipo di intervento e la sua efficacia dipendono dalla causa dellâapnea.
Lâintervento chirurgico è effettuato per allargare le vie respiratorie, di norma vengono rimossi, irrigiditi o ristretti i tessuti in eccesso nella bocca o nella gola, oppure viene risistemata la mandibola.
Lâintervento chirurgico per irrigidire o atrofizzare il tessuto in eccesso viene effettuato in ambulatorio oppure in ospedale. Per far contrarre leggermente il tessuto possono essere necessarie piccole iniezioni o altre terapie locali. Per farlo restringere di più, invece, può essere utile una terapia ripetuta. Per irrigidire il tessuto, il medico pratica una piccola incisione al suo interno e inserisce una placca di plastica rigida.
Per rimuovere il tessuto in eccesso, lâintervento chirurgico va effettuato in ospedale in anestesia. Dopo lâintervento, si può continuare ad avere mal di gola per una, due settimane.
Lâintervento chirurgico di rimozione delle tonsille può essere utile in alcuni bambini, se sono le tonsille a bloccare la respirazione. Il pediatra può suggerire di aspettare per vedere se i tessuti si atrofizzano spontaneamente, durante la crescita del bambino.
Convivere con lâapnea nel sonnoLâapnea nel sonno può essere molto grave, tuttavia è possibile migliorare almeno un poâ la qualità della vita seguendo una terapia efficace.
La terapia può essere utile per migliorare la qualità del sonno e alleviare la sonnolenza diurna. Può inoltre far diminuire il rischio di ipertensione, patologie cardiache e altri problemi di salute connessi allâapnea nel sonno.
La terapia può migliorare lo stato di salute generale, il benessere del paziente, la qualità del sonno del paziente e anche quella dei famigliari.
Sorveglianza continuaPer essere certi che la terapia sia efficace, dovete farvi visitare regolarmente dal medico. Se la terapia causa effetti collaterali fastidiosi, dovete tenerlo informato.
La sorveglianza continua è importante se siete in terapia con la ventilazione a pressione positiva continua. Prima di adattarsi a questa terapia può volerci un poâ di tempo.
Se il ventilatore è scomodo o se non vi sembra efficace, informate il medico. Probabilmente sarà necessario passare a un ventilatore o a una mascherina diversi; in alternativa potrebbe essere necessaria una terapia per alleviare gli effetti collaterali.
Cercate di non ingrassare. Se ingrassate, lâapnea nel sonno può peggiorare e può essere necessario modificare il ventilatore. Se dimagrite, invece, potreste riuscire ad alleviare i sintomi dellâapnea nel sonno.
Finché lâapnea nel sonno non viene curata, dovete essere consapevoli del rischio derivante dalla guida o dallâuso di macchinari pericolosi.
Se dovete sottoporvi a un intervento chirurgico sotto anestesia, comunicate al chirurgo e ai medici che soffrite di apnea nel sonno. Potrebbero essere necessari particolari accorgimenti per mantenere aperte le vie respiratorie durante lâintervento.
Se usate lâapparecchio per curare lâapnea nel sonno, dovrete andare regolarmente dal dentista
Supporto dei famigliariIn molti casi chi soffre di apnea nel sonno non lo sa. Non è consapevole che la respirazione si interrompe e riprende molte volte durante il sonno. Di solito sono i famigliari o il partner i primi a scoprire i sintomi dellâapnea nel sonno.
I famigliari possono fare molto per aiutare chi soffre di apnea nel sonno.
Far sapere al paziente che russa intensamente o che, durante il sonno, la respirazione si arresta e poi riprende. Consigliare al paziente di rivolgersi al medico. Aiutare il paziente a seguire la terapia, compresa quella con il ventilatore a pressione positiva continua. Offrire un adeguato sostegno emotivo.
Fonte Principale: NIH (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Russare: cause e rimedi
Sonno, disturbi del sonno ed insonniaI sintomi dell’insonnia
Obesità e sovrappeso: quali sono i rischi reali?Ansia e insonnia: perchè non si riesce a dormire?Melatonina per favorire il sonno e dormire meglio
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07/12/2012 09:29
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Farmaco e Cura
Dermatite seborroica: cause e rimedi
Posted: 06 Dec 2012 11:46 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Pericoli Crosta lattea Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLa dermatite seborroica è un disturbo dermatologico molto diffuso che colpisce perlopiù il cuoio capelluto, causando prurito, desquamazione, rossore e forfora persistente. Nei neonati la dermatite seborroica del cuoio capelluto è detta crosta lattea.
La malattia può anche colpire il volto, il torace, la schiena e le altre zone dellâorganismo in cui la concentrazione di ghiandole sebacee è maggiore.
La dermatite seborroica non ha alcuna conseguenza sullo stato di salute del paziente, ma può metterlo a disagio e creare imbarazzo quando si sviluppa su parti del corpo visibili.
Non è contagiosa e non è sintomo di una scarsa igiene personale.
E’ un disturbo che tende a cronicizzare, ma si può imparare a gestirne le fasi acute riconoscendone i sintomi e combinando semplici accorgimenti pratici con lâuso di farmaci da banco.
CauseI medici non conoscono ancora con esattezza la causa della dermatite seborroica. Tra i fattori che potrebbero avere un ruolo di qualche tipo ricordiamo:
Malassezia. Questo lievito (fungo) è una delle forme di vita microscopiche che, in condizioni normali, crescono insieme a certi batteri nel sebo, cioè nella secrezione oleosa della pelle. Le creme, i prodotti da bagno o le lozioni che contengono un agente antimicotico come il ketoconazolo spesso sono in grado di alleviare le ricadute, e questo fa pensare che la Malassezia sia uno dei fattori scatenanti. La dermatite seborroica, però, non è considerata unâinfezione e non è contagiosa. Cambio di stagione. Gli episodi spesso sono più gravi durante lâinverno. Patologie neurologiche. La dermatite seborroica può colpire con maggior frequenza i pazienti affetti dal morbo di Parkinson e da altri tipi di patologie neurologiche. Stress e affaticamento. Gli eventi e le situazioni stressanti possono scatenare lâepisodio di dermatite o farlo peggiorare, in base a meccanismi che finora rimangono sconosciuti. Probabilmente sono gli effetti sul sistema nervoso che collegano i disturbi neurologici e lo stress. HIV/AIDS. La dermatite seborroica può colpire con particolare frequenza e maggior gravità i pazienti affetti da HIV/AIDS. SintomiTra i sintomi frequenti della dermatite seborroica ricordiamo:
infiammazione (arrossamento) della pelle, formazione di squame irregolari o di croste spesse sul cuoio capelluto, forfora (squame giallastre o biancastre) sul cuoio capelluto, sulle sopracciglia, nella barba o nei baffi, pelle arrossata ed untuosa coperta di squame biancastre o giallastre in altre parti del corpo, ad esempio: sul petto, sulle ascelle, nellâinguine o sullo scroto, prurito o dolore.La dermatite seborroica nella maggior parte dei casi colpisce il cuoio capelluto, ma può colpire anche le pieghe della pelle o la pelle delle zone ricche di ghiandole sebacee.
Può presentarsi su
sopracciglia, ai lati del naso e dietro le orecchie, sullo sterno, nellâinguine sotto le ascelle.Nella maggior parte dei pazienti è un disturbo cronico. Quasi sempre il paziente alterna periodi di miglioramento dei sintomi ad altri in cui i sintomi peggiorano.
Nei neonati la dermatite seborroica del cuoio capelluto è detta crosta lattea: le squame possono essere spesse e giallastre, oppure formare delle croste o delle zone untuose. La crosta lattea dei neonati può anche presentarsi sul volto o nella zona del pannolino. Nella maggior parte dei bambini, tuttavia, scompare entro il primo anno di vita.
Quando chiamare il medicoAndate dal medico se:
la dermatite è talmente dolorosa o pruriginosa da impedirvi di dormire o da distrarvi dalle vostre normali attività , la dermatite causa imbarazzo e ansia, credete di avere unâinfezione cutanea, avete tentato diversi rimedi pratici senza alcun successo. Pericoli Crosta latteaLa crosta lattea di solito scompare da sola nel giro di alcuni mesi.
Nel frattempo, lavate i capelli del bambino una volta al giorno con uno shampoo apposito non aggressivo. Staccate le squame con una spazzola morbida prima di risciacquare.
Se le squame non si staccano facilmente, strofinate alcune gocce di olio minerale o di olio dâoliva sul cuoio capelluto. Lasciatelo agire per alcuni minuti, poi spazzolate e fate lo shampoo al bambino come al solito.
Se la crosta lattea non scompare o sembra aggravarsi, il pediatra può consigliarvi uno shampoo o una lozione medicati o unâaltra terapia.
DiagnosiI medici normalmente diagnosticano la dermatite seborroica facendo unâanamnesi completa, ascoltando attentamente la descrizione dei sintomi ed esaminando le zone di pelle che danno problemi.
I passaggi che conducono alla diagnosi sono i seguenti:
Anamnesi. Il medico vi chiederà di quali sintomi soffrite, quali farmaci assumete (sia da banco sia con prescrizione medica) e se avete altri problemi di salute. Visita. Il medico esaminerà il cuoio capelluto e le zone del volto o del corpo in cui si presentano i sintomi. Biopsia cutanea. IL medico eventualmente preleverà alcune cellule della pelle e le esaminerà al microscopio oppure preleverà un campione di pelle (biopsia) da inviare in laboratorio per unâanalisi più accurata. Questi esami potranno essere utili per confermare la diagnosi, escludendo altri disturbi cutanei con sintomi simili. Diagnosi differenzialeTra i disturbi cutanei con sintomi simili a quelli della dermatite seborroica ricordiamo:
Psoriasi. Anche questo disturbo provoca rossore e desquamazione cutanea. Le squame, però, sono di colore argenteo e di solito si presentano anche in zone diverse dal cuoio capelluto: possono essere pochissime oppure formare vere e proprie chiazze che coprono ampie zone del corpo. Le parti del corpo soggette alla psoriasi possono essere diverse da quelle colpite di solito dalla dermatite seborroica. Anche la psoriasi, come la dermatite seborroica, può causare la forfora. Dermatite atopica (eczema). Questa eruzione cutanea provoca prurito e infiammazione. Colpisce perlopiù la piega del gomito, il retro delle ginocchia o la parte anteriore del collo. Ricompare di tanto in tanto, e poi si calma per un poâ di tempo, anche per diversi anni. Tigna (Tinea capitis). Si tratta di unâinfezione micotica, che colpisce con particolare frequenza i neonati e i bambini in età scolare. Provoca rossore, prurito e chiazze sul cuoio capelluto. Cura e terapiaLa dermatite seborroica tende a cronicizzare e di solito non câè alcuna strategia per liberarsene definitivamente: tuttavia le terapie, comprese i vari rimedi che potete tentare a casa, sono in grado di tenere sotto controllo i sintomi durante gli episodi acuti.
Lâapproccio migliore nel vostro caso dipende dal vostro tipo di pelle, dalla gravità del disturbo e dallâeventuale presenza dei sintomi in zone diverse dal cuoio capelluto.
Le creme e le lozioni da applicare sulle zone colpite e gli shampoo medicati sono le basi della terapia. Nei casi molto gravi i medici possono prescrivere farmaci per uso orale che hanno effetto sullâintero organismo. I prodotti in commercio contengono diversi principi attivi. Alcuni preparati comprendono principi attivi di diversi tipi.
Principi attivi antimicoticiQuesti principi attivi diminuiscono la quantità di Malassezia nelle zone colpite. Tra i principi attivi antimicotici usati normalmente per curare la dermatite seborroica ricordiamo:
Il ketoconazolo si trova negli shampoo, nei docciaschiuma, nei gel e nelle creme. à in vendita in farmacia senza ricetta, con concentrazione dellâ1 per cento e del 2 per cento (per esempio gli shampoo Triatop® e Nizoral®). Alcune ricerche indicano che la concentrazione del 2 per cento potrebbe essere più efficace. In una piccola percentuale di pazienti, il ketoconazolo può provocare irritazione, prurito e bruciore. La ciclopiroxolamina si trova negli shampoo e nei prodotti per la pelle. Può causare irritazioni, prurito e bruciore in una piccola percentuale di pazienti. La terbinafina in alcuni casi viene prescritta sottoforma di compresse per gli episodi gravi, anche se gli studi sulla sua efficacia sono ancora limitati. La maggior parte dei dottori è restia a prescrivere farmaci antimicotici per uso orale per la dermatite seborroica, perché questi farmaci possono avere effetti collaterali gravi e la dermatite seborroica tende a cronicizzare. Tra gli effetti collaterali della terbinafina si possono avere reazioni allergiche gravi e problemi al fegato. CorticosteroidiQuesti principi attivi (cortisone) alleviano i sintomi, diminuendo lâinfiammazione, il prurito e il fastidio. In generale sono consigliati per lâuso occasionale e di breve periodo perché lâuso sul lungo periodo su ampie zone dellâorganismo può provocare effetti collaterali significativi. Gli effetti collaterali possono essere locali, perché il farmaco può causare danni alla pelle e irsutismo, oppure coinvolgere lâintero organismo, con aumento del rischio di infezioni, iperglicemia e soppressione di determinati ormoni.
Tra i corticosteroidi ricordiamo:
Lâidrocortisone è disponibile nelle creme con varie concentrazioni, che possono essere usate anche su parti del corpo diverse dal cuoio capelluto. Il betametasone è disponibile sottoforma di crema o lozione da usare sul cuoio capelluto e su altre parti del corpo. à uno steroide particolarmente potente, quindi il suo uso va limitato a periodi di poche settimane alla volta. Inibitori della calcineurinaQueste creme in vendita in farmacia con obbligo di ricetta sono farmaci derivati che hanno effetto su tutto lâorganismo, perché diminuiscono lâattività  del sistema immunitario. Le ricerche e lâesperienza clinica indicano che sono efficaci come i farmaci antimicotici e i corticosteroidi.
Lâesposizione protratta ai farmaci che hanno effetto su tutto lâorganismo può far aumentare il rischio di tumore alla pelle o di linfoma, quindi la FDA (Food and Drug Administration) consiglia di usare questo tipo di farmaco solo se le altre terapie non si sono dimostrate efficaci, o se il paziente non ha tollerato le altre terapie. La FDA inoltre sconsiglia di usare questi farmaci sul lungo periodo.
Tra gli inibitori della calcineurina ricordiamo:
il tacrolimus il pimecrolimus. Altri principi attivi degli shampooTra gli altri principi attivi presenti negli shampoo ricordiamo:
Il solfato di selenio: alcune persone che usano questi prodotti lamentano irritazione del cuoio capelluto o schiarimento dei capelli. Lo zinco piritione si trova nei prodotti in vendita in farmacia o al supermercato. Può causare irritazioni. Il carbone minerale è il principio attivo della Neutrogena T/Gel e di diversi altri prodotti di altre marche. Lâacido salicilico è un principio attivo poco potente che serve per far staccare le squame dal cuoio capelluto.à importante usare i prodotti per la dermatite seborroica seguendo attentamente la prescrizione medica e le istruzioni presenti sulla confezione. Se un tipo di shampoo funziona per un certo periodo e poi sembra perdere efficacia, provate ad alternare tra due tipi diversi.
Ricordate di lasciar agire lo shampoo per tutto il tempo consigliato, in modo che gli ingredienti abbiano il tempo di fare effetto.
Se vi siete lavati i capelli con cura per diverse settimane e avete ancora prurito e desquamazione, andate dal medico. Potreste aver bisogno della ricetta per uno shampoo o una lozione più incisivi.
Stile di vita e rimedi praticiPer tenere sotto controllo la dermatite seborroica vi consigliamo i seguenti prodotti e rimedi pratici:
Lavatevi i capelli con uno shampoo antiforfora medicato, seguendo i consigli riportati sulla confezione. Se non vedete alcun risultato, provate uno shampoo con un principio attivo diverso. Usate una pomata antimicotica in vendita in farmacia senza ricetta. Può essere utile una crema con ketoconazolo allâ1 per cento. In genere si fanno cicli di terapia, continuare troppo a lungo espone al rischio di resistenza. Applicate sulla zona colpita una crema o una lozione antiprurito. Per alleviare temporaneamente il prurito potete seguire una breve terapia con una pomata idrocortisonica, con idrocortisone allâ1 per cento. Evitate i saponi e i detergenti aggressivi. Ricordate di risciacquare bene il sapone dal corpo e dal cuoio capelluto. Indossate abiti morbidi di cotone. In questo modo lâaria potrà circolare intorno alla pelle ed eviterete le irritazioni. Radetevi. La dermatite seborroica può essere più grave sotto la barba o i baffi. Se vi radete, probabilmente riuscirete ad alleviare i sintomi. Cercate di non grattarvi. Il prurito può far aumentare lâirritazione, darvi ancora più fastidio e peggiorare il rischio di infezioni. Medicina alternativaUna teoria sul ruolo del lievito Malassezia nella dermatite seborroica afferma che i processi vitali del lievito causano uno squilibrio nelle secrezioni sebacee della pelle. Le persone più fragili, quindi, possono sviluppare una reazione cutanea. Sembrerebbe che lâapplicazione di determinati oli che idratano e ammorbidiscono la pelle (emollienti) possa alleviare parzialmente i sintomi.
Olio di tea treeUna ricerca sembrerebbe dimostrare che lâolio di tea tree sia più efficace contro la dermatite seborroica del cuoio capelluto rispetto a un placebo (sostanza dallâaspetto simile, ma inefficace); tuttavia, in questa ricerca, la dermatite seborroica è scomparsa completamente solo in una persona che usava il tea tree oil e in una persona che usava il placebo. Nessun paziente coinvolto nella ricerca ha lamentato effetti collaterali connessi allâuso del tea tree oil, ma altri studi indicano che questo prodotto a volte può scatenare reazioni allergiche. Il tea tree oil, inoltre, potrebbe avere anche altri effetti collaterali.
Integratori a base di olio di pesceAlcune ricerche sembrano indicare che gli integratori a base di olio di pesce che contengono gli acidi grassi omega 3 potrebbero essere utili contro la dermatite seborroica.
Assumere fino a 3 grammi di olio di pesce al giorno è considerato sicuro, ma lâolio di pesce può causare alito cattivo, nausea e diarrea. In dosi maggiori può far rallentare la coagulazione del sangue e aumentare il rischio di emorragie interne.
Prima di ricorrere a una qualsiasi terapia alternativa, è sempre quindi opportuno chiedere consiglio al proprio medico.
Fonte Principale: Mayo Clinic (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
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Farmaco e Cura
03/12/2012 09:29
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Farmaco e Cura
Fenilchetonuria (PKU): alimentazione e dieta, sintomi, diagnosi, gravidanza
Posted: 02 Dec 2012 11:17 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Pericoli Gravidanza Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLa fenilchetonuria (PKU) è una problema genetico che si presenta fin dalla nascita e causa lâaccumulo di un aminoacido (la fenilalanina) nellâorganismo. La fenilchetonuria è causata dalla mutazione del gene che serve per creare lâenzima che smaltisce la fenilalanina.
Gli aminoacidi sono i âmattonciniâ che costituiscono le proteine, ma lâeccesso di fenilalanina può causare molti problemi di salute diversi. Chi è affetto dalla fenilchetonuria, indipendentemente dallâetà , deve seguire una dieta che limita lâapporto di fenilalanina, che si trova principalmente negli alimenti che contengono le proteine.
Negli Stati Uniti e in molti altri paesi si effettua lo screening neonatale per la fenilchetonuria: si tratta di una malattia rara, ma la diagnosi precoce può essere utile per prevenire problemi di salute gravi.
CauseLa fenilchetonuria è causata da una mutazione genetica: il gene difettoso contiene le istruzioni per produrre lâenzima necessario per smaltire la fenilalanina (un aminoacido, cioè uno dei âmattonciniâ che formano le proteine). Nei pazienti affetti dalla PKU il gene è difettoso, quindi lâenzima è carente o quasi del tutto mancante. Senza lâenzima necessario per smaltire la fenilalanina, questo aminoacido può accumularsi e causare rischi quando il paziente affetto dalla PKU consuma alimenti ricchi di proteine, come il latte, i formaggi, la frutta a guscio o la carne. Alla fine lâeccesso di fenilalanina può causare gravi problemi di salute.
Il bambino eredita la PKU dai genitori se entrambi hanno il gene difettoso e glielo trasmettono. Lâereditarietà di questo tipo è detta autosomica recessiva. Può anche succedere, però, che il genitore sia portatore del gene difettoso, e tuttavia non sia malato. Nella maggior parte dei casi, i bambini ereditano la PKU da genitori portatori sani, che non sanno di avere questo problema.
Fattori di rischioPer trasmettere la malattia al figlio, entrambi i genitori devono trasmettergli una copia del gene mutate. Se un solo genitore possiede il gene della PKU, non câè alcun rischio di trasmissione al bambino.
Lâanomalia genetica si verifica perlopiù nelle persone originarie dellâEuropa e degli Stati Uniti. La malattia ha unâincidenza molto minore tra gli asiatici e i sudamericani. LâAfrica è il continente meno colpito in assoluto.
Possono essere colpiti anche i figli di donne malate che non hanno seguito la dieta speciale durante la gravidanza. Lâincidenza tra questi bambini è piuttosto scarsa, però le conseguenze dellâeccesso di fenilalanina nel sangue materno sono piuttosto gravi.
SintomiI neonati affetti dalla fenilchetonuria allâinizio non presentano alcun sintomo. Se non vengono curati, tuttavia, di norma iniziano a manifestare i sintomi della PKU nel giro di alcuni mesi. I sintomi sono di varia entità e possono comprendere:
ritardo mentale, problemi comportamentali o sociali, convulsioni, tremori o spasmi degli arti, iperattività , ritardo della crescita, reazioni cutanee (eczema), microcefalia (dimensioni ridotte della testa), odore di muffa dellâalito, della pelle o delle urine, causato dallâeccesso di fenilalanina nellâorganismo, pelle pallida e occhi azzurri, causati dal fatto che la fenilalanina non si trasforma in melanina, il pigmento responsabile del colore dei capelli e della pelle.La forma più grave del disturbo è detta fenilchetonuria classica. I bambini colpiti che non vengono curati di solito iniziano a soffrire di ritardo mentale conclamato e permanente.
Le forme meno gravi di PKU, spesso definite fenilchetonuria lieve o moderata, presentano un rischio inferiore di lesioni cerebrali permanenti, ma la maggior parte dei bambini affetti da queste forme ha comunque bisogno di seguire una dieta speciale per prevenire il ritardo mentale e altre complicazioni.
Quando chiamare il medicoVi consigliamo di andare dal medico in questi casi:
Neonati. Se le visite di routine del neonato indicano che il bambino potrebbe soffrire di PKU, il pediatra gli farà iniziare immediatamente la dieta speciale per prevenire i problemi sul lungo periodo. I neonati affetti dalla PKU devono essere nutriti con un latte in polvere speciale. Il pediatra può invitarvi a fare un colloquio con un genetista e con un dietologo che vi daranno tutte le informazioni necessarie sulla dieta per la PKU. Adulti. La visita potrebbe rivelarsi utile anche per gli adulti affetti dalla PKU che hanno interrotto la dieta speciale durante lâadolescenza. In passato i medici consigliavano agli adolescenti malati di interrompere la dieta, invece adesso raccomandano di continuarla per tutta la vita. Il ritorno alla dieta può migliorare lâattività cerebrale e il comportamento, nonché rallentare la degenerazione del sistema nervoso centrale negli adulti che presentano un eccesso di fenilalanina. Donne. Per le donne che sanno di essere affette dalla PKU il consiglio è valido a maggior ragione: i medici consigliano di ritornare alla dieta speciale prima del concepimento. La PKU materna, anche se molto lieve, può comportare rischi gravi per la salute del feto. Le gestanti che soffrono di PKU e non seguono la dieta speciale presentano un rischio di aborto maggiore della norma. PericoliSe non viene curata, la fenilchetonuria può causare:
danni cerebrali irreversibili e ritardo mentale pronunciato entro i primi mesi di vita, problemi comportamentali e convulsioni nei bambini più grandi. GravidanzaLe gestanti che soffrono di PKU sono a rischio per quanto concerne unâaltra forma di fenilchetonuria, detta fenilchetonuria materna. In passato, a chi soffriva di PKU poteva essere consigliato di smettere di seguire la dieta a basso tenore di fenilalanina una volta compiuti i 10 anni. Attualmente, invece, i medici sanno che se la gestante non segue la dieta prima della gravidanza e durante la gravidanza, i livelli di fenilalanina nel sangue possono innalzarsi troppo e causare problemi al feto. Per questo e per altri motivi i medici consigliano di seguire la dieta a basso tenore di fenilalanina per tutta la vita.
I figli delle gestanti con livelli di fenilalanina alti possono presentare complicazioni già subito dopo la nascita, ma la maggior parte di essi non eredita il disturbo e non deve seguire la dieta speciale. Questi bambini, tuttavia, presentano un rischio maggior di essere colpiti già alla nascita da:
ritardo mentale, microcefalia (dimensioni della testa troppo piccole), malformazioni cardiache, basso peso alla nascita, problemi comportamentali. DiagnosiLa fenilchetonuria è quasi sempre diagnosticata tramite gli esami di screening sul sangue dei neonati (in molti paesi si tratta di esami obbligatori).
Se soffrite di PKU o qualcuno in famiglia ne soffre, il medico potrebbe consigliarvi di effettuare gli esami di screening preconcezionali o prenatali, perché si possono individuare i portatori sani con lâesame del sangue.
Screening neonataleLâesame per la fenilchetonuria viene effettuato a uno o due giorni dalla nascita. Lâinfermiera o il tecnico di laboratorio preleva alcune gocce di sangue dal tallone o dalla piega del gomito del neonato usando una siringa o il bisturi. Il sangue viene controllato in laboratorio per escludere diversi disturbi metabolici, come la PKU. Per ottenere un risultato preciso, lâesame non va effettuato nelle prime 24 ore di vita né prima che il bambino abbia ingerito proteine. Se il parto non è avvenuto in ospedale, o siete state dimesse subito dopo il parto, dovrete prenotare gli esami dal pediatra o dal medico di famiglia.
Se viene diagnosticata la PKU, il bambino dovrà eseguire ulteriori esami, del sangue e delle urine, per confermare la diagnosi. Voi e il bambino probabilmente dovrete anche eseguire test genetici per identificare le mutazioni genetiche.
Se il campione di sangue del bambino indica un eccesso di fenilalanina, dovrete nutrirlo con un latte in polvere speciale. Il medico e il dietologo potranno aiutarvi a individuare il tipo di latte giusto per lui.
Cura e terapiaLa terapia principale per la fenilchetonuria è una dieta molto stretta con un apporto di fenilalanina limitatissimo. La fenilalanina è un aminoacido che si trova perlopiù negli alimenti che contengono proteine. Un tempo i medici ritenevano le persone malate potessero abbandonare la dieta speciale già durante lâadolescenza, ma oggi invece consigliano di seguirla per tutta la vita. Senza questa dieta speciale, che ha un apporto bilanciato di sostanze nutritive, il paziente non riceve una quantità sufficiente di aminoacidi, sostanze nutritive necessarie per la crescita e per la salute in generale. Ad esempio lâaminoacido tirosina, in condizioni normali, è un sottoprodotto del metabolismo della fenilalanina, ma questo processo non si verifica nei pazienti affetti dalla PKU.
La quantità sicura di fenilalanina varia a seconda del paziente. Il medico deciderà qual è quella giusta per voi controllando a cadenza regolare la dieta, i grafici di crescita e i livelli di fenilalanina nel sangue. Per controllare i livelli di questa sostanza nel sangue e la loro variazione nel tempo saranno necessari esami del sangue frequenti, soprattutto durante gli scatti di crescita del bambino e durante la gravidanza. In generale i medici consigliano di consumare al massimo la quantità di fenilalanina necessaria per la crescita e per i processi normali dellâorganismo.
Unâaltra terapia complementare alla dieta speciale è lâuso di integratori, in polvere o in compresse. Gli integratori sono in grado di bloccare parzialmente lâassorbimento della fenilalanina. Questa terapia, però, è entrata in voga solo di recente e non è ancora stata ben studiata. Chiedete al medico o al dietologo se potete inserire lâintegratore nella vostra dieta.
Alimenti permessi fecola di mais, tapioca, alimenti ipoproteici, la maggior parte della frutta e della verdura, oli, burro, margarina, bevande commerciali, tè, caffè, succhi di frutta, zucchero, miele, marmellate, spezie, sale, caramelle. Alimenti da consumare con moderazione: cereali, riso, mais, patate, piselli, soia, avocado, banana, maracuja, broccoli, cavoletti di Bruxelles, asparagi, spinaci, panna. Alimenti da evitareLa quantità di fenilalanina sicura per gli adulti è molto bassa, quindi è fondamentale evitare tutti gli alimenti ad alto contenuto di proteine, ad esempio:
farine, pane, pasta e biscotti normali, legumi secchi (tutti), yogurt, formaggio, tutti i tipi di carne e pesce, tutti i tipi di uova, tutti i tipi di molluschi e crostacei, frutta secca (tra cui le noci), latte, soia, cioccolato, piselli, birra.I bambini e gli adulti dovrebbero inoltre evitare i farmaci e gli alimenti che contengono lâaspartame, ad esempio la maggior parte delle bevande light. Questa sostanza, che si trova in molti dolcificanti artificiali, rilascia la fenilalanina quando viene digerita.
Gli adulti e i bambini affetti dalla PKU devono inoltre limitare le porzioni di alimenti a basso contenuto proteico, ad esempio:
frutta, verdura, dolci.Il riso, la pasta e i cracker a ridotto contenuto proteico quasi sempre possono essere consumati senza calcolare il contenuto di fenilalanina.
à fondamentale ricordare che tutti gli eccessi sono dannosi. Anche se consumate un alimento permesso dalla dieta, mangiarne troppo in una volta sola può essere pericoloso. Quando pianificate la dieta, tenete in considerazione la quantità totale di fenilalanina contenuta in tutto ciò che mangiate.
Latte in polvere per neonatiProbabilmente a questo punto vi chiederete come si fa, e come fanno ad esempio i neonati, ad assumere le sostanze nutritive necessarie con tutte queste restrizioni. La risposta sta negli integratori, cioè bevande o polveri speciali per le persone affette dalla PKU. Gli integratori non contengono la fenilalanina, ma le proteine e altre sostanze nutritive essenziali in una forma sicura per chi è affetto dalla PKU.
I tipi di latte in polvere normali e il latte materno contengono la fenilalanina, quindi i neonati affetti dalla fenilchetonuria devono consumare un latte speciale senza fenilalanina. Il dietologo può calcolare con sicurezza la quantità di latte materno o di latte in polvere normale da mescolare con quello senza fenilalanina. I genitori possono svezzare il bambino malato con alimenti a basso tenore di fenilalanina negli stessi momenti previsti per lo svezzamento degli altri bambini. Questi alimenti vanno a sostituire la fenilalanina che il bambino assume tramite il latte materno o il latte in polvere e devono essere conteggiati con precisione nel consumo di fenilalanina giornaliero.
Integratori per bambini e adultiI bambini più grandicelli e gli adulti devono continuare ad assumere il sostituto delle proteine tutti i giorni, seguendo le indicazioni del medico o del dietologo. La dose quotidiana di integratore deve essere distribuita tra pasti e spuntini, e non deve essere consumata tutta in una volta. Lâintegratore non ha la stessa composizione del latte in polvere usato per i neonati, ma funziona seguendo lo stesso principio. à un sostituto essenziale e deve essere assunto vita natural-durante.
Seguire la dieta speciale può essere difficile, soprattutto se al bambino non piace lâintegratore e sopporta male la limitazione nella scelta degli alimenti, tuttavia è lâunico modo per prevenire problemi di salute gravi che possono colpire chi soffre di PKU. Le famiglie devono impegnarsi a fondo per modificare il proprio stile di vita: cambiare è difficile, ma non impossibile!
FarmaciLa Food and Drug Administration (FDA) ha approvato la sapropterina per la terapia della PKU. Questo farmaco fa aumentare la tolleranza alla fenilalanina e deve essere usato in combinazione con la dieta speciale, tuttavia non è efficace per tutti i pazienti. Quando lâha approvato, la FDA ha richiesto di svolgere ulteriori ricerche, perché non esistono ancora ricerche affidabili sulla sua efficacia e sulla sua sicurezza di lungo periodo.
Stile di vita e consigli pratici Diario alimentare e misurazioneSe voi o vostro figlio seguite una dieta a ridotto apporto di fenilalanina, dovrete tenere traccia ogni giorno della quantità di fenilalanina assunta con la dieta, per essere sicuri di attenervi alla dieta specifica e personalizzata consigliata dal dietologo.
Per riuscire a svolgere questo compito, potete usare unâagenda o un programma che elencano la quantità di fenilalanina negli alimenti per i bambini, negli alimenti solidi, nel latte in polvere speciale e negli ingredienti più diffusi. Per essere più precisi possibile potete misurare le porzioni, usando contenitori e cucchiai standard e una bilancia da cucina che indica i grammi.
Prodotti a ridotto apporto proteicoPer variare la dieta è possibile comprare alcuni dei prodotti a ridotto contenuto di proteine, come la pasta, il riso, la farina e il pane, in vendita nei negozi di alimentari specializzati.
Questi prodotti servono per variare la dieta e permettono alle persone che soffrono di fenilchetonuria di consumare pasti che assomigliano di più a quelli ânormaliâ. Esattamente come il latte in polvere speciale, questi prodotti possono essere cari, però potete pensare allâidea di comprarne qualcuno con i soldi che avete risparmiato dai prodotti caseari e dalle carni.
Idee per cucinareSia che compriate alimenti a ridotto contenuto proteico, sia che invece prepariate tutto con gli alimenti normali, potete girare per il supermercato con occhio creativo. Ecco alcune idee per servire tre pasti e uno spuntino al giorno, tutti a ridotto apporto di fenilalanina.
Colazione. Al mattino insieme allâintegratore potete preparare una tazza di cereali a ridotto contenuto di fenilalanina, come i corn-flakes o il riso soffiato, diluendo il latte in polvere con lâacqua. Oppure potete fare un frullato a base di frutta fresca o scongelata con cubetti di ghiaccio, succo di frutta e aroma di vaniglia o di mandorla. Pranzo. Portate con voi piccole porzioni di torta di riso, uva, mele cotte, limonata e gelatina. Oppure preparate una zuppa di zucca o di verdura a ridotto contenuto proteico. Spuntino. Integratore e un frutto. Cena. Potete preparare unâottima cena con verdure al vapore, insalata, kebab vegetariano con vinaigrette piccante o marinata. Potete anche preparare patate bollite con broccoli e fughi e i peperoni ripieni di patate dolci o carote. A cena di solito è prevista anche unâaltra porzione di integratore.à possibile trasformare le verdure a in un menu completo con diversi piatti usando un poâ di creatività e tanti condimenti. Erbe e spezie a basso apporto di fenilalanina possono dare molto gusto in più. Ricordate però di misurare sempre le porzioni e adeguare i consigli di massima alla dieta individuale. Se avete domande, ponetele al medico o al dietologo. Se soffrite anche di altri problemi di salute, dovete tenerli in considerazione quando mettete a punto la dieta.
Convivere con la malattiaLa vita di chi soffre di fenilchetonuria può essere difficile. Ci possono essere momenti difficili e stressanti per via della dieta stretta, del costo degli alimenti speciali, degli esami del sangue da eseguire con regolarità , del fatto che bisogna tenere un diario di che cosa si mangia e recarsi regolarmente dal medico. Se avete un figlio affetto dalla fenilchetonuria può essere difficile spiegargli perché non può mangiare come tutti gli altri bambini. I pasti e le merende possono trasformarsi in unâimpresa. Per facilitarvi la vita, potete seguire questi consigli:
Informatevi. Conoscere meglio la PKU può essere utile per affrontarla meglio. Esponete tutti i dubbi al pediatra, al medico di famiglia o al genetista. Leggete libri e libri di ricette pensati specificamente per le persone affette dalla fenilchetonuria. Fatevi aiutare dalle altre famiglie. Chiedete al medico se ne nella vostra zona esistono gruppi di aiuto per affrontare la PKU. Parlare con altre persone che hanno affrontato sfide simili alle vostre può rivelarsi davvero importante. Fatevi ispirare per il menu. Un dietologo esperto di PKU potrà aiutarvi a preparare pasti deliziosi a ridotto apporto di fenilalanina. Potrà inoltre consigliarvi qualche piatto particolare per le occasioni speciali. Andate qualche volta a mangiare fuori. Mangiare al bar o in pizzeria vi permette di non faticare sempre in cucina ed è divertente per tutta la famiglia. Nella maggior parte dei locali potrete trovare piatti che si adattano alla dieta speciale, fossero anche solo patatine e insalata. In alternativa potete giocare dâanticipo,informandovi sul menu o portandovi qualcosa da mangiare da casa. Se vi mettete dâaccordo in anticipo, alcuni ristoranti accetteranno di riscaldare i vostri piatti a basso contenuto di proteine. Trovate un aiuto economico. Chiedete al medico o al dietologo se gli alimenti a ridotto apporto di proteine e il latte in polvere speciale sono mutuabili. Controllate se la mensa scolastica può soddisfare le esigenze di vostro figlio. Distraetevi. I bambini affetti dalla PKU non dovrebbero concentrarsi solo ed esclusivamente su ciò che possono o non possono mangiare, ma anche sullâattività sportiva, sulla musica e sulle attività che preferiscono svolgere nel tempo libero. Cercate di creare momenti di aggregazione durante le vacanze che non prevedano soltanto pranzi e cene. A Pasqua, anziché dedicarvi solo al classico agnello, potete fare una caccia alle uova con i bambini. Incoraggiate vostro figlio a gestire la dieta il prima possibile. I bambini piccoli possono scegliere il tipo di cereale, frutta o verdura che gradiscono di più, oppure aiutarvi a pesare le porzioni. Possono inoltre mangiare qualcosa di pronto. I bambini più grandicelli possono aiutarvi a pensare il menu, a preparare qualcosa da portare a scuola e a tenere il diario alimentare. Fate la lista della spesa e preparate i pasti tenendo a mente le esigenze di tutta la famiglia. Se la dispensa è piena di alimenti sconsigliati, il bambino o lâadulto malato possono sentirsi frustrati o cadere in tentazione. Cercate di non tenere in casa troppi alimenti sconsigliati. Cercate di non preparare un piatto a parte per il bambino malato; inventate un menu valido per tutti, anche se poi il bambino non potrà gustarlo integralmente. Preparate piatti unici di verdure cotte al vapore con carne, riso e anacardi come contorno, oppure preparate unâinsalata in due versioni, una ricca e una povera di proteine. In alternativa potete preparare un minestrone o un curry vegetariano per tutta la famiglia. Pensate in anticipo ai picnic, alle grigliate e agli snack per i viaggi. Giocate dâanticipo, in modo da prevedere sempre unâalternativa a basso contenuto di fenilalanina. Per i lunghi viaggi in macchina, preparate della frutta secca e dei crackers. Se spiegate le restrizioni alla dieta, gli altri genitori, gli amici e i parenti saranno pronti a venire incontro alle vostre necessità . Informate gli insegnanti e il personale della scuola di vostro figlio. Gli insegnanti e il personale della mensa potranno esservi di grande aiuto con la dieta speciale, se spiegherete loro perché è importante e come funziona. Lavorando insieme agli insegnanti di vostro figlio, potrete pensare in anticipo agli eventi scolastici e alle feste in modo che vostro figlio abbia sempre qualcosa di buono e appetitoso da mangiare. Cercate di avere sempre un atteggiamento positivo nei confronti del cibo. Se i bambini non sentono nessuno che si lamenta del cibo o della dieta speciale, saranno sorprendentemente pronti ad accettarla, soprattutto se i loro genitori riescono a risolvere i problemi in modo positivo e creativo. PrevenzioneSeguite una dieta a ridotto contenuto di fenilalanina. Le donne affette dalla fenilchetonuria possono prevenire le malformazioni neonatali seguendo, o ritornando a seguire, una dieta a ridotto apporto di fenilalanina prima del concepimento. Anche se la fenilchetonuria è lieve, infatti, possono mettere il feto a rischio, se non seguono la dieta speciale. Se soffrite o avete sofferto di fenilchetonuria, chiedete consiglio al medico prima di cercare il concepimento.
Chiedete consiglio a un genetista. Se avete sofferto di fenilchetonuria, se un vostro parente stretto ne soffre o se avete un figlio malato, potrebbe esservi utile il counseling genetico preconcezionale. Il genetista potrà aiutarvi a capire meglio come avviene la trasmissione ereditaria della PKU; potrà aiutarvi inoltre a capire quando rischiate di mettere al mondo un figlio malato e aiutarvi in materia di pianificazione famigliare.
Fonte Principale: Mayo (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Consulenza alimentare:
Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista, Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
riceve a Brescia e Milano
340 418.93.93
http://www.nutrizionistabrescia.com
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Colesterolo alto: la dieta nel dettaglioChemioterapia e perdita di gusto ed appetitoAumento di peso e dimagrimento in radio/chemioterapiaAlimentazione
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Farmaco e Cura
30/11/2012 09:56
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Isterosalpingografia: preparazione, dolore, costo…
Posted: 29 Nov 2012 11:36 PM PST
Introduzione Perchè viene effettuata Preparazione Attrezzatura Come avviene l’isterosalpingografia E’ doloroso? Rapporti Risultati Vantaggi e limiti IntroduzioneLâisterosalpingografia è lâesame radiologico dellâutero e delle tube che si avvale della fluoroscopia e di un mezzo di contrasto.
Le radiografie sono esami non invasivi che aiutano a diagnosticare e curare determinate patologie: le tecniche di diagnostica per immagini che si avvalgono dei raggi X espongono una parte dellâorganismo a una dose minima di radiazioni ionizzanti per produrre immagini dellâinterno dellâorganismo.
La fluoroscopia è una tecnica radiografica particolare che permette di vedere gli organi interni in movimento: durante lâisterosalpingografia lâutero e le tube sono riempiti con un mezzo di contrasto idrosolubile e il radiologo può usare il fluoroscopio per vedere ed esaminare lâanatomia e la funzionalità degli organi.
Il costo dell’isterosalpingografia è molto variabile dal una struttura all’altra, a meno che non venga effettuata attraverso il Sistema Sanitario Nazionale in strutture pubbliche dove si paga esclusivamente un eventuale ticket; indicativamente in forma privata il costo varia tra i ⬠200 e ⬠300, ma con eccezioni anche sensibilmente più costose in alcuni centri avanzati.
Perchè viene effettuataLâisterosalpingografia viene usata soprattutto come esame per le donne che hanno difficoltà a concepire, perché il radiologo può valutare la forma e la struttura dellâutero, lâapertura delle tube e le eventuali lesioni della cavità uterina o peritoneale (addominale).
Questâesame può essere usato in caso di aborti ripetuti causati da problemi congeniti o acquisiti dellâutero, e per capire la gravità di questi problemi, ad esempio:
masse tumorali, aderenze, fibromi uterini.Lâisterosalpingografia è anche usata per valutare lâapertura delle tube e per controllare gli effetti degli interventi chirurgici sulle tube, ad esempio:
blocco delle tube dovuto a infezioni o lesioni, legatura delle tube, chiusura delle tube durante lâintervento di sterilizzazione e di sterilizzazione inversa, riapertura delle tube dopo la sterilizzazione o ostruzioni dovute a determinate patologie. PreparazioneSi consiglia di eseguire lâisterosalpingografia una settimana dopo il ciclo, ma prima dellâovulazione, per essere sicuri che la paziente non sia incinta durante lâesame.
Lâesame non deve essere eseguito se si soffre di una patologia infiammatoria attiva, quindi se soffrite di unâinfezione pelvica cronica o di una malattia sessualmente trasmessa non curata è opportuno informare il medico prima dellâesame.
La sera prima dellâesame dovrete assumere un lassativo o fare un clistere per svuotare lâintestino, in modo che durante lâesame si possano vedere chiaramente lâutero e le strutture circostanti.
Prima dellâesame vi sarà somministrato un leggero sedativo per minimizzare gli eventuali disagi. Alcuni medici prescrivono un antibiotico da assumere prima e/o dopo lâesame.
Dovete comunicare al medico tutti i medicinali che assumete e se soffrite di allergie, specialmente quelle al bario o ai mezzi di contrasto iodati. Informate anche il medico delle malattie di cui avete sofferto recentemente e delle altre eventuali patologie croniche.
Durante lâesame vi potrà essere richiesto di spogliarvi, in parte o completamente, e di indossare un camice. Dovrete anche togliere i gioielli, le protesi dentali, gli occhiali e qualsiasi oggetto di metallo o abito che potrebbe interferire con le immagini radiografiche.
à fondamentale informare il medico e il radiologo se câè la possibilità di essere incinta, perché molti esami di diagnostica per immagini non vengono eseguiti durante la gravidanza per evitare di esporre il feto alle radiazioni. Se è necessaria una radiografia, verranno prese precauzioni per minimizzare lâesposizione del bambino alle radiazioni.
AttrezzaturaPer questâesame vengono usati:
un tavolo radiografico, un tubo radiografico e un monitor, simile a un televisore, tutti collocati nellâambulatorio.Per vedere e guidare lâesame è impiegato il fluoroscopio, che converte i raggi X in immagini video. Il video è prodotto dal monitor e dal demodulatore sospeso sul tavolo su cui il paziente è sdraiato
Come funzionaI raggi X sono un tipo di radiazione, esattamente come la luce visibile o le onde radio. I raggi X sono in grado di attraversare gran parte degli oggetti, compreso il corpo umano. Quando lâattrezzatura concentra i raggi X sulla parte del corpo da esaminare, un leggero fascio di radiazioni attraversa lâorganismo, registrando unâimmagine su una pellicola fotografica o su un monitor apposito.
Il fluoroscopio impiega un fascio di raggi X continuo o pulsate per creare una sequenza di immagini proiettata su uno schermo a fluorescenza o su un monitor simile a un televisore. Se viene usata con un mezzo di contrasto, che definisce chiaramente la zona sotto esame facendola apparire più scura, questa speciale tecnica radiografica permette al medico di visualizzare le articolazioni o gli organi interni in movimento. Vengono inoltre catturate immagini statiche che vengono poi salvate su pellicola o su computer.
Fino a poco tempo fa le radiografie venivano conservate e consegnate su una pellicola, esattamente come avveniva per i negativi delle fotografie. Attualmente la maggior parte delle immagini viene salvata e consegnata al paziente in formato digitale. Le immagini in questo formato sono più accessibili e possono essere confrontate con più facilità con i risultati degli esami precedenti, per semplificare la diagnosi e la gestione della malattia.
Come avviene l’isterosalpingografiaDi solito questâesame viene effettuato in ambulatorio.
Lâisterosalpingografia assomiglia a una visita ginecologica, la paziente è sdraiata supina sul tavolo, con le gambe piegate e i piedi tenuti in alto da staffe e lo speculum inserito in vagina. Il collo dellâutero viene pulito e al suo interno è inserito un catetere. Lo speculum viene rimosso e la paziente viene collocata sotto il fluoroscopio. Il mezzo di contrasto inizia a riempire la cavità uterina, le tube e la cavità peritoneale, attraversando il catetere, e a questo punto vengono scattate le immagini fluoroscopiche.
In alcuni casi, se si evidenziano anomalie, la paziente viene lasciata a riposo per una mezzâora, in modo da poter scattare altre immagini in un secondo momento. Questa seconda serie di immagini può essere fondamentale per capire la patologia se le prime immagini con il mezzo di contrasto si rivelano inutili. In alcuni casi può essere necessario ripetere lâesame il giorno successivo per controllare che non ci siano problemi alle ovaie.
Al termine dellâesame, il catetere viene rimosso e la paziente può sedersi.
Alla fine dellâesame, la paziente dovrà aspettare finché il radiologo non le comunicherà di aver acquisito tutte le immagini necessarie.
Lâisterosalpingografia di solito dura circa mezzâora.
E’ doloroso?Lâesame non è doloroso e di solito causa soltanto fastidi molto leggeri.
La paziente può avvertire un lieve disagio e leggeri crampi quando viene inserito il catetere e viene iniettato il mezzo di contrasto, ma di solito i fastidi sono di breve durata.
Ci può inoltre essere una lieve irritazione del peritoneo (la parte della cavità addominale) che provoca un dolore sopportabile al basso ventre: il fastidio comunque è minimo e di breve durata. La maggior parte delle donne presenta spotting vaginale per alcuni giorni dopo lâesame. Non allarmatevi: è normale!
Rapporti E’ possibile avere rapporti dopo l’isterosalpingografia? Quanto tempo serve aspettare?Consiglio di valutare le risposte a queste domande con il ginecologo; secondo alcuni specialisti non è necessaria alcuna attesa (se non qualche ora per evitare di irritare le mucose) ed anzi avere rapporti immediatamente dopo l’esame può favorire una gravidanza, mentre altri ritengono che anche con la seppur bassa dose di radiazioni sia preferibile aspettare almeno il ciclo successivo prima di cercare nuovamente la gravidanza.
Risultati
Risultato isterosalpingografia (http://www.flickr.com/photos/jemsweb/36702769/)
Le immagini sono analizzate dal radiologo, lo specialista in grado di esaminare e interpretare i risultati delle radiografie. Il radiologo consegna lâesito firmato al medico di famiglia o al medico di riferimento, con cui potrete parlare dei risultati.
Potrebbero essere necessari esami di follow-up: il medico vi spiegherà perché dovrete eseguirli. In alcuni casi viene eseguito un esame di follow-up per chiarire con ulteriori immagini o con unâaltra tecnica di diagnostica per immagini risultati sospetti o non chiari.
In altri casi può servire per tenere sotto controllo i cambiamenti di un problema nel tempo.
Gli esami di follow-up sono quasi sempre il modo migliore per capire se la terapia funziona o se il problema di cui soffrite rimane stabile.
Vantaggi e limiti Vantaggi Lâisterosalpingografia è un esame poco invasivo che presenta complicazioni solo in rari casi. E’ un esame relativamente breve che può fornire informazioni utili su unâampia gamma di problemi che causano infertilità o aborti spontanei. Lâisterosalpingografia, in alcuni casi, può aprire le tube bloccate, permettendo alla paziente di concepire. Dopo la radiografia non rimangono radiazioni nellâorganismo della paziente. I raggi X di solito non hanno effetti collaterali nel range diagnostico tipico di questâesame. Lâesposizione eccessiva alle radiazione provoca un leggero aumento del rischio di tumore, tuttavia i benefici ottenuti tramite la diagnosi accurata sono molto superiori ai rischi. Svantaggi In caso di patologie infiammatorie croniche, infezioni pelviche o malattie a trasmissione sessuale non curate, ricordate di informare il medico o il radiologo prima dellâesame per evitare che lâinfezione peggiori. In caso di sospetta gravidanza, è fondamentale informare il medico o il radiologo. Minimizzare lâesposizione alle radiazioniDurante le radiografie si presta particolare cautela a usare la dose di radiazioni minima per ottenere immagini più accurate possibili. Organismi nazionali e internazionali rivedono e aggiornano costantemente gli standard usati dai radiologi professionisti.
Le moderne apparecchiature radiografiche hanno la possibilità di controllare attentamente i fasci di radiazioni e la loro dose per minimizzare la dispersione delle radiazioni: in questo modo le parti del corpo della paziente che non vengono esaminate ricevono unâesposizione minima alle radiazioni.
LimitiLâisterosalpingografia serve soltanto per visualizzare lâinterno delâutero e delle tube; le anomalie delle ovaie, delle pareti uterine e delle altri organi della zona pelvica devono essere esaminate con la risonanza magnetica o con lâecografia.
I problemi di infertilità possono essere dovuti a cause non diagnosticabili con lâisterosalpingografia, come ad esempio le anomalie nello spermiogramma o lâimpossibilità dellâovulo fecondato di impiantarsi nellâutero.
Fonte Principale: Radiology.info (traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Esami ed analisi diagnostiche
Mammografia per il seno: esame, esiti e limiti
Malattia infiammatoria pelvica: sintomi, prevenzione, cause e curaSpirale anticoncezionale: inserimento, costo, effetti collateraliLaparoscopia diagnostica e ginecologicaGravidanza
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Farmaco e Cura
26/11/2012 09:57
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Listeriosi: sintomi, incubazione, gravidanza e prevenzione
Posted: 25 Nov 2012 11:57 PM PST
Introduzione Cause Sintomi Quando chiamare il medico Pericoli Gravidanza Diagnosi Cura Prevenzione IntroduzioneLa listeriosi è unâinfezione grave causata di solito dallâingestione di alimenti contaminati dal batterio Listeria monocytogenes: si tratta di un grave problema per la sanità pubblica.
La patologia colpisce soprattutto gli anziani, le gestanti, i neonati e gli adulti con sistema immunitario depresso; tuttavia, in rari casi, possono essere colpiti anche pazienti che non presentano questi fattori di rischio.
Il tempo di incubazione è variabile, ma si stima che sia possa variare tra i 3 ed i 70 giorni (mediamente 3 settimane); per i sintomi gastrointestinali si stima invece un’incubazione di poco superiore alle 12 ore (massimo 3 giorni).
à comunque possibile diminuire il rischio seguendo alcune semplici precauzioni.
CauseIl Listeria monocytogenes, è un batterio diffuso nel suolo e nellâacqua: gli animali possono essere portatori del batterio senza ammalarsi e possono contaminare gli alimenti di origine animale, come le carni e i prodotti caseari.
Il contagio avviene consumando carne, pollame, pesce e prodotti caseari freschi contaminati dalla Listeria monocytogenes. Si può contrarre la listeriosi anche consumando alimenti contaminati conservati o confezionati in condizioni igieniche precarie, oppure consumando verdure contaminate dalla terra o dal letame usato come fertilizzante.
I neonati possono presentare la listeriosi alla nascita se la loro madre ha ingerito alimenti contaminati durante la gravidanza, mentre una persona sana NON in gravidanza può spesso consumare alimenti contaminati senza ammalarsi.
Chi è a rischio può prevenire la listeriosi evitando determinati alimenti ad alto rischio e imparando a conservare gli alimenti nel modo corretto.
TrasmissioneLa maggior parte dei casi di infezione avviene a seguito del consumo di alimenti contaminati. Sono stati riferiti rari casi di trasmissione nosocomiale (in ospedale).
Se il batterio Listeria entra in unâazienda alimentare può riuscire a sopravvivere per anni, contaminando in alcuni casi i prodotti. Il batterio è stato individuato in unâampia gamma di alimenti crudi, come la carne e le verdure, ma anche in alimenti contaminati dopo la cottura o la trasformazione, come i formaggi molli, le carni trasformate (hot dog e prodotti gastronomici, sia in confezioni sigillate sia in vendita in gastronomia) e il pesce affumicato. Il latte crudo, i formaggi non pastorizzati e gli alimenti a base di latte non pastorizzato sono particolarmente a rischio di contenere il batterio.

Listeriosi e frigorifero (Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/lollaping/2374662751/)
La Listeria non sopravvive alla pastorizzazione e alla cottura tuttavia, in alcuni alimenti pronti, come gli hot dog e i piatti delle gastronomie, la contaminazione si può verificare dopo la cottura e prima del confezionamento. Diversamente dalla maggior parte dei batteri la Listeria può crescere e moltiplicarsi anche in alcuni alimenti conservati in frigorifero.
Fattori di rischioI gruppi più a rischio di contagio sono:
Gestanti. Le gestanti sono circa 13 volte più a rischio rispetto al resto della popolazione di contrarre la listeriosi. Circa un caso su sei di listeriosi (17%) si verifica tra le gestanti. Neonati. I neonati soffrono degli effetti più gravi dellâinfezione durante la gravidanza. Persone con sistema immunitario indebolito da trapianti o da malattie, terapie o farmaci. Pazienti affetti da: tumore, diabete, alcolismo, patologie epatiche o renali. Pazienti sieropositivi. Sono circa 300 volte più a rischio di contrarre la listeriosi rispetto alle persone con sistema immunitario sano. Anziani.La Listeria colpisce raramente i bambini e gli adulti sani, che ancor più raramente si ammalano in modo grave.
SintomiI sintomi possono comparire entro alcuni giorni o settimane dal consumo dellâalimento contaminato: chi soffre di listeriosi di solito ha la febbre e dolori muscolari, in alcuni casi preceduti dalla diarrea o da altri sintomi gastrointestinali.
Quasi tutti i pazienti a cui è diagnosticata la listeriosi presentano unâinfezione invasiva, in cui il batterio si diffonde anche in zone diverse dallâapparato digerente. I sintomi variano da paziente a paziente.
In gravidanza è particolarmente subdola, perchè tipicamente le gestanti avvertono sintomi lievi, di tipo influenzale.
Tra le altre persone i sintomi, oltre alla febbre e ai dolori muscolari, comprendono:
mal di testa, torcicollo, stato confusionale, perdita dellâequilibrio, convulsioni.Negli anziani e nelle persone affette da patologie che compromettono il sistema immunitario, la setticemia e la meningite sono le presentazioni cliniche più frequenti.
Quando chiamare il medicoSe il paziente appartiene a una categoria ad alto rischio e avverte sintomi di tipo influenzale entro due mesi dal consumo di alimenti contaminati dovrebbe andare immediatamente dal medico e dirgli che sospetta di aver consumato alimenti contaminati.
Se il paziente ha consumato alimenti contaminati dalla Listeria e non presenta alcun sintomo, la maggior parte degli esperti ritiene che non siano necessari né esami né terapie, anche se il paziente è ad alto rischio per la listeriosi.
Se siete incinte e avete la febbre e i brividi oppure se state male, avete dolori muscolari o torcicollo, chiamate immediatamente il medico. Lâesame del sangue e/o del liquido spinale (per cercare il batterio) vi diranno se soffrite di listeriosi.
PericoliAnche con una terapia tempestiva, alcuni casi di listeriosi possono provocare la morte del paziente; le categorie più a rischio sono gli anziani e i pazienti affetti da altri problemi di salute gravi.
GravidanzaLe gestanti hanno un rischio circa 20 volte maggiore di contrarre la listeriosi rispetto agli altri adulti sani e si stima che un terzo dei casi di listeriosi si verifichi in gravidanza.
Le infezioni di listeriosi contratte in gravidanza possono nei casi più gravi provocare aborti spontanei, parto prematuro o infezioni fatali per il neonato.
Se nel primo trimestre la listeriosi può causare lâaborto spontaneo, nel terzo trimestre la più a rischio è la madre. I bambini che contraggono infezioni nellâultima fase della gravidanza possono soffrire di molti problemi di salute diversi, come il ritardo mentale, la paralisi, la cecità , problemi cerebrali, cardiaci o renali. Nei neonati la Listeria monocytogenes può infine provocare infezioni del sangue e la meningite.
DiagnosiLa diagnosi diventa effettiva solo dopo che è stato isolato il batterio Listeria monocytogenes da un sito normalmente sterile, come il sangue, il liquido amniotico o la placenta nelle prime fasi della gravidanza.
La Listeria monocytogenes può essere isolata velocemente nei siti normali, ma bisogna fare attenzione a distinguerla dagli altri batteri a bastoncello gram-positivi, soprattutto dai difteroidi. I terreni di arricchimento selettivo migliorano le percentuali di isolamento dai campioni contaminati. Gli esami sierologici non sono attendibili, e attualmente non sono consigliati.
Cura e terapiaLa listeriosi viene curata con gli antibiotici.
PrevenzioneLe linee guida generali per la prevenzione della listeriosi sono simili a quelle usate per gli altri tipi di contaminazione alimentare come la salmonellosi.
Inoltre ci sono consigli specifici per le persone ad alto rischio per la listeriosi.
Consigli della FDA per il lavaggio e il trattamento degli alimenti Risciacquate accuratamente tutti i prodotti crudi, come la frutta e la verdura, sotto lâacqua del rubinetto prima di mangiarli, tagliarli o cuocerli. Anche se avete intenzione di sbucciarli o pelarli, prima vi consigliamo di lavarli. Strofinate la frutta e la verdura dura comprata al supermercato, come i meloni e le zucche, con una spazzola pulita. Asciugatele con un asciugamano pulito o con lo scottex. Tenete lontani la carne e il pollame crudi dalla verdure, dagli alimenti cotti e da quelli comprati in gastronomia. Tenete pulite e sicure la cucina e la casa. Lavate le mani, i coltelli, le superfici e i taglieri dopo aver maneggiato e preparato gli alimenti crudi. Ricordate che la Listeria monocytogenes può crescere anche negli alimenti in frigorifero. Usate un termometro, ad esempio quello del frigo, per controllare la temperatura interna. Il frigo dovrebbe essere tenuto a una temperatura inferiore ai 4 °C e il freezer a una temperatura inferiore ai -17 °C. Pulite immediatamente il frigo quando câè qualcosa che cola: prestate particolare attenzione agli hot dog e ai cibi confezionati, alla carne e al pollame crudi. Pulite le pareti interne e i ripiani del frigo con acqua calda e sapone liquido, poi risciacquate bene. Fate cuocere bene la carne e il pollame. Fate cuocere bene tutti gli alimenti di origine animale, ad esempio il vitello, il maiale e le carni bianche, fino a raggiungere una temperatura interna sicura. Conservate gli alimenti in condizioni di sicurezza ed usate la regola delle due ore: eliminate gli alimenti lasciati a temperatura ambiente per più di due ore, se la temperatura ambientale supera i 32 °C, il tempo di tolleranza cala a unâora. Consumate gli alimenti precotti o confezionati il prima possibile; non tenete gli alimenti scaduti nel frigorifero; seguite questi consigli per la conservazione nel frigorifero: Hot dog: conservate le confezioni aperte per una settimana al massimo e le confezioni chiuse per non più di due settimane. Piatti gastronomici e freschi. Conservate in frigorifero le confezioni sigillate per al massimo 2 settimane. Conservate i pacchetti aperti e gli affettati per 3-5 giorni massimo. Dividete gli avanzi in piccoli contenitori per farli riscaldare in fretta e bene. Conservateli in contenitori ermetici, oppure copriteli con la pellicola o lâalluminio. Consumateli entro 3-4 giorni. Scegliete gli alimenti più sicuri. Non bevete il latte crudo (non pastorizzato) e non consumate alimenti che lo contengono.Tra i consigli per le persone più a rischio, come le gestanti, i pazienti con sistema immunitario compromesso e gli anziani, ricordiamo:
Carni Non consumate gli hot dog, i piatti pronti, gli affettati, i piatti freschi o i salumi fermentati o stagionati a meno che non siano stati cotti a una temperatura interna di 75 °C immediatamente prima di essere serviti. Cercate di non far colare liquidi dagli hot dog o dai cibi confezionati su altri alimenti, sugli utensili e sulle superfici di preparazione dei pasti, e lavatevi le mani dopo aver toccato gli hot dog, i piatti pronti e i piatti della gastronomia. Fate attenzione alle etichette. Non consumate il pâté fresco o salse fresche a base di carne comprati in gastronomia o al supermercato. Gli alimenti che al supermercato non si trovano nel banco freschi, come il pâté conservato e le salse confezionate a base di carne, sono sicuri: ricordatevi di tenerli in frigorifero una volta aperti. Formaggi Non consumate i formaggi molli come la feta, la ricotta, il brie, il camembert, il gorgonzola, a meno che sullâetichetta ci sia scritto espressamente âprodotto con latte pastorizzatoâ. Controllate sempre lâetichetta! Pesce Non consumate il pesce affumicato in vendita nel banco freschi, a meno che non sia lâingrediente di un piatto cotto, oppure sia in scatola. Il pesce affumicato in vendita nel banco freschi, come il salmone, la trota, il coregone, il merluzzo, il tono e il maccarello, spesso è etichettato come: âaffumicatoâ o âessiccatoâ. Questi tipi di pesce di solito si trovano nel banco frigo dei supermercati e delle gastronomie. Il salmone, il tonno e gli altri tipi di pesce in scatola sono sicuri. Meloni I consumatori e chi prepara i meloni dovrebbero lavarsi le mani con acqua tiepida e sapone per almeno 20 secondi prima e dopo aver maneggiato il melone o lâanguria interi. Strofinate la superficie dei meloni e delle angurie con una spazzola pulita sotto lâacqua corrente e asciugateli con un asciugamano pulito o con lo scottex prima di tagliarli. Ricordate di disinfettare la spazzola dopo lâuso, per evitare di trasferire i batteri tra i vari frutti. Consumate le angurie e i meloni tagliati il prima possibile, o metteteli in frigorifero il prima possibile. Tenete i meloni e le angurie tagliati in frigorifero a una temperatura massima di 4 gradi (lâideale sarebbe tenerli a zero gradi al massimo), al massimo per una settimana. Non consumate i meloni o le angurie lasciati a temperatura ambiente per più di 4 ore.
Fonti Principali:
ISS CDC FDA(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Alimenti vietati e cibi da evitare in gravidanzaSalmonella e salmonellosi: sintomi, terapia e gravidanza
Escherichia Coli: sintomi, cure, causa e trasmissioneDiarrea: cause, sintomi, dieta e bambiniDieta ed alimentazione in gravidanza
Botulino e botulismo: sintomi, cause, prevenzione e cura
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Farmaco e Cura
23/11/2012 09:56
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Farmaco e Cura
Dieta per calcoli renali, insufficienza renale ed altre nefropatie
Posted: 22 Nov 2012 11:45 PM PST
Introduzione Calcoli renali Sindrome nefrosica Glomerulonefrite Pressione alta Insufficienza renale IntroduzioneI reni sono due organi situati nella regione lombare, la loro funzione è quella di
filtrare il sangue, eliminare le scorie, riassorbire nutrienti.
Reni (Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/61056899@N06/5748568363/sizes/q/in/photostream/)
Sono importanti anche come organi secretori, agiscono infatti come ghiandole producendo alcuni ormoni, inoltre hanno il compito di mantenere l’equilibrio idrosalino del corpo (regolando anche la pressione sanguigna).
Viste queste importanti funzioni, è normale che ci sia una stretta correlazione tra l’alimentazione e il funzionamento renale, soprattutto quando vengono a presentarsi problemi: in alcuni casi una dieta scorretta può peggiorare situazioni di malfunzionamento, è fondamentale quindi conoscere le azioni corrette da adottare in caso di patologie renali.
Le patologie più frequenti del rene comprendono:
calcolosi (o litiasi) renale; insufficienza renale; sindrome nefrosica; glomerulonefrite; ipertensione. Calcoli renaliLa litiasi renale è la formazione di calcoli all’interno del rene o delle vie urinarie, questi possono essere di varia natura (fosfato di calcio, ossalato di calcio, acido uricoâ¦) ma il motivo della formazione di queste pietre non è ancora del tutto chiaro. Le indicazioni alimentari sono spesso insufficienti e inutili: si consiglia di non esagerare con i cibi che contengono i minerali che causano il calcolo (se si hanno calcoli di ossalato di calcio, ad esempio, si dovrebbe evitare di esagerare con i cibi ricchi di calcio), ma le indicazioni più valide rimangono quelle di
bere molta acqua (anche tre litri al giorno), variare l’alimentazione, evitare o trattare per tempo eventuali cistiti o infezioni urinarie. Sindrome nefrosicaLa sindrome nefrosica è una condizione particolare (e piuttosto rara) caratterizzata dall’alta presenza di proteine nell’urina e bassa nel sangue: può dare pressione alta, frequenti infezioni, aumento del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue e varie complicazioni.
La dieta deve essere stilata da un nutrizionista e deve prevedere un elevato apporto calorico ma, a seconda delle condizioni del rene, un dosaggio normale o basso delle proteine. à importante per evitare edemi che il sodio sia controllato, ovviamente non va aggiunto sale ai piatti e la dieta dovrebbe apportare (a seconda delle condizioni del paziente) anche meno di 500 mg di sodio: per fare un esempio, in un cucchiaino da tè di sale (6 g) ci sono 2,36 g di sodio, la quantità massima giornaliera può arrivare quindi a quasi cinque volte meno di un solo cucchiaino. Vanno assolutamente evitati quindi tutti i cibi in cui ci sia sale aggiunto, ad esempio salumi, affettati e formaggi stagionati.
GlomerulonefriteLa glomerulonefrite è una infiammazione del glomerulo, ovvero la parte del rene che si occupa di filtrare il sangue. Può essere causata da alcune patologie congenite o esserlo essa stessa. Non è possibile stilare delle linee guida in poche righe per l’alimentazione in questa condizione perché è quanto mai varia, dipende dalle condizioni del paziente, dalla sua età , dall’anamnesi, può comprendere restrizione idrica, ridotto apporto proteico, ridotto apporto di alcuni minerali e altro.
Pressione altaL’ipertensione è una condizione molto comune, si tratta dell’aumento della pressione arteriosa la cui causa può essere di varia natura, anche renale. Il rene infatti si occupa anche dell’equilibrio idrico del corpo, ovvero conserva acqua o si libera di quella in eccesso tramite le diverse concentrazioni dell’urina (se è limpida, l’urina è molto diluita, quindi si perde più acqua, se è giallo paglierino invece è più concentrata, quindi stiamo trattenendo acqua).
L’acqua conservata dal rene viene reimmessa nel circolo sanguigno, aumentando il volume del sangue, di conseguenza può aumentare la pressione. Un tipo di farmaci per il trattamento dell’ipertensione, infatti, è rappresentato da diuretici.
Il trattamento alimentare per l’ipertensione è rappresentato da una dieta varia e dalla riduzione di sale, che è il primo fattore importante da guardare. Per l’ipertensione è stata studiata anche una dieta apposita, la DASH, che ha dimostrato una buona efficacia.
Insufficienza renaleL’insufficienza renale è una grave condizione tale per cui il rene non riesce più a espletare i suoi compiti, può essere acuta, quindi di breve durata, o cronica. In quest’ultimo caso la condizione è irreversibile e va trattata a livello ospedaliero, con terapie mediche (dialisi e farmaci), chirurgiche (trapianto) e alimentari.
La dieta in questi casi è stilata in maniera molto precisa dal nutrizionista e normalmente prevede le caratteristiche elencate tra poco. Ovviamente in questi casi il fai da te è assolutamente sconsigliato.
Un elevato livello energeticoL’alimentazione deve essere ricca in modo da evitare la malnutrizione, molto frequente in caso di IRC (insufficienza renale cronica). In caso di necessità si può ricorrere a preparati appositi, molto calorici con contenuto apporto di proteine, sodio e potassio.
CarboidratiI carboidrati devono rappresentare la maggioranza dell’apporto quotidiano di nutrienti, preferibilmente complessi.
LipidiI lipidi vengono assunti in quantità regolare, devono essere controllati a livello qualitativo ed è quindi importante non esagerare con i grassi saturi (prodotti animali), meglio favorire gli oli, soprattutto l’olio extravergine d’oliva, perché è molto frequente che all’insufficienza renale sia associata una condizione di rischio cardiocircolatorio molto alto.
ProteineLe proteine sono l’elemento critico dell’alimentazione per l’insufficienza renale.
Devono essere in quantità ridotta, soprattutto se l’insufficienza è media o grave, e spesso una dieta aproteica (priva di proteine) deve essere integrata per raggiungere gli standard nutritivi richiesti.
Le proteine devono essere ad alto valore biologico (quindi in teoria derivare da prodotti animali), ma sono state presentate con successo anche soluzioni vegetariane, con l’accurata selezione di integratori e alimenti quali cereali e legumi per dare l’intero spettro amminoacidico in quantità limitata ma sufficiente.
Sali minerali e vitamineIl vantaggio di una dieta vegetariana/vegana con integratori piuttosto che una dieta comprendente prodotti animali è la facilità di gestione anche dei minerali, altro importante fattore da tenere sotto controllo, soprattutto sodio, potassio e fosforo.
Il sodio va controllato strettamente, anche in questo caso come per la sindrome nefrosica, e si può arrivare a dosaggi molto bassi per evitare di affaticare il rene.
Il potassio è presente in discrete quantità negli alimenti vegetali ed è un minerale che va ridotto. Il modo migliore per ridurre il contenuto di potassio nella dieta è quello di limitare gli alimenti che ne sono ricchi, ad esempio:
caffè solubile, lievito secco, farina di soia, latte in polvere, pepe,mentre sono particolarmente poveri di potassio:
olio d’oliva, amido di riso, maionese, maccheroni, spaghetti.Un modo per eliminare il potassio (e in genere i minerali) dalle verdure può essere quello di bollirle due volte gettando ogni volta l’acqua di cottura. In questo modo le verdure risultano impoverite ma più accettabili dal punto di vista renale.
Ferro e vitamine, a seconda delle condizioni del paziente e della dieta, potrebbero venire integrati con prodotti specifici.
Il fosforo, al pari del potassio, va controllato accuratamente, è bene quindi evitare i formaggi.
FibraLa fibra andrebbe consumata in quantità normali (ovvero 20-30 g al giorno), per questo frutta e verdura sono importanti.
Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista, Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
riceve a Brescia e Milano
340 418.93.93
http://www.nutrizionistabrescia.com
g.parpaglioni@gmail.com
Insufficienza renale acuta e cronica: sintomi, dieta, causeAlimentazione
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Farmaco e Cura
19/11/2012 09:58
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Dieta ed alimentazione per i diverticoli
Posted: 18 Nov 2012 11:23 PM PST
I diverticoli sono delle escrescenze, delle piccole sacche che crescono lungo il colon, ovvero la parte finale dell’intestino. Nella maggior parte dei casi la presenza di diverticoli non causa nessun disagio, può capitare a volte però che si manifestino dolori e bruciori, stitichezza, gonfiori.
In caso i problemi siano assenti o sporadici si parla di diverticolosi, se invece è presente una infiammazione si parla di diverticolite, una condizione potenzialmente molto grave che può portare anche a peritonite, una infiammazione diffusa dell’addome che se non trattata chirurgicamente può essere anche fatale.
La causa principale dei diverticoli è l’aumento della pressione all’interno dell’intestino (cosa diversa dalla pressione sanguigna): una dieta povera di fibre protratta nel tempo porta alla formazione di materia fecale dura, compatta, l’intestino fatica di più a contrarsi, i muscoli che lo circondano si contraggono maggiormente e così la pressione all’interno aumenta. Il risultato iniziale è la stipsi, mentre con la cronica mancanza di fibre c’è la possibilità di sviluppare diverticoli.
Come può la fibra aiutare il transito intestinale e abbassarne la pressione, evitando così lo sviluppo della patologia? Esistono due tipi di fibre: solubili e insolubili.
Le fibre solubili derivano da verdura e frutta, hanno la capacità di assorbire l’acqua e vengono fermentate dai batteri dell’intestino tenue (il primo tratto dell’intestino). Questo porta a sviluppare una flora intestinale favorevole alla salute umana. La fibra insolubile deriva principalmente dai cereali integrali, al contrario della fibra solubile trattiene meno acqua nel tenue, ma non venendo fermentata si porta questo carico idrico fino all’intestino crasso (colon), rendendo le feci più voluminose e morbide, di fatto favorendo il transito intestinale.à evidente come i due tipi di fibra vadano a interagire positivamente su una condizione di diverticolosi: una migliore flora intestinale causerà meno gonfiori, e un più veloce transito intestinale abbasserà la pressione, combatterà la stitichezza ed eviterà il sopraggiungere di una diverticolite.
A tal proposito, c’è da sottolineare che nel momento dell’infiammazione la dieta deve essere diversa: esagerare con le fibre potrebbe peggiorare la situazione, quindi finché la situazione non è stabilizzata (ovvero si è passati dalla diverticolite alla diverticolosi) la quantità di frutta, verdura, cereali integrali e legumi va ridotta e secondo alcuni esperti azzerata.
La dieta per la diverticolosi quindi deve essere ricca di fibra per favorire il transito intestinale.
Tra i cibi ad alto contenuto di fibre possiamo ricordare, ad esempio:

Diverticoli e fibra (http://www.flickr.com/photos/zigazou76/6250883660/sizes/s/in/photostream/)
pasta e riso integrali, pere, kiwi, fagioli, ceci, fave, mandorle, soia, carciofi, cavoletti di bruxelles, broccoli, cavolfiori.In linea generale è possibile dire che ogni alimento vegetale contiene fibre, quindi la chiave per assumere sufficienti quantità di questo importante elemento dal cibo è la varietà della dieta. Unica accortezza, nell’alimentazione per presenza di diverticoli è preferibile evitare i semi: se non ben masticati e digeriti possono andare ad annidarsi all’interno di un diverticolo e questo potrebbe causare una infiammazione. Quindi alimenti come lenticchie, semi di girasole, semi di sesamo e altri di piccole dimensioni vanno presi con cautela, regolando l’assunzione a seconda delle indicazioni del medico.
Il cibo in generale (soprattutto cibi come le arachidi o il mais) va masticato molto bene per evitare di avere piccoli frammenti che possono dare problemi.
Bere tanta acqua aiuta il lavoro delle fibre nel facilitare l’intestino, da limitare invece le bevande eccitanti, che potrebbero avere effetti avversi.
Non ci sono limitazioni per alimenti carnei (carne, pesce, formaggi, uova, latte…) né per pasta e pane, tranne quelle date da una dieta varia ed equilibrata.
Ovviamente, anche lo stile di vita incide sullo sviluppo dei diverticoli: una vita attiva porta a un migliore funzionamento dell’intestino, con meno possibilità di sviluppare la malattia.
Infine, salvo diversa disposizione medica sarebbe meglio evitare i lassativi: essi abituano l’intestino a lavorare poco, nel momento in cui vengono a mancare si manifesta spesso stitichezza, con i conseguenti problemi che abbiamo già discusso precedentemente.
Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista, Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
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Stitichezza: dieta e altri rimedi naturali
Diverticoli del colon: sintomi, dieta ed operazione
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Colesterolo e/o trigliceridi alti: che dieta seguire?Diarrea e stipsi da chemioterapia
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Farmaco e Cura
16/11/2012 09:00
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Dieta per i calcoli biliari (alla coleciste)
Posted: 15 Nov 2012 11:56 PM PST
Introduzione Prevenzione Alimenti consigliati o concessi Alimenti vietati IntroduzioneI calcoli biliari sono delle formazioni solide, spesso di colesterolo, che si trovano all’interno della colecisti e che, se ostruiscono il dotto biliare, possono causare coliche.
Tra le cause della formazione dei calcoli (colelitiasi) ci sono il diabete di tipo II e il sovrappeso, ma anche diete veloci, fortemente ipocaloriche, che hanno fatto perdere troppo peso in troppo poco tempo.
Le persone più comunemente colpite sono donne intorno ai 40 anni, ma è abbastanza diffusa anche in età più giovane e tra gli uomini. La maggior parte delle volte la malattia è asintomatica, a volte può causare dolore a causa dell’ostruzione del dotto biliare.
La terapia in caso di evento acuto è medica, con farmaci e, se necessario, la chirurgia, ma l’alimentazione può giocare un ruolo importante nella prevenzione e nel ridurre il rischio che si formino.
La bile è un liquido prodotto dal fegato e immagazzinato nella colecisti (o cistifellea), esso è importante per l’assimilazione dei grassi ingeriti con la dieta: i composti che formano la bile infatti funzionano da emulsionanti, interagiscono con i grassi e aiutano l’intestino ad assorbirli. à quindi fondamentale avere una produzione di bile sufficiente in modo da poter assimilare il giusto apporto di questo tipo di macronutriente che, se non assimilato, può dare diarrea e diminuire di molto l’apporto energetico della dieta.
PrevenzionePer la prevenzione, in caso si abbiano già avuto episodi, le indicazioni sono relativamente generiche ma sempre e comunque valide per una buona condotta alimentare:
se in presenza di sovrappeso o obesità , ridurre gradualmente il peso con una dieta ipocalorica, equilibrata e graduale; fare pasti piccoli e numerosi, in modo da frazionare nel tempo l’escrezione della bile, diminuendo così la possibilità di depositi di colesterolo; bere almeno 1,5 l d’acqua al giorno; aumentare il consumo di frutta e verdura in modo da facilitare la motilità intestinale e velocizzare quindi il passaggio del cibo nell’intestino; limitare il consumo di bevande e alimenti dolci o troppo elaborati, privilegiando una alimentazione a basso tenore di grassi.Sempre e comunque è consigliata l’attività fisica, che anche sotto forma di camminata a passo svelto, svolta costantemente almeno 30 minuti al giorno, contribuisce ad abbassare il rischio di colelitiasi.
Alimenti consigliati o concessi Pasta, pane, riso, cereali in genere, soprattutto integrali, latte e yogurt parzialmente scremati, carne magra, privata del grasso, formaggi con moderazione (una o due volte a settimana), affettati sgrassati, olio extravergine d’oliva, frutta e verdura. Alimenti vietati Latte intero, formaggi grassi stagionati, insaccati, uova, frutta secca e olive (per l’altissima percentuale di grassi, anche se di buona qualità ), dolci, creme, salse, alcolici.
Con i calcoli biliari sono da evitare gli alcolici (Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/umbrialovers/4244183670/sizes/q/in/photostream/)
à ovvio che gli alimenti sconsigliati siano da limitare il più possibile, in questo caso mi sento di dire che tra tutti uno in particolare andrebbe abolito: l’alcol è una tossina che semplicemente affatica il fegato, in caso si abbiano già problemi epatici (come è questo della colelitiasi) andare ad aggiungerci un carico maggiore e oltretutto inutile è decisamente una pessima idea.
Dott. Giuliano Parpaglioni
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Colesterolo e/o trigliceridi alti: che dieta seguire?
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Dieta e pancreatite
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Diabete e dieta: indicazioni ed alimenti
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Farmaco e Cura
12/11/2012 09:26
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Dieta vegetariana e vegana: è davvero possibile?
Posted: 11 Nov 2012 11:07 PM PST
Introduzione La piramide alimentare vegetariana Nutrienti Ultimi consigli Conclusione IntroduzioneUn sondaggio EURISPES del 2010 ci dice che, nella popolazione italiana, il 10% delle persone è vegetariano e, allâinterno di questo gruppo, il 10% è vegano.
Il vegetarismo (o vegetarianismo) è quel tipo di alimentazione che rinuncia alla carne e al pesce, preferendo risorse alimentari che non prevedono lâuccisione di animali; i vegani (che adottano ciè il veganismo) sono persone che rinunciano anche ai derivati dellâallevamento animale come latte, uova, formaggi, miele.Le motivazioni possono essere le più varie:
câè chi lo fa sotto una spinta etica o religiosa, chi sceglie questa strada per motivi salutistici, oppure chi vuole avere meno impatto ambientale possibile.Qualunque sia la ragione, è bene che le persone sappiano scegliere con cognizione di causa quali sono gli alimenti e gli accorgimenti da adottare per questa scelta: essere vegetariani o vegani e condurre una vita sana nonostante la rinuncia ad alcuni alimenti è possibile e auspicabile, lâimportante è avere coscienza di quello che si fa.
La piramide alimentare vegetarianaLa Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana ha stilato uno schema alimentare piramidale, in modo da aiutare la popolazione italiana ad avere il corretto apporto di nutrienti tramite una alimentazione basata su cibi vegetali.

Piramide Alimentare Vegetariana (Photo Credit: http://www.vegpyramid.info/)
La piramide è composta da alcuni spicchi che rappresentano i gruppi alimentari, colorati in maniera diversa e di diverse dimensioni. Da sinistra a destra possiamo vedere
cereali, alimenti proteici, verdura, frutta, grassi.Câè poi un gruppo trasversale, una piccola piramide allâinterno di quella principale: gli alimenti ricchi di calcio.
Alla base, lâarea grigia rappresenta le calorie discrezionali, chiamate così perché danno la concessione di alimenti liberi rispetto al monte calorico totale: ad esempio su una dieta da 1600 kcal si possono tenere rigide 1450 kcal circa, lasciando una finestra ai gusti personali e a eventuali sgarri, per aumentare la piacevolezza e la sostenibilità della dieta.
Nei prossimi paragrafi andremo a vedere in dettaglio questi gruppi, in modo da descriverne le proprietà e le caratteristiche.
CerealiIl gruppo dei cereali è quello più ampio, è alla base dellâalimentazione vegetariana oltre cge di quella tradizionale ed è composto da moltissimi alimenti. I più comuni sono:
pasta, pane, riso, mais, orzo, farro.Allâinterno di questo gruppo però ci sono alimenti meno conosciuti, soprattutto alle persone âonnivoreâ, si tratta di:
bulgur, un prodotto del grano germogliato, essiccato e frammentato grossolanamente; cous-cous, un derivato dello sfarinato di vari tipi di cereale; pseudocereali, un ampio gruppo di vegetali assimilabile ai cereali in ambito alimentare ma non derivato da graminacee. Tra questi troviamo: Grano saraceno, è utilizzato sia come chicco sia come farina (alla base di piatti come i pizzoccheri della Valtellina). Estremamente nutriente, ha una qualità proteica pari a quella dellâalbume dâuovo e contiene molti minerali importanti come calcio e fosforo, è inoltre privo di glutine. Amaranto, è utilizzato come condimento perché i chicchi sono molto piccoli e tendono a formare una pastina gelatinosa. à ricco di lisina, lâaminoacido limitante (ovvero quello meno presente) dei cereali, perciò utilizzato insieme a essi (riso, pastaâ¦) dà uno spettro amminoacidico completo. Anche lâamaranto è privo di glutine. Quinoa, molto ricca di proteine e minerali importanti come ferro, fosforo, magnesio e zinco, priva di glutine e molto nutriente. Derivati dei cereali, come il seitan (secondo piatto principalmente composto di glutine), il latte di riso o di avena, prodotti proteici mescolati ad altri vegetali come il muscolo di grano (una sorta di prosciutto composto da glutine e proteine della soia) o gli hamburger e le polpette vegetali.à un gruppo molto ampio, se sfruttato correttamente e nella sua interezza assicura lâapporto di fibre (tramite i prodotti integrali), proteine (con lâuso degli pseudocereali), vitamine e minerali molto importanti, è per questo che è alla base dellâalimentazione vegetariana.
Alimenti proteiciGli alimenti proteici dellâalimentazione vegetariana sono:
legumi, frutta secca, semi oleaginosi (semi di sesamo, di lino, di girasole, â¦), derivati della soia, latte di soia, tofu, un panetto derivato dalla cagliatura del latte di soia, tempeh, un panetto derivato dalla fermentazione dei fagioli di soia, miso, un condimento derivato da soia fermentata e cereali, latte e formaggi, uova.Ovviamente gli ultimi due non sono contemplati in una dieta vegana ma legumi, frutta secca e derivati della soia sono estremamente nutrienti, apportano proteine con alto valore biologico (quelle della soia sono paragonabili a quelle dellâalbume dâuovo) e sono fonte di minerali importanti come calcio, fosforo, potassio, ferro, oltre che di grassi omega-3.
Come per i cereali, una varietà nella dieta permette una più facile assimilazione dei nutrienti essenziali per una buona forma fisica, è quindi importante non privarsi di questi tipi di alimenti.
Verdure e fruttaSono due gruppi distinti nella piramide vegetariana, in questo modo è possibile sottolineare lâimportanza di entrambi i tipi di alimento, senza trascurare uno a favore dellâaltro.
Le verdure sono ottime fonti di fibre e minerali, la frutta eccelle in vitamine ed entrambi i gruppi sono capaci di apportare nutrienti essenziali per la salute umana. Inoltre, a discapito di quel che si crede, sono anche una discreta fonte proteica: la qualità delle proteine è buona, il problema sorge quando si va a pesare il contenuto proteico in grammi. Ma proviamo invece a calcolare lâammontare proteico rispetto al totale delle calorie ingerite: considerando 100 kcal (quindi non 100 g di prodotto) assunte dai vegetali, la percentuale è piuttosto alta in genere, in media il 36% delle calorie date dalle verdure sono proteiche. Addirittura, se andiamo a confrontare una classica fonte di proteine come il pollo arrosto con una pianta che ne è particolarmente ricca come il cavolfiore, ci si accorge che, in percentuale, il cavolfiore dà più calorie derivate da proteine (51% contro 46%).
Una verdura spesso ignorata è lâalga di mare, che può apportare acidi grassi omega-3 e iodio (alcune alghe sono estremamente ricche di questo minerale, vanno quindi assunte con cautela per evitare intossicazioni).
GrassiLe fonti di grassi nellâalimentazione vegetariana sono soprattutto gli oli e le margarine (se proprio se ne sente la necessità ), il burro ovviamente non è consumato dai vegani.
à indubbio che i grassi migliori siano quelli dellâolio extravergine dâoliva, ma un altro olio è estremamente importante in questo tipo di alimentazione: lâolio di semi di lino. Questo rappresenta la fonte principale di grassi omega-3, per questo deve essere costantemente presente nelle abitudini alimentari di vegetariani e vegani. à importante sottolineare che questâolio va tenuto sotto i 20°C (meglio in frigo), va gettato se non consumato entro trenta giorni dallâapertura, va usato solo a crudo e non va comprato se il negozio non lo tiene in frigo, questo perché gli omega-3 sono estremamente sensibili al calore e rischiano di rovinarsi.
Altri oli (girasole, mais, soia) possono essere accettati ma mi sento di sconsigliarli. Unâaltra fonte di grassi infatti è la frutta secca, la quale è già molto ricca del tipo di acidi grassi dati da questi oli, per non esagerare quindi è importante concentrarsi su olio dâoliva e di lino.
Alimenti ricchi di calcioà un gruppo trasversale che taglia praticamente tutta la piramide, è composto principalmente da legumi, ma altre parti importanti sono rappresentate dai cereali e dalla verdura.
Il calcio nella dieta vegetariana, e ancor più nella dieta vegana, è un elemento critico, per questo è messo in evidenza nella vegpyramid.
Molti nutrizionisti ancora sono convinti che le fonti principali, praticamente esclusive, di calcio siano latte e latticini (forse per il colore bianco?), ma la realtà è diversa. Se è vero che il latte è una buona fonte di calcio, è però falso il fatto che sia indispensabile in una dieta ben bilanciata. Il regno vegetale offre fonti molto ricche di questo minerale, basti pensare alle mandorle (il latte di mandorla apporta naturalmente lo stesso quantitativo di calcio del latte vaccino, senza bisogno di aggiungerne), ma ovviamente non ci si limita a esse. Una breve lista di alimenti ricchi di calcio (non esaustiva) comprende:
salvia, pepe nero, rughetta/rucola, soia, tofu, ceci, crema di sesamo, semi di sesamo.Altra fonte importante e spesso sottovalutata di calcio è lâacqua. Le acque minerali possono essere usate alla stregua di integratori, esistono marche estremamente ricche di calcio, bevendone due litri al giorno si copre il fabbisogno minimo e ogni altra aggiunta derivante dai cibi solidi è una ottimizzazione.
NutrientiDopo una carrellata degli alimenti presenti nella dieta vegetariana, è importante anche fare un elenco dei nutrienti e di alcune strategie per sfruttare al meglio le risorse alimentari vegetali.
Possiamo dividere i nutrienti in
macronutrienti (proteine, carboidrati e grassi) e micronutrienti (vitamine e minerali).La suddivisione è meramente quantitativa: i primi si misurano in grammi al giorno, i secondi in milligrammi o addirittura in microgrammi (millesimi di milligrammo).
Oltre a questi ci sono acqua e fibre, che come quantità andrebbero messe nei macronutrienti, ma non apportando energia (calorie) sono considerati un poâ esterni a essi.
CarboidratiI carboidrati, o zuccheri, sono lâelemento principe degli alimenti vegetali: la fa da padrone lâamido, uno polisaccaride (una catena di zuccheri) che compone la maggior parte delle calorie date da cereali e legumi, al secondo posto câè il fruttosio, lo zucchero presente nella frutta, che è un monosaccaride (ovvero uno zucchero semplice, non concatenato ad altri zuccheri).
Molti zuccheri non sono invece digeribili e, insieme ad altri composti, vanno a costituire la fibra alimentare, importante per la regolarizzazione intestinale.
Data lâabbondanza e la facilità di reperimento negli alimenti vegetali, il fabbisogno di carboidrati è facilmente soddisfatto anche in una dieta vegana.
GrassiI grassi sono un gruppo molto eterogeneo dal punto di vista chimico, molecole molto diverse sono raggruppate sotto lo stesso nome e hanno ovviamente effetti diversi.
I principali grassi dellâalimentazione vegetariana sono (o dovrebbero essere) gli acidi grassi polinsaturi, i cosiddetti omega-6 e omega-3, derivati dagli oli di semi, dalla frutta secca e, in minor parte, dai legumi. Hanno azioni diverse, è quindi importante avere una buona fonte di entrambi i tipi di grassi.
Câè poi lâacido oleico, lâacido grasso dellâolio extravergine dâoliva, che è monoinsaturo, importante per la regolazione del colesterolo del sangue, e gli acidi grassi saturi derivati dai prodotti animali tipo latte, uova, formaggi (ovviamente non presenti nei vegani), dalle margarine e da oli di cocco o di palma. Questi ultimi grassi vanno limitati, perché si sono dimostrati efficaci nellâaumentare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue.
Una piccola digressione: olio di cocco e di palma sono spesso mascherati nellâetichetta dei prodotti preconfezionati sotto la voce âoli di origine vegetaleâ o âoli vegetaliâ. Se un produttore usa olio di girasole, o di mais, o dâoliva (che sono comunque oli vegetali) ha tutto lâinteresse nel far sapere ai clienti che usa prodotti di qualità , quindi li segnalerà a dovere, diversamente si maschererà sotto la dicitura detta prima per indicare lâuso di grassi scadenti.
ProteineLe proteine sono i mattoni del nostro corpo, sono gli ingredienti principali di quasi tutte le reazioni biochimiche cellulari, costituiscono la parte attiva dei muscoli, hanno funzioni di difesa dellâorganismo e svolgono molte altre funzioni.
Sono formate da venti composti chimici diversi ma con uno scheletro iniziale comune (un poâ come attaccare bandiere diverse allo stesso pennone) chiamati amminoacidi. Di questi venti amminoacidi solo dodici siamo in grado di sintetizzarli da soli, mentre i restanti otto dobbiamo ricavarli necessariamente dal cibo, in caso contrario la sintesi delle proteine diventerebbe difficoltosa e lâorganismo ne risentirebbe in modo rilevante. Questi otto amminoacidi sono detti essenziali.
Le proteine sono abbondanti nel regno vegetale, ma bisogna stare attenti alla loro composizione: i cereali hanno una buona quantità proteica ma sono carenti in lisina, uno degli amminoacidi essenziali, il mais è carente sia in lisina che in triptofano, altro amminoacido essenziale, il che lo rende assolutamente insufficiente per una corretta nutrizione se preso come singolo o principale alimento (cosa che capita in alcune popolazioni); i legumi hanno una ottima quantità di proteine ma sono carenti in metionina e cisteina (questâultima deriva dalla metionina stessa), due amminoacidi essenziali contenenti zolfo.
La presenza contemporanea nellâalimentazione vegetariana sia di cereali sia di legumi garantisce invece la presenza di tutti gli amminoacidi nelle giuste quantità , è quindi impossibile che una dieta correttamente stilata possa essere carente in proteine, anche se vegana.
Le varie verdure hanno inoltre tutte un amminoacido essenziale carente, ma è spesso diverso, perciò, ancora una volta, la varietà della dieta è la chiave per avere tutto ciò di cui si ha bisogno per vivere bene.
Infine, alimenti come soia, grano saraceno e secondi vegetali, garantiscono da soli la corretta composizione amminoacidica delle proteine presenti, quindi non câè alcun problema che riguardi le proteine.
MineraliI minerali che più danno dubbi riguardo allâalimentazione vegetariana e vegana sono il calcio, il ferro e lo zinco. Del calcio abbiamo parlato poco sopra, è presente in molti tipi di alimento e non è un problema.
à importante sapere che è possibile stilare una dieta per anemici totalmente priva di alimenti animali, perché è possibile aumentare di molto la quantità di ferro nel menù semplicemente giocando con gli alimenti vegetali. Alcuni alimenti particolarmente ricchi di ferro sono:
prezzemolo, semi di sesamo, pistacchi, fagioli, lenticchie, soia, piselli, ceci, crusca di frumento, germe di grano, grano saraceno.Lo zinco è un elemento a cui bisogna prestare particolarmente attenzione, ma non è critico. La presenza di cereali integrali, legumi, ma soprattutto frutta secca, ne assicura una quantità sufficiente nella dieta.
VitamineIl regno vegetale permette di avere quasi tutte le vitamine che servono in abbondanza: dai cereali integrali prendiamo le vitamine del gruppo B, dalla frutta le vitamine antiossidanti C ed E, e così via.
Câè però una vitamina che non esiste, almeno nel mercato europeo, negli alimenti vegetali: la B12.
La vitamina B12 è lâunico nutriente critico per lâalimentazione vegana, ed è comunque da controllare per i vegetariani.
Le fonti affidabili per la vitamina B12 sono solo animali, per i vegetariani principalmente le uova e, in misura molto minore, latte e latticini. In caso si rinunci del tutto ai cibi animali, questa vitamina va necessariamente assunta tramite integratore. Normalmente si preferisce utilizzare integratori da 1000 o 2000 microgrammi, prendendoli rispettivamente due o una volta a settimana.
Questo è fondamentale, perché la B12 è importante per la salute mentale e del sangue, e se è vero che viene accumulata nel fegato e che le scorte possono durare anni, è anche vero che prima o poi le scorte finiscono, e questo è meglio che non succeda. Ribadisco ancora una volta: non importa il livello di B12 nel sangue, anche in assenza di carenze se si segue una alimentazione vegana la B12 va integrata.
Va detto però che la B12 non è un problema specifico dei vegani, anche i vegetariani possono avere necessità di integratori a seconda di quante uova mangiano. E perfino gli onnivori: per essere assimilata la B12 ha bisogno di una molecola chiamata fattore intrinseco che viene prodotta dallo stomaco, in età avanzata (dopo i 50 anni) o in presenza di farmaci come la metformina (un farmaco per diabetici) il fattore intrinseco non è più prodotto a sufficienza, quindi câè bisogno di integrazione.
Altra vitamina da considerare è la vitamina D, che è difficilmente reperibile negli alimenti (tutti, non solo quelli vegetali), ma è sintetizzata da noi stessi: per farlo basta una decina di minuti al sole, la pelle la produce fisiologicamente.
Ultimi ConsigliSe lâassunzione dei macronutrienti non è problematica, può esserlo invece quella dei micronutrienti. Nel regno vegetale infatti sono presenti alcune molecole che rendono difficoltosa lâassimilazione di minerali e vitamine, per questo è importante seguire alcune condotte che li rendano maggiormente biodisponibili.
I minerali sono spesso ostacolati da quelli che vengono chiamati fitati, sono acidi a base di fosforo e legano i minerali impedendone lâassimilazione a livello intestinale. Così possiamo mangiare tutta la soia del mondo, ma avremmo comunque carenza di calcio. Il modo migliore per contrastare questa azione dei fitati è affidarsi alla germogliazione dei chicchi (cereali o legumi) o allâammollo:
8 ore per i cereali, 12 ore per i legumi, 10 minuti per il grano saraceno.In questo modo lâazione dei fitati è annullata.
Oltre ai fitati va considerata anche la specie chimica di alcuni minerali. Il ferro è presente in due forme diverse negli animali o nei vegetali: nei primi viene chiamato âferro emeâ, perché legato allâemoglobina, ed è facilmente assimilabile; nei secondi viene chiamato âferro non-emeâ, è di difficile assimilazione e praticamente andrebbe completamente sprecato se non si adottassero misure specifiche. Una di queste è lâutilizzo della vitamina C nello stesso pasto della fonte di ferro, così una merenda a base di pistacchi e succo dâarancia è lâideale per questo minerale.
ConclusioneIn conclusione voglio citare un estratto dal parere dellâAmerican Dietetic Association (Position of the American Dietetic Association: vegetarian diets) riguardo le diete vegetariane e vegane, sottolineando il fatto che si parla di diete ben bilanciate ma allo stesso tempo che vengono considerate idonee per qualunque momento della vita (dalla nascita alla vecchiaia) e qualunque condizione fisiologica (gravidanza, allattamento, sport).
à parere dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, siano salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possano conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.
Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista, Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
riceve a Brescia e Milano
340 418.93.93
http://www.nutrizionistabrescia.com
g.parpaglioni@gmail.com
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Farmaco e Cura
05/11/2012 09:28
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Posted: 04 Nov 2012 11:04 PM PST
Introduzione Quando si è contagiosi Vaccino Chi dovrebbe valutare il vaccino Chi non deve farsi vaccinare Pericoli Dosi Vaccino post-esposizione Contatto intenzionale con i malati IntroduzioneLa varicella è una malattia molto contagiosa, causata dal virus varicella-zoster.
Il virus si diffonde facilmente, perché chi è malato contagia chi non è mai stato malato o non è mai stato vaccinato. Il virus si diffonde nellâaria quando la persona infetta tossisce o starnutisce. Si può inoltre diffondere toccando o inspirando le particelle di virus che si liberano dalle vescicole.
La varicella può anche essere diffusa dai pazienti che soffrono di fuoco di SantâAntonio, perché il virus che provoca entrambe la malattie è lo stesso. Chi ha il fuoco di SantâAntonio può passare il virus a chi non ha mai fatto la varicella o a chi non ha mai ricevuto il vaccino antivaricella. In questi casi, il paziente che si espone al virus può essere colpito dalla varicella.
Quando si è contagiosiChi ha la varicella può essere contagioso da 1-2 giorni prima della comparsa dellâeruzione cutanea, fino a quando tutte le vescicole hanno formato le croste.
Dopo lâesposizione al virus di norma passano da 10 a 21 giorni prima di ammalarsi, mediamente sono due settimane (periodo di incubazione).
Se un paziente vaccinato contro la varicella si ammala, può comunque contagiare chi lo circonda.
Nella maggior parte delle persone contrarre la malattia significa diventarne immuni tuttavia, in rari casi, una stessa persona può fare la varicella due volte nel corso della vita.
Vaccino
Vaccino per la varicella (Photo Credit: http://www.flickr.com/photos/andresrueda/2983149263/)
Il CDC consiglia la somministrazione di due dosi di vaccino antivaricella per i bambini, gli adolescenti e gli adulti. I bambini dovrebbero la prima dai 12 ai 15 mesi, e la seconda dai 4 ai 6 anni.
Il vaccino protegge da una malattia molto fastidiosa e in alcuni casi anche grave. Negli Stati Uniti, in passato, la varicella era molto diffusa: si ammalavano circa 4 milioni di persone allâanno; circa 10.600 persone venivano ricoverate in ospedale e si registravano da 100 a 150 decessi allâanno dovuti alla malattia. Fortunatamente il vaccino antivaricella ha migliorato di molto la situazione.
Il vaccino ha il 98% circa di efficacia.
Protegge chi lo riceve e le altre persone della comunità , è quindi fondamentale anche per chi non può farsi vaccinare, ad esempio per le persone con problemi al sistema immunitario o per le gestanti.
Alcuni pazienti vaccinati vengono comunque contagiati, ma in questi casi la varicella è più lieve, con meno vescicole e con febbre lievissima oppure senza febbre.
Chi dovrebbe valutare il vaccinoIl vaccino anti-varicella è importante soprattutto per:
medici e infermieri, persone che si occupano, anche professionalmente, dei pazienti con sistema immunitario compromesso, insegnanti, educatori e persone che entrano in contatto coi bambini, residenti e personale delle strutture che ospitano bambini, studenti delle superiori e dellâuniversità , ospiti e personale dei riformatori, militari, donne in età fertile, ma non incinte, adolescenti e adulti che entrano in contatto coi bambini, persone che compiono viaggi internazionali.Alcuni pazienti con sistema immunitario compromesso e che non sono immuni dalla varicella possono essere sottoposti al vaccino previo parere positivo del medico; tra di essi ricordiamo i pazienti:
colpiti dal virus HIV, affetti da tumore in fase di remissione, che assumono cortisonici, a basse o alte dosi. Chi non deve farsi vaccinareNon è necessario fare il vaccino antivaricella se siete certi di averla già fatta.
Alcuni pazienti non devono farsi vaccinare contro la varicella, oppure devono aspettare per sicurezza; non è consigliabile farsi vaccinare se in passato si è manifestata una grave reazione allergica a una dose di vaccino antivaricella o a uno qualsiasi dei componenti del vaccino, compresa la gelatina o lâantibiotico neomicina.
Se il paziente è affetto da una malattia lieve o grave nel momento in cui è programmato il vaccino, dovrebbe aspettare di guarire completamente prima di farsi vaccinare.
Le gestanti non dovrebbero farsi vaccinare contro la varicella. Dovrebbero aspettare fino a dopo il parto.
Tra il vaccino antivaricella è il concepimento si consiglia di lasciar passare almeno un mese.
I pazienti affetti da una delle malattie seguenti dovrebbero chiedere al medico se sia opportuno farsi vaccinare:
HIV/AIDS o altre malattie del sistema immunitario. Pazienti in terapia con farmaci che agiscono sul sistema immunitario, come i cortisonici, da 2 o più settimane. Pazienti colpiti da tumore (di qualsiasi tipo). Pazienti in terapia antitumorale (radioterapia o chemioterapia). I pazienti che hanno subito di recente una trasfusione o hanno ricevuto emoderivati dovrebbero consultare il medico per capire quando farsi vaccinare. PericoliRicevere il vaccino anti-varicella è molto più sicuro rispetto ad essere contagiati dalla malattia; la maggior parte delle persone che si fanno vaccinare non ha alcun problema, tuttavia, come avviene per tutti i vaccini, câè sempre un rischio minimo di effetti collaterali. Gli effetti collaterali del vaccino sono molto rari e di solito sono più probabili dopo la prima dose, che non dopo la seconda.
Tra le possibili reazioni al vaccino ricordiamo:
Dolore, rossore o gonfiore nella zona dellâiniezione. Febbre. Lieve eruzione cutanea o comparsa di diverse vescicole dopo il vaccino. Se dopo il vaccino compare lâeruzione cutanea, siete contagiosi, tuttavia si tratta di unâeventualità molto rara. In caso di eruzione cutanea, dovreste evitare il contatto con i pazienti con problemi al sistema immunitario. Convulsioni, che possono essere causate dalla febbre.Gli effetti collaterali gravi del vaccino anti-varicella sono estremamente rari, possono comprendere reazioni cerebrali gravi e valori dellâemocromo bassi. Questi effetti collaterali sono cosi rari che gli esperti non sono in grado di stabilire se siano causati dal vaccino.
Aspirina e possibili effetti collaterali dopo il vaccinoPer 6 settimane dopo il vaccino anti-varicella non si dovrebbe assumere lâaspirina, perché, dopo lâesposizione al virus della varicella lâaspirina ha maggior probabilità di causare la sindrome di Reye (una malattia potenzialmente letale che colpisce il cervello).
Se compaiono effetti collaterali gravi dopo il vaccino:
Chiamate immediatamente il medico, Prendete nota di ciò che succede e del momento esatto in cui succede, Contattate il vostro medico o lâASL per riferire lâeffetto collaterale. DosiI bambini di età inferiore ai 13 anni dovrebbero ricevere due dosi di vaccino:
la prima dose tra i 12 e i 15 mesi di vita la seconda dose tra i 4 e i 6 anniLa seconda dose può essere somministrata prima, ma comunque ad almeno 3 mesi di distanza dalla prima.
Gli adulti di età superiore ai 13 anni che non hanno mai fatto la varicella né ricevuto il vaccino dovrebbero ricevere due dosi, ad almeno 28 giorni di distanza lâuna dallâaltra.
Vaccino post-esposizioneSe non siete immuni alla varicella e siete entrati in contatto con una persona che ha la varicella o il fuoco di SantâAntonio chiedete al medico se sia opportuno farvi vaccinare.
La prima dose di vaccino andrebbe eseguita al più tardi da 3 a 5 giorni dopo lâesposizione.
Se in passato avete già ricevuto una dose di vaccino anti-varicella, dovreste ricevere la seconda.
Farsi vaccinare dopo lâesposizione può essere utile per:
prevenire la malattia o renderla meno forte, proteggervi da eventuali esposizioni future al virus. Contatto intenzionale con i malatiAlcuni adulti organizzano feste in cui i bambini vengono fatti esporre volontariamente al virus della varicella, ad esempio a casa di un compagno dâasilo malato, perché ritengono che sia meglio esporre il proprio figlio al virus quando è ancora piccolo.
La varicella, soprattutto per i neonati ma anche per alcuni bambini, può essere molto pericolosa, quindi non vale la pena di esporli volontariamente al virus. Il modo migliore per proteggere i neonati e i bambini dalla varicella è quello di farli vaccinare.
Le gestanti e i pazienti con sistema immunitario compromesso corrono un rischio maggiore di complicazioni gravi della varicella, dovrebbero quindi evitare del tutto il contatto accidentale od intenzionale con i malati.
Fonti Principali:
Vaccinazione varicella Trasmissione varicella(traduzione ed integrazione a cura di Elisa Bruno)
Varicella e gravidanza
Vaccino per Herpes Zoster (fuoco di S. Antonio)
Varicella: foto, sintomi, durata e cura
Fuoco di S. Antonio o herpes Zoster: foto, contagio, gravidanza, terapia
Morbillo: foto, sintomi, vaccino e cura
Bambini
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Farmaco e Cura
26/10/2012 09:29
Farmaco e Cura
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Farmaco e Cura
Agorafobia e paura della folla: sintomi, rimedi e cure
Posted: 25 Oct 2012 11:46 PM PDT
Introduzione Cause Sintomi Cura IntroduzioneIl termine agorafobia deriva dal greco e significa âpaura (phobia) della piazza (agorà )â, infatti coloro che ne soffrono hanno paura degli spazi aperti o dei luoghi affollati.
Secondo il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lâagorafobia può essere classificata tra i disturbi dâansia, poiché la sua caratteristica essenziale è proprio lâansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dalle quali può essere difficile (o imbarazzante) allontanarsi, come ad esempio essere in coda al supermercato o su un mezzo di trasporto pubblico.
Lâagorafobia di solito si manifesta a seguito di un attacco di panico, anche se tuttavia esistono persone con agorafobia senza anamnesi di disturbo di panico. Ã quindi necessario distinguere tra Agorafobia con disturbo di panico e Agorafobia senza disturbo di panico.

Agorafobia e paura della folla (http://www.flickr.com/photos/billward/3398754230/sizes/n/in/photostream/)
CauseLâagorafobia spesso si manifesta a seguito degli attacchi di panico perché le persone che li sperimentano conservano nella memoria un ricordo molto vivido dei luoghi in cui si è verificato lâattacco. Di conseguenza la paura di quei luoghi è talmente forte che viene generalizzata a tutti i posti simili.
I risultati di alcuni studi rivelano che le convinzioni personali relative al controllo dei sintomi di panico giocano un ruolo importante nello sviluppo degli attacchi. Ciò significa che se, ad esempio, la persona si convince che recarsi al supermercato senza accompagnatore potrebbe provocare lâinsorgere dei sintomi temuti, lâattacco di panico potrebbe manifestarsi anche solo al pensiero di trovarsi da solo al supermercato.
Una delle cause possibili dellâagorafobia può essere riconducibile alla paura di essere abbandonati o ad unâaggressività molto forte, che però è stata rimossa e di cui quindi il soggetto non è consapevole.
Spesso esiste un conflitto tra il desiderio dâindipendenza e quello di dipendenza dagli altri, è possibile che la persona voglia essere accompagnata quando esce perché non riesce più a svolgere le sue attività in autonomia. Allo stesso tempo però questa condizione di dipendenza può provocare rabbia e scatenare il bisogno dâindipendenza, che naturalmente in questi casi si fatica a raggiungere.
SintomiCiò che accomuna entrambi i tipi di agorafobia è che il soggetto mette in atto strategie per evitare le situazioni temute, ad esempio eviterà di recarsi in luoghi affollati o di uscire di casa da solo.
Nei casi più gravi la persona non riesce ad allontanarsi da casa nemmeno se in compagnia di una persona fidata.
Evitare i luoghi o le situazioni temute riduce lâansia rinforzando il comportamento dâevitamento, questo porta la persona a confinarsi nei luoghi che considera sicuri compromettendo significativamente la sua vita sociale.
Agorafobia con Disturbo di PanicoLe persone con Disturbo di Panico soffrono di episodi caratterizzati da intenso terrore, conosciuti come attacchi di panico, in cui si sentono travolti dallâansia e hanno un forte impulso a fuggire o a chiedere aiuto.
La conseguenza del susseguirsi degli attacchi di panico spesso è lâinsorgenza dellâagorafobia, il soggetto manifesta ansia quando si trova in luoghi affollati ed è intensamente spaventato allâidea di avere un attacco di panico improvviso.
Nella mente dellâagorafobico si scatenano pensieri legati alla paura di morire per non essere stato soccorso in tempo ed è così che insorge la paura di avere paura, manifestazione tipica di questo disturbo.
Solitamente la persona che soffre di agorafobia ha paura ad uscire di casa da sola, ed è proprio quando si è da soli che i sintomi si manifestano con maggior intensità , perché vengono a mancare i propri punti di riferimento, come ad esempio la casa o una persona di fiducia.
I sintomi relativi allâagorafobia con Disturbo di Panico sono:
ansia intensa, sensazione di essere sospesi, come se venisse a mancare la terra sotto i piedi, senso di smarrimento, dispnea, vertigini.In caso di attacco di panico vero e proprio invece la persona manifesta almeno quattro dei seguenti sintomi:
Palpitazioni o tachicardia, sudorazione, tremori, sensazione di mancanza di respiro o di oppressione, sensazione di soffocamento, dolore al torace, nausea o disturbi addominali, sensazione di vertigini, instabilità , testa leggera o svenimento, derealizzazione (senso di irrealtà ) o depersonalizzazione (di essere staccati da se stessi), paura di impazzire o di perdere il controllo, paura di morire, parestesie (alterazioni della sensibilità soggettiva che si manifestano in assenza di stimoli, come ad esempio formicolii, sensazione di essere punti da uno spillo, sensazione di freddo, calore o acqua che scorre allâinterno del corpo), brividi o vampate. Agorafobia senza Disturbo di PanicoI sintomi dellâagorafobia senza Disturbo di Panico sono simili a quelli dellâagorafobia con Disturbo di Panico, la differenza è che ciò che la persona teme non è lâattacco di panico, ma il manifestarsi di sintomi inabilitanti o estremamente imbarazzanti. Tra le situazioni più temute vi è perdita del controllo della vescica, un attacco di diarrea improvvisa, vomitare in pubblico, il soggetto inoltre può avere paura di un attacco cardiaco in un contesto in cui nessuno è in grado di aiutarlo.
Cura e terapia Cognitivo-comportamentaleQuesto approccio terapeutico indica un metodo di trattamento il cui obiettivo è modificare il comportamento e le credenze disadattive della persona.
Il terapeuta aiuta il paziente a controllare le reazioni emotive disturbanti, nel caso dellâagorafobia aiuta a gestire lâansia associata alle situazioni temute, insegnando al paziente modi più efficaci per interpretare le loro esperienze e riflettere su di esse.
Il terapeuta âaddestraâ quindi il paziente al pensiero positivo, insieme allâesposizione dal vivo, ossia uscite con un accompagnatore che portino lâindividuo progressivamente più lontano da casa. Il paziente imparerà inoltre a sostituire i dialoghi interni autodistruttivi (sono sicuro che sverrò nellâesatto momento in cui entrerò al supermercato) con auto-istruzioni positive (sarò in grado di gestire la situazione).
SistemicoNella terapia sistemica il terapeuta è considerato come un sistema che entra in contatto con un altro sistema (il paziente) che è stato portato lontano dal suo stato di equilibrio e quindi necessita di riorganizzazione.
Lâincontro dei due sistemi (paziente e terapeuta) crea unâarea di contatto che consente di individuare quali atteggiamenti e concetti sono aperti al mutamento, senza però minacciare lâidentità dellâindividuo.
PsicodinamicoLâobiettivo di questa terapia è portare alla coscienza i conflitti (emozioni e motivazioni rimosse) in modo che possano essere affrontati più razionalmente e realisticamente. Le terapie psicodinamiche includono la psicoanalisi freudiana classica, che però è un percorso lungo e intenso, il quale spesso non è tollerato da chi soffre di agorafobia poiché manca un sollievo immediato dei sintomi. In risposta alla necessità dei pazienti di avere un miglioramento più rapido, le terapie psicodinamiche più recenti tendono ad essere più strutturate e a breve termine rispetto alla psicoanalisi tradizionale.
Una di queste è la terapia interpersonale, durante la quale avviene una discussione diretta riguardo alle questioni critiche per il paziente. Le ricerche hanno verificato lâutilità di questa terapia per il trattamento dellâagorafobia.
PsicofarmaciNei casi più acuti lo psichiatra potrebbe decidere di prescrivere gli psicofarmaci, ma questo non può e non deve sostituire la psicoterapia, che è assolutamente necessaria per comprendere le cause del problema e riuscire quindi ad affrontarlo con strumenti adeguati.
I farmaci che si sono rivelati più efficaci per il trattamento dellâagorafobia sono gli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI), che agiscono aumentando in modo selettivo i livelli di serotonina nel cervello bloccandone il riassorbimento da parte dei neuroni.
A cura della Dott.ssa Sara Veneziani
Attacchi di panico e sintomi correlati: un rimedio naturaleAttacchi e crisi di panico: sintomi, cause e rimediEmetofobia: sintomi, cause e curaDepressione e ansia curate con i fiori di Bach
Claustrofobia: sintomi, rimedi e cureI sintomi di ansia ed attacchi di panico
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Farmaco e Cura
22/10/2012 09:18
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Farmaco e Cura
Claustrofobia: sintomi, rimedi e cure
Posted: 21 Oct 2012 11:17 PM PDT
Introduzione Cause Sintomi Cura IntroduzioneIl termine claustrofobia si riferisce alla paura degli spazi chiusi e ristretti come, ad esempio,
ascensori, gallerie, apparecchiature per la risonanza magnetica, â¦Solitamente la claustrofobia è limitata agli spazi oggettivamente ristretti e chiusi, tuttavia esistono persone che non riescono a soggiornare nemmeno in ambienti ampi, se privi di finestre e con la porta chiusa.
Ciò che il claustrofobico teme è che, nellâambiente chiuso, non ci sia aria a sufficienza e che quindi possa sopraggiungere la morte per soffocamento. In alcuni casi le persone affette da claustrofobia temono anche che le pareti della stanza possano stringersi fino a schiacciarle.
Questo tipo di fobia è tra le più diffuse nella popolazione, ma non per tutti i soggetti che ne soffrono si rivela invalidante; in altri casi invece il livello di gravità è tale da interferire significativamente con il normale svolgimento delle attività quotidiane.
Nelle sue forme più gravi la claustrofobia si estende a situazioni che vanno al di là del luogo chiuso. Capita spesso, ad esempio, che i soggetti che ne soffrono non sopportino nemmeno di indossare una camicia con il colletto abbottonato.

Claustrofobia (http://www.flickr.com/photos/38128071@N03/7321645932/sizes/n/in/photostream/)
CauseLe cause della claustrofobia non sono sempre facilmente individuabili, tuttavia riuscire a riconoscerle ne rende possibile la comprensione e di conseguenza lâelaborazione di strategie per gestire il problema.
Alcuni studi ipotizzano che la claustrofobia si sviluppi a seguito di un episodio traumatico in cui il soggetto è rimasto intrappolato in uno spazio ristretto. Altri studi sostengono invece che la fobia si sviluppi dopo un trauma che magari non è stato vissuto in prima persona, ma che riguarda una persona a cui si è legati emotivamente. In alcuni casi il trauma può essere stato subito durante lâinfanzia o addirittura essere legato alla vita intrauterina. Unâaltra ipotesi sostiene che la claustrofobia abbia cause ereditarie ed esista quindi una predisposizione genetica.Non è tuttavia da escludere che la claustrofobia si manifesti in persone che vivono situazioni opprimenti, come ad esempio un rapporto affettivo troppo soffocante, un lavoro che non lascia tempo libero, â¦
In questi casi la frustrazione potrebbe non essere indirizzata direttamente alla condizione che si sta vivendo, ma potrebbe invece manifestarsi attraverso la paura dei luoghi chiusi e ristretti.
Naturalmente sono necessari ulteriori studi prima di poter confermare queste teorie.
SintomiI sintomi della claustrofobia di solito si manifestano solo quando la persona si trova nella situazione specifica, ad esempio quando è in ascensore o mentre si trova a dover attraversare una galleria.
I sintomi più comuni sono:
tachicardia, difficoltà di respirazione e senso di soffocamento, sudorazione, iperventilazione, tremore, vertigini e nausea, perdita di controllo, formicolio alle mani e alle braccia, ansia, secchezza della bocca.I sintomi di solito cessano quando la persona riesce ad uscire dal luogo chiuso in cui si trova.
Coloro che soffrono di claustrofobia tendono ad evitare tutte le situazioni in cui si rende necessario sostare in uno spazio ristretto e senza rapide vie dâuscita, anche se solo per pochi minuti.
Il claustrofobico, ad esempio, preferirà salire dieci piani a piedi piuttosto che prendere lâascensore.
Non sempre i soggetti che ne soffrono confidano ad altri la loro fobia, di conseguenza per evitare le situazioni temute elaborano scuse che siano oggettivamente poco discutibili:
Se ad esempio non vogliono utilizzare lâascensore diranno che preferiscono salire le scale perché sentono la necessità di fare un poâ di movimento. Se invece si rende necessario attraversare una galleria in automobile diranno che in condizioni di luce scarsa avvertono un fastidio alla vista.Da questi esempi si evince che in caso di claustrofobia, come del resto nella maggior parte delle fobie, le strategie di evitamento aiutano a ridurre lâansia. Questo però non risolve il problema, anzi lo mantiene e lo rafforza.
Ogni volta che si evita una situazione temuta si forma un ciclo in cui la fobia, anziché venire affrontata si alimenta, creando una dipendenza dai propri comportamenti di evitamento.
à importante tenere in considerazione che la persona claustrofobica percepisce lo spazio in maniera differente rispetto a chi non soffre della stessa fobia, pertanto anche un ambiente con uno spazio oggettivamente adeguato verrà percepito dal claustrofobico come ristretto e soffocante.
Cura e terapiaEsistono percorsi e tecniche psicoterapiche che si sono rivelate molto utili per il trattamento della claustrofobia. Le più utilizzate sono le seguenti.
Desensibilizzazione sistematicaLa desensibilizzazione sistematica è un metodo per eliminare le paure sostituendole con una risposta incompatibile con lâansia, ossia il rilassamento. Essere rilassati e ansiosi nello stesso momento non è possibile, per questo sono due risposte dellâorganismo che non possono essere compatibili lâuna con lâaltra.
La prima fase della terapia consiste nellâinsegnare al paziente a rilassarsi completamente, successivamente gli si chiede di elencare i luoghi o le situazioni che inducono paura, partendo da quelli meno ansiogeni fino ad arrivare a quelli che invece generano livelli più elevati di ansia.
Nellâultima fase si invita il paziente a rilassarsi e ad immaginare ciascun luogo indicato nella sua lista, naturalmente iniziando da quello che produce una risposta ansiosa meno intensa. Ad ogni immagine ansiogena se ne associa una piacevole per indurre nel paziente una reazione di rilassamento. Quando lâansia non si presenta più si passa mentalmente alla situazione successiva.
Esposizione dal vivoLâesposizione dal vivo è un procedimento più efficace rispetto al semplice immaginarsi le situazioni che generano ansia, ma non tutti i pazienti sono in grado di iniziare subito ad attuare questa tecnica. Pertanto sarebbe opportuno unire entrambe le procedure, partendo quindi dalla desensibilizzazione sistematica si conduce gradualmente il paziente allâesposizione dal vivo.
Questa tecnica è molto simile alla desensibilizzazione sistematica, con la differenza che si chiede al paziente di sperimentare davvero le situazioni che producono ansia e non di immaginarle soltanto.
PsicofarmaciPer superare episodi occasionali di claustrofobia possono essere sufficienti degli ansiolitici da assumere solo quando si rende necessario. In questo modo è possibile riuscire ad affrontare la situazione temuta mantenendo la calma. Tuttavia è molto importante tenere presente che questo tipo di farmaci vanno assunti solo ed esclusivamente dopo unâaccurata valutazione medica e/o psichiatrica e soprattutto non vanno considerati sostitutivi della psicoterapia.
A cura della Dott.ssa Sara Veneziani
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